Note preliminari per una rilettura della documentazione numismatica dai sepolcri santambrosiani, in “Studi ambrosiani”, 3, 2009, pp. 167-181

I ACCADHMIA AMBROSIANA CLASSE DI STUDI AMBROS1ANI MILANO STUDIA AMBROSIANA Saggi e ricerche su Ambrogio e l'eta tardoantica 3 BIBLIOTECA AMBROSIANA ESTRATTO BUI./.ONI E D I T O R E Claudia Perassi NOTE PRELIMINARI PER UNA RILETTURA DELLA DOCUMENTAZIONE NUMISMATICA DAI SEPOLCRI SANTAMBROSIANI Le analisi archeometriche, recentemente condotte sui reperti superstiti dal sepolcro di Gervasio e Protasio (si veda supra, il saggio di Silvia Lu- suardi Siena), hanno portato al fortunato recupero di una moneta in rame, spezzata a meta. Sembra evidente che l'esemplare sfuggi all'attenzione degli scopritori al momento dell'apertura dell'avello, a causa delle sue minime dimensioni, che lo resero "invisibile" all'interno dell'intreccio di fili d'oro nel quale doveva essersi annidato, come documentano le trac- ce, che ancora oggi si percepiscono sulla superficie del Rovescio. II pezzo, dunque, appartiene al gruppo di monete ritrovate nel sepol- cro dei due martiri e in quello di Ambrogio, del quale riferisce Luigi Bi- raghi nel volumetto / tre sepolcri santambrosiani scoperti nel gennajo 1864[. La situazione relativa alia documentazione monetale rinvenuta e, in realta, piuttosto confusa, poiche il tema viene ripreso dallo studioso per ben tre volte, con modalita differenti quanto a precisione e accura- tezza descrittiva2. Tale ritorno di attenzione appare motivato dalla scan- sione cronologica diversa, che Biraghi assegna alia deposizione delle mo- nete entro i due avelli, strettamente correlata alia data di emissione degli esemplari. Una suddivisione cosi rigida non tiene infatti conto del dato, ancora non acquisito negli studi antiquari ottocenteschi, circa la possibi- lity per le monete antiche di rimanere in circolazione anche per un pe- riodo di tempo molto lungo, rispetto alTanno della loro coniazione. Esaminiamo dunque i tre riferimenti numismatici. 1 Milano. Tipografia c Librcria Arcivescovile, 1864. 2 Un quarto accenno si ritrova anchc nella Parte Seconda, Capo ii, 52 (Biraghi. / Ire sepolcri santambrosiani, p. 49), ma si limita alia citazione delle «monetine antiche». lasciate insieme ad altro materiale in stato frammentario all'interno dei sepolcri dei due martiri e di Ambrogio, nel momento in cui, sotto Angilberto ii, i tre corpi vennero deposti in un unico avello. Sull'imprecisione delle letture di Biraghi. accompagnata spesso da disegni «fantastici». si veda anche E. Arslan, Le monete, in Scavi MM. Ricerche di archeologia urbana a Milano du- rante la costruzione della linea i della metropolitana 1982-1990, Milano, Edizioni ET, 1991. p. 84. nota 152 e infra, nota 28. StAmbr 3 (2009) 167 1. Parte prima. Capo v, 19 II primo riferimento numismatico si trova al Capo V della Parte Prima. Non viene fornita nessuna indicazione circa il numero di esemplari ritro- vati nei due sepolcri, ma si precisa che «la maggior parte e corrosa da lunga ruggine e ridotta in piccoli frammenti»5. Le monete sono assegna- te a due differenti epoche, ossia al «secolo IV cadente» e al «secolo V pure cadente»4. Stringate informazioni sono fornite solo per il gruppo cronologicamente anteriore. II richiamo alia tomba romana di san Caio papa martire (283-296 d.C), entro la quale nel 1632 si trovarono «alcu- ne monete di rame dell'imperatore Diocleziano, sotto cui aveva sostenu- to il martirio»5, rende chiaro come Biraghi colleghi il ritrovamento degli esemplari meno recenti con il rito attuato dai fedeli di «gettare nel sepol- cro de' Santi la stipe o moneta di divozione»6. Nella tomba dove nel 386 furono traslati i corpi di Gervasio e Protasio, dunque, si trovarono mo- nete di Costante del tipo FELTEMP-REPARATIO, correttamente definite dallo studioso dal «comunissimo rovescio» e di Costanzo II, queste in stato frammentario, tanto che si pote percepire solo la presenza di «inse- gne militari». II particolare e piuttosto comune nelle raffigurazioni mo- netali dell'eta tardoantica, cosi da non offrire elementi per una identifi- cazione piu puntuale del pezzo. 2. Parte prima. Capo vi, 26 La seconda digressione di carattere numismatico, piu ampia della prece- dente e corredata anche da qualche disegno, si trova nel paragrafo dedi- cato al confronto fra l'originaria tomba di Ambrogio (posta in cornu Epistolae) e quella di Gervasio e Protasio (collocata in cornu Evangelii). Poiche la prima «conteneva delle monetine coniate dopo deposti e chiu- si i due martiri»7, il dato numismatico suggella l'identificazione del se- polcro come quello del vescovo milanese, morto nell'aprile del 397. Gli esemplari espressamente descritti sono cinque: tre di essi sono 1 BlRAGHl. / tre sepolcri santambrosiani, p. 19. ' Ibid. ' Lo studioso non specifica da dove abbia attinto la notizia. La consuetudine c messa in relazione con il rito pagano di gettare monete «nelle fonti e acque salutari». documentata, per esempio, dalla stipe di Vicarello. per la quale Biraghi cita il breve articolo Le acque Apollinaris e la loro stipe, «Civilta Cattolica». viii. 1852.2, pp. 468-471. 6 BlRAGHl, / tre sepolcri santambrosiam, p. 19. 1 Ibid , p. 25. 168 StAmbr 3 (2009) Note preliminari per una riletlura delta documentazione numismatica anche illustrati con la riproduzione del Diritto e del Rovescio. L'identifi- cazione delle monete proposta da Biraghi appare condivisibile, pur in presenza di alcune inesattezze nella intelligenza delle serine e di alcuni particolari dei soggetti. I problemi sono particolarmente rilevanti per i due pezzi a nome di Arcadio8. D'altra parte, lo studioso dene a sottoli- neare come gli sia stato impossibile «trovarne altri precisi esemplari in alcuna raccolta o pubblicazione»9. In mancanza pertanto di confronti con pezzi gia catalogati, dovette muoversi con una certa approssimazio- ne, che ritengo sia ascrivibile anche a una non perfetta conservazione delle monete scoperte nel sepolcro milanese, sebbene siano raffigurate come pezzi in ottimo stato di conservazione. Particolarmente complessa e la situazione relativa alia quarta moneta citata (Fig. 1). La scritta SALVS-REIPVBLICAE e documentata nella pro- duzione di AE 4 a nome di Arcadio, ma accompagna l'immagine di Vic- toria che avanza verso sinistra, trascinando un prigioniero per i capelli. II travisamento da parte di Biraghi e dunque totale, poiche egli descrive e illustra il Rovescio deU'esemplare come contrassegnato dalla figura del- l'Augusto che «viene incoronato da mano celeste, e un'aquila ai piedi gli tiene la corona»'°. Quest'ultimo particolare denota di certo un facile fra- intendimento del dettaglio del prigioniero inginocchiato a terra. Mi sem- bra inoltre possibile che il trofeo, tenuto da Victoria appoggiato sulla spalla destra in questo tipo monetale, o la lunga ala della divinita, o an- cora i due segni grafici assommati insieme, siano stati trasformati nella corona dotata di lunghi nastri e sorretta sulla testa dell'imperatore, nella 1 - BIRAGHI, J tre sepolcri santambrosiani, p. 27 (Miinzen & Medaillen Deutschland GmbH, 15, 21 ottobre 2004, n. 1112) 8 Uno dei due esemplari arcadiani. certamente in rame come indica senza possibility di dubbi la sigla «ae» inserita nello spazio tra il discgno del Diritto e quello del Rovescio, mi- steriosamente si tramuta in una mezza siliqua d'argento, nella discussione relativa ai ritrova- menti santambrosiani in G. Lacam, «Ricimer». Un barbate au service de Rome, Lille, Atelier national reproduction des theses. 1986. p. 338. 9 Biraghi, / tre sepolcri santambrosiani, p. 27. 10 Ibtd. StAmbr 3 (2009) 169 Claudia Perassi raffigurazione dell'esemplare proposta da Biraghi. Non trovo, invece, nessuna giustificazione per la presenza della figura che si intromette fra le lettere della scritta, sostenendo la presunta ghirlanda, se non in una suggestione creata dal braccio destro della dea. La notazione del cristo- gramma nel campo a sinistra e, al contrario, attestata sugli AE 4 di Arca- dio con Victoria e prigioniero. Lo studioso assegna il pezzo alia zecca di Arelate, a seguito della let- tura della sigla in esergo come ARP, sciolta in ARelate Percussa. La zecca gallica non conia, pero, per Arcadio alcuna serie di AE 4 con il tipo SA- LVS-REI-PVBLICAE". Esso viene invece utilizzato ad Aquileia, su emis- sioni nelle quali il contrassegno di zecca AQ pud essere effettivamente seguito da una lettera «P», con richiamo all'attivita della prima officina (388-393 d.C.)12. La scritta del Diritto e correttamente riportata dallo studioso, mentre non trova alcun riscontro «il monogramma di Cristo coll'alfa e l'omegaw" apposto nel campo, sopra alia testa di Arcadio. Possiamo forse pensare a un'incisione successiva all'emissione della mo- neta, collegata con la sua deposizione nel sepolcro? Ho la sensazione che anche il secondo esemplare a nome di Arcadio appartenga alle serie SALVS-REIPVBLICAE, anche se Biraghi lo dice do- tato della legenda SPES-PVBLICA (Fig. 2). Tale scritta non risulta sia mai stata utilizzata dal figlio di Teodosio14. II disegno, che lo studioso inter- preta come il «principe che preso uno schiavo pei capegli pare che lo al- 2 - BIRAGHI, / tre sepolcri santambrosiani, p. 27 " L'inesattezza dell'attribuzione e confermata dal fatto che. a partire dal 353, il contras- segno della zecca e nuovamente basato sullc lettere iniziali di Constantino (CON o CONST), ossia del nome che venne dato alia citta nel 318, a seguito della nascita di Costantino II li awenuta, e che era stato utilizzato una prima volta fino al 340 (si veda R. A. G. Carson, Coins of the Roman Empire, London-New York, Routledge, 1990, p. 253). 12 J. W. E. Pearce, The Roman Imperial Coinage, vol. IX: Valenlinian I - Theodosius I, London, Spink and Son, 1968, p. 106, n. 58c, " Biraghi. / tre sepolcri santamhrosiani, p. 27. La piccola croce patente, che il disegno annota fra la «S» finale della parola SPES e la testa del personaggio stante. potrebbe in realta indiziare la presenza di qualche altro carattere prima dcll'aggettivo PVBLICA, non rcttamente inteso da Biraghi. 170 StAmbr 3 (2009) Note preliminari per una rileltura delta documentazione numismatica zi da terra»" mi pare, infatti, una lampante distorsione della scena di Victoria con prigioniero. Anche in questo caso, l'ala della divinita non sarebbe stata rettamente intesa, tanto da essere trasformata in un'inse- gna militare, del tutto incongruamente fluttuante nel campo monetale. Consono al tipo e infine il cristogramma, come detto poc'anzi16. L'eser- go risulta fuori conio, cosi da non permettere un'attribuzione dell'esem- plare a una zecca precisa. Corretta dovette essere, viceversa, la lettura della moneta a nome di Teodosio I, poiche il tipo delle «due vittoriette con in mano palme e co- rone»'' contraddistingue emissioni di AE 4 di tale imperatore di piu zec- che, commentandolo con la legenda VICTORIA-AVGGG, anch'essa esat- tamente intesa da Biraghi. Della quinta moneta, «assai comune e corrosa nel rovescio»18, viene trascritta solo la parte iniziale della legenda del Diritto, che ne consente un'assegnazione a Onorio. Pochi problemi solleva anche la prima mone- ta catalogata dallo studioso in questa sezione. Essa appartiene alle serie di Flavio Vittore caratterizzate sul Rovescio dalla scritta SPESRO-MA- NORVM e dal soggetto di una porta di accampamento, sormontata da una stella (Fig. 3). Una difficolta insorge, pero, relativamente alia scritta del Diritto, resa come Dominus Noster MAximus FLavius VICTOR P. E AVG, che non sembra trovare riscontro negli esemplari noti, sui quali e costantemente utilizzata la legenda DNFLVICTORPFAVG. Inesatta sem- bra anche l'assegnazione dell'esemplare alia produzione di Siscia, moti- vata dalla lettura della sigla in esergo come SCSP. La zecca balcanica non appronta infatti AE 4 di questo tipo per il figlio di Magno Massimo, la cui coniazione awiene invece in piu zecche occidentali fra il 387 e il 388. 3 - BlRAGHI, I tre sepolcri santambrosiani. p. 26 (Helios Numismatik, 2, 25 novembre 2008, n. 495) " Biraghi, / tre sepolcri santambrosiani, p. 27. 16 Anche in questo caso il disegno riporta un cristogramma intercalato alle lettere della le- genda del Diritto, sopra alia testa di Arcadio, del tutto privo di riscontri. " BlRAGHI, / tre sepolcri santambrosiani, p. 26. 18 Ibid., p. 27. StAmbr 3 (2009) 171 Claudia Perassi L'interpretazione del primo carattere del contrassegno come una «S» - se corretta - potrebbe suggerire un'emissione della moneta a Treviri o ad Aquileia, poiche entrambe le zecche utilizzano sigle costituite da quattro lettere, con tale carattere iniziale: SMTR e SMAQ19. Segnalo che un AE 4 di Flavio Vittore, con il tipo porta di accampamento, e stato ritrovato in una grande fossa di spogliazione nel corso delle indagini archeologiche che hanno interessato l'area delTUniversita Cattolica di Milano (saggio UC IX), prossirna a quella della Basilica Ambrosiana20. 3. Parte prima, Capo vii, 34 II terzo richiamo alle monete scoperte nei sepolcri santambrosiani riguar- da gli esemplari «del tempo di Lorenzo tra la fine del V e il principio del VI»21. La loro deposizione viene messa in relazione con un ulteriore «apri- mento» dei due sepolcri in eta laurenziana (490 ca. - 511 ca.). Gli esem- plari descritti sono sei, corredati da sole cinque illustrazioni. Le identifi- cazioni avanzate da Biraghi per questa fase cronologica appaiono meno affidabili delle precedenti. Le monete sono assegnate alia produzione di Ricimero (due esemplari), Odoacre (uno), Teodorico (tre in argento e una in AE?, ma si veda infra). Quanto alle prime, un pezzo potrebbe effettivamente appartenere alia produzione di AE 4 battuta sotto Libio Severo (461-465) e forse un po' oltre22, con monogramma RECM, rias- suntivo del nome Recimer23. La moneta di minime dimensioni (9 mm), " Escluderei si possa trattare di un pezzo coniato a Lugdunum, Arelate o Roma, per la notevole differenza dei contrasscgni utilizzati dalle tre zecche (LVGP, PCON, RP) rispetto a quanto letto. seppur in modo inesatto, da Biraghi. 20 ii settore Nord del saggio appare caratterizzato da una fase di ampie e profonde esca- vazioni, finalizzate alia spoliazione e al recupero del materiale da costruzione delle strutture tombali precedenti ;si veda B. Bruno - E. Perencin, La campagna di scavo del 1997 nel coriile d'onore, UC IX, in La necropoli tardoantica, Milano, Vita e Pensiero, 2001, pp. 17-26). ii no- minale (uc ix 10160) e tuttora inedito: la zecca di emissione e di incerto riconoscimento fra quelle di Lugdunum, Arelate ed Aquileia. 21 Biraghi, I tre sepolcri santambrosiani, p. 31. 22 m. Asolati, II lesoro di Falerii Novi. Nuovi contributi sulla monelazione italica in bron- zo dagli anni di Ricimero (457-472 d. C), Padova, Esedra, 2005, p. 36 indica come termine di chiusura delle serie il 467, quando fu awiata la coniazione di monete con monogramma di Antemio. 21 J. p. C. Kent, The Roman Imperial Coinage, vol. x: The Divided Empire and the Fall of the Western Parts 395-491, London, Spink and Son, 1994, nn. 2715-2717 (sulle presenza an- che di una lettera «A» in una versione del monogramma, che non avrebbe significato scio- gliendo il segno grafico nel nome Recimer, si veda ibid., p. 191; Asolati, // tesoro di Falerii Novi, p. 35). 172 StAmbr 3 (2009) Note preliminari per una rilettura della documentazione numismatica 4 - BlRAGHI, J tre sepolcri santambrosiani, p. 32 (CNG Online Auction 56, 8 gennaio 2003, n. 180) riportata a grandezza naturale nel testo di Biraghi (Fig. 4), raffigura, pe- rd, una sigla onomastica nella quale la lettera «C» e posizionata nel cam- po monetale sottostante la grande «R» iniziale, variante che non appare documentata altrimenti, poiche tale carattere viene costantemente in- serito sopra il monogramma vero e proprio, slegato da esso. La recente pubblicazione del materiale del ripostiglio da Falerii Novi, ricco di 298 esemplari con monogramma di Ricimero, con la quintuplicazione del numero di monete note2'1, pur avendo permesso la conoscenza di nuove varianti, non attesta una tipologia come quella indicata da Biraghi. II ter- zo gruppo individuato e caratterizzato si da una lettera collocata sotto alia sigla onomastica, ma si tratta dei caratteri «P» e «S», probabili ini- ziali degli aggettivi prima e secunda, con rimando alle prime due officine della zecca di Roma25. Si potrebbe, allora, ipotizzare una incompleta let- tura di una «S» da parte di Biraghi, limitata alia parte superiore della lettera, che viene pertanto trasformata in una «C». L'esemplare milanese sembra non presentare alcuna traccia della corona di lauro, che talora contorna il monogramma di Ricimero26. La superficie del Diritto e defi- nita «corrosa e non intelligibile»27, cosi che questo lato del nominale non viene nemmeno disegnato. Ritengo, invece, del tutto arbitraria l'assegnazione del secondo esem- plare alio stesso Ricimero28. Biraghi non avanza alcun dubbio circa la correttezza della propria lettura della scritta del Diritto come FLavius RECImeRVS, pur sottolineando che la moneta sarebbe «forse la prima " Ibid., pp. 34-38. 25 Ibid, pp. 35-36. 2fc Su questo aspetto del tipo monetale. si veda ibid., pp. 34-35. 27 Lo studioso osserva che vi doveva essere comunque «l'effigie dell'imperatore di allora» (Biraghi, / ire sepolcri santambrosiani, p. 32). 24 Gia Kent, The Roman Imperial Coinage, p. 190, segnalava la moneta come «one of the many pieces misdescribed in Biraghi's publication». Inutilmente fantasioso mi pare il tentati- vo di Lacam, Ricimer, pp. 409-411, di assegnare il pezzo alia produzione a nome di Ricimero, individuando in esso addirittura «un jeton, a la gloire de Recimer, battu a l'occasion de sa vic- toire dans les eaux Corses, a l'intention de la foule lors de son retour triomphal» (p. 410). StAmbr 3 (2009) 173 Claudia Perassi che sia venuta in luce», non essendo censita ne dal marchese de Lagoy, ne da Julius Friedlander29. II pezzo risulterebbe un unicum ancora ai no- stri giorni. Biraghi descrive il soggetto del Rovescio come «una nave guidata da un genio; e in essa la Vittoria con corone in mano». Solo come prelimi- nare ipotesi di lavoro, privilegiando i dati di tipo iconografico (Fig. 5), penso che la moneta possa essere forse ascritta alle serie FEL-TEMP-RE- PARATIO con il tipo della barca sulla quale avanza 1'imperatore, tenendo una Victoriola owero un globo sormontato dalla fenice nella destra e un labaro nella sinistra. L'imbarcazione e guidata da Victoria, seduta a de- stra sopra a un elmo. La loro produzione comprende emissioni di Co- stante, Costanzo II e Costanzo Gallo (346-354): alle prime due autorita emittenti si devono altri esemplari ritrovati nel sepolcro di Gervasio e Protasio, come si e visto poco sopra. Altrettanto sospetto e il riconoscimento della terza moneta discussa da Biraghi, con una nuova awertenza che di tratta di «moneta se non unica come quella di Recimero, di certo rarissima»>0. L'esemplare sarebbe, dunque, un nominale caratterizzato al Diritto dal ritratto barbato (!) dell'imperatore d'Oriente Zenone (scritta ...ZENO...) e al Rovescio dal monogramma di Odovacar entro corona (Fig. 6). In questo caso, la sigla onomastica non trova, pero, nessun confronto con quelle riprodotte sulle monete a noi note, poiche in esse la lettera «D», che nella riprodu- zione a stampa funge da perno centrale per tutti gli altri caratteri che compongono il nome reale, e in realta collocata sulla destra, in una strut- Biraghi, / tre sepolcri sanlambrosiani, p. 32.1 rimandi bibliografici fanno riferimento a R. de Lagoy, Explication de quelques monnaies a monogrammes des rois Goths d'ltalie, etc., decouverles dans le Midi de la France, Aix 1843 e j. friedlander, Die Miinzen der Ostgotben, Berlin 1844. 10 Biraghi, / tre sepolcri sanlambrosiani, p. 33. 5 - BlRAGHl, / tre sepolcri sanlambrosiani, p. 31 (Rauch GmbH, 15 settembre 2008, n. 1183) 174 StAmbr 3 (2009) Note preliminari per una rilettura della documentazione numismatica 6 - BlRAGHl, / tre sepolcri santambrosiani, p. 33 tura a blocco imperniata su una «N» molto evidente. E da escludere che nell'esemplare milanese sia da riconoscere un follis a nome di Zenone, coniato da Odovacar nel 477 secondo alcuni, da Theoderic fra il 490 e il 491 secondo altri31, perche tali nominali giustappongono al busto del- l'imperatore sul Diritto un'immagine di Victoria in atto di avanzare verso destra sul Rovescio. Al momento non sono in grado, pero, di proporre una classificazione alternativa a quella, certamente errata, indicata da Bi- raghi'2, a parte la datazione dell'esemplare almeno al V secolo d.C, quando entrano in uso i tipi monetali costituiti dal monogramma. Ingarbugliata e anche la situazione relativa agli esemplari teodoricia- ni. Tre di essi sono definiti come «belle monete d'argento»". La descri- zione e l'illustrazione (Fig. 7) non lasciano dubbi sul fatto che gli esem- plari ritrovati dovettero essere dei quarti di siliqua, prodotti nella zecca di Milano fra il 49} e il 518, con al Diritto il ritratto e il nome dell'impe- ratore bizantino Anastasio (legenda in parte retrograda DNANASTA- SVSPPAVG; OIIO sotto al busto), mentre sul Rovescio compare il mono- 7 - BlRAGHl, J tre sepolcri santambrosiani, p. 33; GRIERSON - BLACKBURN, Medieval European Coinage, tav. 7, 119 " Sulle controverse attribuzioni della serie si veda E. Arslan, La monetazione dei Goli, «Corsi di cultura sull'arte ravennate e Bizantina», XXXVI, 1989, pp. 20-22. " L'identificazione e accettata, invece, senza esitazioni da Lac.am, Ricimer, p. 338. men- tre Arslan, Le monete, p. 84, nota 152, ha proposto di vedere nella moneta milanese un num- mus protovandalo con «D» in ghirlanda. " BlRAGHl, / tre sepolcri santambrosiani, p. 33. StAmbr 3 (2009) 175 Claudia Perassi gramma di Theoderic, contornato dalla scritta MINVIC-croce-TARO- MAC-stella14. Dopo la presentazione delle monete teodoriciane in argento, senza alcuna parola di raccordo, Biraghi inserisce la descrizione di un altro e- semplare del re goto, che il disegno, grazie alia notazione della sigla «AE», indica battuto in rame (Fig. 8). Ancora una volta si deve segnalare l'inat- tendibilita dell'identificazione, in quanto propone una moneta del tutto ignota, per la presenza del presunto monogramma di Theoderic sul Ro- vescio e di un busto elmato femminile con legenda invicTA-ROMA sul Diritto, affiancato dalle lettere «S» e «C». Quest'ultimo soggetto caratte- rizza effettivamente il Diritto della monetazione enea gota fino al 535/ 536, ma non e documentato in correlazione con il monogramma reale. I soggetti del Rovescio dei folles e dei mezzi folles sono, infatti, di tipo ico- nografico (la Lupa con i Gemelli, due aquile a lato di un elemento vege- tale, un'aquila stante), cosi da poter essere difficilmente equivocati con una sigla onomastica, anche in esemplari molto usurati e/o corrosi, come potrebbe essere stato quello milanese. Rimanendo nell'ambito della pro- duzione monetale teodoriciana in AE, il monogramma reale in ghirlanda compare su pezzi del valore probabile di tre nummi e di un nummus. I primi fanno pero riferimento al Diritto, tanto nella parte epigrafica come in quella iconografica, all'imperatore Anastasio. I secondi sono ad oggi illeggibili su questo lato, a causa del pessimo stato di conservazione dei tre soli esemplari noti, due dei quali rinvenuti proprio nel corso di inda- gini archeologiche condotte a Milano nel 1998, nell'area del Monastero di Sant'Eustorgio", ma si ipotizza un analogo richiamo all'autorita dele- gante bizantina. Biraghi, avendo forse nelle mani una moneta in AE molto usurata, su un lato della quale percepiva la presenza di un mono- gramma teodoriciano, nell'impossibilita di lettura del tipo del Diritto, potrebbe forse averlo "inventato" sulla base delle emissioni gote allora 8 - Biraghi, I tre sepolcri santambrosiani, p. 33 M Ph. Grierson - M. Blackburn, The Early Middle Ages (j'*- JC* Centuries). Cambridge, Cambridge University Press, 1991 (Medieval European Coinage 1), n. 119. " E. A. Arslan. // nummus di Teodorico, in Zona archeologica. Festschrift fur Hans Peter Isler zum 60. Gehurlstag. Bonn. Rudolf Habelt Gmbh, 2001, pp. 5-13 (il terzo pezzo, in stato frammentario, proviene invece da Como. Via Can till 176 StAmbr 3 (2009) Note preliminari per una rileltura della documentazione numismatica conosciute, che poteva ricostruire, per esempio, nel testo guida del Fried- lander, sopra citato. In esso le «keine Kupfermunzen» attribuite a Theo- deric sono tutte caratterizzate al Diritto del tipo di ROMA INV1CTA'6. In questa fase della ricerca non e da escludere nemmeno il riconosci- mento dell'esemplare santambrosiano in un AE 4 con monogramma di Teo- dosio II, coniato fra il 425 e il 450, come suggerito da Ermanno Arslan", poiche i nomi di entrambi i personaggi iniziano con le lettere TH, collo- cate a sinistra della sigla onomastica. II carattere «D», posto invece a de- stra di questa, potrebbe richiamare 0 monogramma di Odovacar, su nummi della zecca di Ravenna del 477. Nessuna delle due ipotesi sugge- rite, pero, permetterebbe di riconoscere nel soggetto del Diritto un «busto femminile di Roma galeata»iS, con la conseguente lettura della parte epigrafica sopra riportata. La presenza del monogramma sul Rove- scio assegna, comunque, 1'esemplare milanese alia produzione monetale enea almeno del V secolo. A fronte di tale difficoltoso inserimento della moneta ritrovata nelle indagini ottocentesche nell'ambito delle emissioni enee tardoromane o gote, resta ancora aperta l'eventualita che l'indicazione «AE», relativa al- ia sua composizione metallica, sia inesatta, frutto di un semplice errore di scrittura. L'esemplare sarebbe anch'esso, invece, un quarto di siliqua teodoriciano in argento, ma di probabile produzione romana. Tali nomi- nali raffigurano sul Rovescio il monogramma reale, circondandolo con una legenda come i corrispondenti pezzi di coniazione milanese, ma con una ghirlanda (particolare, quest'ultimo, che tuttavia l'illustrazione di Biraghi non segnala). II Diritto, anche in questo caso, ha pero come soggetto il busto dell'imperatore bizantino Anastasio, con legenda corri- spondente'9. 4. La moneta dimezzata dal sepolcro di Gervasio e Protasio Le monete rinvenute nel 1864 nei sepolcri di Ambrogio e di Gervasio e Protasio risultano al momento, purtroppo, irrecuperabili, cosi da rende- * FriedlAnder. Die Miinze, pp. 28-29. " Arslan, Le monete, p. 84, nota 152. Accetla invece, come di consueio. il riconoscimen- to prospettalo da Biraghi, Lacam, Riamer, p. 338. 18 BlRAGHl, / Ire sepolcri santambrosiani, p. 33. " II tipo del Rovescio e uiilizzato anche su quarti di siliqua che fanno riferimenio all'au- tonta dell'imperatore Giustino I (518-527 d.C.I, che si tende a collocare cronologicamente nell'eta di Athalaric (526-534 d.C); si veda Grierson - Blackburn, Medieval European Coinage, p. 36. StAmbr 3 (2009) 177 Claudia Perassi re impossibile un loro esame autoptico e una nuova catalogazione, basa- ta sulle attuali conoscenze numismatiche. II solo esemplare superstite e rappresentato dalla moneta riscoperta in occasione delle recenti indagini archeometriche sui reperti superstiti dal sepolcro dei due martiri. II pezzo (0,24 g; 12 mm) risulta completamente illeggibile sul Rovescio, mentre al Diritto e possibile intravedere la parte antero-superiore del volto di un imperatore (fronte, occhio, attaccatura del naso), rivolto a destra (Fig. 9). Lungo il bordo di questo stesso lato, a destra, sembrano percepibili i caratteri ...VS..., che potrebbero rappresentare le ultime let- tere del nome imperiale. L'esemplare e ridotto alia meta del modulo originario, a seguito di una frammentazione deliberata. II dimezzamento intenzionale delle mo- nete romane e un fenomeno ben conosciuto, sia per la primissima eta imperiale, sia per quella tarda. In questa seconda fase cronologica, no- minali di modulo e di peso maggiori rispetto ai successivi AE 4 venivano spezzati di proposito a meta, cosi da adeguarli per pondometria e di- mensioni a quelli di valore piu basso emessi successivamente. A Milano sono stati riconosciuti esemplari dimezzati a nome di Diocleziano, Co- stantino I, Costanzo II, Valentiniano I, Graziano4". La moneta dal sepol- cro dei martiri, il cui peso originario doveva aggirarsi intorno al mezzo grammo, pur essendo il tondello molto usurato, sembrerebbe apparte- nere a un ambito cronologico posteriore. La pratica della spezzatura del- le monete risulta applicata anche a nominali emessi nel corso del V se- colo, almeno fino all'eta di Leone I4'. A tale consuetudine potrebbero, forse, essere attribuite anche alcune delle monete in stato frammentario recuperate nei sepolcri santambrosiani, descritte come illeggibili da Bi- raghi. #4 9 - La moneta dimezzata del sepolcro dei martiri *' Arslan. Le monete, p. 83. " Si veda Asolati, // tesoro di Falerii Novi, pp. 21 -22. 178 StAmbr 3 (2009) Note preliminari per una rilettura della documentazione numismalica 5. conclusioni Alio stato attuale della ricerca mi sembra che la documentazione moneta - le rinvenuta nell'avello di Gervasio e Protasio e in quello di Ambrogio pos- sa essere cosi ricostruita, sulla base delle notazioni riportate nel testo di Biraghi42 e del preliminare tentativo di rilettura, proposto in questa sede. In entrambi i sepolcri la maggior parte delle monete - non sappiamo pero quante -, di piccole dimensioni tanto da essere definite «moneti- ne», si presentava «corrosa da lunga ruggine e ridotta in piccoli fram- menti»js. Quanto agli esemplari leggibili, siamo certi che il sepolcro dei martiri conteneva un numero imprecisato di pezzi a nome di Costante (337-350 d.C.) e di Costanzo II (337-361 d.C), una moneta in AE forse del tipo FEL-TEMP-REPARATIO (imperatore su imbarcazione guidata da Victoria: 346-354 d.C.)44, un AE 4 di Libio Severo con monogramma di Ricimero (461-465/467 d.C.) e un AE 4 dimezzato (fine IV-meta V?). Nell'avello era stata deposta anche una moneta di eta teodoriciana. L'e- satto riconoscimento del nominale e, pero, ostacolato dal fatto che Bira- ghi si limita ad affermare che nel sepolcro dei sand martiri si rinvenne una moneta di Teodorico, senza specificare, pero, quale fosse fra quelle descritte in precedenza4'. Di esse, come ho cercato di dimostrare, solo le tre frazioni di siliqua appartengono con certezza alia produzione mone- tale del re goto. L'approssimazione delle indicazioni fornite dallo stu- dioso non permette, dunque, di accertare se la moneta forse da espunge- re (ossia quella in rame con monogramma) fosse conservata nel sepolcro di Ambrogio, o in quello di Gervasio e Protasio. Nell'avello del vescovo milanese furono sicuramente ritrovati un AE 4 di Teodosio I (383-387 d.C), uno di Flavio Vittore (387-388 d.C), due di Arcadio (383-408 d.C; 388-393 d.C), uno di Onorio (393-423 d.C), uno con monogramma (V secolo d.C.)46. II sepolcro conteneva anche due o tre quarti di siliqua di Theoderic (493-518 d.C). '"' Le notizie numismatiche rileriic a piii riprese da F. M. Rossi, Cronica dei rislauri e delle scoperle fatte nell'insigne basilica di sant'Ambrogio dall'anno 1857 al 1876, Milano 1884 scm- brano, a una prima lettura, ancora piii confuse di quelle redatte da Biraghi, cosi da richiederc una rilettura del testo molto attenta. che rimando ad altra occasione. " Biraghi, / Ire sepolcri sanlambrosiani, p. 19. 44 Si tratta del nominale con al Rovescio una «nave guidata da un genio» che Biraghi - co- me si e detto poco sopra - assegna erroneamente alia produzione di Ricimero (ibid., p. 51). Entrambi gli esemplari attribuiti a questo personaggio sono indicati come scoperti «nel se- polcro dei santi martiri in cornu Evangelii" (ibid., p. 34). "Ibid,p. 35. 46 Si tratta degli esemplari erroneamente assegnati da Biraghi a Odoacre e a Teodorico (si veda supra). StAmbr 3 (2009) 179 Claudia Perassi Numero monele Monete in AR Monele in AE Sepolcro Sconosciuto di Gervasio (< 5 + frammenti di Thcoderic eProtasio di monete) (493-518 AC.)? Nessuna? Monete in AE di Costante FEL TEMP REPARATIO (337-350 d.C.) Monete in AE di Costanzo II (337-361 d.C.) Moneta in AE (FEL-TEMP- Un quarto di siliqua REPARATIO/Galley: 346-354 d.C. ?) Un AE 4 di Libio Severo con monogramma di Ricimero (461-465/467 d.C.) Un AE 4 dimezzato (fine IV-metaVd.C?) Un AE 4 con monogramma (almeno V secolo d.C.)? Frammenti di altre monete «corrosi e non intelliggibili»4' Un AE 4 di Teodosio I VICTORIA AVGGG (383-387 d.C.) Un AE 4 di Flavio Vittore SPESRO-MA-NORVM (387-388 d.C.) Un AE 4 di Arcadio (SALVSREI-PVBLICAE?: Sepolcro Sconosciuto Due o tre quarti di 383-408 d.C.) di Ambrogio (< 8 + frammenti siliqua di Theoderic Un AE 4 di Arcadio di monete) (493-518 d.C.) (SALVSRE1 PVBLICAE, zecca di Aquileia: 388-393 d.C.) Un AE 4 di Onorio (393-423 d.C.) Un AE 4 con monogramma (almeno V secolo d.C.) Un AE 4 con monogramma (almeno V secolo d.C.)? Altre corrose «da lunga ruggine e ridotte in piccoli frammentiw48 Nei due sepolcri, pertanto, erano state deposte monete di IV secolo, con un leggero intervallo cronologico, poiche quelle nell'avello dei martiri non raggiungono l'cta teodosiana, attestata invece dagli esemplari ritro- vati nel sepolcro di Ambrogio. Ulteriori monete vennero collocate in " Biragw. / Ire sepolcri santambrosiani, p. 34. * Ibid, p. 19. 180 StAmbr 3 (2009) Note preliminary per una rilettura della documentazione numismatica un'eta successiva aU'effettiva sepoltura dei corpi, awenuta nel 386 e nel 397, come attesta il rinvenimento di esemplari databili al 461-465/ 467 d.C. nel sepolcro di Gervasio eProtasio e dell'eta di Theoderic in quello di Ambrogio, o forse in entrambi. Anche la presenza di AE 4 con mono- gramma al Rovescio indizia il ricorso a nominali emessi nel corso del V secolo d.C. II gruppo di monete cronologicamente posteriori e dunque da mettere in relazione con un'apertura dei due avelli almeno in eta teo- doriciana. Una rilettura del testo di Biraghi, piu approfondita di quella presen- tata in questa sede, si rende dunque necessaria. Ad essa potra essere af- fiancato lo studio delle sette monete, di recente ritrovate nell'archivio della basilica di Sant'Ambrogio, dove crano conscrvatc con la denomina- zione di «monete antiche trovate negli scavi della tomba di S.Ambro- gio». Un esame del tutto preliminare indica una loro datazione compresa fra 1'eta romano-imperiale e quella moderna, con la presenza di esempla- ri della zecca di Milano. Quest'ultima indicazione apre la strada alia pos- sibility che, almeno alcune di esse, possano appartenere al gruppo di «parecchie monetine fattevi calare dai divoti, tutti pero milanesi e dei tempi vicini e sopra il Mille», ritrovate nel 1870 nell'intercapedine tra la grande lastra di porfido, che costituiva il fondo dell'altare di Vuolvino e la lastra di marmo bianco, appoggiata agli acroteri del sarcofago che rac- chiudeva i corpi di Ambrogio, Gervasio e Protasio49. * Rossi, Cronica dei ristaun. p. 240 (si veda anche S. Lusuardi Siena, / corpi dei sunti Gervasio e Protasio e la sepoltura di Ambrogio, in La citta e la sua memoria. Milano e la trad* zione di sant'Ambrogio, Milano. Electa, 1997, p. 101). StAmbr 3 (2009) 181
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