Il pendente aureo con moneta di Salonino dagli scavi dell’Università Cattolica di Milano, in Ricerche archeologiche nei cortili dell’Università Cattolica di Milano (Atti delle giornate di studio, Milano, 24 gennaio 2000; 24 gennaio 2001), Milano 2003, pp. 15-30 more

ISTITUTO DI ARCHEOLOGIA SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN ARCHEOLOGIA RJCERCHE ARCHEOLOGICHE NEI CORTILI DELL'UNIVERSITA CATTOLICA DALL'ANTICHITA AL MEDIOEVO ASPETTI INSEDIATIVI E MANUFATTI Atti delle giornate di studio Milano 24 gennaio 2000 Milano 24 gennaio 2001 a cura di SILVIA LUSUARDI SIENA e MARIA PIA ROSSIGNANI ESTRATTO university CLAUDIA I'ERASSI 11 pendente aureo con moneta di Salonino dagli scavi dell'Universita Cattolica di Milano Terminavo il mio intcrvento nel corso del primo incontro dedicate) agli scavi della necropoli dell'l niversita Cattolica con un rapido accenno a unp dei pezzi piu appariscenti restituiti dai corredi tombali di questo sepolcreto, ossia il pendente di collana entro il quale e incastonata una moneta d'oro1, rinvenuto nella tomba US 3217 (fig. 1 e tav. 1.1-2)-. Allatlraltiva dell'og- getto in se, che gia da sola induce ad una pre- sentazione del monile piu approfondita, si assomma la considerazione circa la rarita di ritrovanienti sul territorio italiano di pendenti. anelll, fibule e bracciali di eta romana che reim- piegano monete in funzione ornamentale. Per quanto attiene ai pendenti monetali con cornice e all'area dell'Italia settentrionale. Claude Brenot e Catherine Metzger nel loro lavoro di sintesi sui ritrovanienti di gioielli con moneta nella parte occidentale dell'impero, edito nel 1992-\ segna- lano unicamente il pendente con aureo di Gallieno rinvenuto a Parma nel 1821, insieme ad altri gioielli e a 33 aurei datati da Nerone a Ostiliano1. e quello con solido di Teodosio. dai dintorni di Lodi\ Ad essi si ajigiunge ora il pen- dente dalla necropoli milanese6. Se si.estende la ricerca a tutto il territorio italia- no, la campionatura si amplia. per esempio con il caso dei denario d'argento di Adriano inserito in un cerchietto d'oro liscio, ritrovato in una tomba della necropoli di via Ostiense a Roma, presso la Basilica di S. Paolo. Si tratta probabil- mente di uno dei piu antichi pendenti con moneta romana a noi pervenuti. poiche la sepol- tura si data alia prima meta del II secolo d.C.7. A tale proposito merita di essere ricordata la nota testimonianza di Sesto Pomponio (Digest. VII 1 Non definisco di proposilo tale oggetto come 'medaglione monetario'. traducendo cioe il termine 'medaillon monetaire' adottato in lavori di lingua francese. quali la splendida pubbli- cazione del tesoro d'Fauze iLe tresor d'liaitze 1992). perche mi pare possa ingenerare confusione ton i veri e propri 'meda- glioni-moneta', ossia i multipli di moneia in oro e in argenlo usati anch'essi lalora tome pendenti di tollana. Con niaggior pretisione BRENOT - METZGER 1992 adoitano invete la defini- zione di 'pendentU monetaire'. 1 I'ERASSI 2001. p. 111. II pendente e stato esposio nella mosira lenuia a Milano Ira il 3 aprile e IB giugno 1997 in occasione del XVI cenlenario della morte di sanl'Ambrogio(I'ERASSI 1997, p. 187). ' BKKNOT - METZGER 1992. pp. 319-342 (per un tensimenlo di pendenti monciali dei quali e nolo il conlesto di rinvenimen- 10, basato su 25 esemplari, vedi anehe FaCsAdy 1999-2000, pp. 271-273). ' II tesoro. racthiuso in un recipicnte fiitile, venne alia lute tasualmenie nel 1821, in <xeasione dei lavori di eoslruzione tlel Teairo Ducale della tilla (VERMEUU 1975. n. AO; BRENOT- MITZGEK 1992. n. 59: F.RCOLANI COCC11I 1992. pp. 135-136; GELICHI 1994. pp. 42-43; FACSADY 1999-2000. p. 312. Gallienus 121. Ad esso apparteneva forse anthe un setondo pendente, ton aureo di Valeriano, tompars(» sul mercato anti- quariO nel 1907 e ora disperso (CAIAAN1 MARINI 1990. p. 351; ERCOLAN1 COCCHI 1992, pp. 134. 136; PAVESI 2001. p. 178); GNECCHI 1909. p. 26 ne IndicaVa pen") la provenienza dalla campagna nel dintorni di Parma 1 PERONl 1967, n. 51, pp. 100-101; BRENOT - METZGER 1992, n. 61: pp. 35l 364. nota 37: PAVESI 2001. pp. 79-81. II pen- dente e talvolta citato in bibliografia con erronee provenienze dai territorio pavese (OrfMgmtf dell'Italia anttca 1%1. p. 214, n. 742; CARDUCCI 1962, p. 60. tav. 60; MANSIIEUJ 1963. p 137; FACSADY 199>;-2000. p. 320, Theodcxsius). Sul possibile inserimento del solido in una cornice a pelte di eta preceden- te. vedi BRENOT - METZGER 1992, pp. 354, 364. nota 37. FACsADY 1999-2000, p. 292 e PAVESI 2001. p. 80 considerano invece la montatura contemporanea alia moneta. " Li documentazione relativa a gioielli monetali dall'ltalia set- tentrionale si completa con il ritrovamento in una sepoltura ptobabflmente gOta della necropoli di Villa Clelia a Imola di due fibule ton solidi di Onorio e Valentiniano 111 (ERCOLANI COCCHI 1992. p. 143; ERCOUN1 COCCIII 1993. pp. 77-81). Sulla ipotizzabile provenienza dai territorio italiano di un pen- dente ton moneia di Filippo iuniore eonservato nella Colle- zione Castellani, vedi infra. BORDENACHE BATTAGLIA 1983. pp. 92-94; BRENOT - METZGER 1992. p. 365, nota 42. Montature tostituite da una scmplicissima cornice a cerchio sono documentate anthe da un pendente ton aureo di Domiziano, di provenienza egizia- na e eonservato al British Museum di Londra (FACsAl)Y 1999- 2(KX), pp. 291-295, DomitJan l) e da un secondo ton aureo di Caracalla da Val-de-la-Haye (Seine-Maritime), ora a Rouen (BRENOT - METZGER I992, n. 34; FACSADY 1999-2000, p. 304. Caracalla 10). I- 1,28), giureconsulto attivo fra l'eta di Adriano e cjuclla cli Marco Aurelio. che attesta proprio ai suoi tempi luso d utilizzare pro gem mis aniiclie monete d'oro o d'argento*. I ritrovamenti si infit- CiSCOno in eta piu avanzata. ma in ambito cultu- rale diverso da quello prettamente romano, come documenta la spettacolare collana dal tesoro rinvenuio nei pressi di Campobello di Ma/ara, con un solido di Teodosio II come pen- dente e clue solidi di Onorio incaslonati nei fer- magli, databile forse al tardo vi secolo, ed inter- rata insieme con allri gioielli e con solidi bizan- lini di due secoli piii tardi''. in moneta Al centre del gioiello dalla necropoli milanese e incastonata una noneta d'oro di Salonino. La dtolatura sul IV Lie cor sal valerianvs n caes conscnte cli assegnare l'emissione alia /ecca cli Roma, poiche gli analoghi aurei e quinarii aurei coniati a nome di Salonino a Colonici Agrippina si dilleren/iano da quelli di produzione romana proprio per la scritta posta su quesio lato dei nominal!, che e infatti salon valerianvs caes. Ancora la scrina sul D/ permeiie cli collocare cronologicamente la moneta fra la nomina di Salonino a Cesare e la sua uccisione. avvenuta a Colonia a opera dell'usurpatore Postumo. Grazie alle lunghe e complesse ricerche condone dal Mommsen in poi sulle oscure vicende che ebbe- ro come protagonisti i figli di Gallieno. .sembra ormai di poter restringere questi due avveni- menti della vita di Salonino fra la meta del ossia dopo la morte del fratello maggiore Valeriano iuniore, e Testate del 26010. Non forniscono un termine ante quern per la coniazione della moneta le emissioni di Salonino come Augustus. L'assunzione della coreggen/.a dell'impero da parte del figlio di Gallieno e menzionata infatti unicamente su aurei e antoni- niani battuti dalla zecca di Colonia nel corso del- I'assedio di Postumo e non sembra sia mai stata riconosciuta dal padre", tanto che gli antoninia- ni emessi a Roma per commemorare la morte di Salonino designano quest'ultimo semplicemente come Saloninus Valerianus Caesar12. Non e dunque improbabile che emissioni della zecca di Roma indichino il giovane ancora come Caesar, mentre a Colonia egli gia conia monete quale Augustus. II soggetto sul R7 della moneta milanese sembra comunque indicarla fra quelle approntate proprio in concomitanza con la no- mina del figlio cli Gallieno a Caesar (vedi infra). Le emissioni auree coniate a Roma a nome di Salonino comprendono aurei e quinarii aurei". F. attestato anche un 'inedaglione', noto in un unico esemplare. battuto pern utilizzando il COnio di un antoniniano". Non e agevole deter- minare con sicurezza quale nominale sia stato inserito nel pendente dalla necropoli milanese. poiche il peso della moneta non e accertabile indipendentemente da c|uello della cornice c he- la racchiude e del gancio cli sospensione. Il peso totale del gioiello e di gr 6.8315. La media pon- " PERA 1993, p. 356; BRUHN 1993, p. 1. Penclcnti con monete da Nerone a Commodosono recensiti da FACsAlJY 1999-2000. pp. 29-1-300: se in moliicasi la struttura della cornice indica un reimpiego delle monete con funzione decoraliva solo mollo tempo dopo la loro err.issione (FACsAl)Y 1999-2000. pp. 292- 293). monete di Vitellio. Domiziano. Ner\'a. Traiano e Marciana subiscono un riuso in senso ornamentale gia nel corso della prima meta del II secolo d.C. (FACSADY 1999-2000. p. 293). '' FAKIOLI Ca.MI>anaT1 1982. p. 414. n. 228. Insieme al monile furono ritrovati solidi ciatati da Tiberio \' (698) a Leone III e Cosuniino V (741-775). Sulla persistenza dell'ulilizzo delle monete con funzione ornamentale in ambito franco, goto e longobardo, cui si accompagna talora anche la consuetudine cli riproclurrc sui gioielli a sbalzo o per impressione un lato cli eseinplari monetali. vedi cla ultimo COKKADo 2IMMI. pp J.Vi- 240; ARSLAN in corso di stamp.i. sui ritrovamenti dal Haiixiriaim. HI M ill. 2000. '" Non e cjuesta la sede per ripercorrere il coniplesso percorso della ricerca storica su Salonino e sul fratello Valeriano iunio- re I ii .u . urata e densa analisi delle moltepUl I IpottSl IVUIza- te dal 1857 in avanti. con la proposta dei limiti cronologici che c|ui si riprendono. e in ZACCARIA 1978. pp. 59-155. Posteriore a c|uesto articolo. e LIKSKER 1988. pp. 455-460. che ha indica- to come date estreme r>er la morte di Valeriano iuniore e la nomina di Salonino il novembre del 257 e il febbnto del 258. Sull'uccisione del secondo figlio di Gallieno. awenuta certa- mente nel corso del 260. la cui esatta determinazione cronolo- gica e connessa con la possibilita di accertare la durata del- l assedio cli Colonia <<|ualchc settimana? qualche mese?), vedi anche SIHHL 1979, pp. 117-122. Recentemente VON JKIINK 1996. p. 200 e CHRISTOL 1997. pp. 137-141 hanno ribadito. anche sulla base cli un nuovo dato epigrafico. una cronologia relativa all estate del 260 (inizio del mese di agosto?) per la presa del potere cla parte di Postumo e la conseguente morte di Salonino (vedi anche LARMJHE 1975. p. 867). " Vedi ZACCARIA 1978. pp. 151-155. con bibliografia pa-ce- dente; SHIHL 1979. pp 117-122; CHRISTOL 1997. p. 141. ,2 RlC\/\. p. 124. n. 15. Sul R/ compare la raffigurazione di un'aquila e la scritta CONSKCRATIO. " R1C V/l. pp. 123-127; GOBL 2000. pp. 82-83 assegna le monete coniate nella zecca romana a nome di Valeriano II e Salonino alle emissioni 2-5 di Gallieno, che data fra il 255/256 e il 257. 1 • Al IV e la scriita SAI.< >\ VALERIANVS CAES; al R/ la raffigura- zione di cinque strumenti sacerclotali e la scritta IMTIAS AVcl. L'esemplare sembra essere slalo ciassificato due voile in AYC V/l. In entrambi i casi con un rimando a COHEN 188S. \. p 522. n. 10. viene infatti catalogato una prima volta (p. 123. n. 2) un esemplare indicato quale aureo Ixittuto con il conio di un antoniniano (gr 5.20; mm 20). una seconda (p. 125. n. 16) un esemplare schedato invece quale medaglione (gr 5.21 e 22 mm). " Calcoli. seppur mollo approssimativi. basati sul volume della moneta e sul peso specifico dell'oro. sembrano comunc|ue indicare una peso del nominale poco consono alia pondome- tria quinarii aurei del periodo. Id clerale degli aurei coniati a Roma fra il 258 e il 259 durante il regno congiunto di Valeriano e Gallieno e stata calcolata da Jean-Pierre Callu in gr 2,28; in gr 2,58 invece per le emissioni approntate fra il 260 e il 262"'. I rarissimi quina- rii aurei coniati in questo periodo paiono indi- care una pondometria attorno a gr 1,55/1,6217. Accostamenti con il peso di pendenti monetali che racchiudono aurei o quinarii aurei contem- poranei alia moneta cli Salonino sono difficil- mente esperibili. Raramente infatti le pubblica- zioni riportano anche il dato ponderale relativo a tale tipo di gioielli18. Inoltre la moneta puo essere montata entro una cornice maggiormente elaborate rispetto a quella del gioiello milanese - e quindi certamente di peso diverso - come e il caso ded'atireo di Gallieno dal tesoro di Parma prima menzionato, racchiuso in una cornice a raggiera di petali, molto piu larga e massiccia1''. o l'aureo di Vittorino rinvenuto nei pressi dell'Aja, dalla sontuosa cornice in opus intercissi- le20. Inutilizzabile in tal senso e anche un pen- dente dal cosiddetto 'Tesoro della Diarchia', poi- che, in una cornice pur analoga a quella del gioiello milanese, e pero racchiuso un doppio aureo di Valeriano seniore del 254-25621. Il diametro della moneta di Salonino, che non puo pero essere valutato millimetricamente, sembra piu prossimo a quello dell'aureo del periodo che non a quello della sua frazione. La parte a vista misura infatti mm 16 ca. II diametro totale del gioiello e di mm 27.5: quello della sua parte centrale, comprensivo dunque del cerchio d'oro che racchiude la moneta, e di mm 20 ca.22. La massima parte di pendenti di collana con monete auree della seconda meta del III secolo testimonia pero l'inserimento di aurei e di loro multipli23. Pare anzi che il reimpiego in funzio- ne ornamentale dei quinarii aurei sia riservato a quei gioielli o a quelle parti di essi per i quali poteva essere preferibile utilizzare monete di dimensioni inferiori. E il caso degli esemplari a nome di Lucilla, di Commodo e di Severo Alessandro la cui cornice e dotata di due occbielli metallici simmetrici, chiaro indizio di una loro funzione quali elementi di chiusura di catene in metallo alle quali dovevano essere agganciati uno o piu pendenti monetali2'. Quinarii aurei possono essere talora inseriti nel castone di anelli. come documentano un esem- plare da Rouen con quinario di Severo Alessandro2"' e uno da Amiens con quinario di Massimino il Trace26. Eccezionale appare invece la collana o cintura di circa 40 cm ritrovata in una tomba a Laibach-Ljubljana (Slovenia) nel 1914, costituita da otto quinarii aurei di Gallieno racchiusi in cornice e alternati con sette gemme, anch'esse prowiste di montatura27. L'ultima segnalazione a me nota riguarda infine un qui- nario aureo forato di Valeriano iuniore, in origi- ne dotato anche di gancio di sospensione, ma certamente privo di cornice, dal tesoro di Thiingersheim, in Baviera28. La moneta di Salonino (aureo o quinario, come 16 CALLi: 1969. pp. 432-433. Per gli aurei coniati durante il regno di Valeriano e Gallieno, RICV/1, p. 31 calcola invece un peso medio di gr 3.25 ca. La media di gr 1,55 e calcolata da CALLU 1969. p. 432, nota 5 su un solo escmplare 'incontestabile'. II dato ponderale for- nito dal quinario aureo pubblicato in MAZZINI 1957, p. 100, n. 44 permette di ottenere una indicazione di gr 1,62. 18 E il caso del pendente con aureo di Valeriano seniore da Cetetea Alba, del quale HOFFMANN - VON CLAF.R 1968, pp. 85- 86 si limitano a fornire il diametro. 19 CALVANI MARINI 1990, p. 351 (gr 26,5; diam. cm 4.5). » ZADOKS-JITIA 1987. pp. 164-165 (gr 16,03). 11 Bank Leu 1991. p. 201, n. g (gr 12,42). II tesoro raggruppa- va. oltre ad altri monili e a 46 aurei, per lo meno sette mone- te d'oro in forma di pendenti, ossia un aureo di Adriano. un aureo di Marco Aurelio, un aureo di Setlimio Severo, un aureo di Macrino, due aurei di Gordiano III e un doppio aureo di Valeriano seniore. Non se ne conosce la provenienza. 11 II quinario aureo MAZZINI 1957. p. 100. n. 44 misura mm 16. l'aureo in KICV/l. p. 125, n. 17 mm 20 (misure desunte dalle fotografie degli esemplari), quello in Bank leu 1991. n, 247 mm 18. 23 Tale propensione e attestata per tutto il periodo di produ- zione dei pendenti monetali: delle 134 monete (da Nerone a Onorio) riutilizzate in funzione ornamentale recensite da FACSADY 1999-2000 ben 106 sono infatti aurei (FACSADY 1999- 2000. p. 277). M FACSADY 1999-2000. pp. 299. Lucilla; 300, Commodus 1; 307, Severus Alexander 4 (VERMEULF 1975. nn. 13. 27 le interpreta invece come parti di spilla). L'ulilizzo di monete con funzione di ferniaglio e ben documeniato: oltre alia collana dal tesoro di Canipobello di Mazara poc'anzi citata (vedi nota 9), mi limito a citare quella ritrovata ad Alx>ukir (Egitto), ora alia Nelson Gallery di Kansas City, alia quale sono agganciati undici aurei entro cornice a filigrana, il piu tardo dei quali appartiene alle emissioni di Gordiano III, e un aureo di chiusura a nome di Severo Alessandro (VERMEULF 1975, n. 29; METZGER 1980, p. 86; FACsAnY 1999-2000. p. 273). BRKNOT - METZGER 1992, n. 16. -'' BRKNOT - METZGER 1992, n. 43. r ALFOLDI 1926. p. 78; FACSADY 1999-2000. p. 312. Gallienus 1-8. Gli otto quinarii appartengono tutti ad un'unica emissione della zecca di Mediolanum (fflC'V/l, p. 97. n. 370). Tale circo- stanza ha fatto ipotizzare che essi costituissero lammontare di un donalivum imperiale (sull'eventuale, possibile caratlerizza- zione in senso militare dei pendenti monetali di 111 secolo, vedi la discussione riportata in LORIOT 1983, p. 269 e le osserva- zioni in Le Iresor d'liauze 1992. p. 304; ma sulla interpretazio- ne della tomba slovena come femminile per la presenza in essa di un paio di orecchini, vedi infra, nota 65). L'accostamento di otto monete d'oro della seconda meta del HI secolo montate in cornice (da Treljoniano Gallo a Gallieno) con gemme semi- preziose e documeniato anche da una 'collana' di probabile origine egiziana (BRUHN 1993, pp. 34-35: i dubbi sulla sua esatta ricostruzione potrebbero essere ridiscussi proprio grazic al confronto con il ritrovamento sloveno). Ringrazio Erika Rozsarova per avermi cortesemente fornito la traduzione dal- 1'ungherese del testo relativo al ritrovamento da Ijibach- Ljubljana. 28 BRENOT - METZGER 1992, n. 72 (vedi anche p. 362, nota 25; L7 si e detto) £ comunque cli grande rarita21'. Per questo non mi sembra inopportuno un suo esame particolareggiato, mettendola cioe a con- fronto con i pochi altri esemplari editi che mi e Maio possibile reperire. Si tratta dell'aureo pub- blicato in Roman Imperial Coinage V 1 (da ora in avanti = R1C 17; fig. 2a)30 e di quello apparte- nuto inizialmente alia Collezione Weintraub che, passato in seguito nella Collezione Nelson bunker Hunt, e siato battuto cla ultimo nell'asta del maggio 1991 della Banca Leu di Zurigo ( = Leu 217; fig. 2b)31. I due esemplari ora citati sono affermati come coniati con i medesimi conii per il D/ e per il R/ nei cataloghi di vendi- ta del secondo. Considerero inoltre il quinario aureo della dispersa Collezione Mazzini (= MAZZINI 44; fig. 2c)32. Sul D/ della moneta milanese e posto il ritratto del giovanissimo Cesare: Salonino doveva avere meno di died anni al momento della nomina33. Raffigurato con il busto visto leggermente di spalle. indossa la corazza e il pahutamentum. La testa, piccola e dai volumi compatti. secondo la struttura tipica dei ritratti monetali di questo periodo, ha tratti regolari, ma incisivi e ben deli- neati. II soffice trattamenio della capigliatura, con corte Liocche ondulate. vivacemente dispo- ste. meglio riuscite nella zona frontale, invece plasticamente piu attenuate per probabile que- stione di coniatura in quella occipito-parietale, si armonizza con la struttura del volto. dalle super- fici morbide e carnose, e con quella del collo, animate) dalle pieghe proprie di un florido ritrat- to infantile, cui si innesta il piccolo mento arro- tondato-3'. II ritratto presenta forti consonanze di stile e di esecuzione con quello effigiato sul qui- nario aureo MAZZINI 11. Pur con tutti i limiti che comporta il confronto fra due monete sulla base della sola documentazione fotografica. non mi sembra improbabile che i conii con i quali sono stati approntati i due esemplari siano opera di un unico artista incisore. Ritrovo la rnedesima mano nella formulazione della zona mento- collo, di quella oculare e della linea di profilo della fronte e del naso. Molto simile e anche la sagomatura del rilievo della guancia. La testa sul quinario mi pare risentire pero di una esecuzio- ne piii affrettata nelle ciocche dei capelli e nelle rigide pieghe del mantello sul dorso. Per quaitto riguarda la scritta posta sul D della moneta milanese, si deve segnalare come essa denoti una certa incapacita delfincisore a calco- lare il rapporto fra la superficie del campo monetale a sua disposizione e le lettere dell'i- scrizione. Infatti, mentre all'inizio della scritta queste ultime sono fra loro spaziate con regola- rita, al centra le lettere ...]RIANV[... sono disposte con una certa congestione, indizio di una valu- tazione approssimativa degli spazi necessari per incidere I'intera titolatura. Le lettere finali. infine. riprendono. accentuandola. l'ampia spaziatura della parte iniziale. Maggior regolarita nella di- sposizione delle lettere hanno invece le serine delle monete che ho assunto a confronto. Al R/. posati sulla linea dell'esergo, sono sei strumenti sacrificali (fig. 1 e tav. 1,2). L'insieme sull.i mi.i tra*formazione in pendente mollo icnijjo dopo la data cli cniissione, vedi pp. 352-353). II quinario aureo di Adriano con iippiccagnolo dai dincorni di Worms e invece pro- babUmente falso (Calu; - Loriot 1990. p. 397; brenot - Metzger 1992. n. 50). Olire a pendenti che. come quello da Milano. riutilizzano monete estremamenle rare, sono noli anche gioiclli con mone- le non altrimcnti documeniaie. e il caso dell'aureo di Viliorino dai lerrilorio olandese (Zadoks-JITTA 1987. p. 164; ma la sies- sa moneta era siata identificata come RIC 8 dalla slessa zadoks-jitta 1957. p. 455. noia 1) o di quello di Valeriano seniore dai gia menzionalo Tesoro della Diarchia' Uiank Ijrn IWI. p. 201. n. g). w RIC\/\, p. 125, n. 17, lav. V.71. grado di rarita 3 (con daia- zione. ormai inaccettabile. al 256; vedi ZACCARIA 1978, p. 62, noia 12). 11 Hank leu loiio 247 («cxtrcmcly r.irc») l.'aureo era gia comparso nell'asia della Banca Leu 10. 1974. lotto 362 e suc- cessivamente in quella di Sotheby del 21-22 giugno 1990 {The Ntlson Dunker llunt Collection /mfiorlunt <iieek timl Raman Coins, lotto 822). b mazzini 1957, p. 100. n. 44 («rarissimo»; KlC\/\. p. 125, n. 21. grado di rarita 4). ii quinario aureo e erroneamente classi- ficalo come aureo in gobl 2000. uf. 25. n. 267a(2). tabelle 6 (p. 163: Standort Mazzini 44). Per I'aureo rafTigurato al n. 267;i< 1) della stessa iavol3 (si iraiia indubiiabilmenie dell*aureo RIC 17). viene indicato un inesano rimando bibliografico a gohl 1978. 1588 (GOBL 2000, p. 163). Lesemplare qui illu- strate) e infatti un 1/2 aureus, battuto nel 1909 dalla Cjsa d'Asta Hirsch (Kal. 24. 2317; vedi GOBL 1978. p. 185). I'oiche esso e identico al quinario MAZZINI 44. e probabile die il quinario sia entrato a far parte della Collezione milanese di Giuseppe Mazzini proprio in queH'occasione. *( Non e nolo a quale eta Salonino sia stato proelamato Cesare. La llisloria Augusta (Trig. Tyr. 3,3) lo indica al momento della morte dapprima come finer, poi come ailulescens. Con ogni probability. Salonino nac<|ue comunque prima dell inizk) del regno congiunto di Gallieno e Valeriano. ossia prima del 253 (vedi ZACCARIA 1978. p. 138). GAGE 1975. p. 850 ipotizza elic- it figlio di Gallieno sia nalo «peu apres les fetes du millesimus annus*, dunque poco prima del 248. " Sui ritralti monetali e a lutto tondo di Salonino. vedi DELHRiiCK 1940. pp. 98-99; 120-121; FELLETTI MAJ 1958, pp. 241-246; WEC.NKR 1979, pp 123-128 II volto effigiato sulla moneta in esame esprime compiutamente la 'knabenhaflc Jiigendlichkeit' tipica della ritrattistica monetale del figlio di Gallieno nel suo nolo di Caesar (WEGNER 1979. p. 123). Si avvicina per niolti panicolan alia testa di fciovane militare iden- dfloUu, sepput non unlvucamente, con Salonino, rafflgurata su un medaglione d'argento appartenente a un signum ritrovato negli scavi delle rovine del castellum di NiederbielxT (vedi NOTTBOIIM 1951. pp 364-366). Li accomuna la struttura car- nosa del volto. il mento piccolo e prominente. la bocca sotii- le. il naso corto e diritto. i capelli a brevissima frangia sulla fronte. a soffici ciocche sul capo (per confronti monetali. vedi ROBERTSON 1978. p. 34, nn. 6-7. tav. 9; MAZZINI 1957, p. 101. n. prima 58. tav. 30; p. 102, n. 90. tav. 30; WEGNER 1979. lav. 48. nn. c-d). IS non tiene in alcun conto le vere proporzioni degli oggetti (fatto del resto non insolito nelle raffigurazioni sulle monete), tanto che il bastone augurale e molto piii piccolo della brocca e la patera e ridotta a un minuscolo cerchio con glo- betto centrale. Ma, in realta, questi anomali rap- porti dimensionali creano una armonia compo- sitiva, facendo emergere la grande anfora posta al centra. In tutti gli esemplari in esame e da osservare una impostazione tendenzialmente piu disegnativa che plastica, da attribuire, in misura non ben precisabile, piu a un orienta- mcnio di stile decorativo che non ad una insuf- ficientemente efficace capacita creativa, anche se e abbastanza frequente il fatto che i R/ mone- tali siano meno curati dei D/. La scritta, quasi completamente celata dalla lamina ribattuta sul retro della moneta, e sicuramente PIETAS AVGG. Il soggetto vanta una lunga tradizione nella ico- nografia monetale romana. Senza voler ripercor- rere una persistenza che data dall'eta di Silla, intensificandosi soprattutto nel periodo tardo- repubblicano, quando la raffigurazione degli strumenti per il culto celebra sulle monete le cariche sacerdotali ricoperte da coloro che ne curano l'emissione35, e sufficiente ricordare come il soggetto compaia per la prima volta in eta imperiale in relazione con un Caesar nel 140-144. Aurei, denari e sesterzi di Marco Aurelio raffigurano infatti un aspergilhim, un guttus, un lituus e un simpulum commentando- li con la scritta PIETAS AVC*'. Strumenti sacerdo- tali variamente assortiti e disposti compaiono in seguito su monete di Caesares del II e del III se- colo. La composizione che raggruppa ben sei oggetti cultuali, come sulle emissioni in oro di Salonino, e pera raramente attestata, ossia uni- camente su monete di Caracalla, Massimo e Gordiano lll-r. Il soggetto consente una lettura su molteplici piani ideologico-propagandistici. Con esso si ricordano i riti religiosi che si com- piono in occasione della nomina a Cesare del- lerede designato e il suo inserimento negli amplissima collegia, ma anche si esaltano la pie- tas erga deos dell Augustus e del Caesar e l'af- fetto che lega fra loro i membri della casa impe- riale (pielas in propinquos), assicurando una successione senza traumi e, percio stesso, la continuita dell'impero38. Anche per il R della moneta milanese il con- fronto piu pertinente e con il quinario MAZZINI 44 (fig. 3c). I due esemplari hanno infatti in comune la disposizione degli oggetti, ossia, da sinistra a destra, aspergillum, simpulum, guttus. patera, secespita, lituus, mentre i due aurei RIC 17 (fig. 3a) e Leu 247 (fig. 3b) ne invertono l'or- dine. Ancora differente e la posizione del guttus, che in MAZZINI 44 e sull'esemplare da Milano ha il versatoio volto a destra, sugli aurei e girato, invece, verso sinistra. Un'osservazione piu mar- ginale riguarda infine la forma del simpulum, che e sommariamenre disegnato, ossia limitara- mente al suo profilo, sulla moneta dalla necro- poli milanese e sul quinario MAZZINI 44. Sugli aurei RIC 17 e Leu 247, invece, viene annotata anche la cavita interna dell'attingitoio. Tali con- front iconografici parrebbero dunque indicare come il gioiello milanese incastoni in realta - eccezionalmente - un quinario aureo. Si dovreb- be altrimenti pensare ad una variante all'interno di una peraltro limitata emissione di aurei, o alia coniazione di un aureo con il conio approntato in realta per l'emissione di quinarii, fenomeno questo, dell'utilizzo di uno stesso conio per la produzione di nominali diversi, non infrequente nella produzione delle zecche monetali attive nel 111 secolo. In analogia con quest'ultima ipo- tesi, fra le monete di Salonino si segnala il caso di un punzone di antoniniano utilizzato per coniare un tondello d'oro di 20 mm di diame- tro39. La cornice La cornice d'oro del pendente milanese e piut- tosto semplice (fig. 4). La moneta e inserita in una montatura circolare di lamina che la trattie- ne in modo tale da permettere sul lato in vista, ossia quello con il ritratto, la visione completa della figura e della scritta. Questa cerchiatura e a sua volta alloggiata in una seconda lamina, non perfettamente congiunta a quella sottostan- te sul lato sinistro della moneta, sulla quale e saldata la cornice ornamentale vera e propria, probabilmente grazie all'utilizzo di crysocolla, un composto a base di carbonato basico di rame, come osservato in altri pendenti con " Una rassegna dei soggetti monelali che raffigurano strumen- ti cultuali, dall'eta repubblicana all'impero, e in BMCEmp. III. pp. xl-xliii. ■ BMCEmp. IV, p. 42, nn. 276-279 (aurei); p. 226. nn. 1405- 1406 (sesterzi). l" La raffigurazione piu comunemente documentata compren- de infatti solo cinque strumenti (lintus. secespila. guttus. sim- pulum e (ts/x.'rgillum). Per la composizione che unisce a que- sti anche la patera, simbolo dei seplemuiri epitloiies. vedi BMCEmp. V, p. 150, nn. 611-612; p. 151, nn. 615-616 (sesterzi e assi di Caracalla del 196-197|?|); BMCEmp. VI, p. 232, nn. 119- 122; p. 239, nn. 204.208 (sesterzi e assi di Massimo del 236 e 236-237); p. 256, n. 65 (sesterzio di Gordiano III del luglio 238). * Vedi W1SSOWA 1902-1909, p. 2505; ULRICII 1930, pp. 72-73; LIEGLE 1935, pp. 67-68. Sulla propaganda dinastica nelle monete dei figli di Gallieno, vedi ZACCARIA 1978, pp. 103-138; GAGE 1975, pp. 847-851. » RfCV/1, p. 123. n. 2, nota 2. Vedi anche supra, nota 14. 19 moneta40. La cornice e caratterizzata da I ritmico aliernarsi di It spa/i cavi triangolari. contornati sui due lati da una sottile profilatura in rilievo. e di 14 zone piene, talora trapezoidali. talaltra iriangolari. Una quindicesima e nascosia sotto all'appiccagnolo. II rovescio e liscio. In alio, in perfetta corrispondenza del centro della testa del ritratto, si innesta il gancio di sospensione. con- sistente in un nastro di metallo con due scanala- ture. ripiegato ad anello e saldato sia sulla pane anteriore sia su quella posteriore della cornice. Probabilmente durante la fase di allogazione della moneta nella montatura circolare. o nel corso della fissazione su quest'ultima della seconda struttura anulare, la moneta ha subito Lin violento colpo di scalpello. die ha provoca- ti; In sfregio ben \isihile nel campo moneiale a sinistra, e nella scritta, all'altezza della lettera 'I.' di SAL. La lamina circolare di supporto alia cor- nice e ribattuta molto grossolanamente sul rove- scio del gioiello. II procedimento messo in atto per incastonare la moneta. dunc|ue, con il ricorso a c|uattro diversi elementi (montatura circolare. lamina, cornice ornamentale, appiccagnolo)" testimonia una tecnica non troppo elegantemente rifinita, se paragonata a quella di altri pendenti monetari, che utilizzano invece ben due cerchiature per trattenere la moneta. Questo ricercato procedi- mento tecnico fa si che anche il rovescio della moneta sia perfettamente leggibile e che il gioiello presenti un aspelto di raffinata impecca- bility anche sulla sua parte posteriore (tig. 5)'-. I il caso. per esempio, dei cinque pendenti con aurei di I.ucio \'ero, Giulia Domna e Severo Alessandro della magnifica collana di prove- nienza egiziana (Memphis) conservata al Metropolitan Museum di New York e datata alia prima meta del III secolo (fig. 6)43. Il piu mode- sto metodo di incorniciatura documentato dal monile milanese si ritrova. per limitarci a esem- pi con monete pressoche contemporanee a quella di Salonino. nei pendenti con aurei di Valeriano seniore da Cetetea Alba (Romania) (fig. 7) e da Rabakovacsi (Gyor-Sopron, Unghe- ria), in quello con aureo di Valeriano iuniore anch'esso da Rabakovacsi e in quello con aureo di Vittorino da Neuville-sur-Ain (I.yonnaise)". Di fattura ancora piii trascurata rispetto aU'esem- plare milanese e invece un pendente con aureo di Severo Alessandro. di ignota provenienza (fig. S)4"": si noti come l'artigiano sia dovuto ricorrere all ausilio di due piccole grappe per trattenere laureo all'interno della cerchiatura che, malamente ribattuta sul lato sinistro della moneta, non e sufficiente a racchiuderla sul lato destro. Anche la decorazione della cornice del gioiello milanese indica un procedimento molto sbrigati- vo, che riproduce con poca cura e in maniera sommaria il motivo ornamentale a 'ovuli e lance', che alterna arcate traforate alia base con zone piene ornate al centro da uno o piu ele- menti lancilormi. L'ampiezza delle parti triango- lari a traforo e infatti molto irregolare; inoltre e sok) accennata (in talune zone invece del tutto abolita) la struttura a lancia nelle parti piene, che crea invece, in esemplari medio realizzati. il caratteristico motivo a palmetta (o ventaglio cesellato). Questo tipo di montatura e largamen- te documentato: incornicia generalmente mone- te delleta antonina. severiana e degli imperatori gallici. Ma non mancano anche esemplari di eta gallienica. II pcriodo di massima dilfusione sem- bra anzi corrispondere proprio alia meta del III secolo. con successive, molto sporadiche atte- stazioni fino al IV'16: richiamo oltre ai gia men- zionati aurei di Valeriano seniore da Cetetea Alba, il doppio aureo di Valeriano seniore dal Tesoro della Diarchia" (fig. 9) e gli otto quinarii '" BRIUIN 1993. pp. 5-6. Vedi anche I'KITINAl 1991. pp. 48-49: paves] 2001, pp. 29-33. " Lo studio del prtxedimento altuato per la posa in opera della moniatura nclle sue diverse fasi sara alTrontalo in un momento succcssivo, con il ricorso anche ad analisi del metal- lo utilizzato per la fusione dei quattro elementi che compon- gono la montatura stessa (per analisi effeltuale su pendenti dal territorio francese. vedi FLOIRET - NICOUM - METZGER 1981). Per le complessc fasi di esecuzione del procedimento. vedi FLOURET - NICOUNI - METZGER 1981. pp. 89-92; Ikmk Iffl 1991. p. 197. IJRf.NOT - MirrZC.ER 1992. p. .147; BRUIIN 1993, pp. 3-6. '* I pendenti sono ax^anciati a quattro catenelle d'oro di lun- nhezza variabile e sono tenuti distan/iati fra loro da elementi cilindrici separatori. come e tipico delle collane con piii pen- denti monetali (vedi VERMEULE 1975. n. 26: KRCIIN 1993. pp. 38-40. fig. 6; FACSADY 1999-2000. pp. 274-275). " Pendente da Cetetea Alba: HOFFMANN - VON CLAER 1968, p. 85; FACSADY 1999-2000, p. 311. Valerian 3; pendenti da Rabakovacsi: THOMAS 1964. pp. 289-290: BRENOT - METZGER 1992. n. 65; FACSADY 1999-2000. p. 311, Valerian 1-2; p. 312. Valerian junior; pendente da Neuville-sur-Ain: PONCET 1885. p. 533. tav. 10,2; BRENOT - METZGER 1992, n. 8. Richiamo anche i due pendenti con aurei di Traiano e di I.ucio Vero dal tesoro di Barleux < BRENOT 1969. pp. 418-420; FACSADY 1999- 2000. p. 274) nei quali la lamina di supporto alia cornice orna- mentale presenta un bordo ritagliato a triangoli. cosi da per- mettere un suo piii agevole ripiegamento sul rovescio del gioiello. " (in ve K(nnan ■ - liyzaiilim' (Alius < Auction I > del 2-3 nur/o 1994). Numisiiiaiica Ais Classiea. lotto 2017 («ln almost con- temporary looped mourn c 26o»). '" Vedi BRENOT - METZGER 1992. p. 346; FACSADY 1999-2000. pp. 282-283 (."FlowerptuA"pattern, type O. Ai pendenti qui citati. si possono aggiungere i due esemplari con aurei di Traiano e di Adriano uniti da una pesanle catena, di prove- nienza siriana. conservati ora al Museo del Louvre (METZGER 1980. p. 86: BRCIIN 1993. p. 29) e quello con doppio aureo di Valeriano seniore dal gia menzionato Tesoro della Diarchia' (vedi supra, nota 21). 20 aurei di Gallieno da Laibach-Ljubljana47. Molto simile alia cornice del pendente dalla necropoli dellUniversita Cattolica e anche la montatura che racchiude una moneta d'oro di Filippo iuniore Caesar appartenente alia Collezione Castellani, per il quale si puo forse ipotizzare un rinvenimento in qualche zona dell'Italia centrale o meridionale, in alternativa ad un suo acquisto da parte di Alessandro Castellani sul mercato antiquario d'Oltralpe18. Oltre che per una infe- riore vistosita complessiva, data dalla sua mino- re altezza, la cornice di quest'ultimo pezzo si dif- ferenzia da quella del pendente milanese per la presenza di zone non traforate poste fra le pal- mette49. La tipologia a ovuli e lance non e tipica solo dei pendenti monetali: si ritrova infatti anche in monili che racchiudono gemme e cammei, come quello della seconda meta del III secolo, con cammeo pero di eta precedente, dal corredo della tomba A da S. Pietro Incariano (Verona)50. Pur con i limiti di esecuzione ora segnalati, il gioiello dalla tomba milanese rientra comunque appieno, per le sue caratteristiche tecniche e ornamentali, nel I gruppo della classificazione proposta da Claude Brenot e Catherine Metzger nel loro studio sui pendenti monetali5'. Secondo gli stessi autori, il periodo iniziale di produzione di questo tipo di gioielli sembra porsi cronologi- camente fra l'eta severiana e gli inizi del iv seco- lo52. Affermazione che mi pare pero non tenere conto della precisa testimonianza di Pomponio, citata all'inizio, circa l'utilizzo di monete in fun- zione di gemme gia nel II secolo53. // ritrovamento L'inumazione in nuda terra 3217 dal settore UC VII della necropoli dell Universita Cattolica con- teneva due individui di sesso maschile51, rispet- tivamente di 35/40 e 18/20 anni, deposti l'uno in posizione capovolta rispetto all'altro (fig. 10)55. I.a sepoltura rientra nel periodo A della necro- poli milanese ed e assegnabile alia seconda meta del III secolo56. In questo caso, dunque, siamo in presenza di una deposizione del gioiel- lo awenuta quasi contemporaneamente all'e- missione della moneta e alia conseguente fab- bricazione del pendente monetale. II monile gia- ceva sotto alia scapola destra dell'inumato piii anziano, deposto per primo (US 3218A). Nello stesso punto erano anche un anello d'oro (fig. 11) e un piccolo nodo d'F.racle (fig. 12)57. Non e stata invece rinvenuta alcuna catena di sospen- sione in metallo. F. quindi logico supporre che il pendente fosse agganciato a un cordone in materiale deperibile. probabilmente di cuoio o di tessuto, secondo una moda documentata da altri gioielli con moneta del Gaippo I della clas- sificazione Brenot-Metzger58. La modalita del rinvenimento dei tre oggetti nella sepoltura induce a credere che anche l'a- nello fosse sospeso al cordoncino al quale era Vedi supra, nota 27. Le sei gemme che compongono la col- lana/cintura sono invece inclusc in una semplice cerchialura tii metallo. Solo la pielra collocata al centro e doiata di una mon- lalura simile a quelle delle monele, ma di diamelro piti gran- de. per permetlerne una maggiore visibility. * Devo la segnalazione e le nolizie circa le possibili zone di provenienza del pezzo a Patrizia Serafin. che ringrazio per la prezio.sa comunicazione. II pendenie non e pubblicato nel Catalogo della Collezione Castellani; sulla formazione della raccolta, ora conservala al Museo di Villa Giulia a Roma, vedi La collezione Augusto Castellani 2000. pp. 167-169. * Per questa sua carallerisiica. la cornice corrisponde al tipo "Flower petal", type li della classificazione proposta da FACSADY 1999-2000. p. 282. I due pendenti di sicura prove- nienza dal territorio italiano (da Parma e da Ixxli. come si e dctto). sono dotati invece rispettivamente di una cornice a petali stilizzati disposti a raggiera e di una cornice a traforo con un motivo a pelte (vedi supra, note 4-5). w BF.SCHI 1974-1975. p. 455. fig. 4. Cito anche la cornice che cir- conda una grande ametista collocata in posizione centrale nella collana in oro e granaii da Tonosa (Siria). daiabilc al III secolo (P1KZIO BIROI.1 STEFANELLI 1992, p. 189. fig. 226; pp. 258-259. n. 176) e un cammeo del Romisch-germanisches Zentralmuseum di Mainz, di provenienza ignota. anch'esso del III secolo (PIR/.IO HIROLI STEFANELLI 1992, pp. 263-264, n. 210, fig. 305). " BRENOT - METZGER 1992, pp. 345-346: oltre che da una cor- nice a "ovuli e lance', i pendenti di questo gruppo possono essere anche carattcrizzati da una montatura .i pellc o in opus interassile. M BRENOT - METZGER 1992. pp. 348. 352; PIRZIO BIROI.I STEFANELI.1 1992. pp. 128-129; BARATTE - METZGER - AUBIN 1999, p. 128. " Per una datazione dei pendenti con moneta anche al I e II secolo d.C, vedi PIRZIO BIROL1 STEFANELLI 1992. p. 88; SERAFIN PETRILLO 1993, p. 367; !/■ tresor d'Eauze 1992. p. 28, nota 33- Desidero ringraziare i colleghi Silvia Lusuardi Siena e Marco Sannazaro per avere discusso con me. in piti occasioni e con la massima liberalita. i tanti aspetti archeologici del ritrova- mento. dai quali sono scaturite osservazioni di grande interes- se per I'interpretazione funzionale del gioiello milanese e del- I'intera categoria dei pendenti con moneta. " l.'individuo deposto per primo Qungh. cm 169) si presenta- va complete), anche se leggermente sconnesso in alcune parti. Era disteso in posizione supina. con la testa reclinata verso sinistra e il tronco spostato nella stessa direzione, il braccio destro ripiegato sul torace e gli arti inferiori incrociati. II secondo individuo Qungh. cm 182), anch'esso supino, sovrap- poneva e copriva la testa, il gomito e il ginocchio sinistri del primo. rispettivamente con il gomito. il ginocchio e il piede sillistri. La testa eta leclinala verso sinistra, il biaccio desuo piegato ad angolo retto e appoggiato sulla testa, il braccio sini- stro piegato sul torace. Gli arti inferiori erano leggermente spo- stali verso sinistra (SANNAZARO ET AL. 1997. pp. 186-187). Per una presentazione cronologica e topografica della necropoli. vedi da ultimo SANNAZARO 2001 (dati riassuntivi della tomba 3217 a p. 219). SANNAZARO - CAITANEO - RAVEDONI 1997. p. 186. 57 SANNAZARO - CATTANEO - RAVEDONI 1997. pp. 186-187. w BRENOT - METZGER 1992, p. 345; BARATTE - METZGER - 21 agganciato il pendente monetale (fig. 13)- Esso, infatti, parzialmente coperto dal pendente stes- SO, giaceva nel terreno in modo tale che la parte del cerchio di metallo opposta al castone fosse esattaniente posta alia stessa altezza dell'appic- cagnolo del pendente, attraverso il quale dove- va passare il laccio 11i sospensione. Durante la fase di deposizione del cadavere nella fossa, i due oggetti appesi al cordoncino potrebbero essersi spostati. scivolando dal petto del defun- to sotto alia sua schiena. Queste considerazioni rendono improbabile l'ipotesi che il pendente, l'anello e il nodo d'F.racle fossero custoditi entro una borsetta, o in un contenitore simile, in mate- rials deperibile. Lo scavo non ne ha infatti resti- tuito alcun resto. La tipologia dell'anello e tipica del III sccolo. Il nastro si allarga sulla spalla a formare due foglie stilizzate, intagliate lungo il bordo. II semplicis- simo pseudocastone in oro, quadrangolare e in leggero rilievo. e privo di decorazioni. Cito a confronto due anelli eon spalla ritagliata a foglia. il primo da Cardiff con cammeo decorato con una testa di Medusa, il secondo dal semplice castone in metallo, come quello milanese, arricchito per6 dall'incisione dell'immagine di un cardo59. II nodo d'Eracie, lungo circa 17 mm e largo circa mm. e solcato da fittissime incisioni general- mente superficiali. in alcuni punti pero molto profonde60. II peso corrisponde a gr 1,24. La sua assodazione con un pendente monetale trova numerose conferme in altri ritrovamenti. Cito il caso del piccolo tesoro di l'lloumeau (Charente- Maritime), ritrovato nel 1<)7»), che c-omprencleva, Ira I'altro. due pendenti monetaii con denari di Settimio Severo e di Caracalla ricoperti da una foglia d'oro e un nodo d'Eracle, appunto, a superficie pero liscia, di dimensioni simili a c|uello milanese61. In tali contesti la maglia di metallo avrebbe svolto, secondo Catherine Metzger, la funzione eli fermaglio per il cordone al c)uale era appeso il pendente: l'altra estremita del nastro doveva penanto terminare probabil- mente con un uncino c he potesse essere aggan- ciato al nodo erculeo"-'. Nessuno dei ritrovamen- ti eitati. compreso c|uello della tomba milanese. ha pero restituito un simile gancio da appaiare al nodo-fermaglio. Inoltre, la funzione di ferma- glio del nodo d'Eracle. aeeoppiato ad un uncino, non mi risulta in realta documentata da nessuna eollana in metallo di eta romana: segnalo an/.i come le stesse catene formate da maglie a forma di ncxlo erculeo utilizzino un sistema di chiusu- ra a gancio ed anello6-\ Per questi motivi si deve forse pensare a una diversa funzione del ncxlo d'Eracle, che. fissato alle due estremita del nastro di cuoio o tessuto. avrebbe cioe avuto uno scopo semplicemente decorativo e non invece quello di permettere la effettiva apertura e chiusura del cordone (fig. 14). E evidente che in una tale ricostruzione il laccio doveva avere una lunghezza tale da poter essere indossato facendolo passare attorno alia testa, senza che fosse necessaria una sua apertura. II ritrovamento milanese amplia l esiguo numero di pendenti con monete di eta romana ritrovati in tombe'". Mi e stato possibile recensire a tut- t'njijji unicamente quindiei oceorrenze. Solo di Al ITO. p. 12K Anche [xt il pendente dalla necropoli della \'ia Ostiense tvedi supra, nota 7) non e doeumentato il ritrovamento di alcun resto di catena, cosi da implicare il ricor- so a una sringa di materiale deperibile (BORI)KNACIIK BATTAGUA 1983. pp. 93-94). L'ulilizzo di un semplice nastro di cuoio o di stoffa e ricostruibile anche nel caso di pendenti non monetaii poco appariscenti. come 1'amulelo d'oro a forma di mcdaglielta ri:rovato a Roma in localita Vallerano. nel sarcofa- go di una fandulla della tomba 2 (Mislero di una fanciulla 1996, p. 13). "' I'IRZIO H1KOI.1 SIKIANia.l.l 1992. pp. 264. n. 216. fig. 249; 265. n. 217, fig. 250. II motive) a foglia della spalla si ritrova anche nell'anello da una tomba rinvenula a Crniliste. presso I'rilep (Macedonia), in RUSKVA-SI.OKOSLA 1991, p. 175. n. 207, con incastonata una gemma con iscrizione. II ncxlo d'Eracle. utilizzalo in oreficeria fin dall'eta ellenisti- ca come elemento di eollana. fermaglio di bracciale o castone per anello. entro a far parte anche del repertorio decorativo della gioielleha romana. essendo impicgato. soprattuttu nel II e III secolo d.C. come nuglia di eollana. alternato a pietre colorate (BASTIKN - MKTZGKR 1977. pp. 166-167; Le Iresor d'Eauzt 1992 p. 27). In questo caso, pero. «le fil eonstituant le motif est plat et non ciixulaia-» (FI.OURET - N1COUNI - Ml-TZGKR 1981. p. 100; vedi. per es., la eollana in oro e pla- sma, da Tortosa, Siria. clalabile al 11-111 secolo. in I'IRZIO KIROU STEFANEUJ 1992. p. 198. fig. 240; p. 262, n. 205). come sono invece il nodo del tesoro di l'lloumeau (vedi infra) e quello dalla sepouura milanese 61 II ncxlo e lungo mm 16.5. largo mm 6,5 e pesa gr 0,61 (FLOl'RKT - NICOUNI - MKTZCiKR 1981. p. 95). II tesoro inclu- cleva anche un corto lulx» quadrangolare foralo. con funzione di separatore. e due piccoli ettagoni di metallo. di incerta uti- lizzazione. Anche il tesoro cli lleuc|ueville (Hure). oltre ad alcu- ni gioielli, a oggetti d'argenteria e a molte monete. contene%*a un aureo di Nerone montatc» in una cornice in opus inUmissi- lee un ncxlo d'Eracle (BRKNOT - MKTZGKR 1992. n. 15). II ritro- vamento cli Rabakovacsi (t 'ngheria) comprendeva invece, oltre ai tre aurei in cornice gia citali, alc uni elementi separatori e un frammento di eollana con nodo cl l-racle e rx-rle di smeralclo (I1RKNOT - MKTZGKR l'W2, n. 65). Per il tesoro di Beaurains. vedi infra, nola 62. "; METZGER 1980. p. 100. Un ncxlo d'F.racle in sottilissimo lilo d'oro e dcxcimentato anche dal rieehissimo tesoro di Beaurains (BASllKN - MKTZGKR 1977. pp. 165-166): una sua assodazione con gli cxio pendenti monetari rinvenuti. in funzione di fenna- glio della eollana di supporto. £ pero da escludere. perche la chiusura di quest'ullima era quasi certamente costituita da un aureo di Faustina iunic»re con due ganci lalerali (BASTIEN - Miri'ZGKR 1<)77, p. 186; vedi anche supra, nota 24). "' Vedi, per esempio. I'IRZIO BIROU STF:KANKLU 1992, p. 199, fig. 241. '" Secondo FACSADY 1999-2(KK), p. 293 la penuria di ritrova- menti cli lali gioielli nelle sc-pollure sareblx' da collegare con il significato di bene pre/ioso che cssi venivano ad assumere all'interno del patrimonio familiare. F. infatti frequente il loro 11 died e nolo il sesso dell'inumato: in nove casi si trattava di una tomba femminile; in uno solo, forse, di un soldato''\ l.a presenza del gioiello con moneta di Salonino in un'inumazione dop- piamente maschile apporta dunque un font- ele- mento di discontinuita, in quanto un uso mulie- bre dei pendenti con moneta pare indicato anche dal loro non infrcqucnte ritrovamento in capsellae eniro le quali erano custoditi insieme a monili certamente femminili''6. Ricordo a tale proposito Tingente tesoro di Kauze. sotterrato nel 261 d.C. ca.. che celava, insieme a oltre 28.000 monete e a numerosi Oggetli preziosi, i gioielli di un ricco cofanetto femminile. com- prendente. fra l'altro. una collana con tre pen- denti monetali (due aurei di Klagabalo e uno di Scvero Alessandro)1'". Non mi paiono contraddire la documentazione archeologica neppure le scarsissime testimo- nianze letterarie di eta romana che fanno riferi- mento a personaggi di sesso maschile puniti per un loro irriguardosc > comportamento tenuto in relazione a una moneta68, che talora sono stati interpretati come testimonianze di un uso maschile dei pendenti monetali. Se infatti Dione (I.XXVIII.16.5.1) e I'hilostrato ( Vita Apoll. 1.15) si limitano a indicare la circostanza che un VOIW- <)|iu e una 6oa/jir| erano portati su di se rispet- tivamente da un giovanc c.ivaliere entrato in un lupanare e da uno schiavo mentre veniva battu- to dal suo padrone, non suggerendo dunque in nessun mcxlo una trasformazione in monile delle due monete. anche i Irammenti di Dione Cassio (Mai 81. p. 554 e Const. Man. v. 1975- 1979) relativi all'accusa cli laesa maieslas rivolta ad un uomo di rango consolare e ad un senato- re entrati in una latrina con un voniona di Tiberio, non mi sembrano permettere questa interpretazione, come pure e stato proposto"". La fonte si limita infatti a narrare come entrambi portassero le monete Ev xoajioi^ ed ejuxoaju- cHov. facendo riferimento dunque non tanto ail una collocazione degli esemplari monetali sul petto dei colpevoli. c|uanto all'usanza, ben docu- mentata per il mondo romano, di occultare il denaro spicciolo nel v.okivoc/sinus, ossia nel leinbo della toga ripiegato ed awolto intorno al petto e al braccio sinistro. che assumeva pertan- to il ruolo di una tasca. /</ fiinzione dei [xnuleitti monetali: fra gusto e ideologia l.a caratterizzazione dei pendenti monetali quali gioielli deH'ornamentazione maschile o femmini- le non si pone unicamente come una questione legata alia moda e al gusto, ma si inserisce nella ancor oggi dibattuta problematical circa i motivi che portarono ad utilizzare le monete come ele- <x"cullamento insieme con le rieehczzc della famiglia a cui appartenevano Imnnclv c altri lx*ni mobili). talvolla anche mollo tempo dopo la loro fabbricazione. Pur in mane an/a di documentazione puntuale. VI-RMKULE 1975. p. 29 asseriscc come doubtless from tombs le prcstigiose collane con penden- ti monetali di provenienza cgiziana. ',l II caialogo dei gioielli con monete d'oro rinvenuti nell'Occidente romano, in HRKNOT - MKTZ.GKR 1992. pp. 319- 3i2. segnala nove ritrovamenti di pendenti in tomba. Per il ter- rilorio francese vengono catalogati i ritrovamenti di Nimcs (n 2): pendente con aureo di Postumo nella tomba di una ragaz- za; Sauvian (n. 4): pendente con solido di Graziano in una sepoltura femminile: Orleans (n. 28): pendente con aureo di Pertinace in un cleposito lunerjrio non meglio definito: Hreuilpont (n. 3D: pendente con una moneta d'oro di Valentiniano Hi in una tomba femminile cli ejx>ca merovingia; Witternesse (n. 41): pendente con aureo di Severo Alessandro in una tomba (non e specificato il sesso dell'inumato); Plombieres (n. -t5): pendente ion aureo di Setrimio Severo in una tomba (sesso non specificato). Per il territorio tedesco. Colonia (n. 46a): pendente con un multiplo di sette solidi e |x-ndente con un solido bizantino da una tomba femminile di eta franca; Hanau-Steinheim (n. 7-i): pendente con tremisse di OnoriO in una scpoliura (se.vv> non specincalo); Soesi (n. 79): pondenle con solido di Valcriano seniore nella tomba 106 (sevso non specificato). LU'At'RIK 19~S. p. 9S1 menziona una collana con cinque aurei di Postumo in una tomba femminile da Krottorf. Kr. Osclieislelx'H (Niedersachsen). 111(1 UN 1993. pp, 30; 54, nota x cita inoltre un antoniniano di Caracalla in una tomba femminile da una localita non meglio precisala della Renania e il pendente con medaglione di Costanzo II rin- venuto a Costantinopoli nella tomba deirimperatrice Verina. moglie di U-one 1. mona nel 4K-I. t 'na sepoltura da Laibach- l.jubliana (vedi supra, nota 27) conteneva. oltre alia oolUna/cintuni gia citata, anche una catena a sempllclsslme maglie d'oro, un bracciale e un paio di orecchini. qualiflean- closi pertanto anch'essa come femminile Per il territorio italia- no. ricordo infine il denario cli Aclriano in cornice d'oro trova- 10 al collo cli una 'fanciulla' in una tomba a fossa sulla via Ostiense (BORDKNACIIE KMTAia.lA 19K3. pp. 93-94). Per con- tro. LORIOT 19*13. p. 269 cita il caso di un pendente con mone- ta di Settimio Severo. ora a Herlino, ritrovato a Nassau, pcx'o al cli la del limes, die «a pu appartenir a un soldat» "" BRKNOT - MHTZOHR 1992. p. 359 tendono a sottovalularc t|uesto dato. poiche. con I'esclusione del Tesoro di Kennes. gli altri cleposili «sont d'origine barbarc et tout pc»rte a croire que ccs memes medaillons etaienl alors portes par des hommes». Ma. su una diversa. piii recente presa cli posizione della stessa Metzger. vedi infra. II tesoro era costituito da 6 aurei. 28.003 monete d'argenio. 45 cli bronzo e un medaglione. anch'esso di bronzo. I monili. lulti dalabili fra la fine del II e la meta del III secolo. include vano otto collane d'oro e di pietre preziose o semipreziose. tre braccialetti di lamina, cinque coppie di orecchini. un cammeo e intagli. quattro anelli d'oro. Si rinvennero anche <|uattro spil- 11 d'osso. due coltelli in avorio. tre lingotti e sette cucchiai d'ar- genio. oltre a un ancllo-chiave di bronzo. prolwbilmente la chiave del cofanetto porta-gioielli. che pero non fu ritrovato (vedi le Iresiir d'lUiuzv 1992. p. 344). Sull interpretazione dei gioielli come /Hinirv femminile, vedi U- Iresor d'Eauze 1992, pp. 67-68; 115. ™ La mancanza di rispetto riguarda non la moneta in se e |X*r se, ma l immagine dell'im|X'ralore che essa reca incisa (KUIIN 1965, pp. 155-156). '" KI UN 1965. pp. 155-156; 11RH1IN 1993. p. 5-i. nota 3. •I menti decorativi di pendenti, anelli, bracciali e fibulc. L'ipotesi certamente piu stimolante attri- buisce a questi gioielli una valenza di tipo ideo- logico. E questa la tesi sostenuta con molta con- vinzione da Claude Brenot e Catherine Metzger nel loro lavoro di sintesi, piu volte richiamato. Partendo dalla constatazione che la concentra- zione dei ritrovamenti occidentali di pendenti con aurei di II e III secolo e particolarmente densa per la regione intorno a Lugdunum, i due autori deducono che proprio in questa zona, nel periodo burrascoso che ando dallawento di Settimio Severo alia caduta dell'impero delle Gallic l'esibizione di tali pendenti avrebbe costi- tuito una pubblica manifestazione di fedelta politica e di attaccamento verso la famiglia imperiale da parte di coloro che li indossavano70. Pur viziata da un forse eccessivo 'gallocentri- smo'71, tale ipotesi che assegna ai gioielli mone- tali una spiccata funzione ideologica parrebbe molto efficace nel caso del ritrovamento milane- se, come ha messo recentemente in evidenza Marco Sannazaro72. Siamo infatti in presenza di una sepoltura maschile, la cui cronologia non deve essere di molto posteriore alia data di emissione della moneta di Salonino e in una citta nella quale «poteva essere particolarmente sentita la fedelta a Gallieno e alia sua dinastia». La deposizione simultanea dei due inumati potrebbe anzi essere addirittura posta in relazio- ne con la congiura che porto nel 268 all'assassi- nio dell'imperatore proprio a Milano e alia con- seguente violenta eliminazione di satellites pro- piuquusque. testimoniata da Aurelio Vittore. Ma, in generale. il valore ideologico dei pen- denti monetali mi pare essere infirmato dalla loro connessione con l'ornamentazione femmi- nile, come confermato anche dalla recentissima pubblicazione del tesoro di Vaise (Rhone), nel quale ancora una volta un pendente con aureo di Gordiano III e associate) a monili tipicamente muliebri. Catherine Metzger, che con altri autori ne ha curato la pubblicazione, assume pertanto un atteggiamento maggiormente ca\ito rispetto alle precedenti, piii convinte asserzioni73. D'altra parte anche l'anello dalla tomba milanese che pur racchiudeva due inumati di sesso maschile, a causa delle sue dimensioni, sembra maggior- mente consono ad un uso femminile, se portato normalmente, ossia alia terza falange '. Segnalo inoltre come la tomba femminile dalla necropo- li romana di via Ostiense citata all'inizio del mio intervento, dalla quale proviene il pendente con un denario d'argento di Adriano, abbia restituito anche un analogo anellino d'oro con pseudoca- stone di forma ovale a superficie liscia75. E in questo contesto il pendente venne ritrovato pro- prio sul collo dell'inumata. Lit presenza di gioiel- li dell'ornamentazione femminile all'interno della sepoltura bisoma maschile della necropoli dell'Universita Cattolica, potrebbe allora trovare una spiegazione in un gesto di tenerezza com- piuto al momento della deposizione dell'inuma- to da parte di una donna a lui legata da vincoli d'affetto. La questione della funzione ideologica dei pen- denti monetali andrebbe certamente approfondi- ta in relazione ad un'eventuale maggiore visibi- lita pubblica e politica assunta dalla donna romana nel corso del III secolo. In questa sede mi limito a segnalare come il passo Hist. Aug. Gall. 16,6 (Matroiias ad consilium si turn rugauit isdemque manum sibi osculantibus quaternos aureos sui nominis dec/it), che potrebbe essere "" BRKNOT - METZGER 1992. p. 358. Sullo scopo anche cele- brativo dei monili con monete in relazione alia figura dell'im- peratore, vedi inoltre BKCATTI 1955. p. 117: PIKZIO BIROLI STEFANELLI 1992. p. 94: SERAFIN PETRILLO 1993. p. 368: FACSADY 1999-2000. p. 293. Un significalo poliiico e escluso nella scella degli aurei da incorniciare nei pendenli da Fauze. «si non celle dune continuity dynasiique enlre les deux Scvcrcs el Kes) empereuKs) que noire familie a servi(s)» (Le tresor d'Bauze 1992, p. 66). Mi pare infalti non lenere nella dovula considerazione la lesiimonianza di Pomponio citata all'inizio ed alcuni incontro- venihili dali archeologici. i quali assegnano alia moda dei pen- denti monetali un ambito eronologico che comprende anche la prima meta del I! d.C. (sulla trasformazione in gioielli di mone- te da Vitellio a Marciana gia nel corso di questo secolo, vedi supra, nota 8). L'area geografica del fenomeno si estende inol- tre anche nella parte orieniale dell'impero. con attestazioni - seppur meno numerose rispetto a quella occideniale - in Dalmazia. Pannonia. Mesia, Tracia, Egitto. Dall'Egilto proven- gono anzi alcune delle piu spettacolari collane con pendenti monetali, databili anch'esse proprio al III secolo (vedi la docu mentazione in FACSADY 1999-2000, pp. 273-276). Da qui la moda si sarebbe estesa fino all'India (VERMEULE 1975, p. 23, n. 37). In un cammino a ritroso. si deve rilevare come le piii anti- che testimonianze suH'utilizzo di monete con funzione orna- mentale risalgano addirittura al IV secolo a.C: cito i due anel- li con monete di Panticapeo del 330-315 a.C. ritrovati in una tomba femminile a Ryzhanovka (Ucraina). dalabile alia secon- da meta di quel secolo <MlELCZAREK 1986). il pendente con doppio statere di Filippo II, le due cinture con ottodrammi di Tolomeo IV Filopatore (VERMEULE 1975. p. 7, nn. 1-3) e la cate- na d'argento da una tomba della Focide con uno statere degli Oponzi del 369-338 utilizzato quale pendaglio centrale (SERAFIN PETRI LLO 1993. pp. 366-367). ~* SANNAZARO 2(K)2. pp. 65-80. Vedi anche ARSIAN 2001. p. 182. '■' BARATIT: - METZGER - AtlBIN 1991. pp. 127-130. L'uso maschile puo essere invece accertato per gli anelli con casto- ne monetario di grandi dimensioni (Barattt: - MITZGER. AUBIN 1991. p. 130). Diam. interno mm 17: «... on considere qu'un diami'lre inte- rieur de 16-17 mm correspond a un anneau pone normale- nicnl (e'est a-dire a hi troisieme plialange) par one femme»(/.t' tresor d'Eattze 1992, p. 69). Sull'uso dei pendenti con moneta come gioielli femminili. vedi VERMEULE 1975. pp. 30-31; /.t in- sor d'Bauze 1992. p. 69; BRUHN 1993. pp. .30-32; FACSADY 1999-2000. p. 293. liORDENACHE BATTAGLIA 1983. pp. 94-95 (diametro mm 14). il inteso quale espressione di un ruolo 'politico' assunto da alcune donne in eta gallienica, in quanto immesse nel consilium I'riiicipis e in quanto destinatarie anch'esse di elargizioni imperiali, sia pero fortemente sospettato di inat- tendibilita, poiche rientra nella caratterizzazione negativa della luxuria e della effeminatezza di Gallieno, messe in rapporto «alla sua inerzia sul piano politico e militare, particolarmente colpe- vole in un momento di crisi e di pericolo del- l'impero»'h e per i suoi stretti legami con Hist. Aug. lleliog. 4.1-477. Recentemente Stephane Ratti ha inoltre messo in rilievo la puntuale dipendenza del passo da un'epistola di Gerolamo (22,16)78. L'uso di incastonare monete nei gioielli potreb- bc allora rispondere. piu semplicemente. ad una volonta ill esibizione di ricchezza e ad una certa forma di tesaurizzazione di monete in metallo prezioso, essenzialmente d'oro79. A questi aspet- ti economico-sociali. si poteva aggiungere. nella considerazione di coloro clie sfoggiavano tali pendenti. anche una funzione amuletica della moneta portata su di se: un oggetto rotondo in cui gli spiriti maligni non possono penetrare e per di piu d'oro. di un metallo cioe che era rite- nuto in grado di difendere dai malefici (Plin.. AW XXXIII^)80. Un follis di Giustiniano I di una col- lezione privata londinese illustra in modo per- spicuo la funzione talismanica che poteva esse- re assunta da una moneta. Dotato di foro pas- sante, per poter essere portato al collo, reca infatti iscritta lungo il bordo del 1) la seguente invocazione: KE BOH0I TON <l>OPVNTA (= «Signore. proteggi colui che lo indossa»). pre- ceduta da una crtx'e81. Tale formula e atte.stata con frequenza su oggetti personali a funzione talismanica di eta bizantina. Nel caso del pen- dente dalla necropoli milanese e in altri consi- mili, il loro valore apotropaico poteva essere raf- forzato dall'associazione con il nodo d'Eracle, dotato anch'esso di virtu profilattiche82. Infine. non si deve trascurare una mera motiva- zione di gusto estetico, che appagava. con il reimpiego delle monete in monili. la predilezio- ne del tempo per una orcficcria dalla decorazio- ne vistosa, ma era anche segno di una carenza di originale fantasia creativa83. Questa propen- sione e bene atte.stata da alcuni ritratti femmini- li dal Fayum, datati proprio alia fine del II seco- lo e a quello successivo84 (fig. 15). Al centra di un massiccio collare aureo a girocollo e fissato un pendente circolare d'oro dalla elaborata cor- nice, il cui disco centrale appare decorato dalla raffigurazione di una testa, resa con poche, affrettate pennellate. nella quale talora sembra di poter riconoscere una raffigurazione di Medusa. La somiglianza complessiva con i pendenti mo- netali e indubbia85. La fattura non troppo curata del pendente dalla sepoltura milanese rafforza infine l'opinione che assegna la trasformazione in gioielli delle mone- te di III secolo a officine private c non alia zeeca imperiale, come sara invece per i monili con moneta del secolo successivo*'. Insolubile, per '" NER1 1999. p. 236; vedi anche FREZOULS 1994. pp. 135-136. " Vedi ALFOLDI 1967. p. 19. " ratti 2000. pp. li-lii. VERMEULE 1975. pp. 29-30; METZGER 19H0. pp. 86-87; CAlXi: 1969. pp. 106; 428-430; Le tresor dtxiuze 1992. pp. 303-304; PIRZIO HIROU STEFANELU 1992, p. 88; SF.RAFM PETRIU.O 1993. p. 368; HRUIIN 1993. p. 1. Poichf immobilizzano le monete. (ogliendolc dalla normale circolazione, i pendenti monelali sono definiti «rcllcl d une cenaine forme de ilicsaurlsation* in BRENOT - METZGER 1992, p. 358. "° La funzione anche amuletica del pendenti con moneta e indicala da ZA[X)KS-JITTA 1957. p. 156; ZAIX>KS-JITTA 1987, pp. 163-164; CAaU 1991, p. Ill; PERA 1993. pp 348-349; BRUHN 1993. pp. 3. 32; e invece esclusa da BRENOT 1969. p. 420 e U' tresor d'Eauze 1992. p. 65. Sul valore talismanico e apotropaico delle monete. non solo nel mondo antico. vedi Muiizen In Branch 1982, pp. 65-80. Per la sua spetlacolariia. mi piace qui richiamare il rito propiziatoho messo in atto dalla squadra della Nazionale tedesca nel corso dei rccentissimi Campionati mondiali di calcio. che consisteva neH'occultamen- to di un ccntesimo di marco nella meta campo degli awersa- ri. prima di ogni partita. La consuetudine aveva avuto inizio in occasione di un incontro particolarmente im|X>rtante, ossia la partita di andata contro la Nazionale ucraina a Kiev per lo spa- reggio dei gironi eliminatori. Mi e gradito ringraziare a tale proposito Xavier Jacolxrlli. allora direttore di «Tuttosport». per la sua preziosa collaborazione nel ricomporre tutti i dcttagli della notizia. La moneta e apparsa nella Mostra «<>>ina>ie of the Bizantine Empire*, allestita fra il marzo del 1999 e il gennaio del 2000 a Washington, presso la sede del Dumbarton Oaks. AIIT'RL wv.-w.doaks.org/OHnF.xibition/uses/Uses6Main.html e disponi- bile un'ottima versione in formato on-line dell'intcra esposi- zione. " Sulle virtu amuletiche del nodo d'Eracle. vedi BASTIEN - METZGER 1977, p. 165; le tresor d'Eatize 1992. p. 65. Vedi BECATTI 1955, p. 117; MANSUEUJ 1963. p. 137; HEN1G 1981. p. 110; PIRZIO B1ROU STEFANELLI 1992. p. 88; U tresor dl-anze 1992, p. 66. PARLASCA 1966, p. 126, nn. 1.3. tav. 31. nn. 2.4; BRt'UN 1W3, pp. 31-32, figg. 25-26; WALKER - B1ERBRIER 1997. p. 123. nn. 92-93. K Forzata mi pare la recisa interprelazione quali pc-ndenti con monete proposta da BRIT1N 1993. pp. 31-31 e FACsAnv 1999- 2000. p. 271. Meno puntuale e il confronto con le riprcxluzio- ni di gioielli su steli funcrarie soprattutto femminili da Palmira, poiche la parte centrale dei pendenti racchiusa entro la OOfni- ce appare in molti casi del tutto liscia (vedi. per esempio la stele di Male e Bolaya e il bassorilievo con donna che allatta un bambino della fine del II d.C, in CLAUSS 2002. pp. 8-1. fig. 96; 92. fig. 105; HRUIIN 1993. p. 32 non esclude la possibility che l'aspetto monetale dei pendenti fosse suggerita tlal ricorso alia pinura, oggi scomparsa). Altre raffigurazioni moMnuiO invece pendenti con busti dal rilievo altissimo e con clinien- sioni tali da superare il contorno della superficie circolare di base, del tutto incongmi rispetto ad una immagine monetale (BRUHN 1993. pp. 18-19, fig. 15). 1 gioielli riprixlotti sulle steli palmiresi sono invece identificati come veri e propri pendenti monelali da FACSADY 1999-2000. pp. 270-271. Sulla pnxluzione in officine private dei pendenti con none- 21 ora, mi sembra il quesito se la moneta di Salonino sia stata racchiusa in cornice in una bottega orafa localizzata a Mediolanum o non sia stata invece irasformata in gioiello in un'offi- cina della Gallia, regione a cui pare si debba assegnare la massima produzione di questi monili nella parte occidentale dell'impero"". Nemmeno e possibile dire se il pendente sia in seguito giunto in citta mediante commercio. oppure portatovi dal suo proprietario prove- niente da Oltralpe8*. la del III sccolo. vedi BASTIEN - METZGER 1977. p. 208; METZGER 1980. p. 88; DF.LMAIRE 1989. pp. -193. Per il caraliere 'ulTiciale' della lavorazione dei gioiclli con montic o ineda- glioni del secoto successive), vedi MAC MULLEN 1962. pp. 159- 166; DELMAIRE 1989, p. 494. *" METZGER 1980, pp. 84-86: BKENOT - METZGER 1992. p. 358; BARATTE - METZGER - AUBIN 1991, p. 130 (officinc kxalizzatC a Lyon. Aulun e Rouen). Ipolizzano una produzione in offici- ne della Gallia anche I'IRZIO BlROLI STEFANELLI 1992. pp. 89. 91 e LORIOT 1983. pp. 265. 269; mentre BRl'IIN 1993. pp. 2. 8. 15 indica QUflil ceniri di produzione, ohre alia Gallia, anche la I'annonia e la Mesia. Probabilmenle labbricali in qualche gran- de cenlro del Nord-Est della Gallia (Treviri? Colonia?) sareblie- ro anche i gioiclli del lesoro di I-auze lie livsord'EaUze 1992. p. 62). Sulla localizzazione sul lerrilorio egiziano e gallico di oftlcine caratierizzale dalla produzione di different! lipologie di cornici, vedi FACsAdy 1999-2000. p. 273. 88 Secondo BRENOT - METZGER 1992. p. 354, i ritrovamenli al di fuori della Gallia sarebbero da «mellre sur le comple du hasard des voyages el des deplacemenls. au cours de leur car- rierc. de pcrsonnages iniporlanis». Fig. 2; a. Aureo di Salonino (I)/1; b, Aureo di Salonino <!)/>; c. Quinario aureo di Salonino (D/). a he RIC 17 LEU 247 MAZ/.INI 11 Fig. 3: a. Aureo di Salonino (R/); b. Aureo di Salonino (R ); C Quinario aureo di Salonino (R ). 26 Fig. 6. Collana da Memphis (New York. The Meiropolitan Museum of Art) (BR! UN 1993. p. ID. Fig. 7. Pendente con aureo di Valeriano seniore da Celelea Alba (HOFFMANN - VON CLAER 19C>8. p. 85). Fig. 8. Pendente con aureo di Severo Alessandro (Numisnuitica Ars Classica. Auction D 1994, n. 2017). Fig. 9. Pendente con doppio aureo di Valeriano seniore dal 'Tesoro della Diarchia' (Bank Leu 1991. p. 210, n. g). Fig. 10. Necropoli deH'Universita Callolica di Milano. inumazione bisoma in nuda (erra 3217. pianla (SANNAZARO ET AL. 1997, p. 145. fig. 23). Fig. 11. Anello d'oro dalla necropoli dell'Universita Catlolica di Milano (tomba 3217). Fig. 12. Nodo d'Eracle in oro dalla necropoli dell'L'niversita Callolica di Milano (tomba 3217). 28 Fig. 13- Necropoli dell'Universita Catlolica di Milano. inumazione bisoma in inula terra 3217 (particolare). Fig. 14. Ipotesi ricosirutiiva del cordone con pendente monelale dalla necropoli dell'lJniversiia Caltolica di Milano (disegno di R. Rachini). Tavola 1 1. Pendente con moneia d'oro di Salonino dalla necropoli dcll'l nivcrsiia Callolica di Milano (diritto). 2 Pendente urn moncla d'oro di Salonino dalla necropoli dcll'l nivci>na Callolica di Milano (rovocio)
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