Soggetti monetali dall'età post-severiana a Gallieno. Fra tradizione e innovazione, in Mala tempora currunt. La crisi del III secolo attraverso il ripostiglio di Pombia, 2009, pp. 59-77 more

(All \ 1)1 ARONA SOPRIN TENDENZA PER I REM ARCHEOLOGICI DEI. IMEMOM E E DEL MUSEO ANTICHITA EGTZIE Mala tempora currunt La crisi del IIIsecolo attraverso il ripostiglio di Pombia Arona, 24 novembre 2007 ATTI DELLA GIORNATA DI STUDI in occasione del decennale del Civico Museo Archeologico di Arona a cura di Federico Barello Giuseppina Spagnolo Garzoli Claudia Perassi Soggetti monetali dalFeta post-severiana a Gallieno. Fra tradizione e innovazione 1. LE IMMAGINI MONETALI Le immagini impresse sulle monete, designate nella terminologia numismatica come "soggetti" o "tipi", sono state mate- ria di indagine fin dai primordi degli studi numismatici, nell'eta deirUmanesimo1. E proprio attraverso di esse, infatti, che si stabiiisce il primo, intenso contatto tra I'osservatore curioso e la moneta, dopo I'iniziale percezione visiva e tattile del colore, della forma e della consistenza del tondello metallioo. L'interesse che i tipi monetali sanno suscitare e attestato gia in un famosissimo passo di Dione Cassio (47, 25, 3), relativo ad altrettanto celeberrimi denarii coniati da M. Giunio Bruto e L. Plaetorio Caestiano nel 43-42 a. C.2. Lo storico, oltre a descrivere con esattezza i soggetti del Diritto e del Rovescio di tali monete, si interroga anche sui motivi della loro presenza, individuandoli nella volonta del cesaricida di pro- clamare I'avvenuta liberazione della patria dalla tirannia di Cesare, per opera sua e di Cassio. L'analisi iconografica ed iconologica dei tipi monetali offre ancora oggi un appassionante ambito di indagine, al quale attingono anche studiosi di discipline diverse dalla numismatica: storici, storici dell'arte, archeologi3. 1.1 Funzione I soggetti svolgono la funzione primaria di indicare ai fruitori delle monete I'identita dell'autorita che le autentifica e le garantisce, sia essa un'entita statale, come le poleis greche o la res publics di Roma, sia essa una singola personality quali i sovrani dei regni ellenistici o gli imperatori romani. 1. Cito, per esenpio, una lettera del 1520 di Erasmo da Rotterdam a Giovanni Turzo. vescovo di Bresiavia. che testimnnia della tormentosa ricerca degli eruditi del tempo circa le immagini raffigurate su una moneta d'oro, oggi rico- nosciuta quale states emesso in area geto-dacica nella seconds meta del I seco- lo a. C, da un sovrano di nome Koson (vedi Perassi 2005, pp. 375-376). 2. RRC 508/3. Sul Diritto e raffigurato il ritratto di Bruto e sul Rovescio un p//eus, ossia il copricapo simbolo a Roma della liberta individuate e politica, fian- cheggiato da due pugnali e accompagnato dalla scritta EID. MAR, con riferimen- to dunque alle Idi di Marzo del 44. Le fonti letterarie romane che attestano un'at- tenzione verso i tipi monetali. sono state da ultimo raccolte e commentate da Hedluno 2008, pp. 28-29. 3. E sufficiente richiamare i lavori di Paul Zanker, J. Rufus Fears, Barbara Levick, Tonio Holscher. Tale riconoscibilita e affidata anche alle iscrizioni apposte sui nominali, generalmente sul loro Diritto4. La mag- gior funzionalita di queste, che ci appaiono meno equivocabili rispetto alia invece possibile enigmaticita delle immagini, non doveva essere awertita dagli osservatori contemporanei, se teniamo presente che le prime monete del mondo occi- dentale, coniate in elettro in area microasiatica agli inizi del VI secolo a. C, sono - con rarissime eccezioni - del tutto ane- pigrafi, cosi che il riconoscimento dellautorita emittente aweniva attraverso la sola lettura del tipo impresso sul Diritto\ La stessa mancanza di indicazioni epigrafiche si mantiene sulle prime serie in oro e in argento puri, emesse ancora una volta in Asia Minore: i creseidi, battuti dall'ultimo sovrano della Lidia, Creso (ca. 560- ca. 546 a. C.)6, e i darici e i sicli, inaugurati invece dal re persiano Dario I (522-486 a. C.)7. Ma anche le piu antiche emission! delle poleis greche e magno- greche riportano I'etnico in forma assai abbreviata, limitandolo alle sole lettere iniziali, mentre le iniziali monete di Atene, le cosiddette Wappenmunzen, introdotte intorno alia meta del VI a. C, sono ancora una volta completamente anepigra- fi8. Alia fine dello stesso secolo, pero, il grande numero di zecche in attivita sollecito il ricorso a scritte di sempre maggior estensione, per evitare possibili ambiguita9. Se un soggetto deve permettere di individuare t autorita che ha prodotto la serie monetale sulla quale e stato apposto, esso deve richiamarla nel modo piu immediato e meno equivoco possibile: le citta greche sceglieranno nella massima parte dei casi la propria divinita eponima'0. Individuato un soggetto quale emblema della polis, le zecche tendo- no pertanto a perpetuarlo per tempi anche assai lunghr', tanto che il suo nome puo finire per designare le monete stes- se, come e per le "civette" ateniesi, le "tartarughe" di Egina, i "puledri" di Corinto. La perfetta sovrapposizione di tipo e di 4 Tale posizione non e affatto scontata: la monetazione di Atene. per esem- pio, appone la legenda A0H (= ABIiNAIUN) costantemente sul rovescio dei tetradrammi. Anche le prime serie di denarii romani utilizzano queslo lato del ton- dello per imprimervi la scritta ROMA. 5. Sul Rovescio viene impressa una semplice punzonatura di forma quadra- ta (il cosiddelto quadralo incuso). Sull'aspetto iconografico deiia moneta in elet- tro, vedi Le Rider 2001. pp. 43-44: le decine di tipi utilizzati sono per noi signifi- cativi di una specifica zecca di emissione solo in un limitatissimo numero di casi. 6. Tali serie. la cui produzione sembra sia proseguita, dopo la conquista per- siana della Lidia nel 547 o 546 a. C. anche sotto i re Ciro, Cambise e Dario I. recano sul Diritto le protomi affrontate di un leone e di un loro II tipo e stato varia- mente interpretato. per lo piu con richiamo simbolico alia Lidia e alia Persia (vedi Le Rider 2001. pp. 115*117). II Rovescio reca impresse due punzonature di forma quadrata. 7. Pur nel susseguirsi di diverse autonta emittenli, raffigurano ininterrotta- mente il tipo del sovrano arciere, privo di tratti fisiognomici individual!, con picco- le modifiche circa il genere di arma brandita nella mano destra (frecce, lancia, pugnale: vedi Le Rider 2001. pp. 125-127). II Rovescio si limita anche in questo caso aH'impressione di una punzonatura rettangolare. 8. La loro attribuzione alia zecca ateniese e stata possibile grazie a dati interni ed esterni alle monete stesse, quali la pondometria. la localizzazione dei ritrovamenti, I'iconografia (vedi Kraay 1976. pp. 56-60). 9. Vedi Kraay 1976. p. 5. 10. Atena e la civetta ad Atene, Zeus e I'aquila ad Elide, presso Olimpia, Eracle ad Heraclea. Poseidon a Poseidonia e cosi via. Altri soggetti possono fare riferimento ai prodotti tipici del territono cittadino. come il selinon a Selinunte e la spiga a Metaponto. owero richiamare il nome della citta. come awiene per Melo con la raffigurazione del me/os o per Rodi con quella del rodon (sugli aspetti ico- nografici della monetazione greca. vedi Kraay 1976, pp. 2-5). 11. Tale tradizionalismo iconografico e attestato in modo quasi imbarazzan- te sulla monetazione di Atene. La citta che seppe introduce nell'arte greca tante e tali innovazioni stilistiche e tconografiche, daU'eta arcaica fino agli inizi del I a. C. ripet6 sui propri tetradrammi, con minime variazioni, i soggetti con i quali essi si erano impost* sul vasto mercato mediterraneo. autorita emittente si ha con la comparsa del ritratto monetale, poiche questo riproduce le fattezze della personalita a cui si deve I'emissione12. Nel mondo antico e, dunque, assolutamente eccezionale la varieta tematica che si manifesta sulla monetazione romana gia in eta repubblicana: in poco piu di duecento anni, e stato calcolato che furono elaborati circa 600 tipi diversi. Dopo un breve periodo in cui i nominali argentei del sistema denariale, introdotto negli anni finali del III a.C, aveva- no anch'essi fatto ricorso a tipi fissi, costituiti dalla testa di Roma sul Diritto e dai Dioscuri a cavallo sul Rovescio'3, a partire dalla meta del secolo successivo prende infatti awio una incessante differenziazione dei soggetti monetali. Questi, inizial- mente piuttosto anonimi e celebrativi dell'insieme della res publica (teste di divinita, dei e dee alia guida di cani), poi sempre piu evocativi delle glorie della gens di appartenenza del singolo magistrato monetale, diventano, con I'awicinarsi della fine dell'eta repubblicana, specchio riflettente delle grandi personalita che si contengono il potere". Nel 44 a.C. si giunge, con Cesare, ad effigiare per la prima volta sulle monete romane il ritratto di un uomo ancora vivente15. Tale varieta iconografica, consentita alia monetazione di Roma repubblicana dalla situazione di monopolio nella quale si trova ad operare, sara eredi- tata da quella emessa in eta imperiale. 1.2 Metodologia di studio Lo studio dei soggetti monetali procede oggi in piu direzioni'6, anzitutto nell'esegesi di soggetti ancora di controversa interpretazione, che pure permangono'7, ma, in modo innovativo rispetto al passato, ci si interroga suiratteggiamento mentale dei due agenti attivi nel dialogo svolto attraverso di essi, da una parte dunque I'autorita emittente, dall'altra i fruitori delle monete'6. Quanto alia prima, da tempo e stata superata la visione che faceva della monetazione una sorta di giornale quotidiano del mondo antico, tramite il quale il potere avrebbe aggiornato la popolazione con regolare capil- 12. Per una breve esposizione della ritrattistica monetale greca. vedi Perassi 2004a. 13. Su tale scelta tematica, vedi Belloni 1993, pp. 72-73. 14. Su tale "politicizzazione" della tematica monetale, vedi Levick 1999, pp. 45-46. L'evoluzione iconografica della moneta romana in eta repubblicana e deli- neata nelle sue linee essenziali da Belloni 1993, pp. 55-112. 15. Vedi Belloni 1996. pp. 119-127. 16. In ambito italiano. innovativi sono stati gli studi di Gian Guido Belloni, sem- pre dotati di una profondita di pensiero tegata a una esemplare prudenza (mi limito a ricordare Belloni 1974. Belloni 1976. Belloni 1992). La ricerca relative airicono- grafia monetale e oggi sviluppato soprattutto allintemo del progetto intenjniversita- rio, coordinato da Mana Caltabiano, finalizzato alia realizzazione del Lexicon Iconographicum Numismaticae (per gli aspetti metodologi, vedi Caltabiano 1998). 17. Per alcuni tipi la difficolta di lettura e ancora sostanziale: cito, quale esempio, monete in AE della zecca di Melita (=Malta), datate tradizionalmente aH'ultimo quarto del III a. C, sul Rovescio delle quali e un oggetto troncoconico, con probabile apice inferiore sporgente e asta perpendicolare superiore. In esso alcuni studiosi riconoscono un apex, ossia il cappello dei saoerdoti romani, altri il tumulo funebre del re cirenaico Batto. altri ancora un tintinnabulum (vedi Perassi. Girola, Guidi, Novarese 2007. pp 43-44). 18. Per I'eta repubblicana ed augustea. si tratta in realta di una tripartite rela- tionship, alia quale partecipano anche i mint men (vedi Levick 1999. pp. 44-45). larita e con la massima ampiezza1*. Anche il rapporto fra tematica monetale e azione di propaganda e stato rivisto, tenu- to conto dell'operare di questultima per scopi contingenti ed immediati, che certo potevano essere assolti nel mondo anti- co, ben piu che dalle immagini monetali, da altri strumenti comunicattvi di tempestiva efficacia e di martellante incisivita, come discorsi, affissioni, scritte pubbiiche, libelli20. La tematica figurativa delle monete di eta imperiale e, pero, certamente un riflesso, talora molto intenso, della ideologia del potere, non diversamente da quanto awiene per le immagini esposte negli spazi pubblici. E sufficiente cita- re lo splendido Rovescio del multiplo del valore di 10 aurei rinvenuto nelllngente tesoro di Beaurains (Pas-de-Calais) (tav. XV, fig. 1)21. La legenda - un unicum per tutta la produzione monetale romana - acclama Costanzo I quale redditor lvcis aeternae, dunque come colui che ha riportato la luce eterna della civilta romana alle popolazioni britanniche. II multiplo fu infatti coniato a Treviri nel 297, per commemorare la sconfitta, ottenuta dallo stesso Costanzo I'anno precedente, deWlmperium Britanniarum, sorto dalla rivolta di Carausio e di Alletto22. La scritta istituisce cosi un deciso parallelo tra I'azione di Costanzo e quella di Sol, al quale si deve il quotidiano ritorno della luce sulla terra, che verra ripreso anche nel Panegirico per Massimiano e Costantino del 310 (Pan. VI, 14)23. AH'estremita opposta della comunicazione mediata dalle immagini monetali stanno coloro che utilizzano le monete nella loro funzione di strumento economico. Qualora ne avessero interesse24, essi dovevano essere in grado di cogliere il significato di segni iconografici che facevano parte della loro quotidiana esperienza di vita o con i quali aveva- no dimestichezza visiva, perche riproposti su monumenti pubblici e su oggetti di uso comune25. Anche nel campo della ricezione delle immagini monetali sono efficaci le indicazioni avanzate da Paul Zanker circa I'inesistenza deH'Osservatore, inteso come termine collettivo: "si trattava sempre di individui, con impronte sociali e culturali diverse, differenti interessi 19. La prima formulazione di tale teoria risale a Harold Mattingly e Edward a. Sydenham. I due studiosi, nella prima edizione del primo volume del Roman Imperial Coinage (London 1923, p. 22). suggerirono infatti che le monete romane potessero essere considerate una sorta di newspapers of the day. Tale opinione, mdubbiamente forzata, ha oggi ancora qualche estimatore (vedi. per esemipo, Silvegren 1997. pp. 115-116). 20. Vedi le chiarificatrici osservazioni di Bellow 1992, pp. 60-63. Per una rassegna delle diverse - talora opposte - posizioni degli studiosi sul valore docu- mentario deH'iconografia monetale. vedi Weksel 1995; Levjck 1999; Helxund 2008. pp. 29-32. 21. Ritrovato casualmente il 21 settembre 1922, conteneva numerosi gioiel- I, oltre 450 monete e venticinque multipli monetali. II furto awenulo la notte stes- sa del ritrovamento, con la conseguente vendita di parte degli oggetti sul merca- to antiquario, ne ha compromesso per sempre la completa conoscenza. Si stima che la parte oggi nota corrisponda soltanto ai 7/10 del totale. La data di occulta- mento deve essere posteriore al 315 d. C. (vedi Bastien. Metzger 1977}. 22. La scritta si accompagna ad una raffigurazione dell'imperatore a caval- lo. accolto dalla personificazkme della citta di Londinium, inginocchiata fuori dalle mura cittadine. In basso, una galea avanza sulle onde (del Canale della Manica? del Tamigi?) (vedi Bastien, Metzger 1977. n. 218). 23. Vedi Hostein 2002. p. 253 (sul rapporto Imperator-Sol, Letta 1988). 24. Sulla capacita visiva deH 'osservatore frettoioso e distratto". ossia del- i utente quotidiano dello spazio pubblico, al quale pud essere assimilato. a mio parere. I'utente delle monete, vedi Zanker 2002. pp. 226-229. 25. II passaggio dall'immagine al concetto aweniva attraverso il riconosci- mento di "stereotipi iconografid", connessi fra loro in una rete di strutture seman- tiche (vedi Zanker 2002, p. 228). ed intenzioni, che inoltre [...] nello stesso Vedere' dipendevano in misura rilevante dalle situazioni fisiche e psichiche in cui si trovavano"26. Se di queste ultime nulla oggi ci e dato sapere, possiamo pero figurarci i diversi modi di guardare una moneta da parte di osservatori dotati di different livelli di capacita di lettura. II Rovescio di sesterzi di Adriano del 119-121 d.C.27, per esempio (tav. XV, fig. 2), sul quale e la raffigurazione deH'imperatore togato che, tenendo un volumen nella mano sinistra, riceve uno scettro da un aquila in volo, poteva essere compreso nella sua immediatezza come indicativo di una relazione privilegiata fra Adriano e Giove, simboleggiato dal rapace a lui sacro. Un'analisi piu affinata, su un piano gia di comprensione ideologica, mettendo meglio a fuoco un particolare secondario del tipo, ossia lo scettro tenuto negli artigli dall'aquila, e grazie all'ausilio della parte epigrafica (providentia deorvm)28, avrebbe inteso il soggetto come una dichiarazione circa la partecipazione della previdenza/prowidenza divina nell'ascesa al potere di Adriano28. Una lettura ancora piu incisiva sarebbe stata in grado di inserire il tipo monetale in un ben preciso contesto, ossia quello relativo ai dubbi che serpeggiavano fra i contemporanei, circa I'effettiva volonta di Traiano di nominare Adriano quale proprio suc- cessor, dei quali riferiscono le fonti antiche30. Tale analisi contestualizzata doveva certo essere limitata a persone parti- colarmente vicine agli ambienti della corte imperiale. 2. LA TEMATICA MONETALE D ALU ETA POST-SEVERIANA A GALLIENO La riforma augustea del 23 a. C. ca. non pose solo le basi della monetaziore imperiale dal punto di vista pondometrico e metrologico: con essa si venne anche costituendo un linguaggio figurativo incentrato sulla personality del princeps, che fungera da modello per i secoli seguenti3'. La produzione monetale del periodo post-severiano e fino a Gallieno - ambito cronologico attestato dal ripostiglio di Pombia32 - presenta aspetti di notevole interesse anche dal punto di vista della scel- ta delle immagini. Essa attinge, infatti, al repertorio elaborato da una ormai secolare tradizione, apportando, pero, nel con- tempo, novita significative. 26. Zanker 2002, p. 222. 27. R/C II, 589a-b. 28. Sulla sufficienza della cosiddetta 'alfabetizzazione povera" per la com- prensione delle scritte apposte sulle monete, vedi Perassi 1999, pp. 48-49. 29. Gia Plinio il Giovane {Pan. 10,4), a proposito di Traiano, aveva teorizza- to la derivazione del potere imperiale direttamente dalla providentia deorvm. 30. Per una esaustiva disamina della questione, vedi Galimberti 2007, pp. 15-30. 31. Sulla riforma augustea e sui caratteri figurativi della monetazione del princeps, vedi Bel.oni 1993, pp. 115-135; Savio 2001, pp. 151-170. 32. Sul problems della completezza del materiale pervenuto rispetto alia effettiva composizone del ripostiglio, vedi Barello, in questa sede. 2.1 I ritratti degli Augustie dei Caesares Sul Diritto prevale il tipo di ritratto che presenta I'imperatore in abiti militari, cogliendolo in una veduta leggermente di spalle33. Indossa in genere la corazza e il paludamentum, ossia il mantello militare trattenuto da una fibula sulla spal- la destra (tav. XV, fig. 3J34, secondo uno schema introdotto sulla monetazione gia in eta neroniana, ma divenuto di uso regolare solo nel corso del II secolo35. Con Gallieno ricorre pero con sempre minor frequenza, venendo sostituito da un ritratto in cui I'imperatore indossa la sola corazza ed e visto con il petto di fronte (tav. XV, fig. 4)36. La militarizzazio- ne del ritratto imperiale si applica anche nel caso in cui ad essere effigiato e un giovanissimo membro della famiglia imperiale, come avviene per Publio Licinio Cornelio Salonino. II figlio minore di Gallieno (258-260 d. C.) doveva avere meno di died anni quando venne nominato Caesar37, ma viene ritratto sulle monete come un perfetto soldato romano, in contrasto con le fattezze ancora puerili del volto (tav. XV, fig. 5). La testa deW Augustus e ornata dalla corona di lauro o di raggi38, prerogativa, quest'ultima, dopo la riforma di Antonino (Caracalla) del 215, del ritratto effigiato sugli antoniniani39. La testa nuda, ossia priva di alcun tipo di corona, e riservata invece al ritratto dei figli destinati alia successione. Tale insistenza nel presentare I'imperatore quale comandante degli eserciti non deve stupire in un ambito cro- nologico come quello che va dal 235 al 253, definito dalla storiografia moderna come "la grande anarchia militare" o il periodo degli "imperatori militari", in cui la legittimazione imperiale passa attraverso I'approvazione dei soldati, che, infatti, creano e distruggono a loro piacimento imperatori e usurpatori dalla vita talora brevissima e nel quale sempre piu assillante si fa il problema della difesa dei confini dalla minaccia delle popolazioni barbariche40. La cospicua e prolungata monetazione di Gallieno, favorita in questo anche da una permanenza al potere del- I'imperatore superiore al decennio, come non avveniva dai tempi di Severo Alessandro, apporta novita significative nel- 33. Non entro in merito, ne qui ne altrove, sugli aspetti stilistici delle raffigu- razioni monetali del periodo preso in esame. Per un'analisi in tai senso dei ritrat- ti degli imperatori-soldato. sempre in bilico tra verismo e impressionismo, riman- do a Wood 1976, pp. 66-87; per i ritratti di Gallieno, a Wooo 1976, pp. 89-115. 34. Sul ritratto monetale di tipo militare nel III secolo, vedi Hendlund 2008, pp. 52-53; per il particolare del paludamentum, Bastien 1992, pp. 235-257. 35. King 1999, p. 133. 36. Vedi Bastien 1992, pp. 266-279. Questo genere di raffigurazione era stato utilizzato per la prima volta da Antonino Pio (King 1999, p. 133). II tipo con paludamentum sara ripreso dalla monetazione di IV secolo, nella quale i nomina- li in oro raffigureranno con estrema cura la fibula e la movimentata ondulazione t, i del mantello disposto sul petto. 37. La Historia Augusta {Trig. Tyr. 3,3) indica Salonino al momento della morte dapprima come puer, poi come adulescens. Con ogni probability, la sua nascita precedette I'inizlo del regno congiunto di Gallieno e Valeriano (prima del 253 per Zaccaria 1978, p. 138, forse poco prima del 248 secondo Gage 1975, p. 850). 38. Su questo tipo di corona, introdotto da Nerone sulla monetazione roma- na di produzione occidentale e dall'evidente richiamo al culto di SoA vedi Bastien 1992, pp. 103-116. 39. Tale particolare farebbe propendere per una valutazione dell'antontnia- no quale doppio del denario, come era stato per it dupondio, nominate che vale- va due assi, caratterizzato proprio dal ritratto imperiale radiato. a partirc dalla riforma di Nerone (vedi King 1999, p. 131). 40. Vedi anche Hedlund 2008, p. 56. I'ambito della ritrattistica monetale. Riprendendo un tipo di raffigurazione che risaliva ai tempi dei Seveifla consue- ta immagine dell'imperatore in armi viene anzitutto enfatizzata dalla notazione di piu attributi bellici42. Aurei, antoninia- ni e medaglioni in bronzo di numerose zecche rappresentano dunque Gallieno con la corazza e talora un accenno di mantello, in un ritratto che giunge fino a meta del petto, cosi che vengono riprodotte anche entrambe le braccia: la destra intenta a impugnare la lancia43, sostenuta sulla spalla corrispondente, la sinistra in atto di reggere lo scudo ovale, variamente decorate Unlnnovazione di eta gallienica e invece il particolare dell'elmo sormontato da uno spet- tacolare cimiero, che compare nei ritratti effigiati su multipli da quattro aurei battuti a Roma nel 262-263 circa (tav. XV, fig. 6)4\ Ancora piu appariscente e, infine, la raffigurazione deirimperatore su antoniniani della zecca di Mediolanum del 260-262 circa: al copricapo militare viene infatti sovrapposta, in un equilibrio invero un po' precario, anche la mas- siccia corona a raggi, che caratterizzava da sempre questo nominale (tav. XV, fig. 7)45. Torna poi in auge il ritratto che raffigura I'imperatore nelle sue funzioni civili, nel quale la testa o il busto 6e\\} Augustus sono effigiati in completa nudita, ovvero con una sorta di fiocco che sporge dalla spalla sinistra, sugge- rendo la presenza di un drappeggio (tav. XV, fig. 8)46. Le effigi gallieniche cosi impostate richiamavano gloriosi antece- dent monetali: si erano infatti autorappresentati in tal modo inizialmente i principes giulio-claudi, che avevano privile- giato una descrizione limitata al taglio del collo, mentre Traiano aveva introdotto in seguito un ritratto che annotava anche le spalle e parte del petto. In quest'ultima versione il tipo era stato a lungo sfruttato, fino all'eta severiana47. Questo richiamo al passato nell'ambito della ritrattistica monetale di Gallieno puo essere anch'esso inteso quale trat- to distintivo del piu vasto movimento stilistico e culturale che va sotto il nome di rinascenza gallienica49, nella quale egli esprimeva la propria ambizione di presentarsi come un imperatore in the style of Augustus, Hadrian and the Antonines*\ Originale e anche la ripresa, ancora su monete e medaglioni battuti a Roma e Siscia, del ritratto di tipo 41. La monetazione provinciale svolse un ruolo fondamentale nell'elabora- zione di questo genere di ritratto che, in eta post-gallienica, fu particolarmente apprezzato da Probo, diventando in seguito meno comune (vedi Bastien 1992, pp. 269-270; Hedlund pp. 54-55). 42. Sul tipo. vedi Hedlund 2008, pp. 54-55. 43. Poiche la punta dello strumento non e sempre visibile. potrebbe talora trattarsi di un lungo scettro, ma la caratterizzazione militare del ritratto sembra pri- vilegiare I'tnterpretazione del particolare come una lancia (vedi Grandvallet 2006b. pp. 143-144; Hedlund 2008, pp. 54-55). 44. MIR 36. tav. 45, n. 532c. Lo stesso copricapo militare e adottato dalla contemporanea monetazione di Postumo, cost che e stata ipotizzata una sorta di propaganda-war combattuta dai due, a colpi di immagini (vedi Bastien 1992, p. 203; Hedlund 2008, p. 55). 45. MIR 36, tav. 78, n. 999I. II tipo sara spesso utilizzato da Probo e dal- I'usurpatore Carausio. 46. Su questo tipo di ritratto, vedi King 1999, pp. 131-132. 47. Vedi Bastien 1992, pp. 227-233. 48. Vedi De Blois 1976, pp. 194-204. 49. De Blois 1976, p. 197. erculeo, nel quale cioe I'imperatore si autorappresenta indossando la leontis e tenendo sulla spalla I'arma caratteristi- ca dell'eroe, ossia la clava (tav. XVI, fig. 9)50. Anche questo genere di raffigurazione, introdotto da Commodo, non era piu stato utilizzato sulla monetazione dai tempi dei Severi51. Sui diritti delle monete post-severiane la parte epigrafica e ancora piu ripetitiva deH'aspetto figurativo di que- sto lato dei nominali. Ancora una volta, la produzione di Gallieno si segnala per alcune innovazioni. Del tutto singo- lare risulta infatti la legenda gallienae avgvstae" utilizzata, su aurei e multipli di valore ottuplicato delta zecca di Roma, in relazione a una testa dell'imperatore ornata da una corona composta da un sottile nastro concluso sulla fronte da una spiga, talvolta ben riconoscibile, talaltra disegnata piuttosto sommariamente, sopra e sotto al quale si innestano alcune lunghe foglie stilizzate, dalla forma incurvata (tav. XVI, fig. 10)". La terminazione femminile della scritta ha dato origine a molteplici spiegazioni, alcune assai malevole nei confronti di Gallieno. Essa e stata dunque considerata in primo luogo come un espediente attuato dai funzionari della zecca, per deridere Teffeminatezza del- I'imperatore*: questa interpretazione, che farebbe ipotizzare una mancanza di controllo da parte dell autorita impe- rial, appare pero poco credibile, soprattutto nel caso dei multipli in oro, che venivano predisposti per essere donati ad alti ufficiali dell'esercito. Piu banalmente la terminazione in -ae e stata vista come un "errore" di tipo grammatica- le, che avrebbe confuso un normale vocativo in -e, con un dittongo in -ae55: il ricorso a questo caso in senso accla- mativo sarebbe comunque del tutto anomalo nellepigrafia monetale. Un'ulteriore spiegazione, associando la scritta con il tipo di ritratto, caratterizzato, come si e detto, da una corona che richiama quella indossata dalla dea Cerere, ha posto infine in relazione le emissioni gallieniche con I'iniziazione dell'imperatore ai misteri celebrati ad Eleusi* La stessa corona, pero, e indossata da Gallieno anche su aurei ed antoniniani sui quali compare una regolare scritta al maschile: gallienvspfavg o gallienvsavg57. 50. Le occorrenze sono catalogate da Bastien 1993. pp. 376-378; vedi anche King 1999, p. 133; Hedlund 2008, p. 218. II particolare della clava e atte- stato su antoniniani della zecca di Mediolanum, databili al 266-267 (vedi Bastien 1993. p. 377). 51. Per altri tipi di ritratto che assimilano piu o meno evidentemente Gallieno a divinita quali Mercurio, Giano, il Genius Populi Romani, vedi Hedluno 2008. pp 222-223 52. MIR 36, tav. 54. nn. 689-692. 53. Vedi Bastien 1992. pp. 124-125; Hedcuno 2008. pp. 221-222 54. Lagerqvist 1999. p. 221. 55. Ugerqvist 1999. pp. 223-225. 56. Vedi Bastien 1992, pp. 123-127; De Blois 1976, pp. 151-155. 57. Secondo Bastien 1992. p. 127 la scritta al femminile fu giudicata ecces- siva e dunque ben presto abbandonata. a favore di titolature piu tradizionali. Per una rarissima emissione di multipli aurei. nota in soli due esemplari. caratterizza- ta anch'essa al Diritto dai ritratto di Gallieno con corona di sptghe (scritta IMPGALLIENVSPIVSFELAVGGERM} e databile alia fine del 259. vedi Christoi 1997. p. 149. 2.2 I ritratti delle Augustae I ritratti delle Augustae impress! sulle monete battute fra I'eta post-severiana e gallienica appaiono ancora piu tradiziona- listi di quelli degli Augusti contemporaries. Non si nota, infatti, nessun tentativo di vivacizzare il tipo ormai canonico, che raffigura le donne abbigliate con tunica e stola e con il diadema sul capo59. Sugli antoniniani il busto e sorretto da un cre- scente lunare, corrispettivo della corona radiata indossata sugli stessi nominali dai membri maschili della famiglia impe- riale60, mentre sulle monete emesse in onore delle Augustae divinizzate il mantello e rialzato a coprire la testa e le spal- le. Piccole variazioni riguardano soltanto la pettinatura61. La caratteristica acconciatura delle donne della dinastia dei Severi viene rinnovata da Furia Sabinia Tranquillina, moglie di Gordiano III (241-244)62: in questa nuova foggia la massa dei capelli e suddivisa in trecce sottili, poi rialzate tutte insieme lungo la nuca (tav. XVI, fig. 11 J63. In seguito Gaia Cornelia Supera si fa raffigurare sulle emissioni coniate a suo nome dal marito Emiliano (253) con le trec- ce, evidentemente piu lunghe, sollevate fino alia fronte, dove sono trattenute dalla stephane (tav. XVI, fig. 12)64. Questo modo di rappresentare le Augustae doveva essere avvertito tanto vincolante ed esemplare, da indurre anche la regina di Palmira, Zenobia, ad assumere le medesime vesti nei ritratti effigiati sulle monete che proclamavano ella stessa Augusta} in competizione con Tautorita di Roma (tav. XVI, fig. 13), smettendo dunque I'eccentrico abbigliamen- to con cui era solita presentarsi alle adunanze militari, ad imitazione degli imperatori romani65. 2.3 I soggetti del Rovescio I soggetti impressi sul Rovescio dei nominali coniati a nome di Marco Emilio Emiliano, che fu imperatore per solo una novantina di giorni, dal luglio/agosto al settembre/ottobre del 253^, possono essere utilmente indagati per cercare di defi- nire I'atteggiamento del potere imperiale nei confronti della tematica monetale, nel turbinoso periodo compreso fra I'av- vento di Massimino il Trace e Gallieno. 58. Sono spesso figure di donne per noi quasi dei tutto sconosciute, a causa del silenzio pressoche totale deile fonti, come e per Annia Erennia Cupressenia Etruscilla, Cornelia Supera e Egnatia Mariniana, mogli rispettivamente di Traiano Decio, Emilio Emiliano e Valeriano I (vedi Kienast 1996. pp. 206; 212-213; 216). 59. Sulle vesti indossate dalle Augustae nei ritratti monetali, vedi Bastien 1993, pp. 637-642. 60. Bastien 1993. pp. 644-647. 61. Le diverse acconciature sfoggiate dalle Augustae sulla monetazione post-severiana sono esaminate da Bastien 1993, pp. 603-618. 62. Suila pettinatura di Tranquillina, vedi Bastien 1993, pp. 604-605. 63. Si tratta di un omamento metallico del capo a forma di arco di cerchio, che va da un orecchio all'altro, senza raggiungere quindi la nuca (vedi Bastien 1993, pp. 632-635), gia presente nei ritratti femminili monetali di eta giulio-claudia. 64. Vedi Bastien 1993. p. 607. 65. L'Historia. Augusta (Tri. Tyr. 12) descrive la regina di Palmira con indos- so I'elmo e un manto purpureo, omato di gemme pendenti lungo il bordo e fissa- to sul petto da una grande spilla, sottolineando net contempo anche la sua abitu- dine di lasciare le braccia nude. 66. Emiliano, proclamato imperatore dalle truppe stanziate in Mesia, dopo aver affrontato e sconfitto ad Interamna Treboniano Gallo, fu riconosciuto dal Senato. ma venne ucciso subito dopo dai suoi stessi soldati presso Spoleto (vedi Brauer 1975, pp. 66-67; Christol 1997, pp. 129-130; Keinast 1999. p. 212). 2.3.1 La tematica monetale di Emiliano Si tratto, dunque, di una produzione di aurei, denari ed antoniniani, approntata nella zecca di Roma e forse in una seconda, localizzata nei Balcani, assai ristretta nel tempo67, ma non per questo priva di una certa vivacita figurativa. I diciotto soggetti principali68, a cui si aggiunge qualche minima variante dello stesso tipo, in parte ripetono pedisse- quamente immagini utilizzate dagli immediati predecessori di Emiliano, Treboniano Gallo e Volusiano (giugno? del 251-agosto? del 253), da lui eliminati con violenza. E il caso della Victoria Augusti/Augustorum, dei Vofa decennalia, di Salusy di Concordia e di Pietas. In altri tipi, invece, la monetazione di Emiliano propone variazioni iconografiche capaci di conferire una diversa coloritura ideologica ad alcune delle personificazioni e delle divinita piu utilizzate dalla tematica monetale di eta imperiale. Pax Augusti, per esempio, appare dotata degli attributi tradizionali del ramo e dello scettro, ma tenendo le gambe incrociate si appoggia con il gomito sinistro ad una colonna (tav. XVI, fig. 14)69, cosi da suggerire una condizione di stabile e permanente pacificazione, poiche richiama I'atteggiamento che e carat- teristico di Securitas su precedenti emissioni di Gordiano III, Macrino e Ostilliano. Cito anche I'innovativa raffigura- zione di Roma Aeterna (tav. XVI, fig. 15)'°, che consegna alia divinita, effigiata come di consueto armata di elmo, scudo e lancia, non una Victoriola come era stato anche sulle monete di Treboniano Gallo71, ma il globo sormontato dalla fenice, simbolo proprio di Aeternitas. II tipo coniuga cosi insieme i temi ideologici del rinnovamento del mondo (renovatio temporum) e dell'etemita dell'lmpero72. Qualche soggetto di aurei e antoniniani, infine, non era comparso affatto sulla monetazione immediatamente antecedente ad Emiliano, come e per Diana Victrix e per Hercules Victor. La dea e raffigurata con veste corta al ginoc- chio e stivali, mentre impugna nella destra una freccia e nella sinistra la faretra (tav. XVI, fig. 16)73. Viene dunque celebra- ta nel suo aspetto di cacciatrice e non, come era stato in precedenza su aurei e denari di Gordiano III, nella sua funzio- ne di apportatrice di luce, grazie al particolare della lunga torcia retta con entrambe le mani. L'eroe, invece in completa nudita, tiene con la sinistra la pelle di leone e I'arco, mentre la destra sostiene la clava, puntata al suolo (tav. XVI, fig. 17)74. Anche per questo tipo i precedenti piu prcssimi si hanno con emissioni in oro e in argento di Gordiano III, che raf- figuravano anch'esse Ercole in riposo, qualificandolo con la scritta virtvti avgvsti. 67. Vedi RICIV/3, pp. 190-193. 68. Aeternitas, Apollo, Concordia, Diana, Dextrarum iunctio, Hercules, luppiter, Imperatore sacrificante, Mars, Nemesi Pax. Pietas, Roma, Salus, Spes, Victoria, Virtus, Vota. 69. RIC IV/3, nn. 8,19, 37,48. 70. RIC IV/3, nn. 9, 38,49, 50. 71. Vedi Christol 1976, pp. 86-87. 72. Secondo Christol 1976, pp. 88-90, che vede nella tematica monelale di Emiliano la realistica rappresentazione di un'epoca di difficolta, tali concetti sono annunciati come prossimi e non indicati come gia in essere. 73. RIC IV/3, n. 2 a-b. 74. RIC IV/3, nn. 3,44. Sembra, dunque, che le maestranze della zecca di Roma, pur nei tempi molto ristretti della permanenza al pote- re di Emiliano, non si siano (imitate ad attingere ad un anonimo ed insipido repertorio figurativo valevole per tutti gli impe- ratori, focalizzato sulla presentazione di generici concetti astratti (vittoria sui nemici, pace, salute, pietas, speranza...)75, ma abbiano introdotto qualche innovazione iconografica, piu o meno significativa, che potrebbe essere segno di una visio- ne ideologica del potere mperiale peculiare ad Emiliano76. Anche nella produzione monetale di altri imperatori del perio- do e possibile indicare soggetti che rielaborano in senso personale tematiche da tempo presenti ed altri del tutto innova- tivi. 2.3.2 Soggetti rivisitati Nella monetazione degli anni centrali del lit secolo sempre piu rara e la creazione di tipi che fanno riferimento a precisi avvenimenti, come era avvenuto nel passato, per esempio, con la commemorazione della ohiusura del tempio di Giano su aurei di Nerone, o dei molteplici viaggi compiuti da Adriano nel vasto territorio dell'impero. Eccezionale e pertanto la intensa celebrazione dei Ludi saeculares dell'aprile del 248 attuata da Filippo I'Arabo sulla propria monetazione. La tematica monetale incentrata sui Ludi secolari poteva vantare una lunga e consolidata tra- dizione: dalle serie conia:e da Augusto nel 17-16 a. C, a quelle di Domiziano dell'88, a quelle di Settimio Severo del 204", ma la rilevanza della ricorrenza era stata, in questa occasione, accresciuta al massimo grado dal fatto di coincidere anche con quella del Primo Millennio dell'Urbe78. Filippo I, nella scelta di alcuni soggetti, si rifa dunque deliberatamente a tali pre- cedenti. E il caso del cippo inscritto con I'epigrafe cos/Ill e circondato dalla legenda saecvlares avgg (tav. XVI, fig. 18)79: il tipo, con minime varianti, era infatti comparso in tutte le emissioni per i Ludi anteriori al 24860. Anche la raffigurazione del tempio di Venere e Roma, accompagnata dalla scritta saecvlvm nowm6', richiamava soggetti di monete coniate da 75. Per la monetazione dells Augustae, ricorrenti sono le raffigurazioni di Pudicitia, Fecunditas, Vesta, Concordia, luno, Pielas. 76. La figura di questo imperatore e ancora oggi di difficile lettura, cos) che viene additato, di volta in volta, nei ruoli opposti di campione deH'elemento milita- re e di campione del Senate Bleckmann 1991. pp. 178-180 interpreta I'azione politica di Emiliano come animata da una volonta di rottura rispetto a Treboniano Gatto. 77. Le emissioni precedent ai ludi del 248 sono messe a confronto da Scheid 1998. 78. Sui ludi di Filippo I, vedi Christol 1997, pp. 104-106. 79. RIC IV/3. nn. 24; 157, 162. Le analoghe emissioni del figlio menziona- no il secondo consolato. mentre quelle della moglie raffigurano un cippo anepi- grafo. 80. II soggetto delle monete di Filippo I non e una pedissequa ripetizione dei modelli anteriori, grazie alia diversa disposizione delle scritte. Sulle emissioni di Augusto il cippo portava la legenda IMP/CAES/AVG/LVD/SAEC, con un richiamo ai XVviri sacris faciundis nel campo monetale e al monetario lungo il bordo; le monete domizianee raffiguravano entro una corona la colonnetta con riscrizione LVD/SAEC/FEC e I'indicazione del consolato ai suoi lati; i! cippo per i ludi del 207, infine, recava la scritta COS/III/LVD/SAEC/FEC ed era accompagnato dalla figu- ra di Liber Patere di Ercole (vedi Scheid 1998, pp. 17, 20). 81. RIC IV/3, nn. 25; 163-164. 6 Domiziano e Settimio Severe In queste, pero; la struttura templare rappresentava solo una quinta architettonica davanti alia quale avevano luogo i sacrifici cruenti e incruenti previsti dal rituale secolare, officiati dalllmperatore. Filippo I, adot- tando una versione molto semplificata del tipo monetale elaborato in eta antonina82, si limita invece a riprodurre la faccia- ta del tempio - talora esastila, talaltra ottastila - e la statua cultuale della dea seduta in trono, con sceltro e forse una Victoriola nelle mani, posta fra I'intercolumnio centrale. Fra i soggetti di Filippo I non poteva mancare una raffigurazione del mito fondante della Citta Eterna, della quale si celebrava I'anniversario, ossia la Lupa che allatta Romolo e Remo (tav. XVII, fig. 19)83. Anche questo soggetto rappresenta una esatta ripresa di una precedente raffigurazione, riprodotta su monete di eta flavia e antonina. Innovativa e invece I'intensa celebrazione della parte piu prettamente ludica delle manifestazioni secolari, che nelle serie emesse da Augusto, Domiziano e Settimio Severo non aveva invece avuto nessuna risonanza64. Nel corso delle celebrazioni del 248 combatterono nel Circo di Roma piu di mille gladiatori e furono fatte scendere nell'arena centi- naia di animali esotici, fra i quali elefanti, tigri, leoni, leopardi, iene, ippopotami, rinoceronti85. Tale eterogeneo bestiario e simboleggiato dai tipi monetali della gazzella, dell'antilope, del leone, del cervo e dell'ippopotamo, costantemente defini- ti dalla legenda saecvlares avgg (tav. XVII, fig. 20)66. Accanto all'originalita di questa tematica incentrata sulle venationes, si deve anche segnalare come, con la monetazione di Filippo I, per la prima volta partecipino alia celebrazione dei Ludi saeculares nominali approntati a nome di un'Augusta: serie in oro e in bronzo per Otacilia Severa riproducono infatti i tipi del cippo, del tempio di Venere e Roma e delllppopotamo (tav. XVII, fig. 21 )87. Nel vastissimo repertorio monetale dedicato alle personificazioni, Tranquillitas, I'incarnazione dei tempi sereni88, aveva fatto la sua comparsa in eta antonina. Dapprima aurei, denarii, sesterzi e assi di Adriano del 128-134 I'aveva- no rappresentata con lo scettro nella destra ed appoggiata ad una colonnetta", richiamando dunque in questo tratto la caratteristica posizione di Securitas, alia quale e infatti ideologicamente prossima. Denarii di Antonino Pio del 140- 144 e del 156-158 le avevano poi assegnato gli attributi del timone e di due spighe, ai quali potevano venire aggiun- 82. Sulle raffigurazioni monetali del tempio di Venere e Roma, vedi Hill 1989, pp. 15-17. 83 R/CIV/3. nn. 12-23:158-161. 84. Su questo silenzio iconografico. vedi Scmeid 1998. p. 27. Le fonti atte- stano lo svolgimento di ludi scaenici e di ludi circenses anche nel corso delle cen- monie secolan indette da Augusto e da Settimio Severo. con una durata assai maggiore m quest'ultima occasione (vedi De Ruggiero 1977, p. 2101). 85. Tale dispiegamento di fiere era stato in realta predisposto per il trionfo sui Persians di Gordiano III, che non fu pero celebrato per la morte dell'imperato- re {Hist Aug. Gord. 33,1-3; vedi Merten 1991, pp. 145-153). Raffigurazioni di cir- censes non erano. pero. mancate sulle monete e sui medaglioni precedenti alle serie di Filippo I (vedi Perassi 1993). 86. Vedi Christol, p. 105. 87. RICIV/3. nn. 116-118; 198-202. 88. Per Tranquillitas. vedi Vollkommer 1997a. p. 51. 89. Vedi Vollkommer 1997a, p. 50. ti quelli della prua, del globo e del modio90, con una commistione dunque di elementi tipici della rappresentazione di Fortuna e di Annona. Dopo circa un secolo, Tranquillitas torna ad essere utilizzala come tipo monetale su sesterzi di Filippo I del 24891: su di essi il simbolo dello scettro si accompagna ad un ippocampo adagiato nella mano destra della personificazione (tav. XVII, fig. 22)92. L'inconsueto particolare sembra pertanio assegnare a Tranquillitas una sfuma- tura "marina", gia adombrata nel simbolo del timone presente sulla monetazione di Antonino Pio93, richiamando cosi la bonaccia del mare, che permette al navigante di raggiungere la terra con il proprio vascello, solcando le acque senza pericolo. Anche il tipo monetale di Dacia si accresce alia meta del III secolo di un nuovo, originale attributo. La personifi- cazione della provincia balcanica, fin dalle prime raffigurazioni monetali introdotte da Traiano per celebrare le vittorie otte- nute in quella regione, appare spesso connotata in senso militare94. Se le armi accatastate ai suoi piedi alludono alia scon- fitta subita, quelle tenute invece nelle sue mani vogliono richiamare il ruolo della provincia e dei suoi abitanti, ormai inse- riti fra le truppe ausiiiarie, nell'attivita di difesa del limes romano95. Come e caratteristico per le personificazioni geo-politi- che, anche Dacia puo essere dotata degli strumenti di offesa e di difesa tipici della regione che rappresenta, in questo caso la s/ca, ossia la spada priva di fodero, con impugnatura a due mani e lancia ricurva con la quale appare su emissio- ni di Traiano, Adriano e Antonino Pio96. Nella stessa tradizione iconografica, numerose emissioni in oro, argento, mistura e AE di Traiano Decio del 249-251, delle zecche di Roma e Mediolanum (tav. XVII, fig. 23)97, raffigurano Dacia, talora defi- nita felix, mentre tiene nelle mani un'insegna desinente con una testa di animale, nella quale e forse da riconoscere un draco. Si tratterebbe, cioe, deli'antico stendardo sormontato da una testa totemica di animale (lupo, asino, dragone?), in uso presso le popolazioni dacie, che era stato raffigurato anche sulla base e sul fusto della Colonna Traiana98. Originale e anche la ripresa, da parte di Valeriano I, su aurei e antoniniani del 258 circa coniati a Colonia o a Lugdunum (tav. XVII, fig. 24)", della celebrazione di Vulcano, una divinita che ben poco spazio aveva trovato nella tema- tica monetale romana. In eta imperiale era stato raffigurato unicamente su medaglioni in bronzo di Antonino Pio e di 90. Vedi Vollkommer 1997a, p. 51. datato alia fine del ll-inizi del III secolo d. C. (vedi Vollkommer 1997a. p. 51). 91. R/CIV/3, n. 9. 94. Su Dacia, vedi Petolescu 1986, pp. 310-312. 92. Una diversa interpretazione vede nell'animaie un Capricorno (vedi 95. Vedi Perassi 2004b. pp. 211- 215. Vollkommer 1997a, p. 51, n. 7): la sua retazione con 7rangu////fasmipareperddi 96. Vedi Petolescu 1986. p. 310, n. 7a; p. 311, n. 13. piu difficile comprensione. 97. Vedi Petolescu 1986, c. 311, n. 18a-d. 93. Antoniniani di Tacito della zecca di Ticinum, con i quali hanno termine le 98. Vedi Perassi 2004b, p. 215. In eta tarda sembra che i dracones entras- limitatissime attestazioni del tipo, sostituiscono I'ippocampo con un delfino. II dop- sero a far parte anche delle tnsegne dell'esercito romano. II tipo monetale sara pio significato della personificazione come calma marina e come sicurezza in ripreso in seguito solo da Claudio II. ambito politico e chiaramente attestato in un mosaico da Merida, Casa del Mitreo, 99. MIR 36, tav. 142. Faustina senior diva, nel primo caso in piedi all interno della propria officina stipata di armi, nel secondo seduto di fron- te all'incudine, assistito da Minervai:\ La monetazione di Valeriano I presenta invece il dio entro un tempio tetrastilo con timpano triangolare 01: vestito con tunica corta al ginocchio, che lascia scoperta meta del busto cosi da facilitare il lavoro manuale, e con berretto conico dalla larga tesa, tiene il martello nella destra e le tenaglie nella sinistra abbas- sata. Ai suoi piedi puo trovare posto un'incudine. II recupero di un tema monetale tanto infrequente pud trovare spie- gazione negli aspetti di Vulcano che caratterizzano il dio in senso bellico, sia per la sua attivita di fabbricante di armi, sia per la sua relazione con il fuoco, del quale impersonifica la potenza benefica e, al contempo, distruttrice. Poiche Fantoniniano non presenta elementi epigrafici che ne permettano una datazione puntuale, il soggetto puo essere gene- ricamente messo in relazione con le campagne di Valeriano I combattute sul fronte orientale. La struttura architettoni- ca nella quale e collocata la statua di Vulcano e resa in modo assolutamente schematico. Delimitata da due esili colon- ne per lato, sormontate da un semplicissimo frontone triangolare privo di decorazioni, risulta del tutto simile a costru- zioni templari che accolgono statue di divinita differenti, cosi da non essere rappresentativa di uno specifico santuario dedicato a Vulcano, ne a Roma ne altrove102. Antoniniani di Balbino e Pupieno riproducono senza alcuna modifica iconografica un soggetto che aveva avuto la sua prima elaborazione gia nella tarda eta repubblicana'03 ed era stato spesso utilizzato sulla monetazione imperiale, innovandolo, pero, dal punto di vista del commento epigrafico. Due mani destre che si stringono, a volte reggendo nel contempo un caduceo, erano diventate nel tempo simbolo della concordia e della fedelta che lega fra loro due esseri umani o piu gruppi sociali: quindi deH'armonia che unisce la coppia imperiale, ovvero Umperatore e i suoi soldati, ovvero ancora Umperatore e i pretoriani. II tipo assume nella tematica di Balbino e Pupieno una evidenza particolare, anche perche viene chiosato da una varieta di scritte, in parte del tutto inedite, che esaltano gli scambievoli sentimenti di pietas, concordia, amore caritas che intercorrono fra i due Augusti (tav. XVII, fig. 25)'w Sembra dunque che fosse awertito come essenziale ribadire piu e piu volte la buona, mutua armonia del governo collegiale di Balbino e Pupieno, perche i due senatori, nominati imperatori nel 100. Vedi Simon 1997, p. 284. n. 7; p. 286, n. 21; Belloni 1989, pp. 125-127. Per le pochissime emissioni di eta repubblicana, che avevano privilegiato la rap- presentazione det dio limitatamente alia testa o al busto, vedi Simon 1997. pp. 286-287. 101. Sui tipi monetali nei quali la statua di culto. normalmente conservata -•> all interno di un tempio, viene invece collocata fra le colonne centrali della faccia- ta dell'edificio, vedi Burnett 1999, p. 147. 102. Sulla raffigurazione templare. vedi Hill 1989, p. 29. 103. Per la prima volta compare su denarii del 48 a. C (vedi RRC 450/2. 451/1). 104. RIC IV/2. Balbinus nn. 10-12 (CONCORDIA, FIDES. PIETAS); Pupienus nn. 9-11 (AMOR, CARITAS. PATRES SENATVS). 238 dopo I'uccisione di Gordiano I e di Gordiano II, non avevano fra loro legami di parentela, ne naturali ne per adozio- ne, che la potessero garantire, per lo meno in teoria. La scntta patres senatvs, che puo ricorrere con lo stesso soggetto, vuole indicare invece il buono rapporto che sussiste anche fra i due Augusti e i Senatori. 2.3.3 Soggetti innovativi Aurei e antoniniani battuti fra il 249 e il 251 nelle zecche di Roma ed Antiochia a nome di Traiano Decio, della moglie Herennia Etruscilla e del figlio Ostiliano, introdjcono sulla monetazione romana il tipo di Uberitas, personificazione della fecondita e della ricchezza (tav. XVII, fig. 26)105. La figura femminile e rappresentata secondo uno schema classicheggian- te assolutamente tradizionale: in piedi, di fronte, la testa rivolta a sinistra, una gamba leggermente flessa, il braccio sini- stra abbassato, il destro proteso in avanti, drappeggiata e con un lembo del mantello che ricade dalla spalla. In una mano regge la cornucopia, consueto simbolo di abbondanza e prosperity nell'altra invece un oggetto raffigurato con una qual- che minima variante nei diversi conii. Nella massima parte dei casi appare come un sacco, piu o meno grande, di forma globulare o campaniforme, tenuto racchiuso per I'estremita superiore dalla mano della personificazione, suggerendo il suo riconoscimento quale borsa, ipoteticamente ripiena di denaro. Dal fondo dell'oggetto possono pero pendere due o tre lun- ghe protuberanze, che hanno portato al suo riconoscimento quale mammella di mucca,0f. Poiche tale attributo non mi sembra avere pero nessun significato atto a caratterizzare le qualita di Uberitas, ritengo si possa trattare ancora una volta di un sacco, in materiale molto morbido, cosi da assumere una forma irregolare quando viene tenuto stretto in una mano. Uberitas tornera con una certa frequenza sulla monetazione del III e del IV secolo, con qualche differenza nella scelta degli attributi (ramo di palma, bilancia, vexillumy07. Liconografia della personificazione ci e nota solo grazie alia testimonianza delle monete: potrebbe, dunque, trattarsi di una immagine elaborata dalle maestranze della zecca di Roma, non attingendo cioe a modelli non monetali. La raffigurazione della dea Segetia su aurei e antoniniani di Gallieno per Salonina, approntati fra il 254 e il 268 nella zecca di Colonia (tav. XVII, fig. 27)108, rappresenta invece un'eccezionalita in tutta la produzione monetale romana, poiche non verra mai piu ripresa. La statua stante della divinita, in posizione rigidamente frontale, con il capo probabil- ity. RIC IV/3. nn. 28, 68. 160, 200. 207; sulla personificazione, vedi pendere pressoche vuota dalla mano di Uberitas {aureo di Gallieno, in Vcukommer 1997b. pp. 157-158. Numismabca Ars ClassKa, 31, n. 99). 106. Vedi. per esempio, I'aureo di Traiano Decio in A. Tkaiec AG Astarte 107. Vedi Vollkommer 1997b, p. 157. nn. 1c-6. S.A.. 28 (ebbraio 2007. n. 77 e lantoniniano di Quintilk) in Gorny & Mosch 108. MIR 36. n. 902. Gbssener Munzhandlung, 170, n. 275. In qualche rara variante, la borsa sembra 7, mente circondato da un'aureola ed entrambe le braccia sollevate verso I'alto, e collocata entro un tempio tetrastilo, le cui esili colonnette sorreggono un timpano, esternamente triangolare, ma dalla struttura voltata alllnterno'09. Segetia era un'antica divinita italica protettrice del seminato (= seges), da quando esso germoglia fino alia sua completa maturazio- ne110. Le monete di Salonina rappresentano la sola testimonianza a noi pervenuta circa I'esistenza di una statua e, forse, di un tempio a lei dedicati. Sconosciuto rimane il motivo di questa singolare scelta tematica: alcuni studiosi la rintraccia- no in una distribuzione di grano, patrocinata dalla Augusta, mentre altre interpretazioni indirizzano sulla costruzione a Roma di un santuario dedicato a Segetia per iniziativa di Salonina, o ancora sulle possibili origini della moglie di Gallieno da Siscia, citta della Pannonia Supehore posta, forse, sotto la protezione della dea111. Un ulteriore soggetto molto personale, dall'intenso significato ideologico e assai accattivante quanta a resa artistica. e attestato su nominali coniati a nome del figlio maggiore di Gallieno, P. Comelio Licinio Valeriana II giovanetto, elevato al ruolo di Cesare nell estate del 256, mori in circostanze non ancora chiaramente definite, alia fine del 257 o agli inizi del 258, forse mentre si trovava nell'area danubiana'1?. Antoniniani e aurei delle zecche di Roma, Viminacium e Coloniam raffigurano dunque Giove bambino, completamente nudo e seduto in posizione frontale sulla groppa alia capra Amaltea, stante verso destra (tav. XVII, fig. 28)MJ. Nel suo vacillante equilibria il fanciullo divino si sostiene con la mano sinistra alle lunghe coma dell'animale, mentre solleva la destra in un saluto gioioso, a dita completamente spiegate. La scritta e iovi crescenti owero iovi exorienti. II soggetto rappresenta una novita nella tematica monetale, piuttosto ripetitiva, riservata ai giovani Caesaresv\ Richiamando il noto episodio delfinfanzia di Giove, quando il dio fu messo in salvo dalla madre sullisola di Creta, perche sfuggisse alle ricer- che del padre Crono che voleva divorarlo, esso si inserisce nella intensa propaganda attuata da Gallieno, che mirava a presen- tare il giovane Valeriano, e dopo di lui il figlio secondogenito Salonino, come portatore di una nuova eta dell'oro: la continuity dinastica, garantita dalla terza generazione della famiglia imperiale, assicurava la promessa di un saeculum nowum, di fronte alle incertezze di un passato appena trascorso -. 109. Sulla raffigurazione template, vedi Hill 1989. p. 37. 110. Vedi Simon 1994, p. 705. 111. Vedi Simon 1994, p. 705; Gag£ 1975, pp. 838-840 (il legame con Siscia sarebbe attestato dal nome di Segestike attribuito alia citta da Strabone: p. 838). 112. Vedi Zaccaria 1978. pp. 116-136; indicazioni cronologiche leggermente different! per il Cesarato di Valeriano iunior sono proposte da Kienast 1996. pp. 220-221 (dal 257 alia fine dello stesso anno o agli inizi del successivo). 113. MIR 36, nn. 247, 860, 865, 907. 114. Sulle raffiguraziont di Giove con la capra Amaltea, vedi Canciani 1997, p. 446; Henig 1981 115. Pezzi in ae di Antonino Pio avevano gia proposto il tipo di Giove bam- bino seduto in groppa alia capra (scritta COS1II1). La loro rarita e la mancanza della sigla SC induce, pero, a ritenerli medaglioni commemorativi. dunque desti- nati a una cerchia nstretta di fruitori, invece che vere e proprie monete da immet- tere nella normale circolazione (vedi BMCEmp. IV. p. 331, n. 1979: medallion?; Henig 1981). Denani dell'80 coniati per Domiziano Cesare. alia scntta PRINCEPS IWENTVTIS avevano unito la raffigurazione di una capra stante a sinistra, cir- condandola con una corona di lauro (R/CII. n. 49). 116. Su questo aspetto della propaganda dinastica di Gallieno, vedi Gage 1975; Zaccaria 1978, pp. 63-64; Grandvallet 2006a, p. 140. BIIiUO<;K \ IIA Bastien R 1992,1993. Le buste monetaire des empereurs romains, l-ll, Wetteren. Bastien R, Metzger C. 1977. Le tresorde Beaurains (dit d'Arras). Wetteren. Belloni G.G. 1974. Significati storico-politici delle figurazioni e delie scritte delle monete da Augusto a Traiano (zecche di Roma e 'imperatorie'), in Aufstieg und Niedergang des romischen Welt, 11/1, Berlin-New York, pp. 1010-1022. Belloni G.G. 1976. Monete romane e propaganda. Impostazione di una problematica complessa, in / canali delta propaganda ne! mondo antico, Milano. pp. 131-159. Belloni G.G. 1989. Celebrazioni epiche in medaglioni di Antonino Pio. Una pagina di cultura erudita, in Serta Histohca Antiqua, II, Roma. pp. 191-205. Belloni G.G. 1993. La moneta romana. Societa. politica, cultura, Roma. Belloni G.G. 1996. Le antichita romane. 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Mail Bid Sale 67, n. 1723) Fig. 8: Aureo di Gallieno (Numismatica Ars Classica. 31. n. 99) Fig. 9: Medaglione in AE di Gallieno Fig. 10: Aureo di Gallieno (Numismatik Lanz Munchen, 128, n. 728) (Numismatica Ars Classica. 36, n. 166) Fig. 17: Antoniniano di Emiliano (Classical Numismatic Group. Triton V, n. 2093) TAVOLA XVI Fig. 18: Aureo di Filippo I (Numismatics Ars Classica, 49, n. 352) Fig. 9: Medaglione in AE di Gallieno (Numismatik Lanz Munchen, 128, n. 728) Fig. 10: Aureo di Gallieno (Numismatica Ars Classica. 36, n. 166) Fig. 17: Antoniniano di Emiliano (Classical Numismatic Group, Triton V, n. 2093) TAVOLA XVI Fig. 11 Denario di Tranquillina Fig. 12: Antoniniano di Cornelia Supera (Baldwin's Auctions Ltd, 57, n. 169) (Auktionshaus H. D. Rauch GmbH, 79, n. 2471) Fig. 15: Antoniniano di Emiliano Fig. 16: Antoniniano di Emiliano (Numismatica Ars Classica, (Numismatica Ars Classica, Mail Bid Sale 75, n. 1111) Mail Bid Sale 66, n. 1593) Fig. 18: Aureo di Filippol (Numismatica Ars Classica, 49, n. 352) TAN OLA W II Fig. 19: Antoniniano di Filippo I (Numismatik Lanz Munchen, 128, n. 676} Fig. 23: Antoniniano di Traiano Decio (LHS Numismatik AG. 102. n. 447) Fig. 20: Sesterzio di Filippo I (Numismatica Are Classica, 46, n. 649) Fig. 24 Antoniniano di Valeriano I (http ://www258. pair.com/ denanus/images/erf_n2771 jpg) Fig. 27: Antoniniano di Salonina (Jean Elsen & ses FiJs S A.. 94. n. 745) Fig. 21: Sesterzio di Otacilia Severa (Classical Numismalic Group. Mail Bid Sale 64. n 1178) Fig. 22: Sesterzio di Filippo I (UBS Gold & Numismatics. 61. n. 4607) Fig. 25: Antoniniano di Pupieno (Classical Numismatic Group. Mail Bk3 Sate 58. n. 1279) Fig. 26: Aureo di Traiano Decio (Gomy & Mosch Giessener Munzhandlung. 114. n 389) Fig. 28: Antoniniano di Valeriano II (Numismatica Are Classica. 40, ft. 814)
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