Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta, in “Rivista Italiana di Numismatica”, 108, 2007, pp. 237-294 more

RIN 108 (2007) pp. 237-294 CLAUDIA PERASSI GIOIELLI MONETALI ANTICHI E MODERNI. LA DOCUMENTAZIONE DEI CATALOGHI D’ASTA (con Appendice di Francesca Fanelli e Mariangela Piziali) I cataloghi d’asta costituiscono una fonte documentaria di fondamentale importanza nell’ambito delle ricerche sulla gioielleria antica e moderna che reimpiega le monete con funzione ornamentale. La loro consultazione consente, infatti, di ampliare notevolmente il numero di pezzi noti, mettendo a disposizione degli studiosi monili che, dopo il loro eventuale ingresso in col` ` lezioni private, tendono a perdere di visibilita. La necessita di attingere a questa fonte bibliografica era stata pertanto ben compresa da Cornelius Vermeule, nel suo lavoro sulla preservation and display of coins in ancient Greece and Rome apparso nel 1975, che pose le basi scientifiche a tale settore di studi: ` poco meno della meta dei pezzi presentati sono tratti proprio da listini di ` vendita (1). In tempi piu recenti, invece, la consultazione di questi ultimi ` non sembra aver attirato l’interesse degli studiosi, cosı che i monili documen´ tati dai cataloghi d’asta sono pressoche completamente ignorati dai pur analitici lavori di sintesi sulla gioielleria monetale antica, che tendono invece a ` privilegiare gli assai piu famosi pezzi conservati nei grandi musei pubblici 2). Fra le poche eccezioni a questa tendenza e da segnalare lo studio ` e privati ( (1) VERMEULE 1975: il catalogo comprende cinquantaquattro pezzi, dei quali venti attestati in cataloghi d’asta. ` (2) E il caso del pregevole e documentatissimo studio sulla tecnica dell’opus interrasile ´ di A. Yeroulanou, che censisce settantatre gioielli monetali, dei quali uno solo da un’asta Sotheby’s del 1964 (YEROULANOU 1999, p. 223, n. 114). Gli esemplari transitati nel recente mercato antiquario sono ignorati anche dall’inventario delle roman mounted coins redatto da A.R. ´ ´ Facsady essenzialmente su base bibliografica (FACSADY 1999-2000), che utilizza invece i cataloghi di alcune aste dell’inizio del secolo scorso relativi a singole, importanti collezioni, come quella di Franz Trau, battuta nel 1935 a Vienna dalle ditte A. Hess e Gilhofer & Ranschburg. 238 Claudia Perassi di Catherine Metzger sul ciondolo con aureo di Gordiano III appartenente al ´ ‘‘Tresor de Vaise’’ (Lione). In esso viene proposto un tentativo di ricostruzione della collana del cosiddetto ‘‘Dyarchy Treasure’’ (3), battuta nel 1991 dalla Banca Leu di Zurigo, della quale sono pervenuti unicamente sette ciondoli monetali e sette elementi distanziatori (4). Certamente in numerosi casi anche monili monetali attualmente pre` senti nelle piu importanti istituzioni museali europee ed americane sono in esse pervenuti a seguito di acquisti effettuati sul mercato antiquario, direttamente da tali enti o da benefattori, che hanno poi provveduto alla loro do` ` nazione. Il caso piu noto e rappresentato dai quattro eccezionali pendenti ` costantiniana, battuti a Londra da Christie’s nel con doppi solidi di eta 1970 (5), di ignota provenienza (6). Pur essendo parte di una stessa collana, sono oggi conservati in tre diverse collezioni: uno al British Museum di Londra, uno al Louvre di Parigi, due infine alla Dumbarton Oaks di Washington (7). Un quinto pendente, analogo ai precedenti, che si suppone comple` tasse lo stesso collier (8), e stato infine acquisito in anni recenti dal Cleveland Museum of Art di Cleveland (Ohio) (9), al quale appartengono anche due (3) BARATTE, METZGER, AUBIN 1999, p. 129, fig. 108: la didascalia si limita all’indica´ zione ‘‘Marche antiquarie 1991’’. Per un utilizzo a scopo comparativo di pendenti monetali attestati nei listini delle case d’asta, vedi anche PERASSI 2003; PERASSI 2004; PERASSI 2005. (4) Vedi tab. 2, n. 1. Facevano parte del tesoro anche altri monili non monetali e circa quarantasei aurei, quasi tutti emessi in occasione del donativum di Diocleziano e di Massimino dell’aprile 286 (Bank Leu, 52, maggio 1991, p. 202). (5) Christie’s, London, 19 October 1970, nn. 197-200. ` (6) E infatti ormai insostenibile il loro accostamento con la scarna notizia del ritrovamento nel 1967 a Sidi bu-Zeid, presso Bengasi, di quattro collane con pendenti monetali au´ ¨ ` rei di eta costantiniana, riportata da AL-SADAWIYAH 1968. DURR, BASTIEN 1984, pp. 205-206 hanno infatti chiarito in modo conclusivo che i quattro prestigiosi ciondoli, posti in vendita da Christie’s, erano conosciuti in Europa fin dal 1965. Per un tentativo di ricostruzione della collana effettivamente rinvenuta in territorio libico, vedi PERASSI 2004, pp. 901-902. (7) Per il pendente esagonale e per quello circolare acquistati dalla Dumbarton Oaks, vedi Age of Spirituality, p. 304; per il secondo pendente circolare, in parte danneggiato, pervenuto nel 1973 al Louvre dalla collezione de Clercq-Boisgelin, vedi DUVAL 1973; per quello esagonale, immesso inizialmente in una collezione privata svizzera e passato al British Museum nel 1984, vedi Byzantium, pp. 26-27. (8) I cinque ciondoli sono infatti accomunati dalle dimensioni, dal tipo di cornice a racemi vegetali in opus interrasile dalle quali sporgono in forte aggetto busti maschili e femminili, dai multipli di solido che vi sono incastonati, dalla tecnica di lavorazione, dallo stato ` di conservazione (vedi DEPPERT-LIPPITZ 1996). Piu dubitativi circa l’effettiva appartenenza di tutti i pendenti ad un solo monile, sono invece DUVAL 1973, p. 372 e YEROULANOU 1999, p. 225, n. 120. (9) Leonard C. Hanna, Jr. Fund. Non si hanno notizie relative al pendente, di forma ottogonale, precedenti alla sua immissione nel museo americano, avvenuta nel 1994 (vedi DEPPERT-LIPPITZ 1996, p. 32). Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 239 elementi distanziatori aurei in opus interassile, pertinenti alla stessa collana (10). Lo spoglio dei listini di settandue ditte italiane, svizzere, francesi, tedesche, inglesi ed americane, a partire dal 1887, ha costituito pertanto l’argomento di due tesi, elaborate da Mariangela Piziali e da Francesca Fanelli nel` l’ambito dell’insegnamento di Numismatica presso l’Universita Cattolica di 11). Ai risultati di tale ricerche, ho Milano, sotto la guida di chi scrive ( aggiunto in questa sede la presentazione di alcuni monili, anch’essi apparsi — con un’unica eccezione — su cataloghi d’asta, nei quali mi sono imbattuta durante i miei studi sulla gioielleria monetale antica, con una ricerca ` dunque assolutamente non sistematica (12). Il totale dei gioielli censiti e di ´ 100 esemplari (vedi tab. 1). Settantatre sono di fabbricazione certamente ` non moderna, dall’eta romano-imperiale alla bizantina, con il reimpiego come castoni di anello o la trasformazione in pendenti di novanta monete romane (o loro imitazioni) (13). I monili catalogati si inseriscono nelle diverse tipologie note della gioielleria monetale antica e moderna: collane ornate ` da uno o piu pendenti, pendenti isolati, spille, bracciali, anelli. Il mancato rinvenimento di orecchini e cinture decorati con monete non stupisce, essendo tali categorie raramente attestate in assoluto. Il limite di una documentazione di questo tipo, essenzialmente a base (10) DEPPERT-LIPPITZ 1996, pp. 55-56. L’apporto di due ulteriori distanziatori appartenenti ad una collezione privata, quasi simili a quelli del Museo di Cleveland per dimensioni, forma e struttura, ha permesso la ricostruzione dell’intera collana, anche se priva della catena e dell’elemento di chiusura (DEPPERT-LIPPITZ 1996, pp. 56-60). (11) PIZIALI 2004-05 (in questa sede tab. 2, n. 2; tab. 3, nn. 8-10, 12, 22, 29, 35-36, 39); FANELLI 2005-06 (in questa sede tab. 2, nn. 3-4; tab. 3, nn. 2-5; 12, 16, 21, 23, 25` 26, 28, 30-31, 33). La fase della raccolta dei dati si e svolta presso ‘‘Crippa Numismatica’’ di Milano, utilizzandone la biblioteca. La partecipe collaborazione di Carlo e Paolo Crippa ` ` si e rivelata fondamentale per la buona riuscita del lavoro: a loro vanno pertanto i miei piu vivi ringraziamenti. (12) Alcuni pezzi mi sono stati segnalati da amici e colleghi: ricordo la collaborazione di Bruno Callegher, Grazia Facchinetti, Giuseppe Girola, Giovanni Paolucci e Maurizio Po` lisseni. Per il suo interesse, mi e parso opportuno inserire anche un pendente pubblicato nel catalogo della Collezione Mazzini, oggi dispersa. (13) Come termine di paragone cito il dato di centotrentanove monete romane trasformate in gioiello, rinvenute nell’area occidentale dell’impero (vedi BRENOT, METZGER 1992, ` p. 353: tre compaiono anche nel presente lavoro). Ho considerato di ‘‘Eta indefinibile’’ quei ` pochi pezzi che mi sono sembrati privi di caratteristiche peculiari ad una precisa epoca o cosı anomali da non trovare confronti, nemmeno prossimi, che autorizzassero di ipotizzare una ` data per la loro creazione. Fra i monili piu particolari, si segnala una moneta di Settimio Severo della zecca di Pautalia (Tracia), inserita in una cornice a otto petali cuoriformi, priva sia di un appiccagnolo che ne permetta la sospensione a una catena sia di un ardiglione che ne consenta l’utilizzo come spilla (Gorny & Mosch, 121, marzo 2003, n. 306). 240 Claudia Perassi ` ` bibliografica, e costituito dall’impossibilita della visione autoptica dei pezzi ` censiti, se si escludono i pochissimi monili dei quali e possibile appurare la destinazione finale, conseguente al loro acquisto. Lo studio dei gioielli ` ` pubblicati nei listini d’asta e dunque consentito, nella quasi totalita delle at` testazioni, solo dalla loro riproduzione fotografica: la loro corretta lettura e ` pertanto direttamente proporzionale alla qualita di quest’ultima. Tale vincolo ` ` e tanto piu mortificante nei casi in cui si ha la sensazione di essere in presenza di gioielli che, pur utilizzando monete antiche, sono stati prodotti in tem` pi moderni, o di monili che sono frutto di un ‘‘assemblaggio’’ di piu parti, con una natura dunque di veri e propri pastiches. ` ` Per meglio esemplificare questa difficolta della ricerca, e sufficiente porre a confronto la fotografia dei due lati del pendente con pseudomoneta tratta da un originale di Massimino il Trace dalla Collezione Enrico Caruso, edita nel catalogo della vendita all’asta curata dalla Ditta C. & E. Canessa di Napoli nel 1923, ` con l’immagine digitale dello stesso ciondolo, che mi e stata cortesemente invia¨ ta dal Wurttembergische Landesmuseum di Stuttgart, attuale sede del gioiello ` (figg. 1-2). La pessima qualita delle due fotografie scattate agli inizi del secolo scorso, partendo da un calco in gesso del pendente, rende quasi incomprensibile ` l’esatta struttura di quest’ultimo, che assume un aspetto per lo piu confuso, nel ` quale i tratti a traforo della cornice risultano anch’essi pieni (14). Nella piu recen` te riproduzione fotografica risalta invece in tutta la sua eccezionalita la struttura stelliforme delle montatura, dalle ampie zona a giorno. Anche il sistema di fissaggio della pseudomoneta sul rovescio del pendente, la decorazione del nastro aureo ripiegato con funzione di appiccagnolo e quella della zona di passaggio tra il medaglione centrale e la cornice vera e propria risultano quasi illeggibili nella ` fotografia piu antica, a differenza della chiara percezione dei particolari anche minimi del lavoro di oreficeria, offerta dall’immagine digitale. Restando ancora nell’ambito della documentazione fotografica fornita dai cataloghi di vendita, si deve anche rilevare come talora la riproduzione dei gioielli monetali sia limitata unicamente al loro diritto (15), pregiudicando in tal modo soprattutto la comprensione della tecnica di fissaggio della moneta alla montatura decorata. Di contro, i monili monetali sono non infre` (14) Questa difficolta di lettura aveva fatto inizialmente congetturare una fabbricazione della montatura con la tecnica della fusione (v. PIZIALI 2004-05, pp. 96-99: per il ricorso a questo procedimento, che avrebbe consentito un risparmio in termini di tempo e di materia prima, v. BRUHN 1993, pp. 7-8). ` ` ` (15) E il caso di due collane monetali di eta romana (tab. 2, nn. 3, 5: quest’ultima e riprodotta, sebbene a colori, in un’immagine di insieme che raggruppa altri sei gioielli non monetali); per la collana di produzione bizantina, vedi oltre. Fra i pendenti isolati solo un ` ciondolo con aureo di Antonino Pio e fotografato limitatamente al diritto (tab. 3, n. 9). Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 241 quentemente illustrati anche in una tavola a colori, in quanto oggetti parti` ` colarmente allettanti, in virtu della loro rarita e della loro bellezza. Per quanto attiene invece la descrizione dei pezzi, i cataloghi tendono a li` mitarsi ad una presentazione piu che essenziale. Nel caso di monete trasformate in pendenti, per esempio, viene unicamente segnalata la presenza di una cornice ´ o di un gancio di sospensione, senza analizzare il tipo di decorazione, ne la tec´ nica di lavorazione, ne il sistema di assemblaggio delle diverse parti del gioiello. ` Eccezionale in tal senso, e la puntuale, analitica schedatura dei sette pendenti dal ` ` gia citato ‘‘Dyarchy Treasure’’ (16). Non e raro, infine, che i listini non forniscano le informazioni di tipo metrico o pondometrico relative ai gioielli posti in vendita: se le prime possono essere ricavate, pur con una qualche approssimazione, dalla riproduzione fotografica nella quale i monili sono rappresentati in scala 1:1, le seconde rimangono, invece, non verificabili in alcun modo. ´ ` Un dato pressoche costantemente eluso dai cataloghi d’asta e, infine, quello relativo al contesto di rinvenimento dei monili monetali. Informazioni al riguardo sarebbero invece della massima importanza, nel tentativo di tracciare una carta di distribuzione di questo tipo di gioielleria, oltre che nell’individuazione dei suoi centri di produzione e dei suoi fruitori (17). Nel corso della ricerca sono state riscontrate otto deroghe a tale silenzio. Tre riguardano la ben nota parcellizzazione in aste europee e americane di una parte dei pendenti che costituivano la collana ritrovata in modo fortuito a Beaurains (Pas´ de-Calais), nel settembre del 1922 (18). Le vicissitudini del cosiddetto ‘‘Tresor d’Arras’’ non sono ancor oggi concluse, tanto che, anche recentemente, sono comparsi sul mercato antiquario il pendente ottogonale con aureo di Com` modo, battuto in Europa a piu riprese fra il 1995 e il 1999, e il pendente circolare con aureo di Elagabalo, posto in vendita nel 1980 a New York (tab. 3, nn. 12, 22). Con il suo ingresso in una struttura museale pubblica, si sono invece concluse le peripezie del ciondolo esagonale con aureo di Adriano, apparso nell’asta Hess dell’aprile del 1954 (tab. 3, n. 4). Il catalogo della collezione dell’Ing. Giuseppe Mazzini, edito in cinque volumi a Milano dalla casa Ratto nel 1957 (19), documenta invece il passaggio in questa raccolta, fino a ´ quella data, del pendente con aureo di Vittorino dal ‘‘Tresor de Planche’’ (16) Vedi supra, nota 4. (17) Si vedano a tale proposito, per esempio, le considerazioni scaturite dal rinveni` mento in una sepoltura bisoma maschile della necropoli indagata nei cortili dell’Universita Cattolica di Milano di un pendente con moneta d’oro di Salonino (PERASSI 2003) e i tentativi di sintesi proposti, rispettivamente per le aree occidentale e orientale dell’impero romano, in BRENOT, METZGER 1992 e in PERASSI 2004. (18) Vedi BASTIEN, METZGER 1977. (19) MAZZINI 1957, IV, p. 125, n. prima 42, tav. XXXIX. 242 Claudia Perassi (tab. 3, n. 38; fig. 3), rinvenuto a Neuville-sur-Ain (Ain, Lyonnaise) nel 1889 (20). Meno chiare sono invece le notizie che riguardano un inconsueto gioiello monetale incentrato su un aureo di Caracalla, battuto nel 1980 dalla ditta Schulman di Amsterdam (fig. 31) (21). Il listino specifica il ritrovamento casuale del pezzo nei Paesi Bassi attorno al 1975, a Lochum (Gelderland), nei ` depositi ghiaiosi lungo le rive del fiume Maas (Mosa). Sette anni piu tardi, ` pero, Annie N. Zadoks-Jitta, nel suo studio di insieme sulle monete-gioiello rinvenute nel territorio olandese, descrive lo stesso pezzo, ormai immesso in una collezione privata, indicandone una probabile origine dal Limburg (22), ` provincia attraversata anch’essa dalla Mosa, ma posta piu a meridione rispetto al Gelderland. Si deve infine osservare come la prima presentazione del monile, pubblicata da J.P.A. van der Vin nella rivista ‘‘Beeldenar’’ del 1980, si ` limitasse in realta a segnalare la conoscenza del gioiello dall’anno precedente, rilevando nel contempo la mancanza di notizie circa l’esatto luogo del suo rinvenimento, a parte l’indicazione relativa alla zona orientale del paese, ipotizzando per questo una possibile scoperta dal dragaggio della ghiaia fluviale (23). Ancora dal territorio olandese e dalla provincia del Gelderland, ossia dai ` dintorni di Velp/Geldern, e segnalato il rinvenimento di un anello ‘‘merovin` gio’’, con castone incentrato su un solido di Onorio da un’asta della Societa di 24), mentre per il multiplo aureo di Costanzo II, posto in venBanca Svizzera ( ` dita dalla casa P. & P. Santamaria (25), e nota la provenienza aus einem Fund an der Beresina, dunque dall’attuale Bielorussia (26). Il ritrovamento in the late 19 th century, somewhere along the ancient Roman frontier di un multiplo aureo ` di Costante, battuto dalla Banca Leu, e invece soltanto ipotetico (27). (20) Il pendente era appartenuto in precedenza alla collezione Poncet di Lyon. Sul tesoro, che conteneva anche tre anelli, due bracciali, alcune collane e un amuleto, oltre a otto aurei da Leliano a Diocleziano/Massimiano Erculeo, vedi BRENOT, METZGER 1992, n. 8. (21) J. Schulman, 17-21 novembre 1980, n. 2775. ` (22) ZADOKS-JITTA 1987, p. 167. L’appartenenza del gioiello ad una collezione privata e indicata nella didascalia della sua riproduzione fotografica. (23) VAN DER VIN 1980, p. 180. (24) 38, settembre 1995, n. 437. Il toponimo richiama alla mente il cosiddetto ‘‘Tesoro di Velp’’, rinvenuto casualmente in un campo nel 1715, costituito da cinque multipli di solidi, tre a nome di Onorio, i restanti di Galla Placidia, sospesi ad una catena, in seguito fusa, ` da alcuni bracciali, oltre a un grande quantitativo di monete d’oro, le piu tarde emesse nel 423-425 (BRENOT, METZGER 1992, pp. 341-342, n. 81). (25) P. & P. Santamaria, Monete greche e romane. Collezioni Marchese Roberto Venturi Ginori, Dott. Ing. Comm. Pietro Gariazzo, Roma 1937, n. 933. (26) Vedi KLEIN 1991, p. 13. (27) Leu Numismatik, 86, maggio 2003, n. 1001. Il pezzo apparve per la prima volta sul mercato nel corso della vendita della collezione di L. Vierordt, curata da Schulman nel marzo del 1923, n. 2718. Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 243 Solo per nove monili ho potuto accertare l’attuale ubicazione: ogni in` ` ¨ tegrazione al proposito mi sara dunque piu che gradita. Alle raccolte del Ro¨ misch-germanisches Museum di Koln appartengono oggi quattro dei sette pendenti della collezione De Romiszowsky di Autun, messa all’asta nel 1953 a Parigi da E. Bourgey (tab. 3, nn. 6, 14, 20, 27) (28), mentre presso ¨ il Wurttembergische Landesmuseum di Stuttgart sono conservati i due ciondoli della collezione Caruso, poco sopra citata (tab. 3, nn. 29, 39). Essi vi pervennero nel 1935, in seguito all’acquisto da parte dell’istituzione museale tedesca della raccolta di Ernst Unger, collezionista di monete ‘‘barbariche’’, che li aveva a sua volta comperati nel 1928 dalla ditta Leo Hamburger di ¨ Frankfurt am Main (29). Ancora al Wurttembergische Landesmuseum appartiene dal 1990 il multiplo aureo di Costanzo II, appena menzionato (30). Due ´ ciondoli dal ‘‘Tresor d’Arras’’ risultano infine confluiti nelle raccolte del Ca´ ` binet des Medailles della Bibliotheque Nationale di Parigi e del Kestner Museum di Hannover: si tratta nel primo caso del pendente con aureo di Elagabalo, nel secondo del pendente con aureo di Adriano (tab. 3, nn. 22, 4). ` 1. Gioielli monetali di eta ellenistica Pur essendo la moda del reimpiego delle monete in gioielleria con fun(28) Mi piace ricordare che la somma necessaria per l’acquisto dei monili e di una moneta di Postumo venne donata dalla popolazione di Colonia (comunicazione scritta di F. Naumann-Steckner, Deputy Director, 15 settembre 2006, al quale devo anche l’indicazione di una originale provenienza dei ciondoli de Romiszowski da acquisti effettuati in Germania prima del 1914). Il catalogo di vendita illustra anche altri tre pendenti (tab. 3, nn. 1, 32, 34), ` che non entrarono pero nella collezione del museo tedesco. La raccolta de Romiszowski doveva possedere anche un pendente monetale con solido di Costanzo II, che compare fra i ` quattro esemplari appartenenti al Cabinet de M. de Romiszowski a Autun schedati da GADANT 1910, pp. 363-374 (tre sono pubblicati anche nel catalogo d’asta: vedi tab. 3, nn. 6, 14, 20). Quattro ciondoli monetali fra quelli messi in vendita nel 1953, non vengono invece censiti da ´ Gadant, forse perche immessi nella collezione de Romiszowski in una data successiva alla pubblicazione dell’articolo. (29) Sono debitrice per tutte queste informazioni alla cortese collaborazione del Dr. ¨ Ulrich Klein, Conservatore delle collezioni numismatiche del Wurttembergische Landesmu` ` seum, a cui vanno pertanto i miei piu vivi ringraziamenti. La provenienza ‘‘aus Slg. Caruso’’ e ` specificata nell’inventario della collezione Unger. E probabile che il passaggio dei due pendenti in tale raccolta sia la causa della loro persistente tarda datazione, con conseguente attribuzione al mondo barbarico, ancora recentemente prospettata da BERGHAUS 1982, p. 120, n. 202: barbarisierte Nachbildungen; wohl Donauprovinzen, 5.-6. Jh. La collezione Caruso comprendeva anche un aureo di Caro, dotato del solo appiccagnolo (Canessa, Collezione Caruso. Monete e medaglie in oro, Napoli 1923, n. 688), del quale si sono oggi perse le tracce. (30) Vedi supra, nota 26. 244 Claudia Perassi ` ` zione decorativa gia documentata in eta ellenistica (31), i monili con esemplari monetali di questo periodo apparsi nei listini d’asta consultati sono risultati ` tutti di fabbricazione non antica. Talora la manifattura moderna dei monili e esplicitamente affermata nei cataloghi stessi, come per le tre spille d’oro battute a Parigi da Jean Vinchon nel 1979, due — identiche fra loro — incentrate su due ottodrammi di Arsinoe II del 263 e 261 a.C. (fig. 4) e una terza, che incastona invece in una cornice a traforo uno statere aureo di Filippo II: ` per tutti i pezzi e segnalata infatti la loro fabbricazione ‘‘au XIX-XX’’ (32). Cito anche la vistosa collana formata da una catena aurea multipla costituita da ` sei catenelle a loop in loop, riunite a coppie di due, alla quale e sospeso un ampio medaglione che racchiude un’ottodramma di Tolomeo II con ritratto di Arsinoe II (270-246 a.C.), dalla vendita della collezione Child B. Meyer nel 1980 (33), giustamente stimata da Jean Vinchon come un assemblaggio ´ d’un magnifique portrait monetaire antique et d’une monture somptueuse mais certainement post-antique (34). ` ` Piu complessa e risultata l’esatta valutazione della collana, posta in vendita da Sotheby’s nel 1993 (35), costituita da una catena formata da un fitto cordone di maglie a loop in loop doppio e da un pendente che racchiude un’ottodramma di Tolomeo II (270-246 a.C.). Se le decorazioni a granuli di forma triangolare, disposte alternativamente lungo il bordo esterno e lungo quello interno della cornice, con il vertice convergente verso il centro, richiamano quasi puntualmente l’ornamentazione delle montature dei due grandi medaglioni monetali collocati al centro di due cinture d’oro di produ` ` zione ellenistica (36), suscita pero perplessita l’inserimento di due zaffiri blu (31) Per una rapida presentazione dei pochi pezzi noti, vedi PERASSI 2004, p. 915. (32) Vedi J. Vinchon, Monnaies de Collection, 10-11 mai 1979, Paris, nn. 1; 4-5. Anche la spilla con tritemiobolo di Tolomeo III (246-221 a. C.), a nome di Berenice II, affian` cato da due zaffiri blu scuro, e catalogata come un manufatto prodotto in Svizzera alla fine dell’Ottocento nel catalogo Sotheby’s, Medals and Paper Money, London, 3-4 ottobre 1991, n. 79. (33) J. Vinchon, Superbes Bijoux d’Or de la Collection Child B. Meyer, in Numismatique, monnaies de collection, glyptique, cylindres, intailles, bijoux, Paris, 25-26 febbraio 1980, lotto A. ` (34) La valutazione e avanzata da Vichon sulla base di osservazioni tecniche, alle quali PIZIALI 2004-05, pp. 26-32 assomma anche il tipo di cornice a giorno, ottenuta probabilmente con un particolare tipo di filigrana, che non sembra rientrare nelle tecniche orafe tipiche del periodo ellenistico. ¨ (35) Sotheby’s, Greek and Roman Coins, Zurich, 27-28 ottobre 1993, n. 959; v. PIZIALI 2004-05, pp. 18-25. (36) Le monete utilizzate appartengono entrambe a emissioni di Tolomeo III (v. PERASSI 2004, p. 915, con bibliografia precedente). Anche la tipologia della collana monetale, alle ` ` cui estremita sono saldati gli elementi uncinati per la chiusura, e ben attestata nella gioielleria ` di eta ellenistica e romana (v. PIZIALI 2004-05, p. 20). Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 245 ´ nella lamina aurea dell’incorniciatura del ciondolo, poiche il ricorso a pietre preziose si diffonde nell’oreficeria monetale solo a partire dal III secolo d.C. (37). La definizione del gioiello fornita dal catalogo d’asta quale pezzo creato ad imitazione dello stile antico appare pertanto pertinente. Osservazioni tecniche e stilistiche hanno portato invece Mariangela Piziali ad una diversa valutazione del pendente con statere d’oro di Filippo II della zecca di Mende (359-336 a.C.), giudicato antico da Jean Vinchon, curatore dell’asta della collezione Roger Peyrefitte alla quale apparteneva il gioiello (fig. 5) (38). La cornice strutturata a corolla, con una serie di otto petali traforati, ` ` non trova infatti confronti nell’antichita, cosı come la tecnica utilizzata per la ´ l’impressione sia quella di una lavorazione a giorno, sua realizzazione. Benche ` la montatura e stata ottenuta saldando insieme brevi verghette d’oro a sezione circolare, piegate in precedenza nella maniera desiderata (39). Il monile pare dunque un frutto della moda ottocentesca del gioiello archeologico (40), nella ` quale tale complessa lavorazione ebbe grande diffusione. E lo stesso Alessandro ` Castellani ad affermare nel 1862: ‘‘Il primo problema che si presento alla nostra attenzione fu quello di trovare il modo di saldare insieme, con la massima delicatezza e precisione, tanti pezzi di straordinaria sottigliezza’’ (41). ` 2. Gioielli monetali di eta romana Sono stati individuati cinque collane, quaranta pendenti isolati e un anello. (37) Su questo aspetto della gioielleria monetale, vedi oltre. Non trova confronti nemmeno il tipo di appiccagnolo, costituito da una verghetta metallica di forma rettangolare saldata sul retro della moneta, nella quale si inserisce un anello di sospensione, decorato da tre ` motivi a treccia, e ruotabile, cosı da permettere la visione di entrambi i lati della moneta (v. PIZIALI 2004-05, p. 20). (38) Collections Roger Peyrefitte, Paris, 29 avril 1974, n. 73: La monnaie est sertie dans ´ une monture antique en or, ajoure. (39) V. PIZIALI 2004-05, pp. 64-65, che sottolinea come al rovescio siano ben visibili i segni della saldatura delle varie parti tra loro. (40) In Italia grande successo riscosse l’‘‘Accademia del gioiello archeologico’’, fondata a Roma negli anni quaranta del XIX secolo da Fortunato Castellani e proseguita dai suoi di` scendenti. Della ricca produzione Castellani, sono pero giunti fino a noi solo rarissimi pezzi di gioielleria monetale, conservati presso il Museo di Villa Giulia, che costituivano probabilmente una sorta di campionario (vedi SERAFIN PETRILLO 1993, pp. 369-370; I Castellani). (41) I Castellani, p. 162 (v. PIZIALI 2004-05, p. 65). Anche un secondo pendente con ¨ statere di Filippo II dalla vendita Munzen & Medaillen, 52, giugno 1975, n. 116, che utilizza ` una breve cornice a doppia perlinatura, appare del tutto incongrua con la gioielleria di eta ` ellenistica (e invece accolto come antico da VERMEULE 1975, p. 7, n. 1). 246 2.1 Collane Claudia Perassi I cinque esemplari censiti (vedi tab. 2), se accrescono di poco il numero ` ` di collane monetali note, apportano pero alcune significative novita alla nostra conoscenza di questa tipologia di gioielli. Il monile dal ‘‘Dyarchy Treasure’’ (n. 1) e la collana battuta nel 1999 da Classical Numismatic Group (n. 4; fig. 6), giunti entrambi incompleti, si inseriscono nella ben attestata ` categoria delle collane a piu pendenti monetali, intervallati da elementi se` paratori a forma di pilastrini poligonali (42), che ha il suo esemplare piu prestigioso nello splendido collier da Aboukir, conservato presso il Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City, ridondante di ben undici aurei montati a ciondolo (43). Due pendenti della collana dal ‘‘Dyarchy Treasure’’ documentano la inconsueta saldatura, nel punto di passaggio fra la montatura e il bordo della moneta, di un sottile filo d’oro, variamente disposto (nn. 1.3-4) (44), mentre il monile con aureo di Ostiliano presenta un’originale interpretazione del diffuso motivo a pelte piene, grazie all’inserimento di un ‘‘baffo’’ aureo fra i singoli elementi della decorazione (45). La collana dal ‘‘Dyarchy Treasure’’ conferma inoltre il diffuso gusto di giustapporre ` nello stesso gioiello piu ciondoli monetali con gli stessi motivi ornamentali della incorniciatura. Fino ad ora non altrimenti documentata fra i monili monetali tardoan` tichi e risultata la cornice stelliforme in lamina piena del pendente con solido di Costanzo II (n. 5) (46). Essa permette anche di incrementare i pochissimi casi noti di montature monetali impreziosite dall’inserimento di pietre colo(42) I pilastrini della prima collana sono in parte quadrangolari, in parte esagonali, mentre quelli della seconda sono tutti a sei facce. Si differenziano anche per il tipo di moda` natura delle estremita, sfaccettata nei distanziatori della collana dal ‘‘Dyarchy Traesure’’, cilindrica nell’altra. Al collier con aureo di Ostiliano dovevano essere agganciati almeno altri due pendenti, data la presenza di due separatori posti ai lati del solo ciondolo pervenuto. Per una ricostruzione dell’altra collana, vedi supra, nota 3 (il numero di distanziatori pervenuti indizia la mancanza di almeno un pendente). (43) V. da ultimo, PERASSI 2004, pp. 903-904 (con bibliografia precedente). (44) Nel pendente con aureo di Settimio Severo sono stati utilizzati due fili d’oro intrecciati, per quello con aureo di Macrino un solo filo d’oro ritorto, sul quale sono saldati ad ` intervalli regolari piccolissimi globetti aurei. In quest’ultimo e originale anche il motivo di tre globetti fissati sul diritto, nel punto di congiunzione fra il bordo della cornice e l’appiccagnolo. Il tipo di cornice di entrambi trova invece un confronto puntuale in un pendente con aureo di Caracalla conservato alla Dumbarton Oaks di Washington (YEROULANOU 1999, n. 83). (45) V. FANELLI 2005-06, pp. 23-30, che segnala anche l’anomala lunghezza della lamina aurea ripiegata con funzione di appiccagnolo, decorata da sei scanalature e sette nervature. ` (46) Non e purtroppo possibile indicare l’emissione alla quale appartiene la moneta: il ´ catalogo d’asta non fornisce infatti bibliografia di confronto, ne pubblica la fotografia della ` parte posteriore del pendente, cosı da poter risalire al tipo del R/ monetale. Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 247 ´ ` rate (47), poiche al centro di ognuna delle otto punte dell’astro e saldato un ` piccolo castone, nel quale e contenuto un granato. La montatura richiama ` cosı da vicino quella del pendente con aureo di Caracalla rinvenuto nel teˇ soro di Nikolaevo (Lovec, Bulgaria), da far ipotizzare una comune area di produzione. In un’analoga montatura a forma di stella si alternano, infatti, quattro crisopazi verdi e quattro granati rossi, inseriti in minuti castoni cir` ` colari, fissati pero in questo caso sull’estremita delle otto punte (48). I due ` monili sono accomunati anche dal tipo di collana, formata da piu catene a 49) e dal sistema di chiusura, costituito da un anello e maglie loop in loop ( da un uncino, saldati su due capsule teriomorfe, a testa di serpente nel monile monetale da Nikolaevo, a testa di ariete in quello battuto nell’asta ` Hirsch. Attestata solo da quest’ultimo e invece la decorazione costituita da un minuscolo globetto aureo posto a conclusione delle otto punte della stella, dall’ inconsueto profilo rettilineo. ` Pure inconsueta e apparsa la cornice esagonale del fermaglio monetale con aureo di Faustina iunior (n. 2; fig. 7) in opus interrasile a pelte, intervallate fra le sei punte di una stella in lamina aurea. La valutazione di questo ` ` ` collier e in realta intricata: la sua probabile natura di pastiche e suggerita soprattutto dalla constatazione che, stando ai casi noti, fermagli monetali sono utilizzati solo in collane dotate di pendenti di tipo monetale (50), mentre in questo caso l’elemento di chiusura ornato con una moneta si aggancia a ` un fitto cordone in maglie auree, le cui estremita terminano con due capsule (47) Oltre al ciondolo dal tesoro di Nikolaevo, per il quale vedi oltre, ricordo il pendente dal tesoro di Petrianecz (Ungheria), incentrato su un aureo di Caracalla e impreziosito dall’inserimento alternato di quattro paste vitree verdi e di quattro zaffiri, posti nello spazio pieno fra otto palmette (v. BRENOT, METZGER 1992, n. 64; YEROULANOU 1999, n. 85; PERASSI 2005, p. 369) e un ciondolo dalla Collezione Guilhou, con moneta probabilmente di Otacilia Severa, inserita in una cornice a pelte piene, fra le quali sono intervallati quattro incavi circolari per l’alloggiamento di altrettante pietre preziose, non conservate (YEROULANOU 1999, n. 75). Questo tipo di decorazione si riscontra anche nella gioielleria non monetale, come attesta, per esempio, una spilla datata al III secolo e conservata all’Israel Museum di Gerusalemme, incentrata su una grande gemma ovale, contornata da una cornice aurea a palmette stilizzate, nella quale sono incastonate quattro pietre (v. YEROULANOU 1999, n. 152). La montatura del pendente rinvenuto in Pakistan con pseudomoneta centrale su imitazione di ` esemplari costantiniani, e infine decorata da castoni rettangolari che dovevano in origine con¨ tenere pietre semipreziose e da semisfere auree per il probabile inserimento di perle (v. GOBL 1999, pp. 165-167; PERASSI 2005, pp. 369-370). (48) V. RUSEVA-SLOKOSKA 1991, pp. 138-139, n. 98; BRENOT, METZGER 1992, n. 69; PERASSI 2005, pp. 368-369. (49) Due nella collana apparsa sul mercato antiquario, tre in quella dal tesoro bulgaro. ` ` (50) E il caso, per esempio, dei gia citati colliers da Beaurains e da Aboukir (per i quali v. supra, note 18, 43). 248 Claudia Perassi in lamina d’oro a testa di serpente o pesce, dotate rispettivamente di un gan` ´ cio e di un uncino, che gia di per se possono pertanto assolvere alla funzione di apertura del girocollo (51). Segnalo infine come il pertinente confronto proposto da Francesca Fanelli per la magnifica collana in lamine auree con medaglione centrale decorato da un aureo di Caracalla (n. 3; fig. 8) (52), un unicum anch’essa, permetta di dare forma figurata alle parole del giurista Sesto Pomponio, circa la consuetudine di utilizzare le monete pro gemmis (53). Un collare aureo del III secolo d.C., costituito da un’analoga sequenza di laminette d’oro, esibisce infatti nella stessa posizione un ` medaglione aureo, decorato pero da una corniola intagliata con figura di Perseo (54). Alla stessa tipologia di collana a laminette auree snodate appartiene an` che una collana dal tesoro di Nikolaevo (fig. 9), databile alla meta del III secolo, nella quale il medaglione centrale racchiude, entro una cornice ottogonale a ovuli e palmette, un vistoso cristallo di rocca, dalla conformazione piramidale (55). I pendenti e il fermaglio censiti racchiudono costantemente monete d’oro: si tratta di aurei in nove casi (nn. 1.1-6, 2-4), di un solo multiplo del valore di due aurei (n. 1.7) e di un unico solido (n. 5). I motivi decorativi, a parte le eccezioni appena descritte, rientrano nelle consuete tipologie della gioielleria monetale romana. 2.2 Pendenti isolati Il numero notevole di pendenti monetali isolati, documentati dai listini di vendita consultati (tab. 3) (56), conferma ancora una volta come la categoria dei ciondoli pervenuti privi di una catena metallica alla quale essere so` spesi, sia quella maggiormente attestata per l’eta romana. Il rinvenimento (51) V. PIZIALI 2004-05, pp. 44-45. (52) Per una descrizione puntuale del monile, v. oltre, Appendice, n. 1. La conforma` ˆ zione delle laminette e identica a quella della collana dal tesoro di Sault du Rhone (Ain, ` ´ 1862), nella quale non e inserita alcuna moneta ne alcuna gemma (v. BARATTE, METZGER, AUBIN 1999, p. 176, fig. 126). (53) Per un primo, breve commento al complesso passo del giurista (Dig. VII,1,28), ` ` attivo fra l’eta di Adriano e quella di M. Aurelio e Lucio Vero, che necessita pero di ulteriori approfondimenti, v. PERASSI 2004, pp. 914-915. ` (54) Il pezzo, di provenienza ignota, e conservato a Berlino, Staatliche Museen Preussischer-Kulturbesitz, Antikenmuseum (v. PIRZIO BIROLI STEFANELLI 1991, p. 258, n. 169, fig. 219). (55) V. RUSEVA-SLOKOSKA 1991, p. 144, n. 109. (56) Resto incerta se inserire in tale categoria il pezzo con aureo di Vittorino dalla di´ spersa collezione Mazzini (n. 38), poiche il tesoro nel quale fu ritrovato conteneva anche una catena d’oro e un frammento di collana (v. supra, nota 20), alle quali forse poteva essere pertinente il ciondolo monetale. Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 249 di pendenti isolati anche in contesti archeologicamente indagati (57), ha permesso di ipotizzare che non doveva essere infrequente l’uso di appendere tali monili a collane in materiale deperibile, come tessuto o cuoio. Una conferma ´ del fatto che i pendenti in genere fossero considerati ornamenti preziosi a se ´ stanti, sia perche adattabili a varie tipologie di gioielli (bracciali, collane), sia ´ perche potevano essere appesi a semplici nastri, viene dalla testimonianza pa` * piracea di eta greco-romana, nella quale i pkastllasa (58), ornamenti della bellezza femminile, sono citati isolatamente, ossia senza alcun diretto riferimento al gioiello al quale dovevano essere agganciati (59). 2.2.1 Cronologia ` La ricerca ha confermato la scarsita di pendenti nei quali vennero inca` pre-antonina. Sono stati infatti inventariati solo quatstonate monete di eta tro aurei, due di Tito, uno di Traiano ed uno di Adriano (nn. 1-4) (60). La ` ` fabbricazione di monili cosı caratterizzati puo essere contemporanea all’entrata in circolazione delle monete o anche di molto posteriore: nel primo caso ` la cornice ornamentale non utilizzera la tecnica dell’opus interrasile, che venne infatti applicata in modo sistematico nella gioielleria romana soltanto a partire dal III secolo (61). Ne sono esempi significativi il ciondolo con quinario di Adriano dalla necropoli romana di Via Ostiense e quello con aureo di Domiziano, di provenienza invece egiziana: le monete sono infatti inserite in un sottile cerchio d’oro, privo di qualsiasi motivo decorativo (62). Per i due (57) Per ritrovamenti da necropoli, richiamo il ciondolo con moneta in oro di Salonino (v. supra nota 17), deposto insieme a un anello aureo e a una maglia anch’essa d’oro a forma di nodo d’Eracle in una tomba a Milano; per il ritrovamento di pendenti sganciati da catene o ´ collane in tesori, cito le recenti scoperte di Vaise (v. supra, nota 3) e Eauze (Gers; v. Le tresor d’Eauze). Sulla tipologia, v. anche BRENOT, METZGER 1999, p. 345. (58) Il termine indica probabilmente un pendente a forma di medaglione, ‘‘in oro o in argento, cesellato con una qualche raffigurazione del dio, o liscio’’ (RUSSO 1999, p. 216), il cui aspetto non doveva di molto differire, dunque, da quello dei ciondoli monetali. (59) V. RUSSO 1999, p. 216; PERASSI 2004, pp. 918-919. ´ (60) Il catalogo stilato da FACSADY 1999-2000, pp. 276-277 registra sette monete per il periodo dalla dinastia giulio claudia a quella flavia, quattordici da Nerva ad Adriano, con un picco di sette esemplari per quest’ultimo imperatore. BRENOT, METZGER 1992, p. 348 segna` lano due soli pezzi precedenti l’eta antonina, rappresentata invece da diciannove monete. (61) V. YEROULANOU 1999, p. 194. Una utilizzazione relativamente tardiva delle mone` te di II secolo nella gioielleria romana di ambito occidentale e confermata anche da considerazioni legate alla composizione dello stock monetale circolante nel III secolo in Gallia (v. BRENOT, METZGER 1992, p. 348). (62) Il primo ciondolo faceva parte del corredo funerario di una tomba femminile a ` fossa della meta del II d. C. ed era privo di catena di sospensione (v. BORDENACHE BATTAGLIA ` 1983, pp. 92-94; PIRZIO BIROLI STEFANELLI 1991, nn. 179-180); mentre il secondo e aggancia- 250 Claudia Perassi pendenti con aurei di Tito censiti (nn. 1-2), dei quali i cataloghi d’asta riportano fotografie poco chiare, tratte da calchi, che tendono a trasformare in zo` ne piene anche quelle in realta a giorno, il ricorso alla tecnica del traforo sem` bra certo solo per il ciondolo dalla collezione De Romiszowsky (fig. 10). Piu ` la lettura del pendente con aureo di Traiano (n. 3) dalla colleziocomplessa e ne Trau: il tipo di decorazione appare infatti un unicum, impossibile da capire se eseguito in opus interrasile o a sbalzo per la poca nitidezza della riproduzione fotografica, mentre per il pendente esagonale con aureo di Adriano ` (n. 4), appartenente al tesoro di Beaurains, e certa una esecuzione a giorno, ` che situa pertanto la fabbricazione del gioiello per lo meno in eta severia63 `, secondo Yeroulanou, na ( ). La decorazione a volute della sua cornice e fra le prime adottate nella tecnica dell’opus interrasile (64). Otto sono i pendenti con aurei emessi da Antonino Pio, Marco Aurelio ` e Commodo (nn. 5-12), mentre ben sedici monete appartengono all’eta dei Severi, compreso Clodio Albino (nn. 13-28) ed altre cinque (nn. 30-34) si ` datano alla restante parte della prima meta del III d.C., fino a Traiano Decio, confermando dunque la grande diffusione della moda della gioielleria mone` tale in questo periodo (65). Di contro, alla seconda meta dello stesso secolo possono essere ascritti solo quattro nominali aurei (nn. 35-38) (66). Il secolo ` successivo e documentato da un unico follis a nome di Licinio II (n. 40) (67). 2.2.2 Nominali Con alcune, interessanti eccezioni, tutti i pendenti isolati censiti nello ` spoglio bibliografico confermano l’usuale reimpiego nella gioielleria di eta romana di nominali in oro (68). Sono dunque documentati ventinove aurei to a una lunga collana metallica, databile fra la fine del I secolo e gli inizi del II (v. PIRZIO BIROLI STEFANELLI 1991, n. 175; PERASSI 2004, pp. 907-908). (63) Per analogia, cito il ciondolo con aureo di Adriano sospeso alla collana conservata al Museo Benaki di Atene, inserito in una cornice quite securely dated to the third century (YEROULANOU 1999, pp. 193-194, 202, n. 4). (64) V. YEROULANOU 1999, p. 145. ´ (65) Per lo stesso ambito cronologico FACSADY 1999-2000, pp. 276-277 segnala cinquantanove monete (da Pertinace a Traiano Decio); BRENOT, METZGER 1992, p. 348 catalo` gano a loro volta venti nominali della prima meta del III secolo. ´ (66) La catalogazione di FACSADY 1999-2000, pp. 276-277 registra invece ventotto ` pendenti con nominali emessi fra l’eta di Volusiano e quella di Vittorino, dei quali ben quattordici a nome di Gallieno. BRENOT, METZGER 1992, p. 348 elencano infine dodici monete, da Postumo a Claudio II. ´ (67) Richiamo nuovamente i dati proposti da FACSADY 1999-2000, pp. 276-277, con la registrazione di nove esemplari. (68) Ben centosei delle centotrentaquattro monete trasformate in gioiello censite da ´ FACSADY 1999-2000 sono aurei (v. pp. 277-278). Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 251 (nn. 1-10; 12, 14, 17-18, 20-26, 28, 30-32, 34-36, 38) e un multiplo del valore di due aurei (n. 37), quest’ultimo emesso da Gallieno (69). Ben tre ciondoli con monete coniate fra gli ultimi anni del II secolo e i primissimi del successivo, a nome di Clodio Albino, Settimio Severo e Geta Caesar (nn. 15-16, 19), incastonano invece monete in argento, ossia dei denari. I pendenti con monete di Filippo I e Licinio II (nn. 33, 40) racchiudono, infine, nominali in mistura: un antoniniano il primo (fig. 11), un follis il secondo. Il ricorso a esemplari argentei ` ` ` risultava fino ad oggi piu che inconsueto, anche se e attestato da uno dei piu antichi monili monetali a noi pervenuti, ossia il modesto monile con quinario di Adriano del 119-122, appena citato (70). Quanto al reimpiego di esemplari mo` netali in metallo vile, e interessante, per la perfetta concordanza cronologica, il rimando a un pendente rinvenuto all’interno del ricco tesoro scoperto a Autun ´ nel 1614, poiche esso racchiudeva entro una montatura a pelte piene un antoniniano di Otacilia Severa (71), consorte di Filippo I. ` ` Il ricorso a monete auree doveva pero sembrare cosı imprescindibile, in quanto indicatore del benessere di coloro che portavano al collo i ciondoli e le collane monetali, da indurre a ricorrere talora all’uso di bratteae auree, trat` te con maggiore o minore fedelta da vere monete, o a ricoprire con una pellicola dorata nominali coniati in metalli diversi dall’oro. Il ricorso a pseudo` ` monete auree si diffonde gia in eta severiana, come attestato da una collana di provenienza egiziana, i cui cinque pendenti incorniciano due lamine circolari d’oro, impresse su monete di Commodo, Caracalla e Giulia Domna (72). I due ciondoli ritrovati nel 1979 a L’Houmeau (Charente-Maritime), ` (69) Ad esso si assomma il binio di Valeriano I inserito in cornice, dal piu volte menzionato ‘‘Dyarchy Treasure’’ (tab. 2, 1.7). Il ricorso a multipli monetali si accentua nella pro` duzione di eta tardo antica, come documentano, per esempio, i cinque pendenti con doppio solido di Costantino citati all’inizio del presente lavoro e la collana, di provenienza egiziana, con multiplo di Onorio del valore di 4 solidi e mezzo, inserito in un’ampia cornice a opus interrasile, dalla fitta decorazione a volute (v. YEROULANOU 1999, n. 9; PERASSI 2004, p. 906). (70) V. supra, nota 62 (altrove ho indicato erroneamente la moneta come un denario; si tratta invece di un quinario del tipo RIC II, n. 104a). Non conosco altre citazioni bibliografiche di pendenti con nominali argentei, a parte quella relativa al ciondolo con denario di ´ Geta (qui n. 19), menzionato anche da VERMEULE 1975, n. 18 e FACSADY 1999-2000, p. 305. ` (71) Il monile, oggi irreperibile, e noto unicamente grazie a un disegno di A. Blanchet (vedi YEROULANOU 1999, n. 76), dal quale risulta chiaramente la presenza del crescente lunare sotto al busto di Otacilia, segno distintivo delle emissioni di antoniniani. L’indicazione CONCORDIA AVGG posta sotto alla riproduzione grafica, con evidente riferimento alla scritta leggibile ´ sul Rovescio della moneta, conferma l’identificazione. Secondo FACSADY 1999-2000, p. 278 ` l’antoniniano potrebbe essere stato in realta rivestito da una pellicola aurea. (72) V. SALAMA 2001, p. 344, n. 6; PERASSI 2004, p. 905: il monile, ritrovato nelle vicinanze ` ` de Il Cairo, e stato battuto da Sotheby (2.12.1957, n. 107) ed e oggi conservato nella collezione statunitense Weaver. Sulla tecnica di lavorazione delle bratteae v. DELLE ROSE 1992, p. 705. 252 Claudia Perassi interrati a una ventina di centimetri dal suolo e protetti, insieme con altri monili, da una pesante pietra, documentano come fosse contemporaneamente diffusa nella gioielleria romana anche la consuetudine di rivestire con una sottile lamina aurea gli esemplari monetali non d’oro, in questo caso due denari a nome di Settimio Severo e di Caracalla (73). I cataloghi d’asta consultati hanno portato dunque all’individuazione di tre ciondoli nei quali sono incastonate pseudomonete in lamina, tratte per impressione da nominali a nome di Severo Alessandro, Massimino il Trace e Probo (nn. 27, 29, 39). In esse le figure e le lettere delle iscrizioni hanno profili arrotondati e risaltano debolmente dalla superficie del tondello metallico. Nel primo caso l’esemplare riprodotto appartiene ad un’emissione di aurei o di denari del tipo MARS VLTOR, coniate entrambe fra il 231 e il 235 (74). La pseudomoneta a nome di Massimino il Trace, formata dall’accostamento di due lamine (75), riproduce con esattezza i due lati di aurei, denari e quinari del 235 (figg. 1-2). Quella a nome di Probo sembra invece costituita da bratteae tratte da due differenti esemplari monetali: la lamina posta sul rovescio del monile rimanda infatti a un antoniniano con tipo MARS VICTOR battuto a Lugdunum, per la presenza in esergo del numerale III, con riferimento alla terza officina di tale zecca (76), ma la scritta sul diritto della pseudomoneta IMP[P]ROB VSPFAVG, se pur non perfettamente riprodotta per una debole impressione di alcune lettere, non pare attestata fra quelle utilizzate dalla zecca (73) V. FLOURET, NICOLINI, METZGER 1981 (per il complesso procedimento, p. 89). (74) In mancanza di una visione autoptica, posso solo riferire che la parte monetale del ` ¨ pendente, ora conservato al Museo di Koln, mi e stata descritta come coin [...] covered with gold leaf da F. Naumann-Steckner, Deputy Director dell’istituzione museale (vedi supra, nota ` ´ 28). Il catalogo d’asta riferisce invece di un piece fausse [...] en cuivre plaque or. La sola immagine del monile a mia disposizione (v. YEROULANOU 1999, n. 71) non permette di verificare la sua reale conformazione, anche se il peso molto basso dell’intero oggetto (gr 5,992) mi fa dubitare dell’effettiva presenza di una moneta: il ciondolo n. 24 con aureo dello stesso imperatore, circondato da un’analoga cornice a pelte traforate, pesa infatti quasi il doppio, ossia gr 10,54. (75) Il pendente, come anche il successivo, entrambi dall’asta Caruso, sono descritti come ‘‘insegne militari’’ nel catalogo di vendita, senza ulteriori specificazioni circa la loro ¨ ¨ struttura. Sono invece definiti come brakteatenformige Abdrucke da BERGHAUS 1982, p. 120, n. 202, come brakteatenartige Nachbildungen (obviously two halves) nella comunicazione scritta ` che mi e stata inviata da U. Klein (v. supra, nota 29). Il pendente rinvenuto nel 1910 ad Au` tun, costituito anch’esso da una pseudomoneta aurea a nome di Massimino il Trace, e invece descritto come costituito da una mince lamelle d’oro sur le deux faces du denier in Autun, Au` gustodunum, p. 193. Anche in questo caso, pero, il basso peso del monile (gr 8,20), mi sembra rimandare all’inserimento di due bratteae in lamina: un pendente con aureo del 268-270 ornato da una identica cornice in opus interrassile (v. YEROULANOU 1999, n. 102), pesa infatti ´ pressoche il doppio, ossia gr 16,1. ` (76) La legenda del diritto e IMPCMAVRPROBVSPFAVG. Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 253 gallica in unione a ritratti di Probo con corona radiata, manto consolare e scipio (77). ` Piu complesso mi sembra, infine, il caso del pendente con moneta di Marco Aurelio (n. 11; fig. 12). Piccolissime lacune della pellicola dorata permettono infatti di appurare la presenza di una sottostante anima in metallo vile, alla quale la lamina aderisce perfettamente, con rilievi ben definiti delle immagini e delle scritte, che risaltano distintamente rispetto al piano di fondo, dando dunque l’impressione di essere in presenza di una vera e propria moneta, ossia un aureo ` suberato (78). L’effettivo riconoscimento del nominale e reso arduo dalla consta` tazione che non sono pero pervenuti aurei di Marco Aurelio con questo tipo di diritto e di rovescio, ma solo denari, datati al 163-164. 2.2.3 Motivi decorativi Ben trentasei dei quaranta pendenti individuati hanno una forma circolare. I restanti presentano in due casi (nn. 8, 12) un contorno ottogonale, in uno solo una struttura esagonale (n. 4) e in un altro una accentuata configurazione a stella (n. 29). Tranne in un caso (n. 19), tutte le montature sono state realizzate in oro. La massima parte delle monete sono inserite nelle cornici con un orientamento rispetto alla posizione dell’anello di sospensione, tale da permettere l’esibizione del soggetto del diritto, ossia del ritratto dell’Augustus o della Augusta. Costitui´ scono un’eccezione a tale regola i ciondoli nn. 11, 17, 18, 33, 40, poiche, una volta indossati, prevedevano la visione del rovescio monetale, che risulta in asse ` con l’appiccagnolo, mentre il ritratto e ruotato di 180º (fig. 11). A quest’ultimo ` e anche riservata la faccia del pendente dalla fattura meno accurata e il lato retrostante della cornice ornamentale (fig. 13). Due monili esibivano pertanto ` l’immagine di una divinita, ossia Concordia in trono e Giove, gli altri tre la raf` figurazione della coppia o della famiglia imperiali (79). Diverso e, infine, il caso di due pendenti (nn. 15-16), che, essendo dotati di una cornice dall’aspetto uniforme sul diritto e sul rovescio e incastonando esemplari monetali con orientamen` (77) Tale tipo di ritratto, utilizzato pero dalla seconda officina, si accompagna infatti alla legenda IMPCMAVRPROBVSAVG (v. BASTIEN 1976, p. 189, n. 219). (78) Fra i non molti casi noti di aurei suberati di sicura produzione antica, cito quello dell’imperatore Probo pubblicato da PROKOPOV 1982 e quello a nome di Onorio, costituito da un’anima in argento ricoperta da una pellicola dorata, unica eccezione fra le milleseicentoquarantasette monete auree datate da Valentiniano I a Onorio del tesoro tunisino di Chimtou (Jendouba), per il quale v. KHANOUSSI 1995. (79) I personaggi raffigurati sono Giulia Domna, Caracalla e Geta (n. 17), Settimio Severo e Giulia Domna (n. 18), Filippo I e Otacilia (n. 33). Nei ciondoli nn. 17 e 40 anche il ` ` tipo del diritto e in asse con l’anello di sospensione, ma e comunque incastonato sul rovescio del pendente. 254 Claudia Perassi to dell’asse del rovescio di 360º, potevano essere indossati con una delle due facce indifferentemente a vista (fig. 14) (80). ` Appaiono degni di nota per la rarita della loro cornice cinque ciondoli con nominali aurei e argentei coniati fra il 194-195 e il 251-253. La sobria ornamen` ` tazione e costituita da un filo aureo piu o meno spesso (in un solo caso argenteo), avvolto su se stesso e saldato lungo il castone che trattiene la moneta (nn. 13, ` 19) (81) o sul suo bordo esterno (nn. 16, 30, 35; fig. 15). Ancora piu modesta ` e la montatura del pendente n. 15, che racchiude un aureo di Caracalla in una leggerissima sfoglia in oro, ripiegata lungo l’orlo del tondello monetale (fig. 14). Se tutte queste monete furono trasformate in gioielli in una data prossima alla loro emissione (82), i sei ciondoli dall’aspetto quasi dimesso convivreb` bero con i fastosi pendenti in opus interrasile creati nella prima meta del III secolo, indicando forse la diffusione della moda della gioielleria monetale anche in ambienti sociali meno agiati rispetto a quelli a cui dovevano appartenere coloro ` che esibivano al collo uno o piu ciondoli monetali dalle elaborate cornici trafo` ` rate, che possiamo immaginare piu costosi per la maggior quantita di oro utilizzata e per il maggior tempo necessario alla loro produzione (83). ` I restanti motivi ornamentali rientrano nelle piu consuete tipologie della gioielleria monetale romana, con una predominanza delle decorazioni a ovuli e palmette e a pelte, piene o traforate. Le montature del primo tipo sono state in taluni casi certamente eseguite con la tecnica dell’opus interrasile, in altri invece tramite la saldatura lungo il bordo del castone di una serie di palmette intervallate da interstizi, ritagliata a parte. La differenza fra le due tecniche esecutive risiede, secondo Yeroulanou, nella forma degli spazi aperti, che assumono nella effettiva lavorazione a giorno un disegno ‘‘a goccia’’, mentre sono arcuate quando si procede alla saldatura di una cornice preformata (84). Documentano dunque la tecnica dell’opus interrasile i pendenti n. 20 con aureo di (80) I ciondoli nn. 6, 24, 28, 29, 36-40, pur avendo i soggetti dei due lati della moneta entrambi in asse con l’anello di sospensione, privilegiano comunque la veduta del diritto monetale. (81) Nel pendente, il ricorso a un filo in argento si accompagna al reimpiego di una moneta nello stesso metallo, ossia un denario. (82) Per i ciondoli con filo metallico ritorto, una conferma in tal senso viene dal confronto con i due pendenti dal ‘‘Dyarchy Treasure’’ citati in precedenza, anch’essi incentrati su ` monete della prima meta del III secolo, che inseriscono nella montatura dalla ricca decorazio` ` ne uno o piu fili aurei ritorti o intrecciati (v. supra). Nell’impossibilita di una visione autoptica ` dei pezzi, resto in dubbio se, in alcuni casi, l’effetto a nastro ritorto sia in realta dovuto a una impressione a stampo della cornice. (83) Sulle fasi del complesso procedimento tecnico, v. YEROULANOU 1999, pp. 15-26. (84) V. YEROULANOU 1999, pp. 23, 109 (a conferma di tale procedimento, si noti la non perfetta saldatura della cornice al castone nel pendente n. 21, fig. 19). Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 255 Caracalla, n. 28 con aureo di Giulia Mamea, n. 34 con aureo di Etruscilla (figg. 16-18). Sono state invece saldate le cornici dei ciondoli nn. 8 e 9 con aurei di Antonino Pio, n. 17 con aureo di Settimio Severo (fig. 13), n. 18 con aureo di Caracalla, nn. 21 e 23 con aurei di Elagabalo (figg. 19-20), ` n. 33 con antoniniano di Filippo I (fig. 11), n. 37 con binio di Gallieno. E pertanto evidente l’utilizzo contemporaneo dei due diversi metodi esecutivi. Sia il motivo a pelte sia quello a ovuli e palmette possono essere talora ` riprodotti in modo cosı schematizzato e/o trascurato, da richiamare solo vagamente il disegno originario. Si vedano nel primo caso il pendente con aureo a nome di Faustina senior (n. 6), nel secondo il ciondolo con aureo della stessa Augusta (n. 7) e quello con aureo di Tito (n. 1; fig. 10) (85). ` Per alcune cornici, dotate di particolari caratteristiche, e stato possibile individuare interessanti confronti. Cito la corrispondenza fra la poco elegante montatura del pendente n. 34 (fig. 18), nella quale le palmette assumono una forma a ventaglio e sono separate da interstizi molto stretti, e la cornice di una spilla con aureo di Giulia Domna rinvenuta ad Aleppo (86). La stessa de` corazione, eseguita con lavoro piu raffinato, si ritrova anche in un pendente con aureo di Severo Alessandro (n. 25). La montatura del ciondolo con aureo di Giulia Mamea (n. 28; fig. 17), costituita dall’affastellamento di ben trentun palmette, con base tanto sottile da essere talora limitata allo spessore di una sola nervatura, trova invece un perfetto richiamo in un pendente non monetale, datato anch’esso al III secolo (87). Le pelte dal disegno piuttosto trascurato e dalla larga base della cornice del ciondolo n. 10 con aureo di An` tonino Pio, ricordano invece quelle di un gruppo di pendenti creati in eta 88), al quale appartengono anche i ciondoli nn. 24 e severiana e poco oltre ( 27, entrambi con aurei di Severo Alessandro. ` Piu raramente attestate sono risultate le cornici a semplici archetti, a cymatia, a ghirlande vegetali, a motivi figurati. Fra le prime, si segnala l’assoluta corrispondenza della montatura del pendente con aureo di Gordiano III (n. 31; fig. 21) con la cornice di quattro degli otto aurei riuniti a formare una sorta di catena, nella quale sono intervallate anche nove pietre preziose, rinvenuta probabilmente nei dintorni di Aleppo (89). Per la raffinatezza del (85) YEROULANOU 1999, p. 111 ipotizza la fabbricazione in officine provinciali, probabilmente occidentali, di quei pendenti le cui cornici riproducono con poca precisione il motivo a ovuli e palmette. (86) V. YEROULANOU 1999, n. 142. (87) Dalla collezione Seyring, di ignota provenienza, racchiude al centro della cornice un cammeo con busto femminile in posizione frontale (v. YEROULANOU 1999, n. 123). (88) V. YEROULANOU 1999, p. 145. ` ` (89) L’attuale aspetto del monile e frutto di un assemblaggio di eta moderna (v. da ul- 256 Claudia Perassi disegno e dell’esecuzione emerge la montatura del pendente dal tesoro di Beaurains con aureo di Elagabalo (n. 22; fig. 22), nella quale un sottile nastro ` aureo e disposto a tratteggiare una stella ad otto punte, entro le quali trova posto un piccolo cuore, mentre gli spazi triangolari fra di esse sono decorati ` con uno schematico motivo ad ‘‘aquiletta’’. Questo tipo di cornice e documentata da altri pendenti rinvenuti in Occidente, probabilmente prodotti nella stessa bottega, da localizzare forse nella Gallia (90). Montature complesse sono attestate anche dagli altri due pendenti rinvenuti a Beaurains (nn. 4, 12), nei quali sono inseriti un aureo di Adriano e uno di Commodo: la loro ` ` lavorazione a traforo e cosı accentuata, che esse assumono l’aspetto di una delicatissima trina metallica, nella quale si inseriscono stilizzate ghirlande vegetali, pelte sottili, eleganti motivi ad occhiello. Anche per la compatta cornice in lamina aurea ribattuta con un motivo ` a onde, che trattiene il probabile aureo suberato di Marco Aurelio gia citato ` (n. 11; fig. 12), e possibile indicare uno stringente confronto con due pendenti ritrovati nella Gallia (91). Privi invece di riscontri, anche se poco precisi, sono risultati alcuni pendenti, come i due dalla Collezione Caruso (nn. 29, 39; figg. 1-2), dalla conformazione davvero inconsueta, quello con aureo di Faustina senior (n. 5; fig. 23) per la disposizione rovesciata rispetto alla norma della fila di pelte a traforo, quello con aureo di Gallieno (n. 36) per il singolare motivo decorativo, costituito da una sorta di corolla di petali forati, dal rigido profilo, quasi rettangolare, nel qua` le e forse da vedere una estrema degenerazione di una serie di pelte. Enigmatica e ` priva di confronti e infine risultata anche la sequenza di tredici fori circolari (antichi? moderni?), di dimensioni irregolari e variamente posizionati, praticati sulla cornice a ovuli e palmette del pendente di Severo Alessandro n. 26 (92). timo PERASSI 2004, pp. 908-909): le monete con cornice ad archetti sono a nome di Treboniano Gallo, Vibio Volusiano e Gallieno. ` (90) V. YEROULANOU 1999, pp. 80, 160 e nn. 101-102, 104-106 (tutti pero con forma ` esagonale, a differenza del pendente con aureo di Elagabalo, che e invece circolare). Per quanto attiene alla localizzazione delle officine di produzione dei pendenti monetali di III secolo, ` BRUHN 1991, p. 2 ipotizza l’attivita di botteghe in Gallia, Egitto, Mesia e Pannonia, mentre ´ FACSADY 1999-2000, pp. 273; 293 e PIRZIO BIROLI STEFANELLI 1991, pp. 89-90 indicano solamente la Gallia e l’Egitto. Diversamente BRENOT, METZGER 1992, p. 358 sembrano escludere una produzione esterna alla Gallia, con officine dislocate a Lyon, Autun e Rouen (v. anche le osservazioni riportate da SALAMA 1991, pp. 340, 344). VERMEULE 1975, p. 18 ipotizza, infine, ` una possibile produzione in Italia delle collane a piu pendenti ritrovate in Egitto (ma v. a questo proposito le osservazioni di PERASSI 2004, p. 920). (91) Si tratta dei due ciondoli dal tesoro di L’Houmeau (v. supra, nota 73). Ad essi si ´ ` aggiunge anche un pendente con aureo di Gordiano, pero di ignota provenienza (v. FACSADY 1999-2000, p. 280). (92) V. FANELLI 2005-06, pp. 15-21. Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 257 2.2.4 Aspetti tecnici Due erano i procedimenti utilizzati nella gioielleria romana per il fissaggio della moneta alla vera e propria cornice ornamentale dei pendenti (93). Il primo, che conferisce al ciondolo un aspetto impeccabile anche sul retro, prevede il ricorso a due castoni in oro (94), che trattengono la moneta inse` rendosi uno nell’altro; il secondo, con un procedimento piu grossolano, utilizza un solo cerchio dorato sul diritto del gioiello, completando il sostegno ` della moneta tramite una lamina aurea, piu o meno larga, saldata al castone e ` ripiegata sul rovescio in spesse ondulazioni, cosı da seguire il profilo circolare del tondello monetale, con un risultato esteticamente poco appagante. Pur con i limiti dati dalla mancata visione autoptica dei pezzi, questa tecnica poco raffinata appare attestata dai pendenti con aurei di Adriano, Faustina senior, Settimio Severo, Caracalla, Elagabalo, Severo Alessandro, Gordiano, Etruscilla, Treboniano Gallo, Gallieno (95). Come ho osservato in un mio precedente lavoro, essa risulta per ora documentata da soli pendenti ritrovati ` nelle regioni occidentali dell’Impero romano, mentre il metodo piu elegante ` e utilizzato in ciondoli di provenienza sia orientale sia occidentale (96). I pendenti isolati con aurei di Antonino Pio, Commodo, Elagabalo, Gordiano III, Filippo I (97), qui censiti, si inseriscono in quest’ultima tipologia. Il sistema di assemblaggio delle diverse parti che costituiscono il pen` dente monetale puo pervenire a gradi di accentuata trasandatezza, come at´ testato dal ciondolo n. 23 (fig. 20). Poiche la lamina sul rovescio arriva a coprire solo una piccola porzione del bordo dell’aureo di Severo Alessandro, ` rendendo pertanto il suo fissaggio alla cornice del tutto insicuro, e stato necessario trattenere la moneta con il sussidio di due piccole grappe aggiuntive, saldate sul settore dell’orlo che risultava completamente aperto (98). ` Il piu volte citato pendente con moneta o pseudomoneta a nome di Marco Aurelio (n. 11; fig. 12) sembra attestare un sistema di fissaggio della (93) Sulle tecniche di fissaggio delle monete all’interno della cornice, v. FLOURET, NIMETZGER 1981, pp. 89-92; BRUHN 1991, pp. 3-6; PERASSI 2003, pp. 19-20. ` (94) Il castone fissato sul diritto puo essere talora assai largo, come nei ciondoli con aurei di Antonino Pio e di Settimio Severo nn. 9, 14, o aggettante, come nei pendenti con moneta di Elagabalo, Severo Alessandro e Filippo I nn. 22, 24, 33. (95) Nn. 4, 7, 17, 20, 21, 23-26, 30, 32, 34, 35. (96) V. PERASSI 2004, p. 913. (97) Nn. 8, 10, 22, 31, 33. ` (98) E invece probabilmente successivo al momento della fabbricazione del pendente l’insicuro fissaggio alla cornice del follis di Licinio II (n. 40): le evidenti lacune del castone sul diritto del gioiello mi paiono infatti imputabili alla estrema sottigliezza della lamina utilizzata. COLINI, 258 Claudia Perassi cornice semplificato rispetto ai due appena descritti: la montatura in lamina ` aurea piena e infatti imperfettamente saldata su un sottilissimo castone, ripiegato solo sul rovescio del gioiello e sullo spessore del tondello monetale. Si deve pertanto supporre l’utilizzo di una qualche forma di saldatura, probabilmente grazie all’impiego di crysocolla, un composto a base di carbonato basico di rame, rinvenuto nella confezione di altri pendenti con moneta (99). La parziale frattura sul rovescio di parte della lamina che collega la cornice a pelte all’aureo di Settimio Severo nel pendente dalla collezione De Romiszowski (n. 20), permette invece di documentare un ulteriore metodo di contenimento delle monete, che riunisce i due maggiormente attestati. Sotto alla lamina, ` ripiegata malamente in pieghe irregolari, e infatti chiaramente visibile un ampio castone circolare che trattiene la moneta, incastrandosi a quello posto sul ` ´ diritto del ciondolo. E infine da citare il pendente dal ‘‘tresor de Plance’’ ´ (n. 38; fig. 3), poiche incrementa il ridottissimo numero di ciondoli nei quali ` la moneta e trattenuta sul rovescio da una serie di linguette triangolari (100), ` che permettono di seguire piu agevolmente il profilo circolare del tondello ` monetale rispetto ad una lamina piana. La tecnica e attestata, a quanto ne so, unicamente dai due pendenti rinvenuti a Barleux (Somme), rispettivamente con aurei di Traiano e di Lucio Vero (101). Tutti e tre i ciondoli sono racchiusi in una stretta cornice a ovuli e palmette. Il rinvenimento in Gallia dei soli pezzi che presentano questa caratteristico metodo di fissaggio della ` moneta puo indurre a ipotizzare che si tratti di una tecnica particolare, limitata alle officine galliche. Per quanto riguarda, infine, il sistema di sospensione dei pendenti cen` siti (102), esso e sempre costituito da un nastro in lamina aurea, decorato da un numero variabile di nervature in rilievo, generalmente due/tre, separate da ` scanalature e ripiegato a formare un’asola piu meno circolare (103). L’appicca` essere saldato solo sul rovescio del monile (104) o, con minor raffignolo puo (99) V. a tale proposito BRUHN 1993, pp. 5-6. (100) Le linguette sono oggi quindici: sembrano mancare quelle poste a ore 6, 7 e 9. ` (101) Le linguette sono piu larghe rispetto a quelle del pendente con aureo di Vittorino, e dunque meno numerose, ossia undici nel pendente con aureo di Traiano, dieci in quello con aureo di Lucio Vero. Sul tesoro, che comprendeva anche un anello e duecentosessan´ ` tatre monete d’argento, dall’eta repubblicana a Settimio Severo, v. BRENOT, METZGER 1999, n. 37. (102) I pendenti nn. 6, 28 sono pervenuti privi dell’appiccagnolo, che era stato eviden` temente saldato in modo poco accurato. Il pendente n. 34 e invece fratturato nella porzione di cornice nella quale doveva essere inserito l’anello di sospensione. ´ (103) Segnalo il caso del pendente con aureo di Settimio Severo (n. 14), perche il na` stro e dotato di ben sei nervature. Quattro sono invece quelle dei pendenti con aureo di Elagabalo (n. 22) e con aureo di Severo Alessandro (nn. 25, 27). Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 259 natezza, su entrambi i suoi lati (105), obliterando in tal modo parte del motivo ornamentale della cornice a vista. Nei ciondoli nn. 1 e 7, con aurei di Tito e di Faustina senior, l’anello, fissato solo sul rovescio, non sporge oltre il bordo della montatura, ma risulta completamente obliterato sulla parte posteriore del monile, come in un pendente da Autun, con aureo di Settimio Severo. 2.3 Anello La diffusione della moda degli anelli con castone decorato da una mo` neta pare concentrarsi in eta romana nel solo III secolo d.C. (106). La loro struttura massiccia e le loro dimensioni inducono a ipotizzarne un uso in ambito maschile. Lo spoglio dei listini d’asta ha dunque documentato un solo anello di produzione romana (107), nel quale una probabile moneta d’oro di Valeriano ` I assume una funzione ornamentale (fig. 24). Nell’impossibilita di un esame ´ ` diretto dell’esemplare, poiche attorno al ritratto imperiale non e visibile alcuna scritta, il riconoscimento del castone quale vera e propria moneta rimane, ` infatti, insicuro. Questa caratteristica non mi risulta, pero, attestata da altri anelli monetali. Il tipo di anello, assai pesante (gr 45,4), con fascia che si ingrossa e si allarga nella spalla, assumendo sulla parte anteriore una forma esagonale con angoli lievemente smussati, al centro della quale trova posto il ` castone elissoidale, e ben documentato nella gioielleria romana di III seco` lo (108), ma e inconsueto all’interno della categoria degli anelli monetali, che presentano generalmente spalle decorate da motivi a pelte e a volute, tal` ` volta traforate (109). Come confronto e, pero, possibile indicare l’anello d’oro (104) Pendenti nn. 1-2 (moneta di Tito), 6-7 (Faustina senior), 10 (Antonino Pio), 12 (Commodo), 17, 19 (Settimio Severo), 21-22 (Elagabalo), 23, 25-26 (Severo Alessandro), 3132 (Gordiano III), 33 (Filippo I), 38 (Vittorino), 40 (Licinio II). (105) Pendenti nn. 3 (moneta di Traiano), 4 (Adriano), 5 (Faustina senior), 8-9 (Antonino Pio), 11 (Marco Aurelio), 13 (Clodio Albino), 14, 16 (Settimio Severo), 15, 18, 20 (Caracalla), 24, 27 (Severo Alessandro), 28? (Giulia Mamea), 29 (Massimino il Trace), 30 (Gordiano III), 35 (Treboniano Gallo), 36-37 (Gallieno), 39 (Probo). (106) V. METZGER 1980, p. 82; BRENOT, METZGER 1999, pp. 343-344. Tale tipo di ` ` monile risulta attestato presso gli Sciti gia in eta ellenistica, come documentano due sempli` cissimi anelli con monete d’oro di Panticapeo, da una tomba a camera nei dintorni della citta ` di Ryzhanovka (Ucraina): la trasformazione in monile degli esemplari monetali e data dalla saldatura sul rovescio di una verghetta aurea semicircolare (v. MIELCZAREK 1986). (107) Hess, Monnaies Antiques, Lucerne 1936, n. 2176. (108) V., per esempio, l’anello in argento con gemma iscritta da Aquae Calidae, in RUSEVA-SLOKOSKA 1991, n. 246. (109) Per il tipo con spalle a volute, v. l’anello da Nicopolis ad Istrum, con una moneta in bronzo di Settimio Severo, poi dorata, utilizzata all’interno di un castone dalla forma elis- 260 Claudia Perassi con spalla liscia, leggermente ingrossata rispetto al resto della fascia, nella ` quale e inserito un aureo di Pertinace, da un ritrovamento casuale avvenuto ´ a Orleans nel 1878 (110). La rotazione del busto imperiale di 30 rispetto all’asse orizzontale dell’anello, attestata dal monile con moneta(?) di Valeriano ` e, invece, del tutto consueta (111). 3. Barbaricum. Kushan ` Ho inserito innanzitutto in questa categoria pendenti certamente di eta ` antica, realizzati utilizzando monete di eta imperiale, ovvero loro multipli ovvero loro imitazioni, ma che sono dotati di caratteristiche tali da differenziarli nettamente dalla contemporanea produzione di ambito romano. Pur essendo ` dunque privi di dati contestualizzanti, si avvicinano ad esemplari per i quali e noto un rinvenimento nel Barbaricum, intendendo con questo termine il territorio delimitato a sud dal corso del Danubio e a occidente da quello del ` ` Reno (112). La particolarita piu evidente risiede nell’essere privi di vere e pro` prie cornici ornamentali (113): alle monete e stato saldato solo un appiccagnolo che doveva permettere la sospensione del pendente a catene o lacci, che ` non sono pero mai pervenuti. Fra il materiale censito, in quattro casi venne utilizzato uno piccolo cilindro in lamina d’oro disposto nel senso della larghezza, variamente decorato con semplici motivi geometrici a sbalzo (fig. 25) (114). Due ciondoli presentano sul diritto, alla base del cilindretto aureo, una decorazione formata da dieci piccoli granuli d’oro, disposti a triangolo ` con il vertice rovesciato (fig. 26) (115). Piu numerose sono risultate le monete dotate di un semplicissimo nastro aureo ripiegato ad asola o ad anello, persoidale (RUSEVA-SLOKOSKA 1991, n. 264); per anelli monetali con spalle in opus interrasile, v. METZGER 1980, p. 82, figg. 1-4 (aurei di Postumo e di Massimino il Trace) e YEROULANOU 1999, nn. 243, 279 (monete di Elagabalo e di Severo Alessandro). ´ ` (110) L’anello, conservato inizialmente presso il Museo di Orleans, e oggi irrecupera` bile: un ottimo disegno dell’oggetto e stato fortunatamente tramandato nel ‘‘Bulletin de la ´´ ´ Societe Orleanais’’ 11 (1895-1897), p. 375. Sul rinvenimento v. anche BRENOT, METZGER 1999, n. 28. ` (111) Cosı anche gli anelli illustrati in METZGER 1980, p. 82, figg. 1-4, mentre in quello ´ da Orleans (v. supra, nota 110), una volta indossato, il ritratto si presentava perpendicolare. (112) V. BURSCHE 2000, p. 762. ` (113) In questo tipo di ciondoli, la presenza di una montatura e del tutto occasionale e non utilizza mai la tecnica dell’opus interrasile (v. BURSCHE 2000, p. 764). ¨ (114) V. supra, note 26 e 27; Munzen & Medaillen, 93, dicembre 2003, n. 286; Gorny & Mosch, 133, ottobre 2004, n. 540. (115) Si tratta dell’ultimo pendente citato nella nota precedente, decorato con due triangoli e del ciondolo Sammlung Trau, Luzern 1935, n. 4443, con un solo triangolo. Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 261 corso da nervature, e saldato, poco elegantemente, su entrambi i lati del tondello (fig. 27) (116). Quanto ai nominali utilizzati, cronologicamente si datano dalla seconda ` ` meta del III secolo alla seconda meta del successivo (117). L’uso di multipli ` aurei e risultato attestato in sette pendenti: si tratta di un pezzo del valore di nove solidi battuto nel 342 a Aquileia a nome di Costante (118); di tre esemplari da 4 solidi e mezzo, uno dei quali emesso per Costantino I nella zecca di Sirmium, i restanti per Costanzo II ancora nella zecca di Sirmium e in quella di Roma fra il 355 e il 361 (119); di tre pezzi probabilmente corrispondenti a 2 solidi per Galerio Massimiano, Valente e Valentiniano II, coniati rispettivamente a Serdica, Treviri e Tessalonica (120). ` Certamente imitativo e infine il multiplo da 2 solidi e mezzo (fig. 27) (121), con al rovescio la raffigurazione di due Victoriae in atto di reg` ` gere una ghirlanda, entro la quale e un’iscrizione disposta su tre righe. E soprattutto la parte epigrafica dei due lati del multiplo ad essere corrotta (122), tanto da divenire una vera e propria pseudoscritta, priva di significato intelliggibile: solo sullo scudo si percepisce con esattezza la presenza del nomi` nale XXX e delle abbreviazioni VOT e MVLT, che assumono pero un andamento destrorso. Un nastro aureo, ripiegato ad asola e decorato da quattro nervature, permette la sospensione del nominale. Il ciondolo trova un ` interessante confronto in un esemplare del quale e certo un rinvenimento nel Barbaricum. Si tratta del pendente privo di cornice e con appiccagnolo ad anello, ritrovato a Trzebicko (Silesia), oggi purtroppo disperso, che uti¨ ¨ (116) V. Kunker, 69, ottobre 2001, n. 1080 e Kunker, 27, settembre 2005, n. 608 (aureo di Diocleziano; gr 5,97); Canessa, Collezione Caruso. Monete e medaglie in oro, Napoli 1923, n. 488 (aureo di Caro; gr 4,75); Cahn, Sammlung Dr. E. J. Haeberlin, 30 maggio 1932, n. 1480 (aureo di Massimiano; gr 5,41); Sammlung Trau, Luzern 1935, n. 4063 (solido di Costantino II); MAZZINI 1957, IV, p. 322, n. 14 (aureo di Costanzo I; gr 5,81); MAZZINI 1957, V, p. 120, n. dopo 195 (solido di Crispo Cesare; gr 3,88; rovescio liscio). (117) BURSCHE 2000, p. 764 indica come limiti cronologici per i pendenti dal Barbaricum l’inizio del III secolo e il 426 d.C. (118) V. supra, nota 27: gr 41,83 compreso l’anello di sospensione. (119) Sammlung Trau, Luzern 1935, n. 3970 (gr 20,9); v. supra, nota 114 (gr 21,19: il catalogo d’asta indica il nominale come multiplo da 5 solidi, ma il peso totale del gioiello, con ` anche l’appiccagnolo, e inferiore a quella pondometria); v. supra, nota 26 (gr 20,05). (120) V. supra, note 114 e 115 (gr 13,43; gr 9,21); Sammlung Trau, Luzern 1935, n. 3636 (gr 12,95). (121) Credito Svizzero, 7, aprile 1987, n. 1071 (gr 11,71; con proposta dell’emissione del pezzo in area balcanica). ` (122) Il ritratto imperiale modifica la veduta di profilo del petto in una piena frontalita, alla quale si contrappone la posizione della testa, rigidamente voltata a sinistra e in parte sproporzionata rispetto alle dimensioni del busto, quest’ultimo privo della notazione delle spalle. 262 Claudia Perassi ` lizza un analogo multiplo da due solidi di Costantino II, di produzione pero ufficiale, ossia coniato nella zecca di Tessalonica (fig. 28) (123). Le scritte sui due lati del multiplo sono: FLCLCONSTANTINVS-PIVSFELIXAVG e GAVDIVMPOPVLIROMANI; nel campo compaiono le iscrizioni VO` TIS/XX/MVLTIS/XXX; in esergo e la sigla TSC, fiancheggiata da due pun` ti. La perfetta sovrapponibilita dei due multipli mi induce a ritenere che quello di imitazione abbia avuto come modello proprio un pezzo analogo al pezzo da Trzebicko (124). La ricerca ha individuato altri due ciondoli con semplice anello di sospensione saldato a una moneta d’oro che riproduce, alterandoli, soggetti e scritte tipici della monetazione romana di III secolo, rimandando in un caso a emissioni di Elagabalo, nel secondo a quelle di Probo (125). Per quanto riguarda l’anello da Velp/Geldern con solido di Onorio, defi` nito come ‘‘merovingio’’ nel catalogo d’asta (126), si puo richiamare una sua certa 127), incentrato su un aureo di Tiberio, per somiglianza con l’anello da Cividale ( l’analoga decorazione costituita da sferette appiattite poste lungo tutta la circon` ` ferenza della moneta. Il gambo dell’anello longobardo e pero formato da una verghetta aurea circolare piena, mentre nel monile dal territorio olandese la mo` ` neta e inserita in una piu larga fascia in lamina d’oro, che — per quanto permette di vedere la piccolo riproduzione fotografica — sembra traforata. Lo spoglio dei cataloghi d’asta ha infine condotto al riconoscimento di due gioielli monetali incentrati anch’essi su pseudomonete imitative di nominali romani che, per le caratteristiche tecniche e/o per il tipo di contraffazione, sono da assegnare a una produzione nell’ambito territoriale dell’impe` ` ro del Kushan (128). Il pezzo piu singolare e apparso recentemente sul mercato 129 antiquario americano ( ). Si tratta di una pseudomoneta aurea creata ad ` imitazione di piu nominali coniati fra gli anni venti e trenta del IV secolo, (123) V. BURSCHE 2000, tav. I, n. c. (124) Per tutti gli aspetti relativi alla produzione e alla distribuzione dei multipli nel Barbaricum, rimando alle ipotesi formulate da BURSCHE 2000, pp. 765-767. (125) V. Sammlung Trau, Luzern 1935, n. 2417 (gr 3,18), con ritratto alterato sul diritto; Gorny & Mosch, 108, aprile 2001, n. 1049, Gorny & Mosch, 112, ottobre 2001, n. 5037 (gr 5,18, attribuito ai Sarmati: tutte le scritte sono trasformate in una sequenza di tratti verticali, dal significato ormai solo decorativo). (126) V. supra, nota 24 (gr 7,48). (127) V. BROZZI 1980, p. 332, n. 169. (128) Come ben noto, l’impero del Kushan (I-IV d. C.) occupava l’area degli odierni Tajikistan, Afghanistan e Pakistan, fino alla vallata del Gange, nell’India settentrionale. (129) Classical Numismatic Group, Triton IX, gennaio 2006, n. 1156 (gr 17,09). Il catalogo riporta una descrizione assai particolareggiata della pseudomoneta e un approfondito studio dei prototipi imitati. Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 263 inserita in una cornice decorata con tre file concentriche di motivi perlinati alla quale, in posizione opposta, sono saldati un anellino aureo e una rosetta, ` anch’essa d’oro, entro cui e inserito un granato (130). ` 4. Gioielli monetali di eta bizantina ` Solo tre sono i monili monetali ascrivibili all’eta bizantina censiti nel corso della ricerca, ma tutti di rilevante interesse. Il pendente con nomisma di Eraclio e dei figli Eraclio Costantino ed Eracleonas del 632-634 (131), incrementa l’esiguo numero di gioielli decorati con monete o con pseudomonete in lamina, databili al VII secolo (132). Sono noti armille, fermagli, cinture ` ed anelli, ma — almeno a mia conoscenza — questo e il solo pendente di tale periodo a noi pervenuto (133). La sua originalissima montatura trattiene la moneta entro due larghi castoni in lamina d’oro, fissati sul diritto e sul rovescio del nomisma, a loro volta rivestiti dalla cornice ornamentale vera e propria, formata dal susseguirsi di diciassette linguette auree traforate e deco` rate da un filo d’oro ritorto a forma di pelta, al centro del quale e un globet134). to, anch’esso aureo ( ` ` Ancora piu notevole e stata la ‘‘riscoperta’’ di un ciondolo battuto a Parigi da Jean Vinchon nel 1973 (fig. 29) (135), che non mi pare abbia mai attirato l’attenzione degli studiosi, nonostante la sua importanza. L’ampio medaglione, costituito da due foglie d’oro accostate, racchiude al centro una pseudomoneta in lamine auree, il cui diritto rielabora quello di una moneta (130) Il secondo pendente, battuto da Classical Numismatic Group, Mail Bid Sale 72, ` giugno 2006, n. 1778 e composto da un nastro aureo di sospensione, saldato a una pseudo` moneta aurea a nome di Costantino I, con il rovescio liscio, al centro del quale e una lettera/ numerale B. Due grossi fori sono stati praticati nel tondello monetale in corrispondenza dell’appiccagnolo. (131) Busso Peus, 376, ottobre 2003, n. 1248. (132) Per una rapida presentazione dei pezzi, v. PERASSI 2005, pp. 378-380. (133) Si datano al secolo precedente l’ampio ciondolo sospeso ad una collana conser` vata al Museo del Louvre, nel quale e racchiuso un multiplo in oro di Giustiniano, del valore di 4 o 5 solidi (METZGER 1980, pp. 88-89) e il pendente isolato con solido di Giustino II, appartenente alla Collezione Castellani ed ora al British Museum di Londra (MARSHALL 1911, p. 350, n. 2943). ` (134) Quattro delle linguette sul diritto sono mancanti. Mi sono gia soffermata sulla perfetta corrispondenza fra la particolare cornice del pendente bizantino e quella di un cion` dolo, molto antecedente, entro il quale e incastonato un solido di Leone I della collezione Gnecchi; rimando pertanto a PERASSI 2005, p. 389. ´ (135) Medailles et monnaies de collection. Cylindres, cachets, bijoux antiques, 2-4 mai 1973, n. 820, tav. 1. Per una descrizione particolareggiata del pezzo, v. oltre, Appendice, n. 2. 264 Claudia Perassi ` di Valente, alterandone in parte la parte epigrafica, mentre il rovescio e privo di qualsiasi riscontro numismatico, in quanto raffigura un motivo floreale. La ` ` pseudo-moneta e circondata da undici piccoli clipei, sui quali e costantemente riprodotto un busto imperiale, con diadema, corazza e paludamentum (136). ` Il pendente e apparso sul catalogo di vendita sospeso ad uno spesso cordone (forse di cuoio), che si chiude grazie ad un sistema a gancio, saldato a due ` lamine auree teriomorfe, inserite alle estremita del laccio. Mariangela Piziali ` ha pero messo in evidenza come tale parte della collana non possa essere contemporanea al pendente (137): le leggere differenze decorative tra una capsula e l’altra indicano anzi che esse non appartenevano in origine ad uno stesso ` ` monile. La collana e dunque una sorta di pastiche (138), qualita peraltro adom` brata dallo stesso listino, che segnala quelques manques, pero non meglio specificate. Quanto alla datazione del medaglione, Jean Vinchon propone gli anni compresi tra il 364 e il 378, ossia quelli corrispondenti al regno di Valente. ` Se questa e certamente la data post quem dalla quale partire per cercare di collocare nel tempo la fabbricazione del pezzo, il suo accostamento con alcuni gioielli bizantini permette di spostare tale ambito cronologico di almeno due secoli. Il ciondolo si inserisce, infatti, in una ben documentata tipologia ` di monili: il confronto e anzitutto con il medaglione conservato al Virginia Museum of Fine Arts di Richmond (fig. 30), noto in bibliografia almeno a partire dal 1941 (139). Anch’esso formato dall’accostamento di due bratteae, ` alle quali e frapposto del materiale resinoso, esibisce in posizione centrale ˆ un busto femminile alato (Tellus/Ghe?), visto di fronte, in atto di mostrare dei frutti avvolti in un drappo, attorno al quale sono disposti dodici piccoli clipei. I quattro collocati sugli assi perpendicolari raffigurano una croce pa(136) La mancanza di una legenda che corra intorno al busto indica che i clipei si limitano a richiamare l’iconografia monetale, ma non sono stati tratti per impressione diretta da vere e proprie monete. (137) V. PIZIALI 2004-05, p. 56. Collane con terminazioni a capsule teriomorfe alle ` ` quali sono connessi sistemi diversi di chiusura, sono gia diffuse nell’oreficeria di eta classica: cito la collana con teste di leone da Sant’Eufemia del 330-300 e la collana tarantina (300 a. C. ca.), con presunto ritrovamento da Capua (WILLAMS, OGDEN 1994, nn. 138, 149). Tale tipo di collana resta in uso fino al IV secolo d. C., come attestano la collana da un acquisto sul mercato antiquario turco e quella dal tesoro di Cartagine, occultato agli inizi del V (PIRZIO BIROLI STEFANELLI 1992, nn. 253, 264). (138) PIZIALI 2004-05, pp. 56-57 osserva giustamente come sia incredibile anche il perfetto stato di conservazione del laccio in materiale deperibile. (139) L’approfondita presentazione del pezzo, curata da KONDOLEON 1994, pp. 108111, indica come primo riferimento bibliografico la rivista ‘‘Art Quarterly’’ 3 (1941), p. 63, fig. a p. 67. Sulla tipologia delle lamine discoidali lavorate a sbalzo, v. BALDINI LIPPOLIS 1999, pp. 167-171. Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 265 tente, gli intermedi un busto di imperatore, perfettamente identico a quello impresso sui clipei del pendente battuto nell’asta parigina. Entrambi i pezzi, inoltre, sono conclusi da un contorno perlinato, sul quale si innestano due anellini, per il fissaggio del medaglione ad un appiccagnolo, sfortunatamente non conservato nell’esemplare a Richmond. Desta rammarico la mancata pubblicazione sul catalogo Vinchon della fotografia del rovescio del penden` te: la sua sommaria descrizione quale theme floral fait de huit palmettes rayonnantes, lascia congetturare anche in questo caso una somiglianza con il rovescio del medaglione americano, costituito da una stella a otto punte, nelle quali sono incisi dei motivi figurati alberiformi (140). Anche gli spazi della lamina aurea posti fra le punte della stella sono impressi con un decoro a ‘‘palmetta’’. Christine Kondoleon propone una fabbricazione dell’esemplare con busto femminile fra la fine del VI secolo e gli inizi del VII, in un’area periferica nord-orientale dell’impero bizantino, dati che mi pare possano essere estesi all’analogo pendente con busto imperiale. ` ` Una datazione rispettivamente alla meta del VI e agli inizi/meta del successivo hanno anche due famosi pettorali trapezoidali, di provenienza egiziana e di fabbricazione forse costantinopolitana (141), che possono essere accostati al pendente dell’asta Vinchon per il grande medaglione centrale pseudomonetale con busto di imperatore (142), fiancheggiato da quattordici vere e proprie monete, che esibiscono anch’esse un ritratto imperiale (143). Il terzo gioiello monetale, battuto dalla ditta Schulman di Amsterdam (fig. 31) (144), pur essendo stato citato in almeno tre diverse pubblicazio` ni (145), meriterebbe uno studio piu approfondito, a motivo della sua par(140) KONDOLEON 1994, fig. 2. (141) Per l’esemplare rinvenuto ad Antinoe o nei dintorni di Assiut ed ora al Metropolitan Museum of Art di New York, v. Age of Spirituality, pp. 318-319; BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 142, n. 3; PERASSI 2005, p. 378; per quello da Tomet o Antinoe, oggi agli Staatliche Museen di Berlino, v. Age of Spirituality, pp. 319-321; BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 141, n. 2; YEROULANOU 1999, p. 203, n. 10; PERASSI 2005, pp. 378-379. (142) Nel primo caso la pseudomoneta sembra tratta da un’emissione di Giustiniano I, con al rovescio Constantinopolis in trono, della quale viene deformata la legenda; nel secondo da un esemplare di Costantino I, con imperatore in trono sul rovescio, con scritta su entrambi i lati: ‘‘Signore, proteggi colei che indossa [questa collana]’’. ` (143) I pettorali sono inseriti in un massiccio collare aureo. Al pezzo di Berlino e agganciato un medaglione, con scena dell’Annunciazione sul diritto e delle nozze di Cana sul rovescio. Un analogo pendente con solido di Teodosio I, conservato oggi alla Freer Gallery of Art di Washington, doveva essere originariamente sospeso al pettorale del Metropolitan Museum (per una ideale ricostruzione dell’intera collana, v. PERASSI 2005, p. 399, fig. 1). (144) V. supra, nota 21. (145) V. supra, note 22 e 23; BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 163, n. 4.b.1. 266 Claudia Perassi ` ticolarita. Si tratta dunque di un aureo di Caracalla del 217 (146), inserito in un castone aureo aggettante a corolla (147), circondato a sua volta da una larga cornice in opus interrasile, la cui decorazione consiste in una iscrizione in lettere greche, formata dalle parole esortative ZHCOMEN KNCTANTIA (‘‘Vivremo [a lungo], Constantia!’’), separate da un motivo ` a ‘‘palmetta’’. La zona a giorno e rivestita sul rovescio da una lamina aurea ` liscia. Il monile, il cui peso e variamente indicato in gr 16,90 e gr 148), non sembra presentare tracce di un appiccagnolo, cosı da poter ` 16,10 ( ´ essere classificato come un pendente, ne di una staffa e di un occhiello, ` cosı da poter essere annoverato nella categoria delle fibule a disco (149), an` che se quest’ultima interpretazione e quella prevalente (150). Pur non avendo confronti puntuali, il gioiello si inserisce in una ben attestata categoria di oggetti da ornamento in opus interrasile, caratterizzati da iscrizioni e ` monogrammi ai quali, oltre a una mera funzione decorativa, e demandato anche il compito di personalizzare il monile (151). Il contenuto dell’iscrizione, che appartiene alla categoria delle scritte di buon augurio, auspicanti ` ` per i possessori del gioiello felicita, salute e longevita (152), ha suggerito l’ipotesi che il monile rappresenti un dono offerto a una certa Constantia, in occasione del fidanzamento o delle nozze, da parte di un uomo di lingua greca, in un ambito temporale che lo studio paleografico della scritta indica nel VI o VII secolo (153). Il reimpiego di un aureo anteriore di almeno (146) RIC IV/1, n. 257, n. 299 b. (147) Secondo ZADOKS-JITTA p. 167 questo tipo di montatura di tipo floreale si data al ` IV secolo: non sono pero indicati confronti che, al momento, non sono stata in grado di individuare. ` (148) Il peso maggiore e riportato dal listino d’asta, il minore da VAN DER VIN 1980, p. 182. (149) Su questa tipologia della gioielleria bizantina, v. BALDINI LIPPOLIS 1999, pp. 159161. ` (150) Cosı ZADOKS-JITTA p. 167 e BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 163, n. 4.b.1. Questo tipo ` di gioiello puo effettivamente incastonare una moneta come attesta la fibula, rinvenuta a Canosa in una tomba femminile probabilmente longobarda dei primi decenni del VII secolo, ancora provvista di occhiello, staffa ed ardiglione, costituita da un solido di Zenone (476491), racchiuso entro un semplice filo godronato (v. BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 165, ` n. 4.d.1). La datazione del pezzo alla prima meta del VI secolo lo accomuna al gioiello dal ` territorio olandese anche per la particolarita del ricorso ad una moneta emessa molto tempo prima della sua creazione. (151) V. YEROULANOU 1999, p. 164. (152) Sulle wishing inscriptions, v. YEROULANOU 1999, pp. 165-166. (153) Concordano su tale datazione VAN DER VIN 1980, p. 182; ZADOKS-JITTA p. 167 e BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 163, n. 4.b.1, mentre il catalogo d’asta propone una probabile cronologia al V-VII. Allo stesso periodo si data un anello appartenuto alla collezione Schiller con scritta beneaugurante in greco sulla fascia in opus interrasile e grande castone ovale, decorato da una gemma (v. YEROULANOU 1999, n. 320). Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 267 tre secoli alla data di fabbricazione del monile non mi sembra aver trovato fino ad ora una spiegazione soddisfacente (154). ` 5. Gioielli monetali di eta moderna ` I monili censiti, che in eta moderna hanno reimpiegato a scopo ornamentale monete greche, ellenistiche, romane e bizantine, testimoniano di una tendenza estetica che non desidera riprodurre pedissequamente i dettami dell’antica gioielleria monetale, ma solo ispirarsi ad essa. Tale presa di distanza dal gusto del passato si segnala fin dalle categorie di gioielli prescelte, poi´ che vengono creati soprattutto bracciali e spille (155), piuttosto rari, invece, nella produzione antica. Le monete utilizzate sono con frequenza esemplari a nome di sovrani e sovrane del mondo ellenistico, forse per una preferenza ` del mercato numismatico per questo periodo storico, dal quale e invece pervenuto uno scarsissimo numero di gioielli monetali. ` I monili creati in eta moderna hanno dunque un aspetto del tutto ori` ginale, facendo pero rimpiangere in molti casi l’eleganza e la raffinatezza delle ` analoghe realizzazioni antiche. E il caso del vistoso bracciale composto da quattro aurei di produzione romana a nome di Augusto, Antonino Pio, Didio Giuliano e Gordiano III e da quattro solidi rispettivamente di Costanzo II, Giuliano II, Leone e Foca, inseriti in un reticolo formato da 16 crisoliti ` verdi e da 34 perle (156). Il gioiello documenta pero una caratteristica tipica di (154) ZADOKS-JITTA p. 167 pensa ad un ritorno in auge delle monete romane nell’ambito della gioielleria monetale di VI-VII secolo, mentre VAN DER VIN 1980, p. 182 sembra pro` porre un riutilizzo in tale data di un gioiello con aureo di Caracalla prodotto in eta postcostantiniana (con il suo inserimento nella cornice in opus interrasile?). (155) La ricerca ha evidenziato soltanto quattro pendenti: oltre ai due poco sopra citati con monete di Alessandro Magno, un terzo agganciato a una collana anch’esso con nominale aureo del sovrano macedone (Gorny & Mosch, 111, ottobre 2001, n. 3751) e un pesante ciondolo dalla vistosa cornice bombata (gr 201,13), che incornicia un medaglione in bronzo di Commodo del 184, dalla collezione Schøyen (Numismatica Ars Classica, 10, aprile 1997, ` n. 393: la montatura e indicata come antica, ma non trova nessun confronto con pezzi romani ` ` di sicura autenticita). Per le spille, oltre alle tre gia menzionate, sono ancora da segnalare una spilla circolare con tetradramma di Alessandro Magno (Gorny & Mosch, 111, ottobre 2001, n. 3751), un esemplare costituito da una moneta aurea siracusana racchiusa in una montatura ` aurea ‘‘a timone’’, sotto alla quale e agganciata in un’analoga cornice una copia fusa di uno statere di Alessandro Magno (Sotheby’s, Coins, Medals and Banknotes, London, 3-4 ottobre 1996, n. 406), un esemplare con semplice montatura a rosette, incentrato su un solido di Costanzo II (J. Vinchon, Monnaies de collection, Paris, 10-11 maggio 1979, n. 28). Per i bracciali, ` oltre ai quattro discussi piu avanti, segnalo il pezzo battuto da Gorny & Mosch, 111, ottobre ` 2001, n. 3572, dalla larga fascia aurea traforata nella quale e inserita una moneta in bronzo. (156) J. Vinchon, Monnaies de collection, Paris, 10-11 maggio 1979, n. 37. 268 Claudia Perassi ` numerose creazioni moderne, ossia la volonta di trasformare questi oggetti di ornamento in una sorta di minima galleria numismatica, con il ricorso a mo` nete di vari ambiti cronologici e culturali. Cosı avviene anche nel bracciale, prodotto nel secolo scorso, costituito da una catena in maglie auree alla quale sono agganciate ben dieci monete in oro, argento e mistura, incastonate in tre differenti tipi di cornice (157): un nomos di Poseidonia, un tetradramma di Siracusa, uno statere e un tetradramma di Alessandro Magno, una dracma di Larissa, uno statere di Leucade, un tetradramma di Atene, un antoniniano di Diocleziano, un solido di Foca e un dirhem selgiuchide. Anche il bracciale ` recentemente apparso in un’asta Gorny & Mosch (158), e formato da sette monete di diverse epoche, ma tutte d’oro, ossia un tremisse di Zenone, un dinar di Al-Mahdi, due solidi di Leone I, uno zecchino di Venezia a nome di Alvise Mocenigo, un solido di Costante II, un tremisse di Giustiniano I. Cito infine la collana formata da sette monete auree, datate da Alessandro Magno a Antonino Pio, semplicemente collegate fra loro da una sezione di maglie auree, mentre un secondo statere del re ellenistico assume la funzione di fermaglio (159). ` Diverso e il criterio che ha guidato la scelta delle monete inserite in un bracciale battuto da Classical Numismatic Group (fig. 32) (160), del quale — fatto del tutto inconsueto — si conoscono il nome del committente e l’occasione per cui venne creato. Il monile fu dunque prodotto a Bilbao intorno al 1946 come dono di fidanzamento o di nozze, su commissione del famoso ´ numismatico spagnolo Antonio Manuel de Guadan y Lascaris, discendente della dinastia dei Comneni Lascaridi, attingendo alle monete della propria ` collezione. E del tutto evidente che i sei aurei, inseriti in un semplicissimo castone circolare e legati fra di loro da un sistema di robuste maglie d’oro, furono selezionati e posizionati in modo tale da ricreare tre diverse coppie (157) Classical Numismatic Group, Triton VIII, gennaio 2005, n. 1823. Sei pendenti incastonano le monete in una breve montatura a sbalzo che riproduce una fila di piccole perle. Altri due utilizzano invece una coppia di nastri aurei ritorti ed intrecciati fra loro. In uno solo ` la cornice e formata da un filo aureo disposto a formare una stella. Per un ciondolo, infine, il ` ´ tipo di cornice non e accertabile, perche capovolto. (158) 152, ottobre 2006, n. 2736. Il gioiello permette di chiarire la funzione di un aureo di Marco Aurelio Caesar (RIC III, n. 457 b), montato in un sottilissimo castone d’oro al quale sono saldati quattro anellini, due a destra, due a sinistra (Classical Numismatic Group, ´ 67, settembre 2004, n. 1560), poiche le monete del bracciale sono unite fra loro proprio grazie ad un identico sistema di anellini. (159) Oltre ai due stateri del re macedone, sono utilizzati nominali di Cesare, Augusto, ` Nerone, Adriano e Antonino Pio (due anche in quest’ultimo caso). La collana e apparsa sul listino Sothebys’s, London, 3-4 ottobre 1996, n. 405. (160) Classical Numismatic Group, Triton VI, gennaio 2003, n. 873. Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 269 imperiali: Antonino Pio e Faustina senior, Marco Aurelio e Faustina iunior, Lucio Vero e Lucilla (161), con un chiaro significato di buon augurio per la futura coppia di sposi. Il gioiello documenta pertanto una passione numismatica, ma anche una scelta attenta dei nominali da utilizzare con funzione ornamentale: aspetti che forse, in taluni casi, non dovettero essere estranei anche alla creazione dei gioielli antichi (162). Richiamo a tale proposito le son` tuose collane romane a piu pendenti e i ciondoli monetali isolati poco sopra descritti, che prevedono l’esibizione della raffigurazione della coppia o della famiglia imperiali. ` (161) Meno preciso e lo schema del rovescio del bracciale, che pure alterna, ma non ` con regolarita, tre figure femminili stanti (Cerere, Felicitas, Victoria) a tre figure femminili ` in trono (Roma, Salus, Pietas). La difformita dell’orientamento degli assi dei sei aurei indica come il bracciale fosse inteso unicamente per la veduta dal lato dei ritratti imperiali. (162) Non ritorno in questa sede sul significato dell’inserimento delle monete in og` getti di ornamento di produzione antica. Sono state avanzate dai diversi autori le piu diverse ` motivazioni, che potrebbero in realta non confliggere tra loro: da una semplice questione di gusto estetico, a una decisa funzione ideologica legata al ritratto imperiale, da un contesto profilattico a un’espressione di status sociale. 270 APPENDICE Claudia Perassi DUE RARE COLLANE MONETALI DALLA DOCUMENTAZIONE DEI CATALOGHI D’ASTA A cura di Francesca Fanelli e Mariangela Piziali 1 (vedi fig. 8) TIPOLOGIA: collana con medaglione monetale Datazione: post 215 d.C.; Peso: gr 38,80; Lunghezza: cm 47 circa (desunta dalla fotografia). ` Medaglioni monetali: uno; Elementi di allungo: nessuno; Fermaglio: sı. ` Stato di conservazione: la collana e usurata in alcune parti e presenta una frattura nella laminetta a destra del medaglione monetale. A detta del catalogo d’asta, non ` ha subito alcun ritocco in eta moderna. ¨ Asta: Numismatica Ars Classica, Zurich, 9 aprile 1997, n. 655, tav. 5; Ubicazione attuale: sconosciuta. CATENA: Struttura: trentasette piccole lamine auree a sbalzo a forma di capitello ionico, con parte centrale semiellittica fiancheggiata da due elementi con motivo a spirale in rilievo. Le lamine sono collegate tra loro mediante un anellino aureo, saldato sul rovescio. Peso: gr. 30 circa Confronti: la catena trova un preciso confronto in un collare aureo del III secolo d. C. (Berlino, Staatliche Museen, Preussischer-Kulturbesitz, Antikenmuseum; v. supra, nota 54). Ventotto laminette con motivi vegetali stilizzati sono unite tra loro mediante due ` anellini flessibili e racchiudono al centro un medaglione non monetale, nel quale e inserita una corniola a intaglio con figura di Perseo in atto di reggere la testa di Medusa. MEDAGLIONE MONETA ` Nominale: aureo; Autorita emittente: Caracalla; Cronologia: 215 d. C.; Zecca: Roma D/ ANTONINVSPIVSAVGGERM. Busto di Caracalla a d., visto leggermente di spalle, con corazza, paludamentum e corona di lauro. R/ PMTRPXXCOSIIIIPP. Serapis di prospetto, testa a s., corona nella destra, scettro nella sinistra. Metallo: oro; Peso: sconosciuto; Diametro: sconosciuto; Orientamento dei conii: sconosciuto. Bibliografia: RIC IV/I, p. 255, n. 289. SISTEMA DI FISSAGGIO DELLA MONETA ` La moneta e trattenuta sul diritto del gioiello da un castone costituito da una sottile ´ lamina aurea piana. Poiche il catalogo non fornisce alcuna immagine del rovescio, risulta impossibile descrivere questa parte del pendente. CORNICE ` Metallo: oro; Forma: circolare; Tecnica: la cornice e stata lavorata a parte e poi saldata lungo il bordo del castone; Tipo di decorazione: a ovuli e palmette. Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 271 ` ` Confronti: il tipo di decorazione e uno dei piu diffusi nella gioielleria monetale romana. Per la minima dimensione della lamina utilizzata e la marcata struttura ad incavo delle parti a traforo, richiama da vicino la montatura di un pendente con aureo di Severo Alessandro (vedi fig. 19). SISTEMA DI FISSAGGIO ALLA CATENA Metallo: oro; Forma: due nastri ripiegati a formare due anellini ovoidali lisci, analoghi a quelli che uniscono le laminette della collana; Sistema di fissaggio: saldatura sulla parte posteriore della cornice, a ore 3 e a ore 9. Confronti: il sistema di fissaggio trova confronto nel collare aureo sopra menzionato, ` al centro del quale il medaglione con corniola e collegato alla catena mediante quattro anellini flessibili, saldati al rovescio, analoghi a quelli che fungono da raccordo tra gli elementi della catena stessa. SISTEMA DI CHIUSURA Metallo: oro; Struttura: un uncino e un cerchietto, entrambi aurei, sono saldati ai vertici superiori di due elementi aurei triangolari, i cui lati sono caratterizzati da una scanalatura e due nervature. La sezione interna, vuota, presenta decorazioni a Y, saldate agli angoli del triangolo e convergenti verso il centro, rafforzate da un nastro aureo saldato alla base e al vertice superiore del triangolo. ` Confronti: il tipo di chiusura a uncino e cerchietto e assai frequente nella gioielleria ` romana di II e III secolo. Nel gia citato collare aureo di Berlino un uncino e un cerchietto sono saldati a due elementi aurei cuoriformi, lavorati con un motivo a spirale. F. Fanelli 2 (vedi fig. 29) TIPOLOGIA: collana con pendente pseudomonetale Datazione: post 364-378 d.C.; Peso: sconosciuto; Lunghezza: sconosciuta. ` Pendenti: uno; Fermaglio: sı. Stato di conservazione: integra, ma il catalogo segnala ‘‘quelques manques’’, non spe` ` cificandone pero la natura. Il laccio di sospensione e certamente moderno. ´ Asta: J. Vinchon, Medailles et monnaies de collection. Cylindres, cachets, bijoux antiques, Paris, Hotel Drouot, 2-4 mai 1973, n. 820, tav. I; Ubicazione attuale: sconosciuta. COLLANA ` Struttura: laccio a sezione circolare, presumibilmente in cuoio, le cui estremita sono inserite in due capsule in lamina d’oro, che, dapprima strette, si allargano e rigonfiano nella parte terminale, assumendo l’aspetto di due teste leonine. Sono ben delineati il naso, gli occhi e i ciuffi della criniera, delimitata in entrambi i casi da una decorazione che presenta fitte linee incise parallelamente le une alle altre, mentre il passaggio dalla ` protome alla striscia di cuoio e segnato a destra da un motivo simile al precedente, a sinistra da una decorazione a globetti. Tali differenze decorative potrebbero indicare l’iniziale appartenenza delle due lamine a due diversi monili. Confronti: per quanto riguarda il nastro di cuoio non esistono confronti; le protomi teriomorfe invece caratterizzano molte collane dell’oreficeria ellenistica, mentre per l’e` ta romana sono pervenuti rari esemplari, tutti tardoantichi. Tra le prime, cito le due protomi leonine appartenenti ad una collana d’oro, rinvenuta nel 1912 nell’Arsenale 272 Claudia Perassi ` ` di Taranto, di fattura piu raffinata, con un disegno meno stilizzato ed un rilievo piu alto (v. Gli ori di Taranto 1984, n. 148). PENDENTE PSEUDOMONETA FORMATA DALL’ACCOSTAMENTO DI DUE BRATTEAE D’ORO Cronologia: post 364-378 d.C. D/ DNVALENO SPFAVGI. Busto di Valente, visto di tre quarti, testa a d. Indossa un diadema a tre file di perle, corazza e paludamentum a fitte pieghe, trattenuto sulla spalla destra da una fibula. ` R/ Theme floral fait de huit palmettes rayonnantes (non viene fornita la fotografia). Metallo: oro; Peso: sconosciuto; Diametro: mm 30 ca. (desunto dalla fotografia in scala 1:1); Tecnica: le due bratteae, lavorate a sbalzo, sono state accostate sopra ad un’anima in altro materiale, a imitazione di una vera e propria moneta (su questo aspetto, v. VERMEULE 1975, p. 30). CORNICE Metallo: oro; Forma: circolare; Tecnica: a sbalzo; Tipo di decorazione: la ` pseudomoneta centrale e contornata da una fitta bordura perlinata, a cui fa seguito una fascia circolare liscia leggermente aggettante, ad imitazione degli anelli che trattengono normalmente le monete incastonate nei pendenti. Segue una seconda perlinatura, oltre la quale sono disposti undici piccoli clipei, anch’essi di natura pseudomonetale, ma anepigrafi, raffiguranti il busto di un imperatore, simile a quello di Valente sia nell’impostazione della figura che nell’abbigliamento. Nello spazio fra i clipei, delimitati anch’essi da un bordo di perle e da un anello liscio aggettante, sono raffigurati altri motivi decorativi: in basso, undici cerchietti, in alto, undici palmette radiate a forma ` di trifoglio. Il pendente e concluso da un ulteriore bordo perlinato. Diametro: mm 72 (desunto dalla fotografia in scala 1:1); ` ` Confronti: Il confronto piu pertinente e costituito da un medaglione in lamina con ˆ raffigurazione della dea Ghe, circondato da 12 piccoli medaglioni con busto imperiale, datato al VI-VII secolo d. C. (Virginia Museum of Fine Arts di Richmond; vedi supra, nota 140; fig. 31). ANELLO DI SOSPENSIONE ` Metallo: oro; Forma: anello cilindrico di dimensioni ragguardevoli, le cui estremita so` no impreziosite da un bordo perlinato, mentre la superficie centrale e decorata da una fitta sequenza di scanalature e nervature; Sistema di fissaggio: l’appiccagnolo si aggancia al medaglione tramite un perno, passante in quattro alloggiamenti circolari, due dei quali ` sono saldati all’anello di sospensione e due all’estremita superiore del pendente. Confronti: Lo stesso sistema di fissaggio caratterizzava probabilmente il pendente di ` Richmond, oggi incompleto; in una forma piu complessa si ritrova anche nelle son` tuose collane con pettorale trapeizoidale di provenienza egiziana, datate fra la meta del ` VI e gli inizi/meta del VII d.C. (v. supra, nota 143). SISTEMA DI CHIUSURA Una spessa verghetta aurea a sezione circolare ripiegata a gancio, inserita nell’anellino saldato al naso e alla bocca della protome leonina posta a sinistra, si aggancia all’anello saldato alla terminazione opposta. M. Piziali Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta BIBLIOGRAFIA 273 ´ AL-SADAWIYAH A. 1968, Archaeological News: Sidi bu Zeid, in ‘‘Libya Antiqua’’ 5, p. 206 Age of Spirituality. Late Antiquity and Early Christian Art, Third to Seventh Century, Catalogue of the Exhibition at the Metropolitan Museum of Art (November 19, 1977 through February 12, 1978), New York 1979 ´ Autun, Augustodunum. 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CHIUSURA DISTANZIATORI ASTA COLLANA PENDENTI / MEDAGLIONI / FERMAGLI MONETALI ` Autorita emittente Peso; Ø Cornice Nominale, Dataz. gr 16,10 Circolare a palmette Adriano; aureo 1P (RIC 65); 122 mm 30 lanceolate e archetti 2P Marco Aurelio; aureo gr 14,04 Circolare a palmette (RIC 42); 161-162 mm 28,5 lanceolate e archetti 3P Settimio Severo; aureo gr 17,77 (RIC 130); 201 mm 40 Circolare con sequenza di piccoli cuori pieni sormontata da una fila di archetti 4 pilastrini aurei quadrangolari con ` estremita modanate Circolare con Non pervenuta 3 pilastrini aurei sequenza di piccoli esagonali con cuori pieni ` estremita modanate sormontata da una fila di archetti Circolare a pelte piene Circolare a pelte piene Circolare a ovuli e palmette 1 gr 17,51 mm 40 Non pervenuta Leu, 52, 1991, n. 264 Macrino; aureo 4P (RIC 93var.); 217 5P gr 10,31 mm 33 gr 12,41 mm 31 ? Gordiano III; aureo (RIC 58); 239 gr 10,86 mm 34 6P Gordiano III; aureo (RIC 97); 241-243 7P Valeriano I; binio (unico); 254-256 Claudia Perassi 2 7 Cordone a Marco Aurelio per girocollo a maglie 1 F Faustina iunior, aureo loop in loop doppio (RIC 681), 161-176 Stella a otto punte Fermaglio entro cornice traforata monetale esagonale No Gadoury, 10, 1984, n. 132 N. FIG. CHIUSURA DISTANZIATORI BIBLIOGRAFIA ? Circolare a ovuli e palmette NAC, 10, 1997, n. 655 Anello e uncino saldati su capsule No traforate Non pervenuta 2 pilastrini aurei esagonali con ` estremita modanate COLLANA PENDENTI / MEDAGLIONI / FERMAGLI MONETALI ` Autorita emittente Peso; Ø Cornice Nominale 3 8 Collare formato da lamine auree a sbalzo 1 Caracalla; aureo M (RIC 289); 215 . 4 6 Non pervenuta Ostiliano; aureo gr 13,70 Circolare a pelte 1P (RIC 181b); 250-251 mm 40 traforate CNG, Freeman & Sear, NAC, Triton III, 1999, n. 1153 Hirsch, 232, 2004, n. 620 Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 5 ? No Catena a maglie a loop in loop Costanzo II; solido 1P (lungh. 36 cm (?); 337-361 ca.; gr 26,1) Stelliforme in lamina aurea piena, con le otto punte decorate da un granato Anello e uncino, saldati su caspule teriomorfe 277 278 ` TAB. 3 - PENDENTI ISOLATI DI ETA ROMANA N. FIG. PESO DIAMETRO CORNICE BIBLIOGRAFIA ? ? ? Circolare (traforata?), con motivi a petali intervallati da palmette? P = ignota; U = ignota P = 1923, Beaurains, ´ ‘Tresor d’Arras’’; Esagonale a ghirlande vegetali U = Hannover, Kestner Museum Circolare a pelte traforate capovolte P = ignota; U = ignota Circolare a ovuli e palmette P = ignota; U = ignota Circolare ad ovuli e palmette stilizzati Bourgey, Coll. de M. de R..., Paris 1953, n. 89 Sammlung Trau, Luzern 1935, n. 685 Sammlung Trau, Luzern 1935, n. 895 MONETA ` Autorita emittente; Nominale; Datazione 1 Tito Caesar; aureo 10 (RIC II, n. 155); 71-72 PROVENIENZA UBICAZIONE ATTUALE CONSERVAZIONE P = ignota; U = ignota Appiccagnolo ripiegato sul rovescio 2 Tito; aureo (RIC II, n. 21a); 80 3 Traiano; aureo (RIC II, n. 326); 114-117 4 gr 14,60 Adriano; aureo (RIC II, n. 251b); 134-138 ca. mm 36 Hess, Luzern 1954, n. 275 Antonino Pio per Faustina sen. 5 diva; aureo (RIC III, n. 349a); gr 13,75; ? 23 post 141 Circolare a pelte traforate stilizzate Sammlung Trau, Luzern 1935, n. 1569 6 Antonino Pio per Faustina sen. gr 11,465 diva; aureo (RIC III, n. 384a); mm 27 post 141 ? Circolare a ovuli e palmette stilizzati ¨ P = ignota; U = Koln, ¨ Romisch-germanisches Museum Mancante dell’appiccagnolo P = ignota; U = ignota Bourgey, Coll. de M. de R..., Paris 1953, n. 155 7 Antonino Pio per Faustina sen. diva; aureo (RIC III, n. 367); post 141 Cahn, 66, 1930, n. 689 Claudia Perassi PESO DIAMETRO gr 11,31; ? ?; mm 32 P = ignota; U = ignota P = ignota; U = ignota P = ignota; U = ignota gr 12,50; ? Circolare con motivo a onde in lamina piena Circolare a pelte traforate Circolare a ovuli e palmette lanceolate Ottogonale a ovuli e palmette P = ignota; U = ignota ¨ Kunker, 97, 2005, n. 1443 Sotheby’s, London 16.12.1977, n. 138; Sotheby’s, London 14.06.1978, n. 82 ¨ Sotheby’s, Zurich, 27-28.10.1993, n. 1580 CNG, Mail Bild Sale 63, 2003, n. 1373 CORNICE BIBLIOGRAFIA N. FIG. PROVENIENZA UBICAZIONE ATTUALE CONSERVAZIONE 8 MONETA ` Autorita emittente; Nominale; Datazione Antonino Pio; aureo (RIC III, n. 147); 145-161 9 Antonino Pio; aureo (RIC III, n. 233); 153-154 10 Antonino Pio; aureo (RIC III, n. 256); 155-156 Marco Aurelio; aureo suberato? 11 (RIC III, n. 87, ma denario); gr 6,63; ? 12 163-164 ca. gr 13,50 mm 38 Ottogonale con ghirlanda vegetale e ‘‘fiori di loto’’ P = 1923, Beaurains, ´ ‘‘Tresor d’Arras’’; U = ignota Lieve lacuna della cornice (privo dell’appiccagnolo nell’asta M&M) Commodo; aureo 12 (RIC III, n. 247); 192 ¨ Munzen & Medaillen, 73, 1988, n. 247; Sotheby’s, London, 5.07.1995, n. 134; CNG, Freeman & Sear, NAC, Triton I, 1997, n. 1505 Hirsch, 214, 2001, n. 1729 13 Clodio Albino Caesar; denario gr 3,65; ? (RIC IV/1, n. 2); 194-195? Circolare a pelte piene Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta Circolare con filo aureo ritorto saldato lungo il bordo interno P = ignota; U = ignota del castone ¨ P = ignota; U = Koln, ¨ Romisch-germanisches Museum Settimo Severo; aureo gr 17,445 14 (RIC IV/1, n. 125b); 198/199mm 32 200 ? Bourgey, Coll. de M. de R..., Paris 1953, n. 203 Gorny, 87, 1998, n. 660 15 Caracalla; denario 14 (RIC IV/1, n. 38); 199-200 Circolare con sottile lamina aurea ripiegata lungo il bordo P = ignota; U = ignota della moneta 279 280 PESO DIAMETRO Circolare con filo aureo ritorto saldato sopra il bordo del P = ignota; U = ignota castone ¨ Munzen & Medaillen, 43, 1970, n. 400 CNG, Freeman & Sear, NAC, Triton I, 1997, n. 1534 CNG, Freeman & Sear, NAC, Triton II, 1998, n. 955 Hirsch, 220, 2002, n. 1643; Hirsch, 224, 2002, n. 681 Bourgey, Coll. de M. de R, Paris 1953, n. 213 CNG, Freeman & Sear, NAC, Triton III, 1999, n. 1129 Circolare ad archetti Circolare a ovuli e palmette Circolare con filo d’argento ritorto saldato sul bordo interno P = ignota; U = ignota del castone Circolare a ovuli e palmette stilizzati Circolare a ovuli e palmette stilizzati P = ignota; U = ignota ¨ P = ignota; U = Koln, ¨ Romisch-germanisches Museum P = ignota; U = ignota Lieve lacuna della cornice P = ignota; U = ignota CORNICE BIBLIOGRAFIA N. FIG. MONETA ` Autorita emittente; Nominale; Datazione PROVENIENZA UBICAZIONE ATTUALE CONSERVAZIONE 16 gr 9,73; ? 9,92; ? gr 3,58; ? gr 11,796 mm 32 Geta Caesar; denario gr 3,74; ? (RIC IV/1, n. 5); 200-202 ca. 17 Settimio Severo; aureo 13 (RIC IV/1, n. 181c); 202 18 Caracalla; aureo (RIC IV/1, n. 59a); 202 19 Settimio Severo; denario (RIC IV/1, n. 216); 208 20 Caracalla; aureo 16 (RIC IV/1, n. 289a); 217 21 Elagabalo; aureo gr 9,68; ? 19 (RIC IV/2, n. 196A); 218-222 22 Elagabalo; aureo 22 (RIC IV/2, n. 35); 220 gr 13,43 mm 35 Circolare con sottile nastro aureo disposto a stella con otto P = 1923, Beaurains, ` ´ punte, nelle quali e un piccolo ‘‘Tresor d’Arras’’; U = Paris, ` cuore pieno, intervallate da un Bibliotheque Nationale motivo ad ‘‘aquiletta’’ Circolare a ovuli e palmette stilizzati Circolare a pelte traforate P = ignota; U = ignota P = ignota; U = ignota NFA, IX, 1980, n. 573 23 Severo Alessandro; aureo 20 (RIC IV/2, n. 4); 222 gr 11,33; ? gr 10,54; ? NAC, D, 1994, n. 2017; NAC, 95, 1995, n. 642 Gorny, 71, 1995, n. 739 Claudia Perassi 24 Severo Alessandro; aureo (RIC IV/2, n. 6); 222 PESO DIAMETRO gr 10,27; ? gr 9,20; ? Circolare con degenerazione del P = ignota; U = ignota motivo ad ovuli e palmette 13 fori circolari nella cornice NAC, 1, 1989, n. 951 Circolare a pelte piene Mu¨ P = ignota; U = Koln, ¨ Romisch-germanisches seum P = ignota; U = ignota Privo dell’appiccagnolo Circolare a ovuli e palmette a P = ignota; U = ignota forma di ventaglio CNG, Triton IX, 2006, n. 1536 CORNICE BIBLIOGRAFIA N. FIG. MONETA ` Autorita emittente; Nominale; Datazione Severo Alessandro; aureo 25 (RIC IV/2, n. 6); 222 PROVENIENZA UBICAZIONE ATTUALE CONSERVAZIONE 26 Severo Alessandro; aureo (RIC IV/2, n. 46); 225 Pseudomoneta aurea, da aureo o denario di Severo Alessandro gr 5,992 27 (RIC IV/2, nn. 245-246); mm 30 231-235 gr 10,79; ? A forma di stella traforata, con otto punte lanceolate intervallate da nove fogliette Circolare con filo aureo ritorto saldato sul bordo esterno P = ignota; U = ignota del castone Circolare ad archetti Circolare a ovuli e palmette stilizzati Circolare a ovuli e palmette P = ignota; U = ignota P = ignota; U = ignota P = ignota; U = ignota Circolare a ovuili e palmette a forma di ventaglio Bourgey, Coll. de M. de R..., Paris 1953, n. 230 ¨ Munzen & Medaillen, 21, 1960, n. 73 Severo Alessandro per Giulia 28 Mamea; aureo 17 (RIC IV/2, n. 342); 222-235 Pseudomoneta aurea, da aureo 29 gr 15,13 o denario di Massimino il Trace 1-2 mm 54 (RIC IV/2, n. 1); 235 gr 6,25 mm 35 gr 7,96; ? ? gr 9,04; ? P = ignota; U = Stuttgart, Canessa, Collezione Caruso, ¨ Wurttembergische LandesmuNapoli 1923, n. 628 seum Bank Leu, 42, 1972, n. 435 ¨ Munzen & Medaillen, 44, 1971, n. 100 Bourgey, Coll. de M. de R..., Paris 1953, n. 251 CNG, Triton VII, 2004, n. 1017 30 Gordiano III; aureo (RIC IV/3, n. 1); 238-239 Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 31 Gordiano III; aureo 21 (RIC IV/3, n. 57); 240 32 Gordiano III; aureo (RIC IV/3, n. 108); 241-243 33 Filippo I; antoniniano 11 (RIC IV/3, n. 43b); 244-247 281 282 PESO DIAMETRO CORNICE BIBLIOGRAFIA N. FIG. MONETA ` Autorita emittente; Nominale; Datazione ? Bourgey, Coll. de M. de R..., Paris 1953, n. 268 Traiano Decio per Etruscilla; 34 aureo (RIC IV/3, n. 59a); 18 249-251 gr 4,13; ? gr 5,63; ? gr 8,34; ? Circolare a ovuli e palmette P = ignota; U = ignota Circolare con degenerazione del P = ignota; U = ignota motivo a pelte? Circolare con filo aureo ritorto saldato sul bordo esterno P = ignota; U = ignota del castone PROVENIENZA UBICAZIONE ATTUALE CONSERVAZIONE P = ignota; U = ignota Circolare a ovuli e palmette a Privo dell’appiccagnolo e forma di ventaglio mancante di circa un quarto della cornice Gorny & Mosch, 112, 2001, n. 4386; Numismatik Lanz,109, 2002, n. 773 Sternberg AG, XIV, 1984, n. 420 Numismatica Genevensis, 3, 2004, n. 153 MAZZINI 1957, IV, p. 125, prima 42 35 Treboniano Gallo; aureo 15 (RIC IV/3, n. 22); 251-253 36 Gallieno; aureo (RIC V/1, n. 305); 257-258 37 Gallieno; binio (RIC V/1, n. 96); 260 gr 11,16; ? Circolare a ovuli e palmette P = 1889, Neuville-sur-Ain (Ain, Lyonnaise), ´ ‘‘Tresor de Planche’’; U = ignota P = ignota; U = Stuttgart, ¨ Wurttembergische Landesmuseum P = ignota; U = ignota Vittorino; aureo 38 (RIC V/2, p. 387, Add. 7); 3 268-270 gr 15,59 mm 52 ? Circolare ad archetti Circolare con ampi spazi a giorno irregolari separati da sottili tratti pieni Pseudomoneta aurea (da antoniniani di Probo: 39 per il R/ RIC V/2, n. 36); post 276-282 Canessa, Collezione Caruso, Napoli 1923, n. 628 Hirsch, 224, 2002, n. 873 Claudia Perassi 40 Licinio II; follis; (RIC VIII, n. 18); 321-324 Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 283 TAV. I 1 2 3 284 TAV. II Claudia Perassi 4 5 6 Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 285 TAV. III 7 286 TAV. IV Claudia Perassi 8 9 Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 287 TAV. V 10 11 12 288 TAV. VI Claudia Perassi 13 14 15 Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 289 TAV. VIII 16 17 18 290 TAV. VIII Claudia Perassi 19 20 21 Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 291 TAV. IX 22 23 24 25 292 TAV. X Claudia Perassi 26 27 28 Gioielli monetali antichi e moderni. La documentazione dei cataloghi d’asta 293 TAV. XI 29 30 294 TAV. XII Claudia Perassi 31 32
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