Un prodigioso filatterio monetale nella Costantinopoli del XII secolo. L’epistola 33 di Michele Italico, in “Aevum”, 79/2, 2005, pp. 363-405 more

Aevum RASSEGNA DI SCIENZE STORICHE LINGUISTICHE E FILOLOGICHE Anno LXXIX Maggio-Agosto 2005 ESTRATTO UNIVERSITA CATTOLICA DEL SACRO CUORE MILANO Claudia Perassi UN PRODIGIOSO FILATTERIO MONETALE NELLA COSTANTINOPOLI DEL XII SECOLO: L'EPISTOLA 33 DI MICHELE ITALICO (con Appendice di Carlo Maria Mazzucchi) L'epislola 33 di Michelc llalico fu composta per accompagnarc il dono di un filatterio monetalc. ossia di una collana d'oro alia quale era agganciata una moncta. aurea anch'essa. dotata di prodigiosc propricta talismaniche. La descrizione del nominale, retoricamente assai clabcrata, permette di avanzare alcune ipotcsi circa I'efTettiva natura della moneta. II confronto con la documentazionc pervenula di gioielli monclali consente, inoltre. di proporre una ricostruzione ideale dell'intero monilc. Le portentose virtu del nomisma, magnificatc da Italico, sono inline inserite nella problematica relativa all'uso amulctico della monela, attestalo fino ai nostri giorni. In Appendice e fornita una nuova cdizione del testo greco dell'epistola 33; la traduzione e di Carlo Maria Mazzucchi. 1. L'autore Fra le limitatissime attestazioni tramandate delle fonti scritte circa un reimpiego delle monete nella gioielleria di epoca romana e bizantina', riuso testimoniato invece copiosamente dalla documentazione archeologica, notevole importanza riveste una lettera inviata da Michele llalico ad un anonimo attuario di Costantinopoli'-. Poco sappiamo del suo autore, la cui data di nascita sembra da collocare nell'ultimo decennio dell'XI secolo'. Una multiforme carriera lo porto a ricoprire * In questa 'divagazione' cronologicamcnle molto distanlc dai miei consueti interessi di studio, che si inserisce pero nelle ricerche che da tempo sto conduccndo sui pendenti monetali e sulla funzione talismanica delle monete. e stata preziosa la collaborazione di molti collcghi. Sono. innanzi- tutto, profondamente grata a Carlo Maria Mazzucchi: la sua compctenza filologica c la sua conoscenza della cultura bizantina mi hanno consentito una piii approfondita comprensione dell'epistola, chiaren- domi singoli luoghi del testo e permettendomi di meglio inserirla nel suo milieu culturale. Ho discusso le mie argomentazioni anche con i colleghi Silvia Lusuardi, Marco Sannazaro. Andrea Saccocci e Bruno Callegher: tutti mi hanno fomito utili spunti di riflessionc. dei quali li ringrazio. Naturalmcnte ogni svista ed errorc sono da imputare esclusivamente a chi scrive. Un grazie devo anche ad Anna Pontani. per il generoso interessamento con cui ha seguito la lunga elaborazionc di questo studio, pur esprimendo pareri differcnti su alcuni punti dell'interpretazione del testo, dei quali dara conto in un prossimo intervento. Sono debitrice. infinc. ad Ernest Oberlander Tarnoveanu e a Cecile Morrisson. per I'aiuto che mi hanno fornito nelle mie ricerche bibliografiche. 1 Per ii mondo romano la sola tcstimonianza e costituita da un frammento di Sesto Pomponio (II sec. d.C), tratto dal Commento esegctico al Trattato di diritto civile di Masurio Sabino, giurecon- sulto di eta neroniana. relativo all'usufrutto ricavabile da monete ueteres ulitozzale pro gemmis {Dig. VII 1,28; vedi C. PERASSI, Nomismata pro gemmis: pendenti monetali di eta romana fra Oriente e Occidente, in L 'Africa Romana. Atti del XV Convegno Internazionale di Studi. Ai confini dell 'Impero: contalli. scambi. conflitli. Tozeur, 11-15 dicembre 2002, Roma 2004, 916). J Michel Italikos Lettres et discours. ed. par P. Gautikr, Paris 1972 (Archives de I'Orient Chretien, 14), 208-10, ep. 33. 1 Gautier, L'auteur, in Michel Italikos, 15 (su Italico, vedi anche K. KRUMBACHER, Geschichte der Byzantinischen Litteratur von Justinian bis zum Ende des ostromischen Reiches [527-1453], I, 364 c. perassi prestigiosi incarichi: dapprima celebre professore di retorica e, forse nel contempo, anche di filosofia\ fu nominato nel 1142 5i8&ckocXo<; ecumenico. In un anno imprecisato fece parte di un'ambasceria imperiale a Roma*. Dopo il settembre del 1143 divenne metropolita di Filippopoli, rivestendo tale carica fino alia morte, che deve essere avvenuta prima del maggio del 11576. Ma e nel suo ruolo di insegnante di medicina (5i5daicaA.o<; iaxptov) che Italico invia Pepistola, oggetto della nostra attenzione, alia piu alta autorita medica dell'im- pero bizantino7. II suo destinatario e identificato da Paul Gautier ne\V attuario Michele Pantechnes, uno dei tre medici chiamati al capezzale di Alessio Comneno nell'agosto del 1118, del quale in seguito lo stesso Italico scrivera Telogio funebre*. E probabile che l'occasione della missiva sia costituita dalla nomina a docente di Miinchen 1897 [rist. New York 1958], 465-66; U. Criscuolo, La politico orientate di Giovanni II Comneno alia luce di nuovi testi di Michele Italico, «Annali della Facolta di Lettere e Filosofia dell'Universita di Macerataw, 5-6, 1972-73, 541-42; H. Hunger, Die hochsprachlicheprofane Literatur der Byzantiner, 1, Miinchen 1978, 123-24; A. Ka/mdan, Michael Italikos, in The Oxford Dictionary of Byzantium. II. New York 1991, 1368-69). ' Sulla probabile contemporaneila dei due insegnamenti, vedi Gautier, L'auteur, 17-19. A motivo della sua fama, venne ammesso al salotto letterario che Tex basilissa Irene Doukaina radunava negli appartamenti imperiali annessi al monastero della Kecharitomene (Gautier, L'auteur, 16; Gautier, Ses relations, in Michel Italikos, 29-30). Teodoro Prodromo paragona I'abilita retorica di Italico a quella di Demostene, mentre, per la sua eccellenza negli studi filosofici, lo dcfiniscc un secondo Platone (PC 133, 1285A, 1286B, I089A; vedi F. Fuchs, Die hdheren Schulen von Konstantinopel im Mittelalter, Amsterdam 1964 [Byzantinisches Archiv, 8], 38-39; Gautier, L'auteur, 16-17). ! Secondo Gautier, L'auteur, 21-24 si potrebbe trattare dell'ambasceria inviata da Giovanni Comneno presso il papa Onorio II nel 1126, ovvero della delegazione bizantina che, nel luglio del 1137, raggiunse l'imperatore Lotario III e lo stesso papa accampati ad Aquas Pensites, fra Mclfi e Potenza, nel corso della guerra contro Ruggero di Sicilia. A quest'ultima azione diplomatica partecipd anche quidam philosophus, la cui eloquenza gli valse la nomina a logotheta a secretis da parte di Lotario (PlETRO Diacono, Chronicon: PL 173, 933C). Le due ambascerie sono indicate come probabili anche da kazhdan, Michael Italikos, 1368. * Nel settembre del 1143 Italico fu infatti incaricato quale didaskalos ecumenico di pronun- ciare I'elogio funebre del patriarca Michele Kourkouas (vedi Gautier, Michel Italikos, 66-80; Gautier, Sa relations, 53-56), mentre nel maggio del 1157 la sede di Filippopoli risulta ricoperta da un certo Teodoro (vedi Gautier, L'auteur, 26-28). Secondo J. Duefy, Reactions of two Byzantine Intellectuals lo the Theory and Practice of Magic: Michael Psellos and Michael Italikos, in Byzantine Magic, ed. by H. Maguire, Washington 1995, 92 la nomina di Italico a metropolita dovrebbe essere avvenuta intorno al 1145. ' II termine cociouapioc; designa un funzionario bizantino, il cui ambito di azione muto profon- damente nel corso del tempo. Secondo A. Kazhuan, Aklouarios, in 777e Oxford Dictionary of Byzantium, I, New York 1991, 50 forse gia dalla fine dell'XI secolo, e certamente dal XII, esso divenne il titolo del "(court?) physician". Anche M. Treu, Michael Italikos, «Byzantinische Zeitschrift», 4 (1895), 11; T.S. Miller, The Birth of the Hospital in the Byzantine Empire, Baltimore-London 1985, 149-50 e P. Timplalexi, Medizinisches in der hyzantinischen Epistolographie (1100-1453), Frankfurt am Main 2002 (Europaische Hochschulschrifetn, Reihe VII, Bd. 9), 24, nota 75 lo intendono, rispettivamente, quale "offizielle Titel des kaiserlichen Hofarztes", quale "leading doctor of the imperial court... a physician on the staff of the Mangana Xenon" e quale "persdnlich Leibartz des Kaisers". Per V. Laurent, Numismatique et folklore dans la tradition byzantine, «Cronica numismatica sj arheologica», 119-120 (1940), 257, nota 28 il termine indicherebbe, invece, "celui que nous appelle- rions aujourd'hui le doyen de la faculte de medicine de I'Universite de Constantinople"; per V. Grumel, La profession medicate a Byzance a I 'epoque des Comnenes, «Revue des 6tudes byzantines», 7 (1949), 45 "une sorte de ministre de la Sante publique [...], medecin lui-meme", infine, per A. Hohlweg, La formazione culturate e professionale del medico a Bisanzio, «KOINQNIA», 13/2 (1989). 170 "il titolo piii alto nella gerarchia medica a Bisanzio". 8 Gautier, L'auteur, 20-21; 209, nota 1; Gautier, Ses relations, 46-9 (vedi anche Miller, The Birth, 149-50 e Timplalexi, Medizinisches, 271). L'elogio e contenuto nella lettera 9 (Gautier, un PRnDK.KlSd HI ATTERIO MOVKTALE 365 medicina del suo autore, che gia doveva esercitare l'attivita didattica in una scuola privata '. Questa funzione ufficiale gli era stata proposta una prima volta dalla sua protettrice Irene Doukaina, vedova dell'imperatore Alessio Comneno, ma egli I'aveva rifiutata, come si apprende dall'epistoia 5"'. L'asserzione contenuta nella lettera 33, circa l'attuale milizia di Italico alle dipendenze deW'attuario, rende attendibile I'accettazione dell'incarico in un secondo momento. Rimane incerta, pero, 1'identificazione della struttura nella quale Italico esercito tale funzione, se cioe presso una scuola, pubblica ovvero ecclesiastica, oppure presso uno dei grandi ospedali di Costantinopoli". Poiche la morte di Irene Doukaina avvenne nel mese di febbraio del 1133 o del 1138i:, la nomina deve essere precedente a questo intervallo cronologico ". Al di la dell'interesse che l'epistola riveste per la storia della pratica medica a Bisanzio14, essa assume una rilevanza particolare anche per gli studi numisma- tici, perche fu scritta per accompagnare l'invio di una moneta trasformata in un pendente di collana, le cui caratteristiche profilattiche sono elogiate con enfasi dal mittente. 2. L 'epislola 33 La traduzione che segue si basa su una rilettura, condotta da Carlo Mario Mazzucchi, del manoscritto conservato a Oxford, alia Bodleian Library, Baroccianus graecus 131, f. 337r'\ La sua attenta, paziente collaborazione nella revisione del Michel Italikos, 110-115). Secondo Treu, Michael Italikos, II il nome deW'attuario sarebbc forse da riconoscere nel termine atpdxtp, forma corrotla di ZtpaTTiyio) (Iial. 33, 1; ma, vedi, contra. Laurent, Numismalique, 258, nota 29 c, in questa sedc. I'apparato critico all'epistola). * Cosi si desume dall'epistoia 5 (vedi Grumel, La profession, 44; Gautier, L'auleur, 19-20; 209, nota 3). 10 Gautier, L'auteur, 97-98; Gautier, Ses relations, 30. " Sembra opporsi ad una funzione didattica di Italico cntro una struttura statalc il ruolo giocato da Irene Doukaina nella nomina. poiche i rapporti fra la vedova di Alessio Comneno e i suoi figli non erano certo tali da favorire un'ingerenza della donna nella gestionc della cosa pubblica (vedi Gautier, L'auleur, 21). Secondo Grumel, La profession, 45 1'ex basilissa avrebbe invece offerto al suo protetto l'inscgnamento medico presso il Pantocrator Xenon (vedi anche Funis, Die hdheren Schulen, 38). Talc ipotesi c pero respinta per motivi cronologici da Gautier, L'auteur, 20: il corpo centrale del monastero al quale I'ospedale era annesso fu completato infatti da Giovanni II Comneno solo nel 1136. Lo studioso pensa dunque si sia trattato dclTospedale di San Paolo, sul quale Irene Doukaina esercitava la propria protezione (sulla funzione dclle strutture ospedaliere di Costantinopoli quali scuole di medicina, almcno a partire dalla fine del X secolo. vedi T.S. MILLER, Byzantine Hospitals, ((Dumbarton Oaks Papersw, 38, 1984, 61; Miller, The Birth, 149-50; 156-59; Hoiilweg, La formazione, 183-85). " P. Gautier, L 'obituaire du typikon du Pantocrator, «Revue des etudes byzantines», 27 (1969), 245-47. Secondo Gautier, L'auteur, 21 I'insegnamento medico avrebbe prcceduto quelle di rctorica e di filosofia. " Laurent, Numismalique, 257 indica per la composizione della lettera una data "peu avant 1150". " Sulla medicina bizantina fondamentali sono gli Atti del Simposium on Byzantine Medicine (- ((Dumbarton Oaks Papers», 38, 1984); sull'argomento, vedi anche O. Temkin, Byzantine Medicine: Tradition and Empiricism, ((Dumbarton Oaks Papers», 16 (1962), 97-115. " II manoscritto, una straordinaria raccolta di 536 fogli redatta fra il 1250 e il 1280 ca., tramanda molti testi rari o addirittura unici. in massima parte opere di Michele Psello e di autori del XII secolo (vedi Gautier, Les manuscripts, in Michel Italikos, 7-11; N.G Wilson. A Byzantine Miscellany: Ms Barocci 131 Described, «Jahrbuch der ostcrrcichischen Byzantinistik», 27. 1987. 157-79). La lettera 366 c . I'l K \SM testo si e rivelata preziosissima, in quanto ha permesso di puntualizzare alcuni fondamentali punti dell'epistola, che traduzioni proposte in precedenza tendevano invece a sfumare. Scrive dunque Michele Italico16: MV attuario Ecco il tributo che rendo al mio Cesare ": ormai infatti milito sotto i tuoi ordini, come vedi. Anzi, sono arruolato fra i tuoi, in seguito alia mia nomina a diddskalos dei medici. Ma non dalla bocca di un pesce, come quel corifeo io ho tratto questo statere ". Piuttosto questo oggetto mi e stato donato da un uomo del potere; anzi, per dimostrarti la sua nobile origine, adornava un petto imperiale. Questo e il suo primo pregio. E il secondo e l'oro. Non tutto di un solo pezzo, ne di una sola qualita. La catena e infatti in oro piii pallido, mentre il filatterio pettorale e di oro preziosissimo, del quale non troverai ne migliore ne piu puro. Di chi e il disegno:"? Non e del primo Cesare e nemmeno del suo immediato di Italico, parte di un gruppo di epistole riportatc in forma anonima nei fogli 33lv-338v (Wilson, A Byzantine, 168), fu pubblicata per la prima volta da J.A. Cramer (Anecdota Graeca e codd. manuscriptis Bibliothecarum Oxoniensium, III, Oxonii 1836 [rist. anast. Amsterdam 1963], 190-91, ep. XXII), senza pero intuire I'identita dell'autore. Essa venne invece riconosciuta nel 1895 da Treu, Michael Italikos. La lettera fu oggetto per la prima volta di un commento da parte di Pii.l. Kukui.es, Kwvaxavnvaxa, «ActOYpa(pia», 6 (1917), 216-20, che la pubblico pero ancora in forma anonima. In seguito il noto bizantinista p. Vitalien Laurent la riporto integralmente sulla rivista rumena Cronica numismatica fi arheologica (Laurent, Numismalique el folklore, 258-59), con I'esatta attribuzione a Michele Italico. Passi piu o meno ampi della missiva, o sintesi di varia estensione, sono stati in seguito citati e commentati da T. Bertele, Costanlino il Grande e S. Elena su alcune monete bizantine, «Numismatica», 14 (1948), 91-92; Grumel, La profession, 45; A. Grabar, Un medallion de Mersine, ((Dumbarton Oaks Papers», 9 (1951), 30-33 (I'autore e pero erroneamente definito "Jean Italos"); A. Karpozelos/Ioannina, Realia in Byzantine Epistolography X-XUc, «Byzantinische Zeitschrift», 77 (1984), 28 (I'invio della lettera e, pero, messo in relazione, in modo inesatto, con la nomination as a doctor di Italico); H. Maguire, Introduction, in Byzantine Magic, 5-6; H. Maguire, Magic and Money in the Early Middle Ages, «Speculum», 72 (1997), 1044-45; L. Travaini, The Normans between Byantium and the Islamic World, ((Dumbarton Oaks Papers)), 55 (2001), 196; L. Travaini, La lerza faccia della moneta. Note per lo studio dell 'iconografia monetale medievale, «Quaderni Medievali», 52 (2001), 121; Timpi.ai.exi, Medizinisches, 271-72; N. Hristova, L'immagine di san Costanlino suite monete bizantine e di imitazione bizantina fbulgare e latine) dei secoli XII e XIV, «Studi sull'Oriente Cristianos, 7 (2003): Miscellanea Capizzi, 165, nota 2 (I'autore e nuovamente indicato come "Giovanni halo"); B. Cau.egher, San Costanlino su monete e sigilli della fine XU-inizi XIII secolo, in corso di stampa. "' II testo greco e riportato infra, alle pp. 395-96. La traduzione e di Carlo Maria Mazzucchi. " L'esordio della missiva richiama la risposta di Gesii alia domanda provocatoria circa il tributo che doveva essere pagato all'imperatore di Roma: "Rendete dunque a Cesare quello che e di Cesare e a Dio quello che e di Dio" (Mt 22,21; Mc 12,17; Lc 20,25). 18 Anche questa asserzione di Italico rievoca un episodio evangelico relativo ad un pagamento. Alia richiesta da parte degli esattori della riscossione della tassa annuale di due dracme, ossia mezzo siclo, che gli israeliti adulti dovevano versare per il mantenimento del Tempio, Gesii invita Pietro, capo degli apostoli, a recarsi sulla riva del mare: "Getta I'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta (nel testo greco OTaxrjpa) d'argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te" (Mt 17,27). " II ricorso da parte di Italico al vocabolo 'statere', estraneo alia terminologia monetale bizantina, e motivato dal suo utilizzo nel passo evangelico citato (vedi supra, nota 18). :o II termine eniYpaipil utilizzato da Italico, oltre a indicare una "iscrizione apposta sopra", ha anche il valore di "disegno" (vedi GW.H, Lampe, A Patristic Greek Lexicon, Oxford 1961-68, 519). Laurent, Numismalique, 258, Bertei.e, Costanlino il Grande, 92 e Gautier, Michel Italikos, 208 adottano pertanto il primo significato, che riprende anche il valore assunto da eitiypcupTl nel passo evangelico richiamato all'inizio della lettera, dove viene giustapposto a eiicwv, facendo pertanto riferi- mento alia legenda monetale. Si e invece preferito proporre in questa sede la seconda accezione. I \ I'KODKilOSO FII.ATIIRIO MOM iAi I 367 successore che resse lo scettro dell'impero, Tiberio, ne di uno di quelli chc anticamente imperarono, ma del piu imperiale, del piu pio e del migliore fra gli imperatori. Infatti reca Timpronta dei divinissimi Costantino ed Elena e dall'altro lato;i l'immagine di Cristo, con tratti alia romana, come incidevano allora. lntorno al bordo circolare e impressa [una legenda] in lettere non greche. Penso che anche questi siano caratteri romani e per te e possibile, preso [quest'oggetto], leggere le lettere: infatti, sei forse non ignaro anche di questo". Avrai questo [mio dono] non solo come difesa contro la natura detestabile [dei demoni], in quanto vi e impressa la croce, Parma trionfatrice: infatti questo oggetto ha una particolare segreta potenza, non ottenuta grazie a qualche arte magica, come spesso fanno i Caldei o i teurghi assiri'1, ma, in virtu di una potenza divina, impressa forse dagli stessi punzoni; essa rende coloro che lo portano esenti dalle malattie contagiose. Tu non hai bisogno dunque ne di purganti, ne di cambiamenti d'aria, ne di nessun altro presidio medico di questo tipo, indossando la moneta costantiniana. Infatti proprio per questo. circondatala esternamente con una uguale [cornice] d'oro e appesala a un collare - come vedi che e fatto anche questo, anche se [la cornice] si e staccata dal gancio -, tutti quanti la portano sul petto per allontanare, come ha detto uno dei nostriM, tutti i mali che ci vengono addosso; cosicche vedi se potresti cercare un altro regalo piu apprezzabile di questo. Ma tu ci metterai intorno anche delle perle: due grandissime in alto, alia congiunzione della catenella d'oro, altre piu piccole in cerchio, correnti intorno a questa moneta divina. Cosi infatti essa era decorata anche prima, ma il bisogno ha portato via le perle, per la vita del buon attuario*] Senza di queste ti do l'oro, come vedi, non come oro, ma come moneta imperiale rivestita di una forza segreta. La lettura dell'epistola rende evidente come il suo autore stia descrivendo un oggetto reale, che tiene fra le mani prima di inviarlo in dono. Seppure in modo retoricamente elaborato, ne tratteggia infatti le caratteristiche salienti, che permet- tono di riconoscere in esso una collana monetale, ossia un tipo di monile ben noto alia documentazione archeologica26. E proprio il confronto con alcuni gioielli giunti fino a noi mi pare possa fornire utili indicazioni per una ricostruzione ideale del regalo incomparabile, inoltrato da Italico al proprio superiore. poiche la risposla che Italico fa immediatamente seguirc alia domanda si riferisce all'aspetto iconogra- fico della moneta e non alia sua parte epigrafica. :i Poiche Italico si limita ad osservare le immagini poste sui due lati della moneta, senza indicarne una scala di priorita, scmbra forzata la traduzionc di an revers, proposta, invece, da Gautif.r, Michel llalikos, 208. a L'osservazione rende credibile Pidentificazionc del destinatario della lcttcra in Michelc Pantechnes. Ncll'clogio funebre di questi, pronunciato dallo stesso Italico, vienc infatti ricordata la conoscenza del latino da parte AeWaiiuaria (Gautikr, Ses relations, 48; vedi anche A. hohlweg, La formazione, 186). " Sull'atteggiamento critico di Italico verso le pratichc magichc dei Caldei, documentato anche dall'epistola 28, vedi Duffy, Reactions, 90-91; 94. '-' A diffcrenza delle precedenti citazioni. tratte entrambc dai Vangeli. Italico fa qui riferimento a un passo del Vecchio Testamento. Nel libro di Giobbe (2,11), infatti, tre amici si accordano fra loro per andare a condolersi con lo stesso Giobbe e a consolarlo, poiche sono venuti a conoscenza di tutte le disgrazic che si sono abbattute su di lui. " Si n.in.i dunque di un'esclamazione asseverativa di quanto appena aflermato, ossia della constatazione che "il bisogno ha portato via le perle" (laurent, Numismatique, 259, nota 31 e Gautif.R, Michel llalikos, 210, nota 5 la interpretano invece come un semplice augurio di lunga vita, senza alcun rapporto diretto con il testo). " Secondo C.N. Papadimiiriou, Theodor Prodrom, Odessa 1905, 164 la moneta sarebbe da intendere, invece, come "1'insigne du doctorat en medecine". L'intcrpretazione e giustamcnte respinta da Gri'mfi., La profession, 45-46, poiche in tal caso si tratlerebbe di un dono inviato dall'a//uar/r< a Italico c non viceversa. 368 c. perassi 3. La cornice del pendente Una moneta d'oro era stata, dunque, inserita in una cornice, cosi da poter essere agganciata come pendente ad una catena, pure d'oro, ma "piu pallido" (Ital. 33, 7), ossia meno puro, forse per Paggiunta di una parte di argento, di quello utiliz- zato per produrre il filatterio pettorale, forgiato invece in "oro preziosissimo" (Ital. 33, 7-8). Al momento del dono, pero, il ciondolo e separato dalla collana aurea (Ital. 33, 25-26), congetturo a causa delPusura dell'appiccagnolo, o per una frattura della catena stessa27. Sono scomparse anche le perle, che in precedenza decoravano la montatura: due, grandissime, in corrispondenza dell'anello di sospensione, un numero imprecisato di perle piu piccole intorno al bordo della moneta (Ital. 33, 28-30). Non e chiaro come Italico possa essere a conoscenza di questa precedente ornamentazione: in presenza di una serie di castoni ormai vuoti, possiamo supporre che gli sia stata riferita dal potente personaggio dal quale, a sua volta, ha ricevuto in dono la collana monetale (Ital. 33, 4). Costui potrebbe essere anche il responsabile della vendita delle perle per bisogno (Ital. 33, 30-31), se non vogliamo imputarne la colpa alio stesso Italico. La dettagliata descrizione riportata nell'epistola permette di raffrontare il pendente di Italico con le cornici di esemplari di gioielli monetali a noi pervenuti. Non mi risultano noti ciondoli nei quali la moneta sia contornata da un giro di perle, mentre talora la montatura che racchiude Pesemplare monetale puo terminare con una decorazione costituita da uno o piu giri di filo metallico godronato, che assume pertanto Paspetto di un susseguirsi di perline2". La montatura dei pendenti monetali puo essere pero arricchita - seppur raramente - grazie all'inserimento di pietre preziose. L'imponente tesoro di Nikolaevo (Regione di Lovec, Bulgaria) ha restituito infatti una sfarzosa collana, il cui ciondolo racchiude un aureo di Caracalla entro una cornice d'oro, nella quale sono incastonate otto gemme, alternativamente rosse e verdi (Tav. I, l)20. Fra il gancio di sospensione e Panello • La documentazione archeologica documenta il recupero di catene spezzate, dalle quali si sono sfilati i pendenti monetali: e il caso della collana, rinvenuta nel 1906 nelle vicinanze della Porta occidentale deH'accampamento romano di Lambaesis, occultata entro un piccolo recipiente in ceramica con altri gioielli, fra i quali un pendente con aureo di Giulia Domna ad essa pertinente (vedi P. SaLaMa, Le tresor d'orjevrerie el monnaies decouvert en 1906 dans le camp de lambese. Essai de presentation, «Revue Numismatique», 157, 2001, 343; Perassi, Nomismata, 900-02). Cito inoltre la collana, probabilmente rinvenuta ad Assuan, appartenente all*ex collezione Bachofen von Echt ed ora al Kunsthistorisches Museum di Vienna, con quattro pendenti monetali (A.J. Bruhn, Coins and Costume in Late Antiquity, Washington 1993. 8; A. Yeroui.anou, Diatrita. Pierced-work Gold Jewellery from the 3rd to the 7th Century, Athens 1999, n. 3; Perassi, Nomismata, 908-09), quella con due pendenti con aurei di Severe Alessandro, anch'essa di origine egiziana e oggi al Metropolitan Museum of Art di New York (Bruhn, Coins, 39; Yeroulanou, Diatrita, n. 6; Perassi, Nomismata, 907), quella rinvenuta a nord del Cairo e confluita nella collezione statunitense Weaver (Salama, Le tresor, tav. XXXIV; Perassi, Nomismata, 907). :* E il caso, per esempio, del pendente e degli elementi di chiusura della collana dal tesoro di Campobello di Mazara, delle cinque monete che costituiscono I'elemento centrale di due armillae di probabile provenienza egiziana, appartenenti alia Dumbarton Oaks Collection di Washington e del pendente con solido di Giustino II conservato al British Museum: la cornice di quest'ultimo e formata da ben cinque giri di filo d'oro perlinato (vedi infra, note 79; 81). M Traci. Arte e cultura nelle terre di Bulgaria dalle origini alia tarda romanila. Catalogo della Mostra. Venezia, 13 maggio - 30 novembre 1989, Milano 1989, 330, n. 375/20 (per la figura, 336); C. Brenot - C. Metzger, Trouvailles des bijoux monetaires dans I Occident romain, in L 'or monnaye 111. Trouvailles des monnaies d'or dans I Occident romain, Actes de la Table Ronde tenue a Paris I \ I'KODKilOSO I II M I I KIO MOM I \I I 369 in rilievo che circonda la moneta sono, inoltre, saldati due minuscoli castoni aggettanti di forma circolare, ora vuoti, che dovevano pero in origine contenere due altre pietre (o perle?), di dimensioni minori. Si noti come la decorazione della montatura (giro di pietre attorno alia moneta; due pietre/perle in corrispondenza dell'appiccagnolo) richiami puntualmente quella descritta da Italico, con la sola differenza che, in quest'ultima, le perle piu piccole erano incastonate lungo il bordo della moneta. Meno puntale e invece il confronto con il pendente dal tesoro di Petrianecz (Ungheria): la cornice, che circonda anch'essa un aureo di Caracalla e, infatti, impreziosita unicamente daH'inserimento alternato di quattro paste vitree verdi e di quattro zaffiri, posti nello spazio pieno fra le otto palmette (Tav. I, 2)"'. Recentissima e infme la comparsa sul mercato antiquario di un pendente dalla montatura in lamina d'oro, che richiama nell'andamento del profilo una Stella a otto punte, ognuna delle quali e decorata al centro da un granato (Tav. I, 3)". II ciondolo, agganciato a una collana formata da due catene d'oro, incastona un solido di Costanzo II. Non e purtroppo nota la zona del suo rinvenimento. Tale preferenza per ornamentazioni appariscenti, giocate sul contrasto cromatico fra il colore uniforme deH'oro e quello variegato delle gemme o delle paste vitree, non mi risulta si riscontri mai nei ciondoli monetali di provenienza occidentale (Gallia, Germania, Italia), pur numerosissimi. Una predilezione dunque 'orientale' tt, confermata da un pendente rinvenuto fuori dal territorio dellTmpero romano, ossia in Pakistan, anch'esso da poco apparso sul mercato antiquario europeo (Tav. II, 1)". La pseudomoneta centrale, formata dalPaccostamento di due bratteae che imitano esemplari monetali di eta costantinianau, e sontuosamente racchiusa entro tre les 4 el 5 decemhre 1987, Paris 1992 (Cahiers Erncst-Babelon, 4), n. 69. II tesoro comprendeva trenta gioiclli d'oro e cinque d'argento. per un peso complessivo superiore al chilogrammo, oltre a 933 monete romane d'argento e a due di bronzo. la piu tarda di Filippo I'Arabo. L'interramento viene datato alia meta del III secolo. '" Brenot - Meizoer, Trouvailles, n. 64; yeroulanou, Dialrila, n. 85 (per la figura, 219). Due piccole pietre dure (una trasparcnte, la seconda violacea) concludono invece le tre catenelle pendenti dalla cornice a graticcio che circonda il multiplo in oro di Costanzo II. posto al centro del pastiche conscrvato alia Walters Art Gallery di Baltimora e ricreato come frammcnto di cintura. o di pettoralc o di collare ma che, aH'originc, doveva invece costituire una fibula isolata (vedi C.C. Vermeule, Numismatics in Antiquity. The Preservation and Dispay of Coins in Ancient Greece and Rome, «Schweizerische Numismatische Rundschau», 54, 1975, n. 53; L. Pir/io Biroi.i Stefanelli, L'oro dei Romani. Gioielli di eta imperiale, Milano 1992 [II metallo: mito e fortuna nel mondo antico, 3], 272, n. 258; YEROUI anou, Diatrita, n. 180; I. BALDN LlPPOUS, L oreficeria nell impero di Costantinopoli tra IV e VII secolo, Bari 1999, 163-64, n. 2; Perassi, Nomismata, 911-12). " G HlRSCll. Antiken. Auktion 232 (am 10. und II Fehruar 2004), Munchen 2004, n. 620. B Per un'cccczionale cintura (?), anch'essa di probabile provenienza orientale. formata dall'u- nionc di monete d'oro alloggiate in montature rivestite da pasta vitrca verde. vedi infra, nota 43. " R. Gdur, The Rahatak Inscription and the Date of Kanishka, in Coins. Art. and Chronology. Essays on the prc-Islamic History of the Indo-Iranian Borderlands, ed. by M. Al ram - D. ICumburc- Saiter. Wien 1999, 165-67, tav. 4, n. 2. Battuto all'asta nel 1999. e entrato a far parte di una collezione privata austriaca. II pendente presenta notevoli affinita con un esemplare, anch'esso di origine pakistana, conservato al British Museum di Londra (GObi., The Rahatak Inscription, 166-67. tav. 4, n. I). " II modello del Diritto e riconosciuto da GObi., The Rahatak Inscription, 165 in un doppio solido di Costantino del 325-326 della zecca di Nicomedia. La legenda e totalmente barbarizzata. II Rovescio raffigura Victoria con corona nella sinistra c palma nella destra. soggetto ben attestato sulla monctazione romana imperiale. La personificazione ha subito anch'essa una rielaborazione locale, in quanto indossa un dhoti indiano. La zecca di emissione di questa seconda moneta prototipo pub essere individuata in Eraclea, per la presenza delle lettere HT (= H/eraclea] TfhraciaeJ) nell'iscri- 370 c. perassi cornici: la piu interna con motivo decorativo a treccia; quella centrale costituita da dodici castoni rettangolari che dovevano in origine contenere pietre semipre- ziose verdi e blu"; la piu esterna formata da diciotto semisfere, nelle quali erano forse alloggiate altrettante perle, e da un castone rettangolare centrale, per I'inse- rimento di un'ulteriore pietra semipreziosa'6. 11 precario stato di conservazione del pendente pakistano permette di individuare una seconda possibile causa per la fuoriuscita delle perle dai propri alloggiamenti, in aggiunta a quella lamentata da Italico: ossia, oltre al bisogno, il logorio provocato dal tempo e dall'uso. II fondo di alcune semifere presenta, infatti, uno squarcio, piu o meno evidente, dovuto probabilmente, secondo Robert Gobi, all'usura della superficie metallica, in seguito al continuo sfregamento del rovescio del ciondolo contro la stoffa di un abito intessuto con fili d'oro o d'argento, quale pub essere il broccato". 4. // v6piou.ce Kcovaxavxiveiov: moneta o non moneta? Italico non mostra nessuna esitazione nell'identificare la moneta inserita nel ciondolo con un vopiapcc Kcovaxav-civeiov (Ital. 33, 23-24), ossia con un solido emesso da un imperatore di nome Costantino38. Fra i tanti omonimi, lo stesso Italico indica, senza dubbio di sorta, Costantino I, poiche, pur non essendo in grado di decifrare la legenda monetale (Ital. 33, 14-15), riconosce nel soggetto effigiato su di un lato del nominale la raffigurazione dei "divinissimi Costantino ed Elena" (Ital. 33, 12). La ricerca della 'moneta di Italico' deve pertanto prendere le mosse, inevitabilmente, dalle emissioni in oro di questo imperatore. 4.1 Ipotesi a: moneta di Costantino I II reimpiego in gioielleria di una moneta o di un multiplo d'oro di Costantino I e, in se e per se, verosimile. E noto come il periodo di massima diffusione della moda dei pendenti monetali nel mondo romano sia rappresentato dal III secolo d.C.w. zione, per altro anch'essa barbarizzata, posta in esergo. La legenda del Rovescio e infine certamcnte una irasformazione di gloria romanorvm (Gobi., The Rabalak Inscription, 165). " In alcuni di essi sono slate rinvenute infatti minime tracce di lapislazzuli (GOBL, The Rahatak Inscription, 166). * GObl, The Rahatak Inscription, 166. " GObl, The Rabatak Inscription, 166. 38II lessico monetale conosce con frequenza la designazione di un nominale attraverso il nome dell'autorita emittente, come michaelaton/michelatus e romanaton/romanatus per monete emesse da imperatori chiamati rispettivamente Michele e Romano (F.W. Hasluck, "Constantinata", in Essays and Studies Presented to William Ridgeway on His Sixtieth Birthday 6 August 1913, Cambridge 1913. 635, nota 2; C. Morrisson, Le michaelaton e les noms de monnaies a la fin du XI' siecle, in Tresors monetaires, 3, 1968; Ph. Grierson, Catalogue of the Bizantine Coins in the Dumbarton Oaks Collection and in the Whittemore Collection (da ora in avanti = DOC), I1I/1: Leo III to Michael III [717-8671, Washington 1973, 47). L'espressione solidus constanlinus o consiantiniatus, testimoniata in documenti soprattutto italiani di X-XI secolo, fa invece riferimento a monete d'oro emesse a Costantinopoli, ossia di standard costantinopolitano (Grierson, DOC 111/1. 46-48). II termine nomisma e utilizzato dalle fonti bizantine come sinonimo di solidus dal VII secolo in poi (Ph. Grierson, Byzantine Coins, London 1982, 8-9). 8 II piu completo lavoro di sintesi sui gioielli monetali rinvenuti nell'Occidente romano e rappresentato da Bri.not - metzger, Trouvailles (integrazioni ai ritrovamenti dal territorio italiano. I N PRODIGIOSO I II Al l I RK) MOM I AI I 371 Non mancano, pero, piu rare attestazioni anche per il periodo successive ossia fino al V secolo inoltrato4". Per l'eta di Costantino sono pervenuti monete e multipli d'oro trasformati in ciondoli tramite un semplice foro passante41, ovvero con I'applicazione di un sobrio gancio di sospensione 4\ o ancora, seppur con minor frequenza, grazie alTinserimento in piu elaborate cornici4'. I pendenti piu spetta- in E. Ercoi.ani Corcm, Gioielli monetari fra lardo antico e alto medioevo dal lerrilorio italiano, «Ocnus», I, 1993, 77-81; C. Perassi, // pendente aureo con moneta di Salonino dagli scavi dell'Universita Cattolica di Milano, in Ricerche archeologiche net cortili dell'Universita Cattolica di Milano. Dalt'antichitd al Medioevo. Aspetti insediativi e manufalti. Atti delle Ciornate di studio, Milano. 24 gennaio 2000: 24 gennaio 2001, Milano 2003 [Contributi di Archeologia, 2], 15-16). Per una prima, certamente ancora parziale, collazione dei pendenti monetali romani dall'Oriente mediter- raneo, vedi Perassi, Nomismata. Su questa categoria di monili, vedi anche Vermeule, Numismatics; Pirzio Biroli Stefanei.li, L'oro dei Romani, 88-94; Bruhn, Coins; A.R. Facsady, Roman Mounted Coins, «Acta Archaeologica Academiae Scientiarum Hungariae», 51 (1999-2000), 269-325; yeroulanou, Diatrita. 40 Cito la collana conservata al Musee du Louvre, il cui pendente incastona un doppio solido di Costanzo II (Facsady, Roman Mounted Coins, 315-18); la collana dai dintorni di Lodi, con ciondolo che racchiude un solido di Teodosio I (Brenot - Metzger, Trouvailles, n. 61; 354, 364, nota 37); la collana rinvenuta presso Assiut, con pendente dall'ampia cornice in opus interrasile, entro la quale c incorniciato un multiplo di solido di Onorio, emesso a Mediolanum fra il 395 e il 402 (A. Greifenhagen, Schmuckarbeiten in Edelmetal, I, I: Fundgruppen, Berlin 1970, 65-66; Spdtantike und fhihes Christentum. Ausstellung in Liebieghaus Museum alter Plastik, Frankfurt am Main, 16 Dezember 1983 - // Mdrz 1984, Frankfurt am Main 1983, 452, n. 60; Bruhn, Coins, 23-24; Yeroulanou, Diatrita, n. 9; M.R.-Ai.foi.di, scheda, in 387 d.C: Ambrogio e Agostino. Le sorgenti dell'Europa, Catalogo del/a Mostra. Milano. 8 dicembre 2003 - 2 maggio 2004, Milano 2003, n. 128; il solido di Leone I del 462-466 ca. dotato di appiccagnolo (J.PC. Kent, Roman Imperial Coinage, X: The Divided Empire and the Fall of the Western Parts [AD 395-491], London 1994, n. 623). Piii raramente attestate sono altre tipologie di monili monetali, come il diadema funerario da Kertch (Crimea), decorato al centro da una braltea impressa su una moneta di Valentiniano I (Baldini Lippolis, L'oreficeria, 66, n. 6) e la spilla d'oro con solido di Onorio inserito in una cornice con bordo perlinato, conservata al British Museum di Londra (F.H. Marshal!., Catalogue of the Jewellery. Greek, Etruscan, and Roman in the Departments of Antiquities. British Museum, London 1911, n. 2860). Sulla moda dei gioielli monetali in eta tardoantica, vedi C. Metzger, Les bijoux monetaires dans I'Antiquite tardive, «Les Dossiers de l'Archeologie», 40 (1980), 82-90. " Vedi, per esempio, F. Gnecchi, / medaglioni romani, I, Milano 1912, 20, n. 51; Sammlung Franz Trau. Miinzen der romischen Kaiser, Wien-Luzern 1935, n. 4045; Aurea Roma. Dalla citta pagana alia citta cristiana. Catalogo delta Mostra. Roma, 22 dicembre 2000 - 20 aprile 2001, a c. di S. Ensoli - E. La Rocca, Roma 2000, 572, n. 247 (scheda di M. Perrone); G Depeyrot, Les monnaies d or de Diocletien a Constantin I (284-337), Wetteren 1995, taw. 10, nn. 15/3, 16/2; 14, n. 9/2; 20, n. 16/5; 21, n. 41/2. 4: Vedi, per esempio, Gnecchi, / medaglioni, 15, n. 3; 18, n. 37; 19, n. 40; Sammlung Franz Trau, nn. 3883, 3970, 4063; Aurea Roma, 570, n. 240 (scheda di M. Perrone; diversa doveva essere la funzione del solido pubblicato in Aurea Roma, 571, n. 245, perche la presenza di due ganci saldati alia cornice in posizione opposta I'uno all'altro, ne indica un utilizzo come motivo decorativo centrale di una catena o cintura). 41 Richiamo il pendente dal ricchissimo tesoro ritrovato nel 1797 a Szilagysomyo, con multiplo di Costantino I per Costantino II del 330 inserito in una complessa cornice, nella quale si susseguono piii motivi decorativi (G Dembski, Der Schatzfund von Szildgysomlyo aus numismatischer Sicht, «Numizmatikai K6zlony», 100-101, 2001-02, 193). La sontuosita raggiunta dalla moda del monile monetale in eta tardoantica e ribadita da uno straordinario gioiello, conservato al Paul Getty Museum di Malibu, nel quale si tende a riconoscere un uso quale cintura. E formato dall'unione di 33 monete d'oro emesse alia fine del IV secolo (la piu recente a nome di Teodosio I), inserite in piccole montature quadrangolari in oro, riempite da pasta vitrea verde. L'ornamento centrale e costituito da una placca ovoidale in oro, decorata da uno zaffiro e da smeraldi, granati e pasta vitrea verde. Da esso pendono tre catenelle, alle quali dovevano, in origine, essere agganciate tre perle. II monile faceva parte di un ingente tesoro, di probabile provenienza orientale, occultato fra la fine del IV 372 c. prrass1 colari di tutta la produzione romana racchiudono, anzi, proprio doppi solidi emessi da Costantino I nelle zecche di Sirmium e Nicomedia, rispettivamente nel 321 e nel 324 (Tav. II, 2)JJ. La loro eccezionalita ha indotto Deppert-Lippitz a ipotizzarne il proprietario in un membro della corte, se non addirittura in un componente della famiglia imperiale. Questa osservazione renderebbe credibile l'affermazione di Italico circa la prima buona qualita del proprio filatterio monetale, che consiste nell'aver adornato "un petto imperiale" (Ital. 33, 5)45. II possibile uso a Costantinopoli di una collana impreziosita daH'inserimento di monete, da parte dell'imperatore o di un suo congiunto, e documentato nel modo piu certo da una notizia riportata da R. Gadant. Egli riferisce, infatti, neH'articolo che costituisce il primo approfondito studio sui gioielli monetali romani, del rinvenimento, entro la tomba di Aelia Verina, moglie di Leone I (457-474), di una collana d'oro ornata da un pendente con ampia cornice traforata, che racchiudeva un 'aureo' di Costanzo II 'b. E noto come il corpo della donna, deceduta nel 484 nella fortezza di Cherris in Isauria, fosse in seguito trasportato a Costantinopoli (Malalas, p. 389), per essere sepolto nel sarcofago del marito, collocato nel Mausoleo annesso alia Chiesa dei Santi Apostoli47. Nessuna moneta e nessun multiplo d'oro di Costantino corrispondono, pero, alia descrizione del vopiapa Kcovaxavx'iveiov ofFerta da Italico48. La documen- secolo e gli inizi del V (per una splendida presentazione degli oggetti che lo costituivano, vedi all'URL: >www.getty.edu/art/collections/objects/ol!3652.html< [marzo 2005]). " I cinque ciondoli, con montature in due casi circolari, in due altri esagonali, in uno solo ottogonale (Yfroulanou, Diatrita, n. 120; per la figura, 36, fig. 43), non hanno confronti in tutta la produzione romana, a motivo deli'inserimento, fra i delicati racemi dell'ampia cornice in opus interrasile. di sei busti, alternativamente maschili e femminili, che sporgono con forte aggetto (vedi, da ultimo, B. Dfppf.rt-Lippitz, Late Roman Splendor: Jewelry from the Age of Constantine, «Cleveland Studies in History of Art», 1, 1996, 30-71). Per una ricostruzione ideale dell'intero monile, che riunisce i pendenti ora dispersi fra il British Museum di Londra, il Musee du Louvre di Parigi, la Dumbarton Oaks Collection di Washington e il Cleveland Museum of Art, vedi Dfppf.rt-Lippitz, Late Roman Splendor, 57, fig. 22. " Secondo KUKULESj Kmvaxavxivaxa, 220 il primo possessore della collana sarebbe da ricono- scere in Alessio III Angelos, imperatore che aveva scelto Costantino I come proprio protettorc. Tale proposta e pero da respingere, in quanto il periodo di regno di Alessio III (1195-1203) e di molto posteriore all'anno di morte di Italico, avvenuta prima del maggio del 1157 (v. supra, nota 6). 16 R. Gadant, Note sur un pendentif romain en or trouve a Aiitun et sur des bijoux analogues de Vepoque romaine, «Societe Eduenne Lettres, Sciences et Arts», 38 (1910), 358; 371, n. 40, I; Bruhn, Coins, 30; Pfrassi, Nomismata, 911-12. II pendente, conservato secondo Gadant almeno fino al 1910 nella collezione Romiszowski di Autun, risulta oggi disperso. A motivo della diversa confor- mazione del rovescio dei due pezzi, insostenibile mi sembra infatti la sua identificazione con il frammento di collana o cintura conservato a Baltimora ed effettivamente incentrato su un solido di Costanzo II (vedi supra, nota 30), prospettata da A. Burschf, Roman Gold Medallions in Barbaricum. Symbols of Power and Prestige of Germanic Elite in Late Antiquity, in XII Internationaler Numismatischer Kongress, Berlin. 7-12 September 1997. II, Berlin 2000, 762 (vedi Perassi, Nomismata, 912). " Secondo Ph. Grifrson, The Tombs and Obits of Byzantine Emperors, ((Dumbarton Oaks Papers», 16 (1962), 21; 26; 44 la deposizione non pud essere precedente al 488. Sulla possibile identifica- zione del sarcofago di Leone e Verina con la cassa in marmo verde con macchie bianche e nere, conservata negli Arkeolji Miizeleri di Istanbul, vedi G Bovini, Le tombe degli imperatori d'Oriente dei secoli IV, V e VI, Corso di Cultura sulle Antichita Ravennati e Bizantine (Ravenna 1962), Faenza 1962. 175; 177-78. * Gia KlIKULES, Kcovoxavxivaxa, 219 segnalava un fraintendimento da parte delPautore della missiva, poiche "nessuna moneta di Costantino il Grande porta il segno cristiano"; anche Laurent, Numismatique, 263 riconosceva che 'Ton peut admettre a la rigueur que notre rheteur s'est trimpe et a pris pour une monnaie de Constantin le Grand ce qui ne I'etait pas" (vedi anche 256, nota 22). Analogamente, Maguire, Introduction, 6 dubita della possibility che "the coin seen by the medieval writer really showed Constantine and Helen", sebbene sia chiaramente antica (vedi anche Travaini, The Normans, 196). UN PROOIOIOSO FILATTERIO MONETALE 373 tazione monetale di eta costantiniana pervenuta, infatti, non attesta per nessuna emissione un soggetto costituito dalla rafflgurazione dell'imperatore insieme con la madre". Anche 1'immagine di Cristo che, secondo il retore, occupa il lato del nomisma opposto a quello con la rafflgurazione dei due personaggi imperiali (Itai.. 33, 12-13) e il particolare della croce, impresso su una delle facce dello stesso nominale (Ital. 33, 17), non trovano conferma nella produzione monetale di Costantinoa noi nota50. Poiche, d'altra parte, e possibile congetturare che Italico abbia sotto agli occhi una moneta appartenente ad un'emissione in oro molto ristretta, della quale, viceversa, nessun pezzo e sopravvissuto fino ai nostri giorni, e necessario indagare anche in questa direzioneM. II reimpiego in gioielleria di monete non altrimenti attestate e, infatti, un'evenienza che puo, seppure raramente, realizzarsi, come dimostrano un aureo di Vittorino dal territorio olandese" e un doppio aureo di Valeriano seniore dal cosiddetto "Tesoro della Diarchia"-', trasformati entrambi in pendenti di collana. La compresenza di Costantino, di Elena e della croce su tale, ipotetico nominale costantiniano renderebbe suggestiva l'ipotesi che esso rappresenti I'unico esemplare superstite, seppure solo letterariamente, di un'emissione commemorativa de\V inventio cruris". I suoi soggetti ben si qualificherebbero, infatti, a evocare, in una rappre- sentazione sintetica ma fortemente simbolica, questo awenimento. Numerosi sono pero gli ostacoli che si frappongono a tale ipotesi. Come noto, infatti, ancora ampiamente dibattuta e la questione relativa aU'effettiva parteci- pazione della madre dell'imperatore al ritrovamento della croce e al suo conseguente " A nome di Elena sono noti invece multipli in oro, solidi e folks, che ne raffigurano il busto al Dirillo. "' V. invece ratTigurato, a piu riprcsc, il cristogramma, come nello splendido multiplo in argento, attribuito alia zecca di Ticinum, sul quale Costantino indossa il cosiddetto 'elmo persiano' (vcdi, da ultimo. B. Overbhck, Das Silbermedaillon aus der Munzstdtte Ticinum. Ein erstes numismalisches Zeugnis zum Christentum Constantins I, Milano 2000 [Iconografica, 3); S. Lusuardi Siena - C. Perassi - G Facchinetti - B. Bianchi, Gli elmi tardoantichi [IV-VI sec] alia luce delle fonti letlerarie. numismatiche e archeologiche: alcune osservazioni, in Miles romanus: dal Po al Danubio net lardoanlico. Alti del Convegno Internazionale di siudi, Pordenone-Concordia Sagitlaria, 17-19 marzo 2000, Pordenonc 2002, 32-33). Sull'immagine monetale della croce. vedi L. Travaini, La croce suite monete, in La Croce. Dalle origini agli inizi del secolo XVI. a c. di B. Ulianioh, Napoli 2000. 41-53. " In alternativa, e possibile congetturare un fraintendimento, da parte di Italico, di immagini realmente impresse su emissioni di Costantino i, causato. per esempio, dall'estrema consunzione dell'escmplare trasformato in monile, difctto. questo. che non viene per6 segnalato da Italico fra i danni causati dal tempo alia moneta. Sono infatti documentati multipli costantiniani che raffigurano un busto maschile su un lato e due busti - pero entrambi certamcnte maschili - sull'altro: cito I'esem- plare in argento della zecca di Sirmium, dotato di gancio di sospensione, con al Diritto il busto dell'Augusto che tiene nella destra il globo sormontato da un Vtctoriola incoronante e al Rovescio i busti, posti uno di fronte all'altro, di Crispo e Costantino II. con scettro aquilifero (vedi Sammlung Franz Trau. n. 3970). Nessuno lato si completa pero con il segno della croce. " A.N. Zadoks-Jitta, Monete-gioiello d'oro dai Paesi Bassi, in Sludiper Laura Breglia, Suppl. «Bollcttino di Numismatica», 4/II (1987), 164. " Bank Leu. Greek and Roman Coins from a Distinguished American Collection (Auction 52. 15 May 1991), Zurich 1991. 201, n. g. H Poiche il viaggio di Elena in Terra Santa e tradizionalmente assegnato al 326 o al 327 (le diverse teorie sono presentate da S. Borgihammar, How the Holy Cross Was Found, Stockholm 1991 (Bibliotheca Thcologiae Practicae, 47], 133-35; 137-39, che propende pero per una datazione al 325), l'ipotetica coniazione della moneta o del multiplo sarebbe successiva all'introduzione del solldus, che si tende oggi a porre tra il 309 e il 311. 374 C F'l KASSI inserimento nella 'leggenda', gia in eta costantiniana. L'intricata problematica ha come punto di partenza il silenzio della Vita Constantini di Eusebio circa I'intero episodio, cui si aggiunge la testimonianza del vescovo Cirillo di Gerusalemme che, in un'epistola inviata all'imperatore Costanzo II nel 351, fa riferimento alia scoperta del sacro legno, ma senza menzionare Elena". La prima fonte che attesta il ruolo svolto dalla donna in tale accadimento e rappresentata, per noi, dall'ora- zione funebre di Ambrogio per Teodosio I, composta nel 395 (Ob. Theod. 40-49)50. Costituirebbe inoltre un elemento di forte anomalia la sostituzione del ritratto deU'imperatore, soggetto costante del Diritto della monetazione imperiale", con una raffigurazione di Cristo. A tale proposito, si deve osservare come l'eventuale riconoscimento della "moneta di Italico" quale manufatto di eta costantiniana, si inserisca nella discussione circa la genesi della rappresentazione figurativa di Cristo, che in questa sede e solo possibile richiamare, riportando pero quanto scrive Hans Belting a proposito del rifiuto del vescovo Eusebio di consegnare un ritratto di Gesii a Costanza, sorella di Costantino e moglie di Licinio5*. Lo studioso sottolinea infatti come "tale immagine avrebbe potuto dar luogo fin troppo facilmente a malintesi, nonche suscitare scrupoli di carattere religioso, dacche i diversi gruppi cristiani erano ancora in lotta tra di loro per trovare un consenso circa I'identita di Gesu"5". Inoltre, se intorno alia meta del IV secolo l'immagine 55 PG 33. 1168-69 (vedi infra, nota 56). M Per la complessita dell'argotnento, mi limilo a rimandare a due recenti pubblicazioni, che assumendo posizioni diametralmente opposte circa il ruolo svolto da F.lena nel rinvenimento della croce e circa la sua presenza nella versione originaria della leggenda, propongono, nel loro insieme. un'aggiornata ed ampia disamina della problematica. J.W. Drijvers, Helena Augusta. The Mother of Constantine the Great and the Legend of Her Finding of the True Cross, Leiden 1992, 79-145 giunge pertanto alia conclusione che la prima versione della leggenda, elaborata a Gerusalemme nella seconda meta del IV secolo, forse inizialmente solo in forma orale, "probably related only how and when the Cross had been found and did not include Helena as the discoverer of the holy wood" (p. 183). Per la prima volta Elena sarebbe stata indicata quale protagonista della scoperta nella Historia Ecclesiastica, redatta dal vescovo Gelasio di Cesarea intorno al 390 (opera per noi perduta. che puo essere pero ricostruita attingendo ai libri X e XI dell'omonimo scritto di Rufino, composto intorno al 402, che ne rappresenta una traduzione in latino). Tali conclusioni sono confutate da Borgehammar, How the Holy Cross, 7-142, secondo il quale invece la scoperta della croce fu effettivamente opera di Elena. II silenzio di Eusebio avrebbe pertanto delle motivazioni di ordine teologico ed apologe- tico, che possono essere inserite nel quadro piii ampio della controversia fra Ortodossia ed Arianesimo in eta costantiniana (pp. 115-20); quello di Cirillo si spiegherebbe piii semplicemente con I'inutilita di ribadire i particolari del rinvenimento al figlio di Costantino, "since Constantius would have been familiar with that" (p. 127). Sulla omissione di Eusebio, vedi anche Eusebius. Life of Constantine, Introduction, Translation, and Commentary by A. Cameron - S.G Hall, Oxford 1999, 274-91. 5! E superfluo specificare che multipli coniati a nome AsW Augusta o del Caesar raffigurano invece i ritratti di tali membri della domus imperiale. ■* La lettera e nota solo grazie alia citazione di alcuni suoi frammenti, menzionati per la massima parte negli Atti del Settimo Concilio Ecumenico del 787 (J.D. Mansi, Sacrorum Conciliorum nova el amplissima collectio, XIII, Graz 1960, 313A-D) e, in porzioni minori, in uno scritto del patriarca Niceforo di Costantinopoli (vedi S. gero, The True Image of Christ: Eusebius' Letter to Constantia Reconsidered, «The Journal of Theological Studies)), 32, 1981, 460-70; H.G Thummel, Eusebios' Brief an Kaiserin Konstantia, «Klio», 66, 1984, 211-22). La sua autenticita e stata a lungo dibattuta, ma si tende oggi ad accettarla. Secondo Eusebio (Vita Const. 21), Costantino fece riprodurre sulle armi "il simbolo del trofeo salvifico", vietando nel contempo il ricorso alle effigi degli dei, che era usanza precedessero I'esercito: la sostituzione di immagini antropomorfe con segni simbolici e forse spia del fatto che i tempi non erano ancora maturi per I'adozione, in ambito ufficiale, dell'effigie di Cristo. "' H. Belting, // culto delle immagini. Storia dell icona dall'etd imperiale al tardo Medioevo, Roma 2001, 25. un prodigioso filatterio monetale 375 di Cristo esce dagli spazi circoscritti delle catacombe e fa il suo ingresso nello spazio monumentale delle basiliche cristiane"", solo nel corso del successivo, in concomitanza con l'estesa cristianizzazione della societa romana, ne sara raffor- zata I'identita in contesti pubblici61. Anche la documentazione monetale conforta questa cronologia: Cristo compare infatti per la prima volta su due emissioni eccezionali di solidi della meta e della fine del V secolo, coniate in occasione delle nozze imperiali di Marciano e Pulcheria prima, di Anastasio e Ariadne poi. Gesii e effigiato a figura intera, mentre presiede alia cerimonia nuziale", in una rappresentazione dunque di impatto ideologico e teologico certamente meno forte rispetto a quella costituita dalla visione del 'ritratto' di Cristo65. La fissazione del "volto santo" avviene infatti nel corso del VI secolo, come attesta anche Picono- grafia ufficiale dei dittici consolari"4. Solo alia fine del VII l'immagine del volto di Cristo approdera anche sulle monete (vedi infra, 4.3.1). In considerazione delle difficolta ora evidenziate, ritengo si debba estendere la ricerca del v6|uou.cc KcoatavTiveiov piu avanti nel tempo, dunque dall'eta post- costantiniana a quella bizantina. Non e infatti da escludere un'inesatta compren- sione di qualche aspetto della moneta da parte di Italico: la difficolta alia corretta intelligenza della sua parte epigrafica e, d'altronde, da lui apertamente confessata (ITAL. 33, 14-15). II possibile fraintendimento di raffigurazioni impresse su monete che appartengono ad ambiti culturali remoti rispetto all'osservatore, e ben esempli- ficato da quanto scrive Erasmo da Rotterdam in una lettera, inviata nel 1520 a Giovanni Turzo, vescovo di Breslavia, a proposito dei soggetti di un "aureum numisma", ricevuto in dono dallo stesso prelato. L'Umanista osserva come l'esegesi di tali immagini abbia tormentato molti studiosi: "aliis coniectantibus esse tres Noe filios ex Area reuertentes, et ex altera parte columbam oliuae ramum deferentem'"'*. Poiche la moneta descritta nella missiva e stata identificata in uno statere in oro, emesso nella seconda meta del I secolo a.C. in area geto-dacica00, essa rappresenta, in effetti, un'aquila ritta sopra ad uno scettro, con una corona vegetale in un artiglio, su un lato, un console romano che avanza in processione, preceduto e seguito da un littore, sull'altro. E evidente pertanto come l'errata interpretazione riportata da Erasmo sia da imputare ad una visione culturale, che °° Si tratterebbe del mosaico, oggi perduto, con la raffigurazione della traditio legis, collocato nell'abside della basilica di S. Pietro in Vaticano negli anni inlorno al 350, in eta dunque post-costan- tiniana (M. Andai.oro, / prolotipi pagani e I'archetipo del volto di Cristo, in Aurea Roma. 413). 61 Andaloro, / prolotipi, 413. a C. Morrisson, Catalogue des monnaies byzantines de la Bibliotheque Nationale, I, Paris 1970, 397. nota 1. 83 Andai.oro, / prototipi, 414. M Belting, // culto, 141-43: mentre il dittico del console Clementino (513 A.C.) raffigura nello spazio compreso fra le immagini clipeatc della coppia imperialc una crocc, quello del console Giustino (540 d.C). colloca nella stessa posizione il volto di Cristo, racchiuso anch'esso entro un clipeo. ''■ Opus epistolarum Des. Erasmi Roterodami, denuo recognitum et auctum per P.S. Ali en et h.m. Allen, IV (1519-1521), Oxonii 1922, n. 1137, 59-61. Erasmo da conto anche di una seconda interpretazione dei soggetti monetali: "aliis duces duos, qui medium captum ducerent, et aquilam lauri ramum in coronam deflexum gestantem" (1137, 61-62), in parte piu corrispondente al vero. u La legenda KOZQN apposta in esergo e stata infatti messa in relazione con il re dace Coson- Cotison, citato da Orazio, Flora e Svetonio, vissuto negli ultimi decenni del I a.C. (vedi O. Iliescu, Sur le monnaies d'or a la legend KOIQN, «Quaderni Ticinesi», 19, 1990, 185-214). Erasmo confessa nella sua epistola come nessuno studioso sia stato in grado, fino ad allora, di decifrare le lettere impresse sulla moneta (ep. 1137. 62-64). 376 C. PERASSl considerava la Bibbia come una sorta di "bussola intellettuale" nella compren- sione di ogni aspetto della realta67. Quali sono, dunque, i dati certi che I'epistola 33 offre circa le caratteristiche iconografiche ed epigrafiche del vopiapo: Kcovotavxiveiov? La descrizione della moneta tratteggiata da Italico mi pare offrire sei indizi che, sfrondati dall'inter- pretazione che ne da il suo autore, possono utilmente concorrere al riconosci- mento dell'esemplare monetale: 1. Si tratta di una moneta d'oro (Ital. 33, 6). 2. Un lato reca I'immagine di due personaggi, che hanno evidentemente caratte- ristiche tali da poter essere identificati come una figura maschile ed una femminile (Ital. 33, 12). 3. L'altro lato reca I'immagine di Cristo (Ital. 33, 12-13): non viene specificato se a mezzo busto o a figura intera. 4. Entrambi i soggetti sono raffigurati "con tratti alia romana, cosi come incide- vano in quell'epoca" (Ital. 33, 13). Intendo questa osservazione come relativa alTiconografia dei personaggi rappresentati, piu che alia loro semplice resa stilistica. 5. Su uno dei due lati, ma Italico non specifica quale, e impressa la croce (Ital. 33, 17-18). E ragionevole pero ipotizzare che tale particolare iconografico completi il soggetto costituito dalle due figure umane. Proprio la sua presenza, infatti, puo avere suggerito ad Italico di individuare in queste ultime Costantino ed Elena, per il ruolo svolto dalla donna nel leggendario rinvenimento della 'vera croce', al quale gia ho accennato. 6. Le lettere apposte sulla moneta, o per lo meno su un lato di essa, sono "caratteri romani" (Ital. 33, 14-15). 4.2. Ipotesi b: moneta tardoromana Tutti gli studiosi che si sono accostati alia lettera di Italico hanno proposto una soluzione all'enigma monetale. Solo Henry Maguire, a quanto mi risulta, Pha cercata rimanendo nelPambito della monetazione romana tardoantica, suggerendo come "possible candidate" un solido di Teodosio II del 426(?)-429 (Tav. II, 3)68, in quanto raffigura sul Rovescio i due Augusti, Teodosio II appunto e Valentiniano III, con Paureola intorno al capo, mentre, seduti in trono, tengono nella mano destra la mappa e nella sinistra il globo crucigero. Sul Diritto compare il busto di tre quarti di Teodosio II: elmato, regge lo scudo nella sinistra e la lancia nella destra, posata sulla spalla corrispondente. 1 soggetti monetali sarebbero stati dunque erroneamente intesi da Italico, il primo quale raffigurazione di Costantino ed Elena, il secondo quale "Christ in Roman guise"M. A tale proposta mi pare si possa pero " Neila medesima epoca l'invenzione stessa della moneta veniva fatia risalire a Tubalkain, discendente di Caino, sulla scorta di un passo della Genesi (4.22) che lo descrive quale "malleator et faber in cuncla opera aeris et ferri" (vedi E. Babei.ON, Traite des monnaies grecques et romaines. I. Paris 1901, 96; F. Haskell, Le immagini della sloria. L'arle e I'interpretazione delpassato, Torino 1997, 19). ** Maguire, Magic, 1044-45, con rimando per il tipo monetale a Ph. Grierson - M. Mays, Catalogue of Late Roman Coins in the Dumbarton Oaks Collection and in the Whittemore Collection, Washington 1992, tav. 14, nn. T74-T76. I.a legenda del Diritto e DNTHFono sivspfavg; quella del Rovescio salvsrei pvblicae; in esergo, la sigla conob. *" Maguire, Magic. 1045. un prodigioso filatterio monetale 377 obiettare in primo luogo l'esiguo rilievo che riveste il particolare della croce nella raffigurazione del Rovescio, in contrasto con lo spazio privilegiato che essa sembra invece occupare nella descrizione di Italico. Inoltre non so quanto sia possibile che una caratterizzazione cosi fortemente 'militare' del ritratto imperiale, dotato di elmo, scudo e lancia, possa essere intesa quale icona di Cristo, seppure effigiato con tratti alia romana™. Nessuna moneta d'oro emessa da imperatori romani successivi a Costantino I mi pare presentare caratteristiche iconografiche tali, da poter essere identificata con l'esemplare posseduto da Italico. 4.3. Ipotesi c: moneta bizanlina II reimpiego di monete con funzione ornamentale in diversi tipi di monili e, pero, ampiamente attestato anche nel mondo bizantino7', sia pure con caratteristiche in parte proprie rispetto alia gioielleria di eta romana. Documentata fin dagli esordi della monetazione bizantina, grazie ad un fermaglio che incornicia un solido di Anastasio del 491 proveniente dal tesoro di Trebisonda72, la moda del monile monetale bizantino ha limiti cronologici ben precisi. Apprezzata infatti per piu di due secoli, con il riuso oltre che di monete contemporanee, anche di esemplari piu antichi e di bratteae che imitano monete d'oro71, essa si arresta bruscamente nel corso del VII secolo, seguendo il declino delPoreficeria prodotta a Bisanzio nell'epoca delle grandi controversie religiose delPIconoclastia (726-843) e degli attacchi arabi e bulgari al territorio dell'impero74. n I pochi casi menzionati da A. Grabar, L 'Iconoclasme byzaniin. Dossier archeologique, Paris 1957, 38, pero non su monete, relativi ad una rappresentazione di Crislo "en costume d'empereur romaine" sono completati dalla presenza di una lancia crucifera. " La stessa passione per i gioielli monetali o pseudomonetali si riscontra anche in ambito franco, ostrogoto e longobardo. con il riuso di monete bizantine o, piu frequentemente di pseudo- monete in lamina, che ne imitano i soggetti: mi limito a ricordare la collana dalla nccropoli di S. Giovanni a Cividale del Friuli, con undici tremissi di imitazione bizantina (B. Callegiier, La moneta- zione bizantina, in Alle radici dell Euro. Quando la moneta fa la sloria, Catalogo della Mostra. Padova, 16 dicembre 2001 - 7 aprile 2002, Treviso 2001, 102-03) e gli orecchini da Senise, ornati sul rovescio da una brattaea che riproduce un solido di Costante II (641-668: M. CORRADO, Manufatti altomedievali da Senise: riesame critico dei dati, in Carta archeologica della Valle del Sinni. Fascicolo 4: Zona di Senise, Roma 2000-2002. 236-40). Per I'area del Barbaricum, sorprendente e la documen- tazione dal territorio svedese: ben il 28% dei miliaresia la rinvenuti, che si datano da Costantino VIII a Basilio II, mostra di essere stato utilizzato in funzione ornamentale, poiche e dotato di un semplice foro passante ovvero di un piu elaborato sistema di sospensione (vedi I. Hammakhi'AG - B. Malmer - T. Zac'HRISSON, Byzantine Coins Found in Sweden. London 1989 [Commentationes de nummis seculorum IX-XI in Suecia repertis. Nova Series, 2], 13, tav. 37b). : II fermaglio, conservato nella collezione Dumbarton Oaks di Washington, e datato alia seconda meta del V secolo-inizi del VI (A.-M. Maniere-Leveque, devolution des bijoux "aristocratiques" feminins a travers les tresors proto-byzantins d'orfevrerie, «Revue Archeologique», fasc. 1, 1997, 84). " II caso estremo e rappresentato da un orecchino di VI-VII secolo dall'Italia meridionale, il cui castone e costituito da una brattea tratta da una moneta osca del 91-88 a.C. (Bai.dini LlPPOLIS, L'oreficeria, 112, n. 2). " Per tale fase critica nella produzione costantinopolitana di gioielli fra il tardo VII secolo e il IX, vedi A. Yeroui.anou, Les bijoux, in Splendeur de Byzance, Catalogo della Mostra. Musees royauxd'art et d'histoire. Bruxelles. 2 octobre - 2 decembre 1982, Bruxelles 1982, 196; A. Yeroulanou, Jewellery in the Byzantine World, in Greek Jewellery from the Benaki Museum Collections, Athens 1999, 286. 378 (\ pi rassi Per il VI d.C. il monile piii vistoso e certamente costituito dal celeberrimo pettorale del Metropolitan Museum of Art di New York, rinvenuto ad Antinoe o nei dintorni di Assiut, ma di produzione costantinopolitana, datato alia meta del secolo (Tav. Ill, l)7*. Quattordici monete d'oro, inserite in una placca trapezoi- dale aurea, fiancheggiano una piii grande pseudomoneta anch'essa d'oro, tratta forse da un'emissione di Giustiniano76. Sul diritto compare il ritratto dell'impe- ratore in abiti militari, mentre il rovescio raffigura Constantinopolis seduta in trono, con globo crucigero e scettro. AI pettorale era originariamente agganciato un medaglione, che incornicia un solido di Teodosio I". La classe dei pendenti monetali e attestata, per questo secolo, anche dalla collana conservata al Musee du Louvre, il cui ciondolo racchiude un multiplo in oro di Giustiniano, del valore di 4 o 5 solidi7" e dal pendente isolato con solido di Giustino II, appartenente alia Collezione Castellani ed ora al British Museum di Londra". Un gioiello pressoche identico al pettorale del Metropolitan Museum of Art di New York, conservato a Berlino, ma anch'esso di provenienza egiziana (da Tomet o Antinoe) e di fabbricazione costantinopolitana, si data invece agli inizi/seconda meta del VII secolo, poiche le piii tarde monete utilizzate apparten- gono ad emissioni di Maurizio Tiberio (582-602) (Tav. Ill, 2)80. II medaglione Age of Spirituality. Late antiquity and Early Christian Art. Third to Seventh Century, Catalogue of the Exhibition at the Metropolitan Museum of Art, November 19. 1977 through February 12. 1978, ed. by K. Weitzmann, New York 1979, 318-19, n. 295: scheda di K. Reynolds Brown (per la figura, 319); Bai.dini Lippolis, L'oreficeria, 142, n. 3. :* La scritta sul Diritto sembra infatti derivare dalla legcnda monetale d[ominvs] nJoster] ivstinianvs p[er)p[etvvs] avg[vstvs] (vedi Age of Spirituality, 318). Cinque monete sono a nome di Antcmio, una di Basilisco, una di Teodosio I, due di Teodosio II, quattro di Giustiniano. Ai lati dclla pseudomoneta centralc sono collocati due dischi a niello, con il segno della croce. " Conservato ora, separatamente dal pettorale, alia Freer Gallery of Art, Smithsonian Institution di Washington (>www.asia.si.edu/exhibitions/online/luxuryarts/ld.htm<: marzo 2005), raffigura al Rovescio il tipo restitvtor rei pvblicae. La ricostruzione fotografica dell'intero monile, proposta in questa sede alia Tav. Ill, 1, che per la prima volta, a quanto ne so, riunisce virtualmcntc il pettorale e il medaglione. non puo tenere conto delle esatte proporzioni fra le due componenti del gioiello. II loro rapporto e, pcro. basato su quelle attcstato dall'analogo monile conservato a Berlino (Tav. Ill, 2), pcrvenuto integro in tuttc le sue componenti. Per il VI secolo ricordo anche la collana da Michaclsfcld. Anapa (Ucraina), che include negli elementi di chiusura della catena un solido di Giustino I e uno di Giustiniano (Bai.dini Lippoi.is, L'oreficeria, 139, n. 4) e quella rinvenuta a Kuban, sulle coste settentrionali del Mar Nero ncl 1892 ed ora a San Pictroburgo, nel cui fermaglio sono inscriti due solidi del 527 (J. Spier, A Byzantine Pendant in the J. Paul Getty Museum, «The T. Paul Getty Museum Journal». 15, 1987. 7-8). Non trattc direttamente da monete, ma ad esse ispirate, sono infine quattro delle trenta laminette auree rinvenute a Luni, dalla forma circolarc. imprcsse con la raffigurazione di un busto imperiale visto di frontc, dotato di clamidc c diadema. La datazione dell'in- tera parure e flssata al VI secolo (vedi M. Sannazaro, "Utere felix": lamine auree tardoantiche da Luni, «Quaderni del Ccntro Studi Lunensi». 3. 1997, 93-120). n Metzger, Les bijoux, 88-89. " Marshall, Catalogue of the Jewellery, 350, n. 2943, tav. lxviii. Databile forse al tardo VI secolo c anche la collana rinvenuta nel tesoro di Campobello di Mazara, che reimpiega un solido di Teodosio II come pendente e due solidi di Onorio come fermagli. intcrrata insieme con altri gioielli e con solidi bizantini, da Tiberio V (698) a Leone III e Costantino V (741-775) (R. Farioli Campanati, La cultura artistica nelle regioni bizantine d'Italia dal VI all'XI secolo, in / Bizantini in Italia, Milano 1982, 414, n. 228; Bai.dini Lippolis. L 'oreficeria, 140, n. 6). " Si tratta di quattro cscmplari, piu due di incerta attribuzione. Le altre monete sono invece a nome di Giustiniano (una), Giustino II (cinque); Tiberio II Costantino (una). Un quattordicesimo pezzo e di insicura catalogazione. Due dischi piii piccoli, collocati nella parte inferiore del pettorale. recano le scritte 4>£}Z c ZOH (vedi Greiffnhagen, Schmuckarbeiten, 66-68; Age of Spirituality, 319-21: un prodigioso filatterio monetale 379 centrale e costituito, pure in questo caso, da una pseudomoneta d'oro, con al Diritto un ritratto imperiale, forse di Costantino 1, e l'immagine di un imperatore seduto in trono al Rovescio, attomiati entrambi dall'invocazione KY[pie] BOH0I TE <i>OPOYEA (Signore, proteggi colei che indossa [questa collana]!). Al pettorale e sospeso un grande pendente, che racchiude una lamina circolare in oro, con la scena dell'Annunciazione al diritto ed una con la raffigurazione delle Nozze di Cana al rovescio, quest'ultima commentata dalla scritta APXH TQN ZHMEIQN, tratta dal vangelo di Giovanni (2,11). II VII secolo conosce anche la diffusione di armille, fermagli, cinture ed anelli decorati da monete o da pseudomonete in lamina. Fra le prime, ricordo i due bracciali, forse dall'Egitto, ora alia Dumbarton Oaks Collection, il cui elemento centrale e costituito da cinque solidi e tremissi, i piu tardi a nome di Eraclio, disposti a formare una sorta di 'chi'gl. Per la classe dei fermagli, e noto un elemento di chiusura costituito da due monete di Maurizio Tiberios:, datato alia prima meta del secolo, mentre alia fine del Vl-inizi VII viene assegnata la cintura (o collana?) formata dall'unione di quattro multipli dello stesso imperatore83, e da tredici solidi, i piu recenti dei quali anch'essi a nome di Maurizio Tiberio, rinvenuta nel 1902 a Lambousa (Cipro)". Al VI-VII secolo si data inoltre l'anello a fascia in lamina d'argento da Nissoria (EN, Sicilia), il cui castone racchiude una moneta argentea di Valentiniano III (425-55) *\ Rarissimo dovette essere invece il riuso di monete entro singoli pendenti di collana, almeno stando alia documen- scheda di K. Reynolds Brown; Baldini Lippoi.is, L'oreficeria, 141, n. 2; Yeroulanou, Diairila, n. 10; per la figura, 39, fig. 47). " Bruhn, Coins, 44-45; Bai.dini Lippolis, L'oreficeria, 183, nn. 3-4. Altri due bracciali, anch'essi di ipotizzabile provenienza egiziana, ora a Berlino, sono invece decorati con due pseudomonete, tratte forse da emissioni di Maurizio Tiberio (Bai.dini Lippoi.is, L'oreficeria, 183, nn. 5-6), mentre quello da Latakia (Siria) comprende un grande medaglione centrale con raffigurazione di un impera- tore su carro trionfale, che pare imitare una moneta di Maurizio Tiberio (C. Lepage, Les bracelets de luxe romaines et byzantines du II' an VI' siecle. Etude de la forme el de la structure, «Cahiers Archeologiques», 21, 1971, 19, fig. 32; Baldini Lippolis, L'oreficeria, 183, n. 1). Rare armille monetali sono documentate anche nella gioielleria romana. Due bracciali rinvenuti nel gia citato tesoro di Petrianecz e datati alia fine del III d.C, incastonano, intervallandoli con una coppia di pelte, quattro aurei di Marco Aurelio, Caracalla, Gordiano 111, Claudio il Gotico nel primo caso, quattro aurei di Antonino Pio, Lucio Vero, Giulia Domna e Gordiano III nel secondo (Lepage, Les bracelets, 21-22; Spatantike und Christentum, 400, n. 20). " Age of Spirituality, 299, fig. 36. I due fermagli monetali sono oggi montati con un pendente a croce e con vaghi biconici, forse non pertinenti (Baldini Lippolis, L'oreficeria, 151, n. 3). Furono probabilmente distribuiti in occasione del consolato ricoperto da Maurizio Tiberio nel 583 (Age of Spirituality, 72). 84 La disposizione dei pezzi e moderna, cosi come i piccoli perni inseriti negli anelli che fuorie- scono dalla cornice, per unire fra ioro i diversi elementi. I quattro medaglioni raffigurano il busto imperiale sul Diritto e I'imperatore in quadriga, con mappa e Victoriola sul Rovescio (Maniere- Leveque, L'evolution, 92; Baldini Lippolis, L'oreficeria, 131, n. 2). Dallo stesso tesoro proviene anche una catena di maglie a forma di otto, con una moneta di Giustino II e Tiberio II montata in un castone aureo, forse non pertinente (Maniere-Leveque, L'evolution, 93; Baldini Lippolis, L'oreficeria, 133, n. 6). Al tesoro di Mersin appartiene invece una collana infantile con due pseudo- monete come elementi di chiusura, che raffigurano un angelo di profilo con alta croce e la sigla conob, databile fra la seconda meta del VI secolo e il VII (Grabar, Un medaillon, 28; Maniere- Leveque, L 'evolution, 94; Baldini Lippolis, L 'oreficeria, 132, n. 5). ,5 Vedi Baldini Lippoi.is, L'oreficeria, 201, n. 12; R.J.A Wilson, Sicily Under the Roman Empire. The Archaeology of a Roman Province. 36 BC-AD 535, Warminster, Wiltshire 1990, 274, fig. 236 (datazione al V secolo). 380 c. perassi tazione pervenuta. Per il VII secolo, mi e noto in realta un solo pezzo, ossia un ciondolo in oro nel quale e montato un solido di Eraclio e dei figli Eraclio Costantino ed Eracleonas del 632-634, battuto nella vendita all'asta dell'ottobre 2003 della Casa Dr. Busso Peus Nach. di Francoforte (Tav. IV, l)86. Anche in eta bizantina il reimpiego omamentale delle monete non fu limitato solo alia creazione di monili di grande appariscenza. Talora, infatti, furono trasfor- mate in gioielli, o in parte di essi, persino vili monete di rame, come documen- tano una catena in bronzo di provenienza siciliana, in una maglia della quale e inserito un follis di Giustiniano contromarcato con i tipi di Eraclio (610-641) (Tav. IV, 2)87 e un secondo follis, anch'esso di Giustiniano I, appartenente ad una collezione privata londinese (Tav. IV, 3)88, dotato di foro passante, per poter essere portato al collo, probabilmente inserito in un nastro di tessuto o in un cordoncino di cuoio. Lungo il bordo del Diritto e incisa la stessa richiesta di protezione implorata sul pettorale berlinese appena descritto, ma riferita ad un fruitore di sesso maschile e preceduta da una croce. 4.3.1. Ipotesi c,l: nomisma di Giustiniano II In questa prospettiva cronologica mi pare assumere forti elementi di credibilita un'ipo- tesi interpretativa suggerita da Philip Grierson, che Henry Maguire riporta nell'arti- colo poco sopra citato, senza pero approfondirlaw. II vouaaua Kcovaxavuveiov potrebbe essere, in realta, un nomisma emesso da Giustiniano II. E notorio come si debba proprio a questo imperatore Pintroduzione dell'immagine del busto di Cristo sulla monetazione bizantina"0, secondo due diverse tipologie (Tav. V, 1-3), la prima apparsa su monete emesse durante il primo regno delPimperatore, ossia fra il 692 e il 695, la seconda su nominali coniati invece nel corso del secondo, dal 705 al 711". Entrambe raffigurano il Salvatore di pieno prospetto, limitata- "* Spezialsammlung Byzanz. Islamische Miinzen. Auktion 376. 29 Oklober 2003, Frankfurt am Main 2003. n. 1248. *' G. Manganaro, Byzantina Siciliae, «Minima Epigraphica el Papyrologica», 5 (2001), 159- 60, fig. 18. ""Il follis e apparso nella Mostra Coinage of the Bizanline Empire, allestita fra il marzo del 1999 e il gennaio del 2000 a Washington, presso la sede del Dumbarton Oaks. All'URL >www.doaks.org/CoinExhibition/First/FirstlMain3.html< e disponibile un'eccellente presentazione dell'intera esposizione (marzo 2005). " Maguire, Magic, 1045 (I'attribuzione a Grierson e specificata a nota 35). w In antecedenza Cristo era stato rappresentato solo a figura intera (vedi supra). In altro ambito culturale. un precedente iconografico per il busto di Cristo e ipotizzato da L. Travaini, La zecca merovingia di Avenches e le prime monete con il vollo di Crislo, «Quaderni Ticinesi», 32 (2003), 294-95 in un tremisse merovingio della zecca di Aventicum, battuto dal monetiere Agiidfus. " J.D. Breckenridge, The Numismatic Iconography of Justinian II (685-695; 705-711), New York 1959 (Numismatic Notes and Monographs, 144), 46-62. La prima raffigurazione monetale del volto di Cristo e stata messa in relazione con il canone 82 del cosiddetto concilio Trullano, convocato dallo stesso Giustiniano II nel 692, che decreto di sostituire la raffigurazione simbolica di Cristo tramite I'immagine dell'Agnello, con quella di Cristo sotto forma umana (Breckenridge, The Numismatic Iconography, 82-86). Quanto alia proposizione, quasi contemporanea, di due differenti immagini monetali del Figlio di Dio, la causa e forse da ricercare nell'ambito delle controversie teologiche circa la natura di Cristo, che lacerarono I'lmpero di Bisanzio fra il VI e I*VIII secolo (vedi Breckenridge, The Numismatic Iconography, 91-104; N. Thierry, Sur un double visage byzantin du Christ du VI' siecle au VIII', in Studi in memoria di Giuseppe Bovini, II, Ravenna 1989 [Biblioteca di Felix Ravenna, 6], 649-54). un prodigioso FILATTER10 monetale 381 mente al busto, vestito con stola e colobion, nelPatto di benedire con la mano destra, mentre con la sinistra sorregge un libro del Vangelo, la cui rilegatura e impreziosita da gemme'\ Dietro alia testa sporge una croce, priva di aureola. Le due immagini differiscono, pero, per la foggia della capigliatura: Cristo ha infatti lunghi capelli lisci, che scendono dalla scriminatura centrale fino alle spalle sulle monete coniate negli anni finali del VII secolo (Tav. V, 1)", brevi e rigonfi capelli ricciuti su quelle delPinizio del successivo (Tav. V, 2-3)M. Anche la barba rappre- senta un elemento di differenziazione delle due tipologie, poiche e morbida e fluente nel primo caso, inanellata ed aderente al mento e alle guance nel secondo"'. II soggetto monetale del volto di Cristo con chiome fluenti sara ripreso, dopo la pausa delPIconoclastia, da Michele III (842-867), influenzando l'iconografia delle monete bizantine dal IX secolo in avanti'"'. Anche il tipo del Cristo Pantocratore, soggetto usuale della monetazione contemporanea ad Italico, lo richiamera nel tipo di barba e di capelli. II busto giovanile di Cristo dai capelli e dalla barba ricciuti, invece, non comparira mai piu sul numerario bizantino"7. Questa prima osserva- zione potrebbe dunque giustificare il fatto che il soggetto del nomisma trasformato in pendente appaia anomalo ad un osservatore degli inizi del XII secolo9*. ": II gesto della mano sinistra non e in effetti visibile, ma deve esserc supposto a motivo della posizione del Vangelo, che appare appoggiato al petto di Cristo. " Si tratta di nomismata, semissi, tremissi, esagrammi (Breckenridge, The Numismatic Iconography, 87-90; Pll. Grierson, DOC 11/2: Heraclius Conslanlinus to Theodosius III [641-717], Washington 1968, 578-82; Morrisson, Catalogue, 404. type 3; p. 405, type 2.3; p. 406, type 2; per la figura, >www.cngcoins.com<: giugno 2004). Secondo Breckenridge, The Numismatic Iconography, 46-59 il prototipo iconografico sarebbe da individuare neH'immagine di Cristo Panbasileus in trono, rafTigurata nella conca dell'abside posta sopra al trono imperiale nel Crysotriklinos del Grande Palazzo e risalente a Giustino II (tale derivazione e stata pero criticata da H. Belting, Gli inizi, in // volto di Cristo, Catalogo della Mostra. Roma, dicembre 2000-giugno 2001, a c. di G Morello - G WOLF, Milano 2000). Lo stesso Belting, // culto, 170-75 ne ha indicato il modello in una veneratissima icona del Pantocratore di tradizione ellenistica, nota a partire almeno dal VI secolo. " Furono emessi nomismata. semissi, tremissi e quarti di solido. indicati come tipi III (705- 706) e IV (706-711) nella catalogazione proposta da Breckenridge, The Numismatic Iconography, 88-90 (per la figura, >www.cngcoins.com<: giugno 2004). Corrispondono alia Classe I (705) e II (705-711) della classificazione proposta in Grierson, DOC II/2, 648-53 (vedi anche Morrisson, Catalogue, 429-31; 434-35). L'origine del l'iconografia di questo tipo di Cristo giovanile, con capelli ricci, ossia di aspetto 'semitico', e per alcuni da individuare in Oriente (Siria, Palestina, Mesopotamia: Breckenridge, The Numismatic Iconography, 97-100; Thierry, Sur un double visage, 647-48; Belting, // culto, 173), per altri invece a Costantinopoli (Grabar, L'Iconoclasme, 44). 95 Breckenridge, The Numismatic Iconography, 59-62. Agli inizi del VI secolo la raffigura- zione di Cristo dai corti capelli ricciuti era considerata piu rispondente alle reali fattezze del Salvatore da Teodoro il Lettore (PG 76', 173; vedi Breckenridge, The Numismatic Iconography, 59; Thierry, Sur un double visage, 643; H. Belling, In Search of Christ's Body. Image or Imprint?, in The Holy Face and the Paradox of Representation. Papers from a Colloquium Held at the Bihliotheca Hertziana. Rome and Florence 1996, Bologna 1998, II; M. Andaloro, Dal ritratto all'icona, in Arte e iconografia a Roma da Costantino a Cola di Rienzo, Milano 2000, 51; Belting. // culto, 172). * Thierry, Sur un double visage, 654-55. " Breckenridge, The Numismatic Iconography, 59-62; Thierry, Sur un double visage, 655. II tipo giovanile dell'Emmanuel, infatti, introdotto da Manuele 1 (1143-1180) all'inizio del proprio regno, sara imberbe. Si tratta comunque di un soggetto monetale posteriore alia data di compilazione della lettera da parte di Italico. Per una sporadica ripresa dell'iconografia di Cristo con capelli e barba ricci nella pittura bizantina a partire dall'XI secolo, ma in aree periferiche orientali, vedi Thierry, Sur un double visage, 655-57. 98 Devo a Bruno Callegher la precisazione circa la limitata possibility di una circolazione di nomismata a nome di Giustiniano II nel periodo di composizione della lettera di Italico, ossia dopo 382 ( i'l-ranm E solo possibile ipotizzare che tale inconsueta iconografia potesse essere percepita da Italico come caratteristica della cultura figurativa romana, anche se - ritengo - con un certo fondamento. II brano di una lettera indirizzata all'impe- ratore Teofilo (829-842) ed erroneamente attribuita a Giovanni Damasceno riportata da James Breckenridge nel suo studio, ancor oggi fondamentale, sull'i- conografia delle monete di Giustiniano II, atTerma infatti che le immagini di Cristo in mosaici e dipinti eseguiti all'epoca di Costantino (in Terra Santa), basandosi sulla testimonianza degli storici antichi, lo rappresentavano oi)X60pi%iv, ossia proprio con i capelli ricci"Kl. L'idea dell'antichita dell'immagine del Salvatore con corti capelli ricciuti si pud rintracciare anche nella storiografia bizantina succes- siva, fino al XIV secolo"". Tali indicazioni potrebbero dunque motivare la descri- zione deirimmagine di Cristo da parte di Italico come tipica dell'arte romana, "cosi come incidevano in quell'epoca" (Ital. 33, 13). A conferma di queste considerazioni, il Rovescio di uno dei due tipi di nomismata giustinianei con Cristo giovanile al Diritto raffigura un soggetto che, per le sue caratteristiche iconografiche, potrebbe essere confuso con una rappresenta- zione di Costantino e della madre Elena (Tav. V, 3)'02. I nominali raffigurano in realta lo stesso Gustiniano II e il figlio Tiberio III, colti nell'atto di reggere insieme con la mano destra una grande croce, posta su di un piedistallo a tre gradini. Entrambi sono abbigliati con divitision e clamide, trattenuta sulla spalla destra da una fibula con tre peiidilia, e recano sul capo un diadema sormontato dalla croce. II padre e barbato, il figlio invece imberbe. II possibile fraintendimento di una figura maschile con una femminile puo essere stato ingenerato dalle guance glabre del giovanis- simo figlio di Giustiniano e dalla sua posizione lievemente defllata rispetto a quella del padre, che lo sopravanza anche per le dimensioni complessive m. Si noti inoltre come I'abbigliamento dei due personaggi appaia molto piu semplice ed austero rispetto alle sfarzose vesti gemmate, normalmente indossate dagli imperatori sulle monete degli inizi del XII secolo. Certamente e solo possibile ipotizzare che tale anacronismo iconografico possa essere stato interpretato da Italico come tipico delle raffigurazioni monetali di eta romana'04, anche se rappre- la riforma di Alessio I, a meno che questi non provenissero da una qualche tesaurizzazione di eta precedente. " PG 95, 349. II governo di Teofilo ebbe infatti inizio 75 anni dopo la morte di questi (Breckenridge, The Numismatic Iconography, 61). "* Breckenridge, The Numismatic Iconography, 61 (il termine owXov e utilizzato per descri- vere i capelli delle popolazioni africane fin dai tempi di Erodoto: Breckenridge, The Numismatic- Iconography, 59, nota 61). 101 Vedi Breckenridge, The Numismatic Iconography, 60. °! Si tratta del tipo IV della classificazione proposta da Breckenridge, The Numismatic Iconography. Le monete del tipo III (Tav. V, 2) recano invece il busto del solo Giustiniano II, con loros e diadema crucigero. Nella destra tiene una croce patente, collocata su tre scalini e nella sinistra il globo crucigero, iscritto con la parola pax (Breckenridge, The Numismatic Iconography, tav. I, nn. 7-8). Sulla fortuna del mito di Costantino nella societa bizantina, che raggiunse il suo picco intomo all"800, perdendo invece di vigore dopo il X secolo, con il prevalere di un "antiquarian approach", privo di ulteriore forza creatrice, vedi A. Kazhdan, 'Constantin imaginaire". Byzantine Legends of the Ninth Century about Constantine the Great, «Byzantion», 57 (1987). Per sigilli della fine del XH-inizi XIII secolo con ancora I'immagine di san Costantino, vedi Callegher in corso di stampa. "' Si confrontino in tal senso ie stature di Tecla e del consorte Michele III, raffigurati insieme su emissioni dell'842-843 (Grierson, DOC III/l, tav. 28. n. 1). 104 La clamide trattenuta dalla fibula e I'abbigliamento caratteristico del ritratto imperiale sulle monete del VI secolo (Ph. Grierson, DOC II/l: Phocas and Heraclius (602-641), Washington 1968, un prodigioso filatterio monetale 383 sentazioni di san Costantino e di sant'Elena, in relazione alia croce, quali appaiono fra il X e il XIII secolo in mosaici, affreschi, icone, monete, ma soprattutto su oggetti collegati al culto (reliquiari, stauroteche, croci processionali, trittici devozio- nali), assimilano l'iconografia dei due santi con quella della coppia imperiale, abbigliandoli pertanto come un imperatore ed un'imperatrice del medioevo bizantino. Mi limito a citare, fra i molti esempi, la stauroteca conservata nel Tesoro della Cattedrale di Esztergom, datata alia fine del XII secolo (Tav. VI)l0>. In ambito numismatico, aspra trachea nomismata, inizialmente datati da Tommaso Bertele proprio all'epoca dei Comneni (1081-1185)"*, ma oggi assegnati alia produzione della zecca di Tessalonica nel periodo della occupazione latina della citta, ossia fra il 1212 circa e il 1220/1224 circa (Tav. VII, 1) "l7, raffigurano i santi Costantino ed Elena mentre reggono insieme la croce, identificandoli grazie a iscrizioni onomastiche: entrambi indossano stemma, divitision, collare e lows ingioiellato di tipo semplificatol0S. Come ha recentemente osservato Konstantinos Pitsakis: "l'image de Constantin n'a deja pas beaucoup a voir avec celle de I'empereur romain historique: il a Tapparence et I'apparat quelque peu pontificaux d'un empereur d'Orient de la periode moyenne et tardive""". Un'ultima osservazione riguarda le serine apposte sui due lati dei nomismata giustinianei. Anch'esse potrebbero corrispondere alia descrizione della moneta 76-78), persistendo anche sulla monetazione successiva, ossia fino al IX. con piu sporadiche riprese nel corso dei due secoli successivi (Grierson, DOC 111/1. 117-20). 105 P. Csefalvay, Der Domschatz von Esztergom, Budapest 1984, 9; A. Grabar, L empereur dans I'arl byzantin, London 1971 (rist. dell'ed. Paris 1936), 37-38, tav. 2. Sulla raffigurazione di Costantino, Elena e la croce, vedi S. Manacorda, Costantino il Grande, in Enciclopedia dell'Arte Medievale, V, Roma 1994, 376. Impossibile e definire il modello originario di tale tema iconogra- fico: secondo Grabar, L 'empereur, 38 il prototipo sarebbe da individuare in "un groupe sculpte qui s'elevait sur le Milion, au centre de Constantinople" (vedi anche R.A.A. Janin, Constantinople byzantine: developpement urbain et repertoire topographique, Paris 1964 [Archives de I'Orient chretien, 4], 104-05): esso avrebbe in seguito influito sulla stessa iconografia degli imperatori di Bisanzio, alio scopo di significare anche per essi il ruolo salvifico della croce. A. Baumstark, Konstantiniana aus syrischer Kunst una Liturgie, «R6mische Quartalschrifb), Supp. 19 (1913), 233-34 indica invece il modello nel mosaico che, probabilmente, ornava I'abside della basilica Martyrion a Gerusalemme. Sulla diffusione del tema nell'Oriente bizantino, vedi Manacorda, Costantino il Grande, 376; K.G Pitsakis, Saintete et empire. A propos de la saintete imperiale: formes de saintete "d'office" et de saintete collective dans I'Empire d'Orient, «Bizantinistica», s. 11, 3 (2001), 182-83. 106 Bertele, Costantino il Grande, 92-95. SuH'impossibilita di identificare tali monete con I'esempiare descritto da ltalico, come proposto invece da Bertele, vedi oltre. 107 M. Hendy, Coinage and Money in the Byzantine Empire (1081-1261), Washington 1969, 197, type C; M. Hendy, DOC IV/2: The Emperors of Nicaea and Their Contemporaries (1204-1261), Washington 1999, 692, nn. 26.1-26.8, tav. L1I, nn. 26.2, 26.8; Hristova, L immagine, 168-69; 173, n. 3.1. La diversa attribuzione e la cronologia piii bassa sono basate su considerazioni storiche, pondometriche, metrologiche, tecniche ed iconografiche, oltre che sulla documentazione fornita da numerosi ripostigli e da esemplari riconiati (vedi Hendy, The Emperors, 199-217; Hendy, DOC IV/2, 661-63; 668-69). Nominali di modulo minore (Hendy, The Emperors, 199, type F; Hendy, DOC IV/2, 697, nn. 35.1-35.3) sono di piu complessa definizione cronologica, a parte una generica datazione posteriore al 1204, oltre che di problematica assegnazione ad una zecca emittente (Hendy, DOC IV/2, 662; 670-72). 105 Di emissione ancora piu tarda sono monete in rame di Giovanni V (assaria del 1374-1376 e tornesi del 1379-1391: Ph. Grierson, DOC V/2: Michael Vlll to Constantine XI [1258-1453), Washington 1999, nn. 1203, 1302-1305, 1341-1391) e tornesi di Manuele II (1391-1425: Grierson, DOC V/2, n. 1599). L'estrema usura e la fattura molto trascurata di tutti gli esemplari impediscono una chiara lettura dei dettagli delle figure. I0* Pitsakis, Saintete, 183. 384 c. perassi riportata nell'epistola 33: il suo autore, come gia osservato, confessa di non essere in grado di decifrare le iscrizioni monetali, poiche composte da caratteri romani "". L'emissione reca infatti al Diritto la legenda DNihschREXREGNANTMiM e al Rovescio dnimstin1anmsettiberimsppa'. Pur rimanendo ipotetico, il riconoscimento del vouiaucc Kcovcxavxtveiov in un nomisma di Giustiniano II mi pare corrispondere ai sei indizi sopra formulati in modo piu adeguato rispetto ad altre ipotesi, suggerite per I'ambito della moneta- zione bizantina, come quella avanzata da Laurent, relativa ad un nomisma di Leone VI del 908-912 (Tav. VII, 2)"'. L'immagine di Cristo in trono sul Diritto rappre- senta, infatti, il Figlio di Dio con barba e capelli lisci, ossia, come gia osservato, secondo la tipologia usuale per le monete dei tempi di Italico, mentre sul Rovescio Leone VI ed il figlio Costantino VII, effigiati nell'atto di reggere insieme un'alta croce patriarcale, tenendo nell'altra mano il globo crucigero, sono entrambi abbigliati con sfarzoso loros"-. La datazione della moneta, infine, appare non coerente con la cronologia dei nominali utilizzati nella gioielleria bizantina e con la stessa diffusione della moda dei monili monetali neH'impero di Bisanzio. E forse degno di nota, in conclusione, osservare come alcuni esemplari dell'e- missione giustinianea in oggetto attestino effettivamente un loro reimpiego in funzione ornamentale. La collezione della Bibliotheque Nationale di Parigi, per esempio, include un solido e un tremisse dotati di un foro passante, un tremisse con doppia foratura e un solido che presenta labili tracce di una montatura: in due casi il lato a vista risulta essere quello con l'immagine sacra, in altrettanti, invece, quello con la coppia imperiale"5. 4.4. Ipotesi d: pseudomoneta L'utilizzo nella gioielleria monetale di medaglioni formati dall'accostamento di due bratteae impresse direttamente su una moneta o create di fantasia, richia- mando pero le monete nella forma circolare, nelle immagini raffigurate e nella eventuale presenza di un'iscrizione attorno al bordo"4, e testimoniato fin dalla produzione romana di III secolo, ma pare intensificarsi proprio in eta bizantina. 110 E noto che una legenda in greco, ossia la scritta TOYTO NIKA, compare per la prima volta sulla monetazione bizantina relativamente a folles di Costanzo II coniati fra il 641 e il 658, ma la completa sostituzione del latino avvenne solo alia meta dell'XI secolo, dopo un lungo periodo nel corso del quale le due lingue furono usate indiscriminatamente (Grierson, Byzantine Coins, 38-40). 111 Laurent, Numismatique, 262-63 (vedi Ph. Grierson, DOC III/2. Basilius I to Nicephorus [867-1081], Washington 1973, 513, nn. 2.1-2.6; per la figura, >www.cngcoins.com<: giugno 2004). Le scrittc sul Diritto e sul Rovescio sono rispettivamente: iesxrsrex regnantimm, preceduta da una croce, e leonetconstant'aigg'rom'. "-' Anche Travaini, The Normans, 196 ipotizza una errata lettura da parte di Italico di una moneta d'oro sulla quale erano raffigurati due imperatori in atto di reggere una croce. Bertele, Costantino il Grande, 92 scarta invece I'ipotesi che si possa trattare "di una delle monete (rare con le figure in piedi, di prospetto, numerose invece con le figure a solo busto) che rappresentano due imperatori, con la croce". "J Morrisson, Catalogue, nn. 18/Cp/AV/01.13.15.l6.09. I quattro esemplari corrispondono a poco meno della meta dei nove pezzi conservati. Meno pregnante la documentazione offerta dalla collezione Dumbarton Oaks di Washington, poiche solo uno dei tredici nomismata e forato (grierson, DOC II/2, 650, n. 2b.2). L*unico tremisse conservato presenta anch'esso un foro (Grierson, DOC II/2, 651, n. 4b.5), a differenza dei quattro semissi. IM Vedi Maguire, Magic, 1040-43. un prodigioso filatterio monetale 385 Per le collane romane, mi limito a citare il caso estremo rappresentato dal monile rinvenuto a nord del Cairo"5, unico nel suo genere, in quanto tutti e cinque i pendenti sospesi alia catena d'oro incorniciano una pseudomoneta "6, composta da lamine d'oro impresse su monete di Commodo, Caracalla e Giulia Domna "en style de Patelier d'Alexandrie"'". Fra i numerosi gioielli bizantini, oltre ai casi citati in precedenza, ricordo il pendente in oro conservato al Virginian Museum of Fine Arts di Richmond, di ignota provenienza, databile tra la fine del VI secolo e Pinizio del successivo (Tav. VIII, l)"8. Formato da due foglie d'oro giustapposte, raffigura al centro del lato a vista un busto femminile alato ed e circondato da dodici piccoli clipei, quattro dei quali decorati con Pimmagine di una croce patente e otto invece con un busto imperiale, di profilo verso destra (Tav. VIII, 2)'". Questi ultimi non furono certamente tratti da monete, perche privi di qualsiasi iscrizione lungo il bordo. Per la somiglianza iconografica con il pendente descritto da Italico, si deve inoltre richiamare una delle collane del tesoro di Mersin, formata da una catena costituita da venti piccoli dischi in oro che raffigurano costantemente due personaggi a mezzo busto, fra i quali e posta una lunga croce (Tav. VIII, 3)IM. In basso compare la scritta YriA (= •byieia, ossia salute)131. Dalla catena pende un maestoso ciondolo dalla complessa decorazione (Tav. VIII, 4), incentrata su un personaggio maschile in abiti militari (forse Costantino I), in atto di venire incoro- nato da Sol e da Luna, mentre la mano di Dio gli depone una terza corona sopra alia testa. II pendente di Italico potrebbe pertanto incorniciare anch'esso una pseudo- moneta in lamina, sia totalmente inventata'", sia ricavata per impressione da una vera moneta. In quest'ultimo caso, si ricadrebbe pero nell'ipotesi precedentemente discussa (vedi supra, 4.3.1). Nel primo, invece, non sarebbe possibile risalire ad alcuna indicazione cronologica, se non quella offerta dalla generica somiglianza di un lato della 'pseudomoneta' descritta da Italico con i dischi che formano la collana da Mersin ora citata, prodotta fra la fine del VI e il VII secolo. "s Ritrovato nclle vicinanze del lago EI-Borollos, fu battuto all'asta da Sotheby nel 1957 (vedi supra, nota 27). "* Salama, Le tresor, 344. "' La collana monetale conservata alia Walters Art Gallery di Baltimora, anch'essa di origine egiziana (Bruhn, Coins, 36-8; Salama, Le tresor, 343, n. 2; Pkrassi, Nomismala, 909) incastona in uno dei suoi otto pendenti una pseudomoneta formata da due bratteae in lamina d'oro con testa di Sol sul Diritto e di Luna sul Rovescio, ottenute forse per impressione da due antoniniani di Caracalla, che raffiguravano rispcttivamentc il busto de\V Augustus con corona di raggi e quello de\l'Augusta sul crescente lunare (Bruhn, Coins, 36). "" Art of Late Rome and Byzantium in the Virginian Museum of Fine Arts, ed. by A. Gonosova - Cit. Kondoleon, Richmond 1994, 108-11: scheda di Ch. Kondoleon; Baldini LlPPOUS, L'oreficeria, 143, n. 2. "' Art of Late Rome, 108. 110 Grabar, Un medaillon, 34-49, fig. 3. 111 Sulla presenza dello stesso termine su oggetti dell'ornamento personale di eta bizantina, quali anelli e cinture, vedi G Vikan, Art, Medicine, and Magic in Early Byzantium, in Simposium on Byzantine Medicine, 69. m Per pseudomonete di fantasia dotate anche di una scritta lungo il bordo circolare, vedi i casi dei medaglioni al centro dei pettorali di produzione costantinopolitana e di provenienza egiziana, poc'anzi descritti. 386 c. perassi 4.5. Ipotesi e: medaglia talismanica L'epistola 33 di Italico e stata, fin dal pionieristico studio di Ph. [. Kukules m, accostata ai cosiddetti konstantinata, talismani 'monetiformP in uso nel mondo greco almeno fino agli inizi del XX secolo, che si caratterizzavano proprio per raffigurare, fianco a fianco, I'imperatore Costantino e la madre Elena1". E probabile che la loro dif- fusione sia legata alia canonizzazione del primo imperatore cristiano: a differenza da quanto avviene in Occidente, POriente bizantino dedico infatti un culto ufficiale a Costantino, almeno dal primo quarto del VI secolo1". La prima attestazione di una commemorazione comune di Costantino insieme con la santa madre sembra risalire, invece, solo alia fine dell'VIIIl26. La reale natura dei konstantinata rimane ancor oggi misteriosa: e incerto infatti se fossero considerate tali unicamente delle vere e proprie monete o non invece anche delle medagliette, che richiamavano le prime nella forma e nell'aspetto complessivo. Propende per quest'ultima interpretazione Laurent, secondo il quale i konstantinata dovevano essere inizialmente dei "simples medaillons commemo- ratifs de module reduit ou des medailles pieuses frappees intentionnellement" In precedenza F.W. Hasluck, conducendo un'indagine tra "well-stocked Levantine money-changers" era giunto invece alia conclusione che innumerevoli monete in oro, argento e rame, e non solo di produzione bizantina, potevano essere definite konstantinata, al di la del fatto di rappresentare veramente il santo imperatore insieme con la madre. Osservazione quest'ultima, che unita ad una seconda dello stesso Hasluck: "actual coins of Constantine, common though they are, never compete for the distinction"mi pare rinvigorire Pipotesi, appena discussa, circa la possibility che il vouiouct KcovCTiavTiveiov possa non essere stato un esemplare emesso effettivamente da Costantino I. La moneta indicata dai cambiavalute orientali come il konstantinaton per eccellenza sembrava essere comunque "the scyphate solidus of the age of the Comneni" l3°. Tommaso Bertele identifico inline i konstantinata con le "monete in rame concave", emesse, a suo parere, dagli imperatori Comneni e poco sopra citate (Tav. VII, 1)'", che raffigurano su un lato proprio san Costantino e sant'Elena, mentre ,:' Vedi Kukules, Kavaxavxi vara: la missiva e pero attribuila a un anonimo autorc bizantino. hasluck, "Constantinata", 635. Per il mondo bulgaro, Hristova, L'immagine, 168-9, fig. 3-5 cita collane e pendenti del XVIII e XIX secolo con l'immagine dei Santi Costantino ed Elena, utilizzati con funzione amuletica. m Secondo A. Linder, The Myth of Constantine the Great in the West: Sources and Hagiographic Commemoration, «Studi Medievali», s. Ill, 16 (1975), 52 la prima cvidenza di un culto ufficiale riservato a Costantino e data dall'inno 200-I-II di Severo di Antiochia (515-518). contenuto nella versione siriaca di Paolo di Edessa (619-629). A. Luz/.l, // dies festus di Costantino il Grande e di sua madre Elena nei libri liturgici delta chiesa greca, in Costantino il Grande dall'antichita all'Umanesimo. Colloquio sul Crislianesimo nel mondo antico. Macerata. dicemhre 1990, II, Macerata 1993, 586 cita, invece, la testimonianza di Tcodoreto di Ciro (Hist. eccl. I 43,3), relativa ad una probabile forma di venerazione religiosa associata alia tomba di Costantino gia nella prima meta del V secolo. Sul culto di san Costantino nell'impero bizantino, vedi anche PlTSAKIS, Saintete, 181-82. t!'' Vedi Luzzi, // dies festus, 587. Laurent, Numismatique, 263. m Hasluck, "Constantinata", 636. HASLUCK, "Constantinata", 636. "° Hasluck, "Constantinata", 636. "' Vedi supra, nota 106. un prodigioso filatterio monetale 387 reggono insieme una grande croce, e sull'altro Cristo barbato, seduto in trono e benedicente. In tale interpretazione, il filatterio di Italico avrebbe racchiuso una analoga moneta aurea, che pote pero essere solo presupposta da Bertele, perche non e in effetti pervenuto nessun esemplare in oro con questi soggetti. Anche Andre Grabar, nello studio dedicato al medaglione da Mersin, prima descritto, mostra di condividere una sovrapposizione fra il dono che Italico invia aWattuario e "les 'constantinata' qui nous sont conserves""2, ossia gli esemplari indicati da Bertele. A tale ipotesi si deve obiettare, pero, come essa non rispetti due delle indica- zioni fornite dalla descrizione di Italico, ossia la composizione delle scritte tramite "caratteri romani" e la qualificazione dei soggetti come "figurazioni alia romana, come incidevano allora". Le monete indicate da Bertele, infatti, recano al Diritto la denominazione in lingua greca dei personaggi etfigiati, ossia HAriA GAGNH, accanto alia figura femminile, e 0 (= O AriOC) KOTANT, accanto alia figura maschile, mentre al Rovescio compaiono le sigle, anch'esse in greco, IC XC. Inoltre Cristo e effigiato "nella forma e con gli attributi consueti"1", cosi come consueta e la presentazione di san Costantino e di sant'Elena, assimilati all'ico- nografia imperiale"4. Oltre a cio, Michel Hendy ha definitivamente chiarito come l'emissione di tali nominali sia da assegnare alia zecca di Tessalonica e, soprat- tutto, ad un periodo successivo alia composizione dell'epistola da parte di Italico, ossia fra il 1204 e il 1224 circa"5, come poc'anzi ricordato. Al di la delle difficolta che derivano daH'incerta natura dei konstantindta, un legame funzionale fra questi ed il pendente monetale di Italico e indubbio, in quanto i due oggetti, che raffigurano entrambi, agli occhi dei loro fruitori, il piu pio degli imperatori e sua madre, sono dotati di virtu particolari, in grado di eserci- tare influssi benefici sulla salute di coloro che li indossano su di se1,6 e, nel caso dei primi, anche di coloro che li utilizzano nel corso di pratiche in bilico tra la magia e la medicina popolare. Laurent riferisce di trattamenti contro le febbri e le malattie nervose, in primo luogo l'epilessia, diffusi nell'XVH secolo in Epiro, che consistevano nel bere l'acqua attinta ad una fontana con una tazza nella quale era stato deposto un konstantindton. 'Terapie' simili venivano utilizzate nella cura dell'itterizia e contro le emorragie. II ricorso ai konstantindta era efficace anche nella protezione delle donne gravide, dei bambini, dei non battezzati, degli uomini in pericolo di vita137. 11 legame con i konstantindta renderebbe conto, infine, dell'osservazione, contenuta nell'epistola 33, circa la diffusione dell'uso di recare al collo un vou-iolio: Kcovaxavxiveiov a scopo profilattico: monete di questo tipo, circondate da una cornice ed appese ad un collare, "tutti quanti [le] portano sul petto per allontanare [...] tutti i mali che ci vengono addosso" (Ital. 33, 26-27), scrive infatti Italico. * ": Grabar, Un medaillon, 32. 05 Bertele, Costantino il Grande, 93. " I due personaggi, infatti, "portano il consueto costume imperiale bizantino": sant'Elena indossa la "caratteristica corona 'a punte' delle imperatrici" e una veste dalle larghe maniche, con tracce del thorakion, mentre dal braccio destro di san Costantino pende il lows (Bertele, Costantino ii Grande, 93). Vedi anche supra, nota 107. Per il filatterio di Italico, vedi infra. 137 Laurent, Numismatique, 260; vedi anche Hasluck, "Constantinata", 635-36. Altri rimedi sono segnalati da Kukui.es, Kwvotccvti vctm, 216-17. 388 c. Pi-RASSI Al termine di questa lunga disamina, solo le ipotesi a (moneta di Costantino I) e b (moneta tardoromana) possono essere escluse recisamente. Pur con i limiti sopra discussi, ritengo che 1'ipotesi c.l (nomisma di Giustiniano II) abbia invece una indubbia consistenza, mentre le restanti (d: pseudomoneta; e: medaglia talisma- nica), rimangono indimostrabili, per la genericita della prima categoria di oggetti, per la natura inafferrabile della seconda. 5. II fdalterio monetale Se dunque si accetta l'identificazione della moneta descritta nell'epistola 33 con un nomisma di Giustiniano II, il filatterio posseduto da Italico costituirebbe la piu tarda attestazione nota di una collana monetale a Bisanzio, sebbene documentata solo letterariamente. La data di emissione del nomisma (705-711) e, infatti, successiva di poco piii di mezzo secolo a quella delle piu recenti monete reimpiegate in oggetti di oreficeria a noi pervenuti, ossia esemplari a nome di Eraclio (610-641), incasto- nati, pero, in gioielli la cui produzione si estende per tutto il VII secolo. La cronologia della collana di Italico confermerebbe, comunque, il ruolo del movimento iconoclasta quale limite contro il quale si arresto la moda del gioiello monetale nel mondo bizantino "8. Ho gia messo in rilievo come la particolare montatura del pendente descritto da Italico trovi il suo confronto piu prossimo nel ciondolo della collana rinvenuta a Nikolaevo, datata al III secolo, e come i pochissimi altri pendenti decorati con Pinserimento di gemme e/o perle siano stati realizzati tutti nello stesso secolo e in quello successive Di contro, nessun ciondolo monetale di produzione bizantina risulta possedere una cornice cosi conformatal39. La stessa categoria dei pendenti monetali appare del tutto episodica nella gioielleria costantinopolitana, che privilegia invece - come detto poc'anzi - pesanti pettorali decorati al centro da pseudomonete, bracciali, cinture e fermagli. Come spiegare allora lo sfasamento cronologico fra la data di emissione della moneta e il periodo di diffusione del tipo di montatura che la racchiude? Mi sembra che Punica soluzione proponibile consista nel congetturare che una collana monetale, Vedi supra. La ripresa della moda dei monili monetali e testimoniata da sfarzosi gioielli (pettorali, collane, girocolli) sfoggiati dalle donne greche ancora nel XV11I e XIX secolo {Greek Jewellery, 465-66; 484-94: schede di A. Di;livorrias). Essi permetterebbero di congetturare un riutilizzo delle monete a scopo ornamentale in eta bizantina piu ampio "than one might be led to believe by the number of surviving examples" (Greek Jewellery, 486). La predilezione per la gioiel- leria monetale sembra conoscerc una lunga persistenza nel mondo longobardo (vedi Ercolani gocchi, Gioielli monelari; E.A. Arslan, Le monete delle necropoli di Campochiaro e la moneiazione anonima beneventana nel VII secolo, in corso di stampa), come documentano, ad esempio, l'anello di Magnano in Riviera (UD) con moneta di Costantino IV come castone (668-680: M. BuOZZI, La tomba di Gisulfo: ma vi era proprio sepollo il primo duca longobardo del Friuli?, «Quaderni Ticinesiw, 9, 1990, 464, X. 128a) e la croce in lamina aurea da Benevento, ora a Norimberga, che reca. nel punto di incrocio dei bracci, I'impronta tratta da un solido di Leone III (714-741: Corrado, Manufatti, 239). IW II pendente con multiplo di Giustiniano conservato al Musee du Louvre e dotato di un'ampia cornice a racemi vegetali, ottenuta non a traforo, ma attraverso la saldatura di sottilissimi fili d'oro (Mi izokr, Les bijoia, fig. 14-15). Due giri di fili d'oro intrecciati sono a loro volta disposti tra questa cornice ornamentale e la moneta posta al centro della montatura. Un ulteriore filo d'oro ritorto e saldato lungo il contorno del pendente. Per il ciondolo con solido di Giustino II, vedi supra e note 29, 79: per quello con nomisma di Eraclio, vedi infra. I \ I'KODKilOSO HI -VI ll'KIO MOM IAI h 389 creata nel periodo romano, sia in seguito passata di mano in mano, subendo la sostitu- zione della moneta racchiusa nel ciondolo per lo meno una volta, ossia nei primis- simi anni dell*VIII secolo, per essere infine regalata, agli inizi del XII, "da un uomo del potere" (Ital. 33, 4) ad Italico, che si appresta ora ad inviarla in omaggio al proprio superiore. Depongono a favore di una lunga, intensa vita del prezioso oggetto, gli acciacchi che il latore del dono non si perita di nascondere al destinatario, ossia la rottura della catena alia quale il pendente era originariamente agganciato e la perdita delle perle che dovevano decorarne la cornice, cosi che entrambe dovranno essere sostituite dal nuovo proprietario "°. Una tale possibility, certamente non dimostrabile, risulta pero confortata dalla documentazione in nostra possesso, che attesta Pesistenza di pendenti nei quali e ora incastonata una moneta emessa in una data anche di molto piu tarda rispetto all'epoca di fabbricazione della montatura. Cito il caso di un ciondolo rinvenuto nei dintorni di Lodi, nel quale un solido di Teodosio I appare inserito in una cornice a pelte di eta precedente141. Ancora piu significativo per la nostra ricerca, e il gia citato pendente con nomisma di Eraclio del 632-634 (Tav. IV, 1). La sua originalissima montatura trattiene la moneta entro due cerchi in lamina d'oro, uno fissato sul diritto, 1'altro sul rovescio: sopra ad essi e saldata la cornice ornamentale vera e propria, formata dal susseguirsi di diciassette linguette auree traforate e decorate da un filo d'oro ritorto a forma di pelta, al centra del quale e saldato un globetto, anch'esso aureo Essa trova un unico, esatto confronto con la cornice di un ciondolo entro il quale e incastonato un solido di Leone I (457-474: Tav. IX, l)1*3. Quest'ultimo monile attesta, pertanto, la diffusione di questo tipo di montatura nella seconda meta del V secolo. Poiche nessun altro pendente cronologicamente 'intermedio' permette di ipotizzare la persistenza di questo tipo di montatura dal V al VII secolo, non sembra forzato postulare, per il ciondolo che oggi racchiude la moneta d'oro bizantina, una sostitu- zione dell'esemplare monetale originario, piu di centocinquant'anni dopo l'effettiva fabbricazione del gioiello144. Certo, si tratta solo di un'ipotesi. II restauro di un gioiello monelale conseguente al suo lungo utilizzo e attcstato, per esempio. dalla fibula con solido di Zenone del 476-491, rinvenuta a Canosa, in una tomba femminile dei primi decenni del VII secolo, probabilmentc longobarda: I'ardiglione a gancio c infalti in ferro, mcntre I'occhicllo e la stafTa sono entrambi d'oro (Principi. imperalori e vescovi. Duemila anni di sloria a Canosa, Venezia 1992, 865-866: scheda di A. Siciliano). 141 Brenot - Met/.ger, Trouvailles, 354; 364, nota 37; vedi anche ybroulanou, Dialrila, 149 (sull'alteslazione della decorazione a pelte nella prima meta del III secolo, 147); Facsauy, Roman Mounted Coins, 292 e g Pavesi - E. gaoetti, g Sena Ciiiesa, Arte e materia: studi su oggetti di ornamento in eta romana, Milano 2001 (Quaderni di Acme, 49), 80 considerano invece la montatura contemporanea alia moneta. Secondo Brenot - Metzgrr, Trouvailles, n. 34, anche il pendente con aureo di Caracal la da Val-de-la-Haye riutilizza una cornice di fabbricazione precedente. I4: Quattro delle linguette sul diritto del ciondolo sono andate perdute, mentre il lato opposto si presenta integro. 141 F. Gnecchi, Monete romane. Manuale elementare, Milano 1907', 250, fig. 115-116. Sul rovescio del gioiello mancano tre delle sedici linguette. 144 Piu improbabile mi sembra 1'eventualita contraria, ossia la sostituzione di una moneta bizantina con una tardoromana, anche se il rimpiazzo di una moneta piu tarda con una piu recente, ma di pochissimo, e attestato, pero in eta modema. per la collana appartencnte all'ex Collezione Bachofen von Echt (vedi nota 27): un aureo di Commodo, infatti, documentato da una fotografia del monile scattata nel 1903, appare oggi sostituito da un'analoga moneta di Marco Aurelio (vedi perassi, Nomismata, 908-09). Sui procedimenti tecnici utilizzati nella gioielleria romana per fissare lc monete alle cornici ornamentali e sulla possibility di un'agevole rimozione delle monete stesse dalle montaturc che lc racchiudono, vedi Bruhn, Coins, 1; 3-6; Perassi, // pendente, 19-21. 390 c. perassi 5.1. Le sue virtu prodigiose L'epistola 33 di Italico rappresenta una felice eccezione rispetto al silenzio quasi completo delle fonti scritte circa un uso amuletico della moneta nel mondo antico e bizantinol41, che la documentazione archeologica permette invece di percepire con evidenza, grazie al rinvenimento di monete in contesti rituali ed in relazione ad oggetti dalla chiara funzione apotropaicaE dunque un testo preziosissimo, perche fornisce alia realta attestata dalParcheologia il supporto interpretativo, rivelando motivi per i quali la moneta poteva assumere tali prerogative talisma- niche. Secondo Italico, pertanto, la forza segreta posseduta dal vou-iOLia Kcovoxavxiveiov deriva alia moneta da due elementi, da lui espressamente chiamati in causa. Fondamentale e innanzitutto la presenza su un lato di essa dell'immagine della croce, definita "Parma trionfatrice" (Ital. 33, 17). II suo carattere vittorioso, che si era manifestato in modo clamoroso nella celeberrima visione di Costantino al Ponte Milvio, fece assumere ben presto alia croce, in ambito cristiano, anche la capacita di respingere i demoni, trasformandola nel piu potente strumento di protezione contro il male, tanto da venire impressa con tale scopo apotropaico su tombe, reliquiari, icone, manoscritti ed edifici sacri147. Ma, oltre a cio, "una particolare, segreta potenza" e stata conferita alia moneta, "in virtu di una potenza divina impressa forse dagli stessi punzoni" (Ital. 33, 20-21). Molto efficacemente, Vincent Laurent parla, a tale proposito, di una "vertu preter- naturelle qui provient de Pame meme du metal"148. Questo affascinante tema puo 145 II testo piu esplicito in tal senso e il famoso passo di Giovanni Crisostomo nel quale si condannano i Cristiani che indossano intomo alia testa e ai piedi, con funzione amuletica, catene composte da monete di Alessandro Magno (Ad ilium, cat. II, 5; PG 49, 240; per altre, piu sfumate attestazioni, vedi R. Pf.Ra, La moneta antica come talismano, in Atti del Convegno Internazionale di Studi Numismatici "Moneta e non moneta", Milano 1992, a c. di V. Cubei.i.i, D. Foraboschi, A. Savio = «Rivista Italiana di Numismatica», 95, 1993, 347-59). J. Russell, The Archaeological Context of Magic in the Early Byzantine Period, in Byzantine Magic, 36 mette giustamente in guardia contro I'eccessiva fiducia nelle fonti scritte nello studio di argomenti come questo, poiche esse rischiano di frapporsi "between us and the largely poor and illeterate inhabitants of small towns, villages, and country-side who actually wore the amulets". "* La funzione di amuleto attribuita alia moneta nel mondo romano emerge chiaramente nel suo utilizzo in depositi di fondazione di edifici pubblici e privati (C. Perassi, Le monete della necropoli: osservazioni sul rituale funerario, in Ricerche archeologiche nei cortili dell 'Universita Cattolica. La necropoli tardoantica [Atti delle Giornate di Studio. Milano, 25-26 gennaio 1999], a c. di M. Sannazaro, Milano 2001, 102-03), nell'ambito del rituale funerario (Perassi, Le monete, con bibliografia precedente), nell'occultamento sotto all'albero maestro delle navi (Pera, La moneta antica, 358; C. Perassi, Monete nelle tombe: scelta intenzionale sulla base dei soggetti e delle scritte?, in Trouvailles monetaires de tombes: Actes du deuxieme Collogue International du Groupe Suisse pour I 'etude des trouvailles monetaires, Neuchdtel. 3-4 mars 1995, Lausanne 1999, 55-56; J. Blay i Detrell, Monedas votivas en el pie de mdstil de navios romanos, «Gaceta Numismatica», 155, diciembre 2004, 4-13). Fra gli oggetti, particolarmente significativo e l'uso di agganciare anche monete ai crepitacula, sonagli che venivano scossi davanti ai neonati per acquietarli e per allontanare da essi il fascinum (Pera, La moneta antica, 358; Perassi, Monete nelle tombe, 57). Per il mondo bizantino, vedi Maguire, Magic. 147 Vedi P.-P. Joannou, Demonologie populaire - demonologie critique au Xle siecle. La vie inedite de S. Auxence par M. Psellos, Wiesbaden 1971, 22-23; Ch. Walter, IC XC Nl KA. The Apotropaic Function of the Victorious Cross, «Revue des etudes byzantines», 55 (1997), 193-220. "* Laurent, Numismatique, 259. Sull'uso dell'oro per la confezione di gioielli-amuleto con valore profilattico, vedi M.T. Guaitoli, Moda e significati simbolico-taumaturgici dell 'ornamento e un prodigioso filatter10 monetale 391 essere in questa sede solo sfiorato, ma e forse connesso "ai simbolismi iniziatici del fuoco e delta forgia, della morte e della risurrezione attraverso il fuoco, della forgiatura sull'incudine", ai quali ha dedicato la propria attenzione Mircea Eliade M". In essi assume un ruolo anche la stessa figura di Cristo, fabbro maniscalco che esercita la propria attivita guaritrice forgiando i malati sopra un'incudine E proprio I'incudine costituisce, insieme con i conii e con il marteHo1'1, lo strumento indi- spensabile all'operazione della coniatura dei tondelli metallici delle monete. Pur se non specificamente rilevato da Italico, il potere del nomisma risiede certamente anche nelle immagini dei divinissimi Costantino ed Elena, raffigurate su di esso. Le virtu protettive insite in qualsiasi ritratto imperiale'-: sono infatti maggiormente ratTorzate nel caso deU'effige del "piii imperiale, del piu pio e del migliore" (ITAL. 33, 11) fra essi'5'. Ricordo a tale proposito le virtu amuletiche dei konstantinata poc'anzi citati, caratterizzati proprio dal recare Timmagine di san Costantino insieme con la santa madreIS4. A questi si pud aggiungere il richiamo di una lastrina metallica del Museo Bizantino e Cristiano di Atene (Tav. IX, 2), sulla quale le figure di due personaggi imperiali, rappresentati nel gesto di reggere insieme un'alta croce, ed identificabili pertanto proprio con Costantino ed Elena, sono sovrastate da una lunga iscrizione inintelIigibile, certamente di carattere magico1". Anche il lato a vista della moneta incastonata nel filatterio di Italico sembra mostrare la rappresentazione delle due figure che il retore identifica con I'imperatore e la santa madre, poiche questo e il lato che per primo viene descritto. Possiamo infine supporre che un ruolo piu marginale, nel delegare alia moneta una funzione amuletica, fosse esercitato dalla forma stessa del nomisma"'' e dal delle sue materie prime nelle fonli classiche, in Ori delle Alpi, Caialogo della Moslra, Trenlo, 20 giugno-9 novembre 1997, Trenlo 1997, 23. M. Eliade, Arti del meiallo e alchimia, Torino 1980 (per la citazione, vedi 94-95). '*■ Eliade. Arti del meiallo, 93-94. 1,1 Sulla "potenza del tutto speciale" che risiede nel martello utilizzato dai lavoratori del mctallo, vedi ancora Eliade, Arti del meiallo, 79-80. I5! Vedi Maguire, Magic, 1039-40. Per pendenti talismanici bizantini di X-XII secolo che recano su un lalo la raffigurazione di una figura stante ahbigliata con vesti imperiali (tocos c corona), vedi J. Spier, Medieval Byzantine Magical Amulets and Their Tradition, «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes)), 56 (1993), 55, nn. 30-32, fig. 2e. w Sulla diffusione del mito di Costantino a Costantinopoli, vedi supra, nota 102. ,w Per il potere guaritorc attribuito alle immagini cristiane, contro cui si appuntera la sevcra condanna dell'iconoclastia, rimando a MAOUIRE, Introduction. A. Xatzhnikoaay, MeraXXtva p.ayiK& eiKoviSia Kwvazavzivov Kai 'Ekevrig. «'E7iETn,pii; 'ExaipEiaq Bu^avxivwv Znou8d)v», 23 (1953), 508-18; per la figura, 509 (vedi anche Gautier, Michel Italikos, 209, nota 4). La scena si svolge entro uno schematico sfondo architettonico che, grazie soprattutto alia presenza di due obelischi, vuole richiamarc I'lppodromo di Costantinopoli. Si noti come la semplice veste panncggiala indossata da entrambi i personaggi richiami in parte quella portata da Giustiniano II e dal figlio Tibcrio III suH'emissionc di nomismala, alia quale sembra appartenere la moneta incastonata nel pendente descritto da Italico. IS6 Sulla proprieta protcttiva della forma circolare, nella quale era credenza comune che gli spiriti maligni non potessero penctrare, vedi Zadoks-Jitta, Monete-gioiello, 164; Pera, La moneta aniica, 349; Perassi, // pendente, 25. II cerchio, proprio per la sua forma avvolgcnte, e infatti presso tuttc le civilta un simbolo di protezione, usato spesso in magia come cordone difensivo contro la penetrazione di ncmici, animc vaganti e demoni. A livello personale, il cerchio-protettore assume la forma deH'anello, del bracciale, della collana, della cintura, della corona (vedi M. Liirker, Der Kreis als Symbol im Denken. Glauben und kiinsllerischen Gesiallen der Menschheil, Tubingen 1981). 392 c pi-rassi metallo aureo con il quale esso era stato coniato1": tali capacita talismaniche non sono, perd, esplicitamente menzionate da Italico158. La particolare, segreta potenza del vouiapa Kajvaxavxiveiov esercita i propri benefici influssi sia nella sfera della salute spirituale, sia in quella della salute corporate di colui che reca su di se il filatterio. Per quanto riguarda la prima forma di salvezza, la moneta agisce infatti come "difesa contro la natura detesta- bile dei demoni" (Ital. 33, 16-17)'", rendendo pero nel contempo coloro che la indossano "esenti dalle malattie contagiose" (Ital. 33, 21-22). Le capacita protet- tive del nomisma sono talmente efficaci, da dispensare il suo utilizzatore dal ricorrere ad ogni altro tipo di difesa: egli non avra pertanto piu necessita "ne di purganti, ne di cambiamenti d'aria, ne di nessun altro presidio medico" (Ital. 33, 21-22). Portando al collo questa collana, conclude con una certa enfasi Italico, saranno allontanati "tutti i mali che ci vengono addosso" (Ital. 33, 27). La veridi- cita della solenne assicurazione e garantita dall'autore del dono, appoggiandosi su una citazione di carattere biblico, tratta cioe dal libro di Giobbe (lob. 2, 11), definito come "uno dei nostri" (Ital. 33, 26-27). Tanta ingenua, entusiastica credulita nelle virtu profilattiche di una moneta e nella sua forza talismanica, attestata dalle parole di colui che e stato definito "a paradigm of the Byzantine intellectuar"60, puo suscitare il dubbio nel lettore che tali affermazioni siano da interpretare in senso ironico, tanto piu che la propen- sione alia burla e all'umorismo mordace rappresenta uno degli stilemi della scrittura di Italico, ed e stata rilevata anche nelle sue composizioni epistolari161. Sull'eventuale intenzione giocosa della missiva e del dono, si era gia interrogate pertanto Vincent Laurent, a motivo dei ruoli ricoperti dal mittente e dal destina- tario di essi, rispettivamente in campo ecclesiastico e medico. Ma la prima impres- sione, ossia che Italico si sia voluto soprattutto divertire, "en plaisantant, sans en avoir Pair, le pauvre disciple d'Esculape"l6:, viene contraddetta dalla constata- 157 Per l'attribuzione ai metalli preziosi di particolari proprieta in eta romana e all'inizio di quella medioevale, vedi PBRASSI, // pendente, 25; Maguirf, Magic, 1039; Guaitou, Moda, 23. Esplicitamente attestata da Plinio e la capacita dell'oro di neutralizzare i malefici: "L'oro e efficace in piii modi come rimedio medicinale e si applica ai feriti e ai bambini, per rendere meno nocivi i malefici eventualmcnte diretti contro di loro" (Nat. 33,25). Forse anche il Vangelo tenuto in mano da Cristo nell'immagine effigiata sul Diritto dei nomismata giustinianei (se e esatta I'identificazione con un tale esemplare), potrebbe svolgere una sorta di funzione talismanica, per le virtu curative che venivano attribuite al contatto con il libro sacro, credenza contro la quale si scagliano sant'Agostino (Tract, in Io. Ev. VII 12), san Girolamo (In Mat. 23.5-7) e Giovanni Crisostomo (Horn. 19,14) (vedi Maguire, Introduction, 65; D.T. Frankfurter, Amulets, in Late Antiquity. A Guide to the Postclassical World, Cambridge-London 1999, 297). Per pendenti talismanici di eta bizantina, che recano su un lato la raffigurazione di Cristo con il Vangelo nella mano, vedi SPIER, Medieval, 54, nn. 25-26, fig. 2c. Anche le perle che, secondo la descrizione di Italico, dovevano in origine essere incastonate alia cornice del pendente potevano essere in grado, secondo la mentalita medievale, di esercitare influssi terapeutici: il I.apidario composto da Marbodo di Rennes (1035-1123), ad esempio, esalta le loro proprieta curative nei casi di febbre e di dolori al capo (cap. 21). '* Sulla demonologia bizantina, vedi Joannou, Demonologie; J. Burton RUSSELL, // diavolo nel Medioevo, Bari 1987, 11 -30; C. Mango, Diabolus Byzantinus. ((Dumbarton Oaks Papers», 46 (1992), 215-23; E.V. MALTESE, Dimensioni bizantine. Donne, angeli e demoni nel Medioevo greco, Torino 1995. IM Kazhdan, Michael Italikos, 1368. Krumbacher, Geschichte, 465; G Karlsson, Ideologic el ceremonial dans lepistolographie byzantine. Textes du X' siecle analyses et commentes, Uppsala 1959, 66-67. 162 Laurent, Numismatique, 257. un prod1gioso fii.atterio monetale 393 zione che "le document distille un tel serieux", da costringere il critico ad ammettere che "le redacteur, malgre qu'il flit clerc, partageait le sentiment commun" circa le virtu portentose del v6u.iau.cx Kcovoxavtiveiov1". Per una interpretazione ironica del testo propende invece Carlo Maria Mazzucchi, secondo il quale il gioco del retore consiste precisamente nell'inviare al proprio superiore un oggetto che rende inutile I'intera arte medica. Italico riporta pertanto una credenza popolare nella quale, da parte sua, non nutre nessuna fiducia. Sia lui sia Yattuario, al quale e destinato in dono il fllatterio monetale, sanno bene che essa e smentita dai fatti: pur essendo monete di tal genere portate sul petto da tutti (vedi Ital. 33, 26), ci sono infatti ancora ammalati da curare! Anche un uso 'disinvolto' dei testi biblici in un contesto sarcastico non sorprenderebbe all'epoca di composizione dell'epistola,M. Secondo John Duffy, invece, l'apertura nei confronti di pratiche pseudomediche osteggiate dalla Chiesa da parte di Italico, personaggio dedito all'esercizio della medicina ufficiale, oltre che inserito nei ranghi della gerarchia ecclesiastica, rientrerebbe in una curiosita intellettuale che non pone alcuna censura alle letture e alio studio"'. Tale philomatheia, condivisa dai nostra con Michele Psello, a lui di poco precedente risalta anche dal testo dell'epistola 31, inviata dallo stesso Italico a un certo Tziknoglos ",7, nella quale e affermata la conoscenza di rimedi magici e il possesso di una larga collezione di formule e di incantesimi, fra i quali alcuni in grado di guarire tumefazioni e tumoriM. Ma, conclude 1'autore della missiva, o\)8ev ek xouttov oike 5iEJtpa^au.n,v ovixe eniaxeuaa JiccmoTeIM. Al di la del punto di vista personale di Italico, la lettera 33 testimonia comunque la credenza, diffusa fra i suoi contemporanei, circa l'esistenza di monete dotate di poteri straordinari, in grado di "allontanare tutti i mali che ci vengono addosso" (Ital. 33, 27), se portate su di se, ossia di giovare alia salvezza dello spirito e alia salute del corpo. Tale convinzione aveva certamente le sue basi nell'opinione, attestata anche in ambienti culturalmente elevati, secondo la quale l'insorgere delle patologie aveva un'origine soprannaturale "durch den Einfluss boser Damonen und des Teufels"'™, che l'uomo poteva cercare di contrastare attraverso il ricorso ad esorcismi, amuleti, filtri magici e alTazione dei maghi1"'. Laurent, Numismatique, 258. Ad una talc opinione adcrisce evidentcmente anche Timplai.exi, Medizinisches, 271-72, poiche inserisce un'ampia parafrasi della lettera di Italico fra le tcstimonian/c epistolografiche relative al rapporto fra medicina e magia (la Timplalexi si limita in efTetti a riproporrc le parole del retore, senza interrogarsi sullo spirito che le anima). I6J Vedi CM. Maz/ucchi, Leggere i classici durante la catastrofe (Costantinopoll. maggio- agoslo 1203): le note marginali al Diodoro Siculo Vaticano gr. 130, «Aevum», 69 (1995), 200-57. IM Duffy, Reactions, 94. Burton Russell, // diavolo, 29 sottolinea come nella societa bizantina molti preti unissero "magia e preghiere, invocazioni, deprecazioni e suppliche per il bene della loro comunita" e come talc tipo di magia fosse usata "non tanto per appoggiarsi sull'aiuto dei demoni quanto pcrche la si riteneva capacc di allontanarli". IM Vedi Duffy, Reactions e Maguire, Magic, 1045-46, secondo il quale Italico "clearly believed it [the coin) to have prophvlactic powers". * Gautier, Michel Italikos, 201-03. "* Duffy, Reactions, 91-95 (vedi anche Timplalexi. Medizinisches, 21-22; 269-70). Gautier, Michel Italikos, 202, ep. 31, 14. 1,0 Timplalexi, Medizinisches, 265 (per esempi tratti dall'epistolografia bizantina dal XII al XV secolo, 266-270: in essi "manchmal sind dei iibcrnatiirlichen lirklarung dcr Krankheiten mit rationa- listischcn Begriindungen verbunden"). '" Timplalexi, Medizinisches, 265-66. 394 c. perassi II vou.iau.cc Kcovaxavriveiov mi pare rientrare, in definitiva, in quella categoria di oggetti, tanto diffusa nella societa bizantina di ogni tempo, nella quale, secondo la felice definizione di Gary Vikan, convivono insieme "art (albeit usually of a plebeian sort) and medicin (albeit always of an unscientific sort)"l7:. Essa comprende, significativamente, oltre a "large medico-magical silver bands for the arm, smaller ones for the finger", anche "silver disks to be hung round the neck" "'. Lo stupore e il facile sarcasmo suscitati dalle parole di Italico saranno, infine, in parte mitigati qualora si rifletta come, ancora alia meta dell'Ottocento, la medicina popolare europea non disdegnasse di ricorrere all'ausilio delle monete per la 'cura' delle piu svariate patologie"4. Per guarire dalTitterizia, dalle febbri e dalle malattie tipiche dell'infanzia, per superare i parti difficoltosi, era sufficiente tenere una moneta nella mano, oppure bere l'acqua nella quale essa era rimasta immersa per alcune ore"5. Si noti come la scelta della moneta da utilizzare nelle diverse patologie fosse generalmente motivata dal soggetto che esse raffiguravano (croce, immagini sacre)"6. La fiducia nelle presunte capacita talismaniche delle monete e poi attestata anche ai nostri giorni. Lo ha dimostrato, in modo inoppugnabile, il rito propizia- torio messo in atto dalla squadra della Nazionale Tedesca nel corso dei Campionati mondiali di calcio del 2002'". Esso consisteva nell'occultamento di un centesimo di marco nella meta campo degli avversari, prima di ogni partita: la moneta doveva pertanto propiziare la conclusione in rete dei giocatori della Germania nel primo tempo della gara ed impedire invece quella degli antagonisti nel secondo. La consuetudine aveva avuto inizio in occasione di un incontro particolarmente importante per la squadra tedesca, nel quale evidentemente era sembrato necessario ricorrere a tutte le forze a disposizione, comprese quelle occulte, poiche da esso dipendeva l'accesso alia fase finale dei Campionati"8. m Vikan, Art, Medicine, 85 (certamente la definizione di plebeian non si adatta, pero, alia preziosa collana monetale di Italico). '" Vikan, Art, Medicine, 85. Sull'uso di amuleti per contrastare le malattie, dotati di una potenza divina che risiede nei nomi, nei simboli, nella combinazione intelligibile di lettere alfabetiche, nelle immagini di santi e nelle formulc magiche incisi su di essi, vedi anche spier, Medieval; A.D. Bakalude, AnotpoTtaiKCt (puXaKid xiy; npcinnc, Pv^avxivric, rcEpioSou. «B\)£avTiva», 19 (1998), 207-24 e Timplalexi, Medizinisches, 270. 174 W. KOHN, Miinzen in Volksmedizin, in Miinzen in Brauch und Aberglauben. Schmuck und Dekor, Votiv und Amuleti, politische und religiose Selbstdarslellung, Mainz am Rhein 1982, 75-78. 175 Una 'terapia' analoga e testimoniata in Grecia, relativamente ai konstantindta (vedi supra, nota 137). 176 Nel caso dcH'itterizia, il ricorso a monete auree sembra essere invece dovuto ad una sorta di giustificazionc di tipo omeopatico, che associa il colore giallo dell'oro con 1'analogo colorito assunto dal malato (KOhn, Miinzen in Volksmedizin, 75-78). 177 Non mi risulta che la notizia sia stata riportata dalla stampa sportiva italiana, mentre e stata riferita brevemente nel corso di una trasmissione radio. Ho potuto ricostruirla in tutti i particolari grazie alia collaborazione dell'allora Direttore di «Tuttosport», Xavier Jacobelli, che si e attivato presso i colleghi tedeschi che avevano invece dato ampio rilievo alia circostanza. 1,1 Si trattava infatti della partita di andata contro la Nazionale Ucraina a Kiev per lo spareggio dei gironi eliminatori. Capacita talismaniche erano assegnate anche alle monete montate in gioielli in uso fra la popolazione del Bukhara fino al secolo scorso (M.I. Niyazova, Coins in Jewellery from Bukhara, in Resumenes de las Comunicaciones, XIII Congreso Internacional de Numismdtica, Madrid, 15-18 sellembre 2003. 239). Una tale funzione e invece esclusa per i monili monetali indossati dalle donnc grechc ancora nel 1800 da P. Zoka, Embroideries and Jewellery of Greek National Costumes, Athens 1981, 29 (vedi anche KiiKiii.es, KmvravTtvara, 220; Creek Jewellery, 486; 488). un prodigioso filatterio monetale 395 APPENDICE MICHELE ITALICO, EPISTOLA 33 GAUTIER A cura di Carlo Maria Mazzucchi Compendia B: codex Bodl. Barocci 131 (saec. XIII), f. 337r Cramer: J.A. cramer, Anecdota Graeca e codd. manuscriptis Bibliothecarum Oxoniensium, III, Oxonii 1836, 190-91, ep. XXII Gautier: P. Gautier, Michel Italikos. Lettres el discours, Paris 1972, 208-10, ep. 33 Kukules: Ph. I. Kukules, Kcovmavnvarce, «Aaoypa<pia», 6 (1917), 216-20 Treu: M. Treu, Michael Italikos, «Byzantinische Zeitschrift», 4 (1895), 1-22 (11, 21) monitum Rationem scribendi (primis litteris nominum propriorum exceptis et punctis supra i et v omissis) atque interpunctionem codicis servavi (vide, quaeso, disputatiun- culam meam, quae inscribitur Per una punteggiatura non anacronistica, e piu efficace, dei testi greci, «Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata», 51, 1997, 129-43, nec non «Aevum», 72, 2003, 498). Tu> AKXouapico: - t Kfjvaov xouxov d7to8i8copi xa> epto Kaioapv i\br\ yap ooi axpaxE\>ouai faq bpaq, udAAov 8e xoTq aoiq dnoyEypappai, 8i5doKaXoi; iaxpwv xeipoTovnGEit;- nX.t)v ovk dno axopaxoq i/Ouoq dvEiXKuaa xov axaxfipa xouxovi KaOdrcsp 6 Kopxxpaux; eKeivoq- dAA' ExapiaOt) uoi xo XP^ua napd xivoq xa>v ev 5 e^ouoia- \ia\\ov 8e iva rcapaoxriaco xo xov xpiipaxoc; euyevei;, PaaiXiKoit; EVEJtpE7tE axEpvoiq- uiav p.Ev auxou xawnv exek; EuyevEiav EXEpav 8e Xpvaoq Eaxiv, ovx elq anaq- ovb' and [iiaq rcoioxnxoi; aXk' r\ uev dpxdvn, XpX)oou AEUKOXEpOIV avxo 8e xo EJticxEpviov (puAaKxnpiov, xPvaov xiuatapECxdxou- Kai p£0' 6v ovk av £(p£\)pr|<; xov Xohd Kai KaOapcbxEpov 10 xivoq 8e fi £7UYpa(piV oiixE xou nprnxou Kaioapoi;, oiixE xoO u.ex" ekeivov ex)0\)i; TiPEpiou xd CKfjnxpa xf\q PaaiAEiai; EJiixporcEuaavxoi;- otjxe xov, xtov jidAxu PaaiAEuadvxwv- aXXa xov ev PaaiAEoai PaaiXiKcoxdxoo mi EuaEPEaxdxov Kai KpEixxovoq- Kcovaxavxivov yap dnopdxxExai Kai EXevtiv xovq GEioxdxovi;- ek GaxEpou 8e auxov xov Xpioxov pcouaiKcoxEpoii; xoiq 15 EKXtmwpaai- Kai oiou; 6 xoxe XP0V0<; ev£ypa(p£- 7tEpi 8e xt)v ixuv xoO kukaou, ypduuaaiv oux eaativikoii; EvaEafipaaxar oipai 8e Kai xooxoix;, 'Pcouaiwv Eivai xovq xaPaKrrIPa<3" kai e^ecti aoi XaPovxi dvayivcbcKEiv xd ypduuaxa- oi) yap iacoi; Kai xcbv xoiouxtov ook d8at)i;- e^ek; 8e xoOxo, oo uovov 9UAaKxfipiov xfjq drcoxpojiaiou (pooEtoq- wq Kai xo xporcaiocpopov otcXov, xov 20 oxaupov evxexujuouevov exov- dXA.d yap eoxi xi<; dnopprixoq 8uvapi<;, i8id£ox)oa xcb xpiipaxi xouxw ovk ano xivoq xexvtii; payiKfji; 7tEpiEipyaapEvri. 396 C M. MAZZUCCHI oia noAAd XaA-Satoi xeA.ouoi- Kai x&v 'Aao-upicov oi Geoupyoi- aXX' zk xivoc, 8uvdp£coc) GEiaq, e^' auxcov <xcov> xa^-KO-t^)7,;cov opydvcov, i'acoc, enPePX.TmevT|- xovq (popovvxaq e^dvxEic, rcoiouaa xou X-oipcuSouc, vooripaxoq- 25 ouSev ouv 001 8ei, otixe KaGapxripiwv (pappdKCuv, oik' dXX,oi6oeco<; xcbv depcov- oi3x' ctA-Xriq xoicroxric, xivoc, iaxpiKfjc, dpcoyfjc,, xo vopiapa (popouvxi xo Kcovaxavx'ivEiov en' awed yap xouxco Kai xpuafjv iar|v e^ojGev KEpixiGEVXEC,- Kai dpxdvri npoa8fiaavxeq, dianep opdc, Kai xouxo nercoirpevov- ei Kai xfiq KpepdGpac, dneppriKxai, eJiiaxfiGiov anavxeq cpepouaiv- eic, dnoxporcriv &q 30 nox> xiq e(pT)ae xcov fmexepov, rcdvxcov xa>v enepxopevcov ainoiq saKfiv cooxe opa ei xt Eiu^rixoiric,, xouxou 8copov e7tixEp7tEaxepov exepov ai> 8e aXXa Kai papydpouq auxw nepiBrioevq- 8uo piv dvw peyicxouq, npoq xfj auva<pfj xfjq Xpucrfji; pipivGox)- k\)ka.co6ev 8e piKpoxepouc, Kai xo Geiov xouxo vopiopa 7tepi6eovxaq- ov>xco yap Kai Jipoxepov EKEKoaprixo, aW r\ xPEia toxic, 35 papydpouc, rcapeiXxxo, pf] Gayo xov KaX,6v 'AKxoudpiov ctveu pevxoi xouxcov 8iScopi xov xpuaov cbq opaq- ox>x' toe, XPUOOV. dAA' wc, PaoiA,iKov vopiopa. Kai dppmov xiva JiEpiP£pX.ripEvov dA.KT\v t 1 Mt 22,17-21 3-4 Mt 17,27 29-30 cfr. lob 2,11 I axpaxeuouai scripsi: oxpax' Kai B; axpaxw Kai Cramer; oxpaxdj Kai Gautier; axpaxcp Kai toq (fa iaxpw KaGcix;) Kukules 3 i/Owc, Gautier (tacite): ix8a)(oq), ut vid., B; ix9\)cov Cramer, Kukules 5 (JaoiXiKoiq Cramer, Kukules: PaoiXf|q B; PaaiX.Eioiq Gautier 7 etc,] yp- eic, Kukules anav Cramer, Kukules: veram lectionem restituit Treu 8 XeuKOTepou Treu, Kukules: XeuKcoxepou B, Cramer auxo] ita B (aux1), Cramer, Kukules: ainov legit Gautier 9 Ecpevpoiq Kukules (tacite) 10 ue6' Cramer: veram lectionem restituit Kukules (tacite) II oiixE xou] ita B, Cramer, Kukules: oiixE xoO Gautier 14 auxov Kukules et Gautier (tacite): av xov B; auxov Cramer 15 oi'oicj ' ex " ead. m. B 22 'Aooupiwv] o' supra lineam add. ead. m. B 23 <xcbv> tacite addiderunt Cramer, Kukules, Gautier 24 EupEpXriuEvn] in EupEpXnuEvnq immutaverunt Cramer, Kukules (ambo tacite), Gautier ut cum 5uvau.Ecoc, (1. 23) connecterent: perperam (spectat enim ad 5i)vauAq, I. 20) 27 ionv] yp- ixuv Kukules: ego quidem censeo axecpavnv subaudiri iiEpixiOEvxEC,] rtEpiXE- Gevxec, Kukules (tacite) 28 Jtpoo8r|oavxE<; Kukules: npo5fiaavx£<; B, Cramer, Gautier 28-29 ei — ctnEppnKxai] [eI 8e xfjc, Kpeu.a8pac, dnEppnKxo] Kukules (sic in textu) 29 djtEppnKxai] &7r£ppT|Kxo Cramer; veram lectionem restituit Gautier 30 kov xic, Kukules 397 Tav. 1-1: Collana monetale con aureo di Caracalla dal tesoro di Nikolaevo (Sofia, Natzionalen Archeologicheski Musei); 2: Pendente con aureo di Caracalla dal tesoro di Petrianecz (Vienna, Kunsthistorisches Museum); 3: Collana monetale con solido di Costanzo II (G Hirsch, Antiken. Auktion 232, n. 620). Tav. II - 1: Pendente con pseudomoneta aurea dal Pakistan (Austria, Collezione privata); 2: Pendente con doppio solido di Costantino I (Cleveland, Cleveland Museum of Art); 3: Solido di Teodosio II (426 [?]-429). 399 2 Tav. Ill - 1: Pettorale e pendente monetali di provenienza egiziana (New York, Metropolitan Museum of Art e Freer Gallery of Art, Smithsonian Institution, Washington); 2: Pettorale e pendente monetali di provenienza egiziana (Bcrlino, Staatliche Museen, Antikensammlung). 400 Tav. [V - 1; Pendente con nomisma di Eraclio (Busso Peus, Auklion 376. n. 1248); 2: Catena in bronzo con follis di Giustiniano contromarcato con i tipi di Eraclio (Sicilia, Collezione privata); 3: Follis di Giustiniano (Londra, Collezione Simon Bendall). 401 Tav. V - 1: Nomisma di Giustiniano II (692-695); 2: Nomisma di Giustiniano II (705-711); 3: Nomisma di Giustiniano II (705-711). 402 Tav. VI - Stauroteca del tesoro del Duomo di Esztergom (fine del XII secolo). 403 Tav. VII - 1: Aspra trachea nomismata (zecca di Tessalonica; 1212 ca. - 1220/1224 ca.); 2: Nomisma di Leone VI (908-912). Tav. VIII - 1-2: Pendente pseudomonetale (Richmond, Virginia, Virginian Museum of Fine Arts); 3-4: CoIIana e pendente pseudomonetali dal tesoro di Mersin (San Pietroburgo, Museo dell'Ermitage). 405 Tav. EX- 1: Pendente con solido di Leone I (Ex Collezione Gnecchi); 2: Lastrina metallica (Atene, Museo Bizantino e Cristiano).
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