Nome iscritto e immagine raffigurata. Gli exagia bizantini in vetro, in Anulus sui effigii. Identità e rappresentazione negli anelli-sigillo longobardi, Milano 2006, pp. 81-98 more

Published in "Atti della Giornata di Studio (Milano, 29 aprile 2004)", a c. di S. Lusuardi Siena

Istituto di Archeologia Scuola di Specializzazione in Archeologia Insegnamento di Archeologia Medievale Anulus sui effigi Identita e rappresentazione negli anelli-sigillo longobardi Atti della giornata di studio Milano, Universita Cattolica, 29 aprile 2004 a cura di Silvia Lusuardi Siena ESTRATTO VP CLAUDIA PERASSI Nome iscritto e immagine raffigurata: gli 'exagia' bizantini in vetro In una giornata di studio dedicata agli anclli sigillari longobardi una riflessione sugli exagia1 vitrei bizantini, ossia sui pesi campione deputati alia verifies pon- derale dellc monete in metallo prezioso, pur potendo apparire forzata, se non addirittura avventata, per la differenza funzionale esistente fra i due oggetti, mi pare invece presentare motivi di interesse nel tentativo di meglio definire i primi, poiche anche i secondi hanno conosciuto un lungo percorso interpreta- tive, in relazione - non da ultimo - anche al rapporto che intercorre fra il nome proprio e I'immagine di un busto maschile impressi su di essi. Tale nesso riflet- te, a sua volta, il binomio 'autorita delegata/autorita delegante', ossia una rela- zione che tanto profondamente ha accalorato gli studi sugli anelli-sigillo di eta longobarda. 1. Gli 'exagia' vitrei bizantini E necessario premettere qualche breve notizia sui pesi monetali vitrei, per meglio definire la questione. Una ricca legislazione, che si data da Costantino I a Giustiniano I2, documenta i provvedimenti adottati daU'autorita centrale, per porre fine agli abusi perpetuati ncl campo della pesatura dellc monete in metal- lo prezioso da parte degli esattori delle tasse e dei mercanti\ obbligando dun- que costoro all'uso di exagia ufficiali"4 durante le operazioni di acquisto e di : II termine cxaguim inclica, nella sua prima accezione, I'azionc del pesare: pertanto, vendere sub exa- gio significa vendere a peso'. Da essa deriva il senso ligurato di 'peso esatto", "campione ponderaie' (vedi BABELON 1892, pp. 873-874). 2 Vedi BABELON 1892, pp. 873-878; VlKAN - NESBITT 1980, pp. 29-30; LOPREATO 1984. pp. 76-81; HENDY 1985, pp. 329 538; BENDALL 1996, pp. 9-13. 1 Nel rescrillo indirizzato da Giuliano nel 363 a Mamcrtino. prefetto del Pretorio, si fa menzione in modo esplicito a solidi che possono essere fraudolcntemcntc tagliati. ridotti o tosati {Cod. ThcoJ XII. 7.2). ] I piu antichi exagia a noi pervenuti sono in metallo e recano il nome deU'imperatore Giuliano. Per Tela romana preccdente alia loro introduzionc. I'opcrazione di verifica ponderaie delle monele dove- va awenire grazic all'utilizzo di pesi di tipo commcrciale. ohre che di apposite bilancinc dotate di un contrappeso fisso (FEUGERE - DEPEYROT - MARTIN 1996). talora costituito da una vera moncta (vedi Di PASQUALE 1999. p. 297. n. 365; CORTI - GlORDANI 2001, p. 183). SI vendita dei solidi e di riscossione dellc imposte'. Nel 545 Giustiniano prescris- se che i pesi campione fossero custoditt in sanctissima uniuscuiusque civitatis ecdesur, mentre con la Pragmatica Sanzione del 554 (cap. 19) dispose che le merci (species) e le monete (pecuniae) fossero date e ricevute sulla base delle misure e dei pesi che erano stati distribuiti'. I testi giuridici si limitano a definire i pesi con i termini latini di pondera e di exagia, senza pero indicare il materiale con il quale essi venivano fabbricati. Per l'eta bizantina sono pervenuti pesi monetali in metallo e in vetro8. La classe degli exagia metallici e stata interpretata in modo corretto piuttosto agevol- mente'', grazie alle iscrizioni incise sulla faccia superiore di questi oggetti, nelle quali la lettera greca 'N', iniziale di vouiouct, o il gruppo di lettere 'SOL', abbreviazione di solidus10, richiamano espressamente la terminologia moneta- le, indicando la moneta d'oro in uso nel mondo bizantino. La funzione dei pic- coli dischi di vetro che oggi, pur con qualche limitatissima riserva", sono con- cordemente interpretati come pesi campione per la verifica ponderale delle sin- gole monete in oro e in argento12, e stata invece in passato a lungo dibattuta. Venne proposta, infatti, anche una loro identificazione13 quali amuleti, mone- te1,4, gettoni da gioco, tessere. Non e questa la sede per ripercorrere tutte le fasi ' Di tone impatto visivo e la miniatura dipinta su un codicc degli inizi del XIV secolo. conservato alia Bibliotheque Nationale de Paris tCoJ. gr. 563. f. 102v), che illustra l'atto di pagamento delle lasse. Snl tavolo dell'incaricato addetto alia riscossione. die tiene in niano una piccola bilancia a due piatti. sono sparse monete d'oro e pesi di forma circolarc (vedi VlKAN - NESBITT 1980. pp. 29-30). 0 Cod. lust. nov. CXXVm, 15 (vedi HENDY 1985. p. 332). ' HENDY 1985, pp. 332-335. 8 II velro sara ulilizzato anche per la produzione dei pesi monetali arabi, introdolti da Abd'al Malik nel 690-691 (BAl.tXi 1972-1973, p. 188; ENTWTSTI.E 1998, p. 1541. II ricorso a tale materiale in ambi- to ponderale c pero gia attcstato nel 200 d.C quando una prescrizione contcnuta nclla Tosefta vieta il ricorso al metallo nella fabbricazione di pesi, imponendo nel contempo unicamente 1'uso della pie- tra c del vetro (BEN-DAVID 1970-1971). Ancora alia mcta dell'Ottocento Angelo Remcdi descriveva nella Relazione dcgli scavi fatti in Luni come «marchi o sigilli» (REMEDI 1860, p. 8) sci oggetti in metallo dalla forma quadrata o circolare. dotati di iscrizioni. rinvenuti negli scavi dcll autunno del 1858. La succinta. e in parte imprccisa. descrizione permette di riconoscerc in essi. invece. almcno quattro exagia metallici bizantini (vedi PERASS1 in corso di stampa). " Le due diverse iscrizioni sembrano indicare I'uso dei primi pesi nell'area oricntale dell'Impero. dei secondi in quclla occidentale (PINK 1939, col. 40; BEN DALE 1996, p. 52; per la documentazione dal territorio italiano di exagia caratterizzati dalle lettere SOL, vedi CORTI 2003-2004. p. 345). 11 Vedi. per esempio. ROSS 1962. p. 84, n. 99; p. 85. n. 101; KENNETH SAMS 1982. p. 212; SZTETYEEO - BOKKOWSKI 1986. p. 652; SAGUi 2001, pp. 318-319. La loro funzione quali exagia e stata. invece, recentemcnte ribadita da Christopher Entwistlc ncWEconomic Histon of Bxzantiwn (ENTW1STLE 2002. pp. 615-614). Con i pesi in bronzo era invece possibile verificarc anche il peso di piu monete. fino a 72 nomisma- la secondo le indicazioni epigratiche iscritte su di essi (VlKAN - NESBITT 1980, p. 37). " Vedi FORIEN DE ROCHESNARD 1950. pp. 2-4; FORI EN DE ROC1IESNARD 1972. pp. 16-17. M Nel mondo arabo. in epoca fatimita, a partire dal regno di al-Hakim (996-1020 d.C). i pesi in vetro assumono ellettivamcnte una funzione monetale. in sostituzione della valuta in ramc (BAE(Xi 1972- 1973. pp. 188-195; DE LUCA 1997. pp. 205-206). 82 del dibattito che ha porta to al riconoscimerito della vera natura dei pesi in vctro: e sufficiente dire come il problema sia stato risolto sulla base di conside- ra/.ioni metrologiche", strutturali e anche archeologiche. Mi riferisco, in que- st'ultimo caso, al rinvenimento contemporaneo di cxagia in metallo e in vetro in contesti legati alia pesatura, come nel caso della dispensa principale del relit- to di Yassi Ada (primo quarto del VII d.("..), dove, probabilmente entro una custodia di legno chiusa da un lucchetto, crano conservati otto pesi in bronzo e uno in vetro, insieme ad almeno tre stadere, a un piatto di bilancia e a 86 monete in oro e bronzo"'. Anche la tomba 360 da Pokaszepetk (Ungheria). datata alia line del VI secolo d.C, conteneva due pesi in bronzo e uno in vetro, oltre ad elementi di bilancia e a quattro monete". Cili exagia vitrei bizantini sono. dunque, piccoli dischi in vetro, incolori o colo- rati (gialli, verdi, blu, malva), dal diametro compreso fra mm 17 e mm 25 ca., generalmente contornati da un ampio bordo rilevato. La loro produzione dovette essere numericamente ridotta e cronologicamente limitata, per lo piii, al VI secolo e alia prima meta del successivolk. Quanto alle tipologie attestate, Christopher Entwistlc ne identifica piii di venti, che possono essere raggrup- pate in otto grandi categoric'1''. La tipologia maggiormente attestata e quella " Dati pondomctrici ricavaii cla analisi slatisticlic condone su oltre 500 esemplari (ENTWISTl.F. 1998. p. 154; ENTVCISTIX 2002. pp. 613-61-4) hanno permesso di acccrtarc che la maggior parte degli cxa- fit vitrei possiede un peso atto alia verifies ponderale del solido/«ow«w/a e delle sue divisioni. men tre piii ran esemplari. dotati di marchio di valorc. dovevano essere utilizzati per pesarc multipli c divi- sioni delle once. Anche il gruppo di 21 pesi in vetro ritrovato a Sardi si attesta su tre diversi standard pondcrali. che lanno riferimento al solido. al semisse e al tremisse (FUI.GIIUM - IIFINTZ 1998. pp. 108-111). Bass van l* h ik\im:k ik. 1982. pp. 204 205 Le monete, 54 folk r, 9 temin c 7 tremisi a none di Maurizio Tibcrio. Foca ed Eraclio. si datano fra la tine del vi e il primo quarto del vii secolo. '■ Si tratta di un asse di Domiziano. di una moneta di Valente della zecca di Siscia del 564-367 c di due nominal] bronzei di IV secolo. entrambi dotati di loro passante ISTF.UFK 1990. p. 48; S(')S 1978. p. 4241. Nella sepoltura era stata deposla inoltre una pastiglia in vetro vcrde scuro. di dimensioni qua- drangolari. interpreiata anch'essa quale Glasgcwichl (SOS 1978. p. 424). La presenza in tombc. costan- tcmentc maschili. di strumenti per la pesatura e di esemplari monetali e posta in relazione con la pro- (iuasoe escrcitata in vita Jail inumato in alcuni cast legata alia lavorazione di mctalh prezicsi (STE0FR 1990, p. 45; PF.RASSI 2000, pp. 68-69). in altri a compiti ufticiali che avevano a che tare con la riscos- sione di pagamenti di tipo legale (SCUl.L 1986, p. 130). VlKAN - NFSBIIT 1980. p. 37; ROSS 1962. p. 83; FORIKN l>F. ROCHESNARD 1972. p. 21; ENTW1STLF. 1994. p. 15: BF.ndall 19%, p. 9; ENIWISTI.E 1998. p. 154: ENTVFIST1.E 2002. p. 614 Non mi risulta siano noti cxagia vitrei bizantini da contesti siciliani archeologicamcnte databili oltre il vii secolo. quando I'isola e ancora saldamente sotto il controllo di Bisanzio. fino alia definitiva con quista araba dcll'878 (PF.RASSI 2(H)2). Sccondo ENTWISTLi: 2002, p. 614, la scomparsa degli cxagia vitrei e probabilmente da ascrivere alia comra/ioni- dell'cconomia bixwtdna durante il vii secolo e alia frantumazione dell'apparato amministrativo responsabile della loro labbricazione e della loro distri- buzione nei tcrritori dell'impcro. E.n I WISH.i; 2002, p. 614: pesi con monogramma a blocco; con monogramma a croce; con mono- gramma centrale circondato da un'iscrizionc; con uno o piii busti imperiali. talvolta giustapposti con un monogramma o con il busto di un cparca o di Cristo; con busto di un eparca accompagnato da un'i- scrizione esplicativa; con busto di un eparca senza iscrizione; con marchio di valorc; con monogram con semplice monogramma cent rale, a blocco (fig. la) o cruciforme20 (fig. lb). In questa sede interessa invece quella, assai meno documcntata, che rappre- senta al centro del dischetto un busto, accompagnandolo con un'iscrizione, o in casi rarissimi, con un monogramma. La figura puo essere estesa alia nota- zione di entrambe le braccia, tenutc sollcvatc verso l'alto (tig. 2a), owero del solo braccio destro (fig. 2b), owero puo essere limitata alle sole spalle (fig. 2c). Talora reca uno o due oggetti nelle mani21. Ad entrambi i lati del busto, o uni- camcnte a destra, puo infine essere collocata una croce. Come vedremo, le tre tipologie sono interscambiabili tra loro e possono essere considerate una sorta di variazione tematica, che tentle alia semplificazione dell'immagine, forse per cause legate alia difficolta di imprimere sulla goccia di vetro figure troppo ela- borate22, che risultano infatti quasi sempre poco chiare nei particolari secon- dari. L'iscrizione, oltre a un nome proprio pressoche costantemente al genitivo (tig. 3a), puo menzionare o meno il titolo di enapxoc, (fig. 3b), nella quasi tota- lita dei casi preceduto dalla proposizione ini (fig. 3c). E da intenderc, dunque, nel significato di: «[exagium prodotto] sotto l'eparca/al tempo dell'eparca + il nome proprio dell'alto funzionario». Poiche in casi rarissimi la scritta e com- pletata da puntualizzazioni quali noktay^ e Pa)un.c,. quest'ultima nel significa- to di 'Nuova Roma' ossia Costantinopoli, si e identificato l eparca menzionato sugli cxagia vitrei con quello della capitale dell'impero bizantino2'. All'EKapxoc, tffe jr.6X.ecoc, era effettivamente aftidato il controllo delle attivita economichc e commerciali della citta di Costantinopoli. con il rifornimento di pesi, misure e bilance marcate dal proprio sigillo24. Ma la presenza di oltre 450 diversi mono- grammi induce a ritenere che dovessero essere coinvolti anche altri eparchi, per esempio quelli provinciali, owero quelli delle maggiori citta deirimpero, o anche probabilmente funzionari subalterni delta prefettura25. ma o busto deformati (qucsti ultimi sono convenzionalmentc noti come 'bizantino-arabi' (vedi anche FNTW'ISTLF. 1994. p. 15; FORIEN DE K(x:ilKSNARD 1972. p. 21; su una divers* interprelazione dei busti. vedi infra). ■'" I) passaggio dalla prima tipologia di monogramma alia seconda awenne intorno alia meta del VI secolo (vedi llORANDER 1991. pp. 13971398; ENTWISTLE 1994. p. 15). -' Per la loro identilicazione. vedi infra. Siudi di lipo iccnologico sulla protluzione degli exagia vitrei hanno riguardato soprattutto i pesi in vetro arabi (MATSON 1948; JUNGF1.EISCI 1 1956. pp. 91 93; BF.NDAI.I, 1996. p. 60: FULGHUM • HEINTZ 1998. pp. 114-115; ENT«'IST1.E 2002. p. 613). 21 GREGOIRE 1907, pp. 321-327; FEISS1X 1986. p. 122; IINTWISTLK 1994. p. 15; BF.NDAI.I. 1996. p. 16; EN TO'ISTLE 2002. p. 614. -' GUILLAND 1980. p. 25: il compito della marchiatura era allidato ad appositi lunzionari, detti (3ouX- Xtotai. a GUILl.AND 1980. p. 25; FEISSEL 1986. p. 127; BENDALL 19%. p. 60: ENTWISTl.E 2002. p. 614. In presenza del solo tcrminc Eitapjrpc, e infatti quasi impossible individuare con esattezza a quale tipo di eparca si faccia rifcrimento. poiche esso puo assumere un triplice significato; cparca della Citta. ossia. come detto poc'anzi. di Costantinopoli; eparca prefetto o govcrnatore di una regione o di una citta; eparca codicillario (GUILLAND 1980. p. 32; till restringimento ddl'uso del titol<i, ma a partire dall'VIII secolo. vedi CHEYNET 1984. p. 51). Seppurc non espressamenle nominato nelle iscrizioni appostc sugli vxagia vitrei, a differenza di infrequenti pesi campione in mctallo. un ruolo primario doveva essere 84 2. Gli 'exagia' vitrei con nome imperiale Numericamente ancora piu ridotti sono gli exagia vitrei la cui iscrizione, dispo- sta a circolo intorno al bordo o su una o piu linee orizzontali al centro del dischetto, menziona o sintetizza in un monogramma un nome imperiale, talora meglio definendolo grazie all'indicazione della titolatura. Sono pertanto noti pesi campione a nome di Costantino, Anastasio, Giustino e Giustiniano. Quanto ai primi, si tratta di un solo pezzo, rinvenuto in Oriente (fig. 4)26. Uexagium e esclusivamente epigrafico, se si esclude una piccola Stella a otto raggi posta in alto, sopra alia scritta, che si dispone a sua volta su quattro righe parallele: CONSTAN/TINVS/CAESAR/A27. Sebbene Jean Forien de Rochesnard, al quale appartiene lesemplare, lo assegni a Costantino I, la tito- latura iscritta sul peso trova in realta scarsissimi confronti con la produzione monetale di questo imperatore28, mentre e attestata in quella del figlio Costantino coniata nel periodo in cui rivesti il ruolo di Caesar. Una emissione di folles della zecca di Cizico (fig. 5), datata fra il 325 e il 326, anzi, propone sul R/ lo stesso aspetto del peso campione: stella/CONSTAN/TTNVS/CAESAR, oltre all'indicazione della zecca (SMK) e dell'officina di produzione (A, B, r. A, E)29. Preferisco pertanto riconoscere nel Constantinus citato s\x\Yexagium vitreo Costantino II. Totalmente privo di particolari disegnativi e invece l'esemplare che menziona il nome ANA/CTAC (fig. 6)*°. Forien de Rochesnard lo attribuisce dunque all'o- monimo imperatore bizantino (491-518)*', ma gia M. Marcel Jungfleisch, essenzialmente su basi paleografiche, aveva preferito riconoscere in tale Anastasio un semplice funzionario, in carica forse durante l'impero di Eraclio esercitato anchc dal Comes Sacrarum Largilionum, al quale, secondo la novella di Giustiniano prima citata. spettava il compito di distribuire nolle citta dell'impcro i pesi campioni per le merci. per I'oio, l'argento e gli allri metalli. FORI F.N DE ROCHESNARD 1972. p. 21, a C18 a (gr 1,10; colore bin opaco). n Cosi si desume dal disegno pubblicaio da FORIEN DE ROCHESNARD 1972, p. 21, n. C18; ia scheda riporta invece una scritta differente. ossia CONSTAN/TINVS/CAESA. 2» Vedi RIC VI, pp. 559, n. 42; 560, n. 45 (aurei della zecca di Nicomedia del 506-3081. n RIC VII, p. 648, n. 32 (vedi anche MA/./.INI 1958, p. 130, n. 83, tav. XXXVI): la stessa emissione com- prende esemplari a nome di Costanzo II Ccsare (RIC VII, p. 648, n. 33: stella/CONSTAN/TIVS/CAE- SAR), di Crispo Cesare (RIC VII. p. 648. n. 31: stella/CRISPVS/CAKSAR) e di Costantino I Augusto (RIC VII. p. 648. n. 30: corona/CONSTAN/TINVS/AVG). Per quanto riguarda Yexagium. rcsta per ora inso- Into il signiticato della lettera VV. posta nell'ultima riga nella sola ricostruzione gralica deH esemplare. Sull'lISO degli exagia vitrei anche per la verifica ponderale dei folles nella seconda meta del VI, che potrebbe giuslilicare la dipendenza epigralica e iconogralica del peso a nome di Costantino dal follis della zecca di Cizico, vedi SCIIILBACH 2005. FORIEN DE ROCHESNARD 1972a. p. 32. n. DI. Conservato al Cabinet des Medailles di Parigi. apparteneva alia collezione Froehner (gr 2.25: colore bianco con sfumature bruno-violacee). Sembra dotato anche di un'iscrizione in letterc arabe (Omar>), incisa pero dopo la sua fabbricazione nello spa zio sottostante alia scritta greca. M Vedi supra, nota 30. 85 (610-641)'2. E inoltre possibilc indicare come la tipologia inconsueta del peso trovi confronto con tre exagia caratterizzati anch'essi dalla menzione di un nome proprio, ossia +NHKH<t>OPOY, analogamente disposto su tre righe paral- lele, con andamento in questo caso pero destrorso (fig. 7)": e indubitabile che non via sia, in qucsti pesi, alcun riferimento ad una figura imperiale, poiche la cronologia dei regni di Niceforo I (802-811), Niceforo II Foca (963-969) e Niceforo III Botaniate (1078-1081) si pone ben oltre i confini temporali della produzione degli exagia vitrei. Ancora esclusivamentc epigrafici sono, infine, alcuni exagia (fig. 8)iA che assommano alia scritta circolare +EI1I IQANNOY EITIAPXOY un monogram- ma centrale a blocco, il cui scioglimento piii probabile e Em MAYPIKIOY, con probabile riterimento, pertanto, all'imperatore Maurizio Tiberio (582-602 )!5. I restanti exagia con nome imperiale si caratterizzano, invece, per la presenza di un busto, attorno al quale corre un'iscrizione che riporta un'estesa titolatu- ra imperiale. permettendo pertanto di individuare con sicurezza nel nome cita- to quello di un imperatore. Tre sono gli exagia noti sui quali la scritta circolare DNIVSTINIANVSPPAVC (=Dontinus Nosier lustinianus Perpetuus Augustus) racchiude un busto nimbato (vedi infra) c un monogramma cruciforme retro- grado, che pud essere sciolto in EEPriOY (fig. 9). Un peso apparteneva alia dispersa collezione Fouquet del Cairo!\ un secondo, citato da Ugo Monneret de Yillard. era di proprieta della collezione Llewellyn, anch'essa cairota57, un terzo, infine, e conservato al British Museum di Londra*8. E noto invece un a JUNGFLEBCH 1951-1932, p. 235 (in alternanza propone di vedervi il nome di un 'artisan'; vedi anche FULGHUM ■ HKINTZ 1998. p. 115. noia 3H. » PERASSI 2002. pp. 464-465. 14 Quattro sono conscrvati in colle/ioni pubbliche o private, ossia. rispctlivamenie. al British Museum (ENTW'ISTLE 1994. p. 89, n. 88: gr 4.31; colore verde/blu). al Cabinet des Mcdailles di Parigi (JUNGFLEISOH 1931 1932. p. 251. n. 5417bis: gr 2.28; colore vcrde). presso la collezione Mcnil di llouslon e presso quella deirAmerican Numisma:ic Society di New York (qucsti due ultimi. incditi. sono citati da ENTWISTLE 1994. p. 89, n. 88). Solo per I'esemplare londinese e nota una provenienza dall'Egitto. Un rinvenimento cgiziano puo csscrc indicato, sebbene solo ipotetitamcnte. anche per il pezzo della collezione dell'ANS, formata in gran parte da esemplari della raccolta di P. Balog, il quale li aveva a sua volta acquistati da M.M. Jungfleisch, la cui collezione era lormata essenzialnicnte da pezzi rinvenuti in EghtO (vedi PERASSI 2002. p. 4401. Due augft cosi strutturati sono inoltre stati rin- venuti in territorio turco. a PerpumuH (MONNERirr DE VlLLARD 1922. p. 97. n. B. 4e) e ad Anemurium (KNTWISTLE 1994. p. 89. n. 88). MONNERET DE VlLLARD 1922. p. 97, nn. B. 4 cita inli- ne altre tre esemplari. uno dall'Egitto. uno conservato nella collezione Rogers del Cairo e uno nel Museo di Spalato. " L'esatta interpretazione del monogramma c stata lunga e complessa, con proposte alternative quali Eparca di Roma' c -di Maurizio Tiberio' (vedi ENTWISTLE 1994, p. 87. n. 82). "' SCHLUMBERCER 1895. p. 75, n. 39 (vedi anche FORI EN DE R(x:ilESNARD 1972a. p. 32, nn. D3. a; gr 4.08; colore blu scuro. quasi ncro). ' MONNERl I 1)1 VlLLARD 1922. p. 96. n. A. lc. Per i due esemplari. una volta conscrvati al Cairo, ritcngo sia possibile ipotizzare un loro rinvenimento dal territorio egiziano. area dalla quale proviene un certo numcro di esemplari conscrvati in musei e collczioni e nella quale ccrtamente gli exagia vitrei restarono in uso fino alia occupazionc araba del 641. tanto che essi vennero adottati dai conquistatori. ENTWISTLE 1994, p. 87, n. 82; FORI EN DE ROCHESNARD 1972a, p. 32, nn. D3, b (gr 4,24; colore vcrde oliva chiaro; ocquistato dal museo londinese nel 1874. non ne e nota la provenienza). solo peso, conservato al Cabinet des Medailles di Parigi, caratterizzato dalla scritta +DNIVSTINPPAVGANNIII (= Dominus Noster lustinus Perpetuus Augustus Anno III), disposta a cerchio attorno a un busto (fig. 10)3''. Due exa- gia riportano, infine, il solo nome al caso genitivo IOVCTINOY40, collocato lungo il bordo circolare, che potrebbe pertanto, ma solo ipoteticamente, esse- re riferito a uno dei due imperatori cosi chiamati. L'identificazione del personaggio raffigurato a mezzo busto sugli exagia con nome imperiale e resa incerta dalla cattiva leggibilita della massima parte degli esemplari a noi pervenuti, che non permette un'agevole valutazione di alcuni particolari fondamentali della figura. A parte la semplicistica descrizione quale busto tout court*1, le opinioni degli studiosi possono essere fondamentalmente raggruppate in tre categoric42: - busto dell'eparca/busto dell eparca di Costantinopoli41; - busto dell'imperatore4"1; - busto dell'eparca o dell'imperatore a seconda del contenuto della scritta, se cioe essa menziona la lunzione di eparca o, viceversa, il nome di un imperato- re45. Sebbene appaia di gran lunga minoritaria, mi sento di aderire alia interpreta- zione proposta da Forien de Rochesnard, che vede in tutti i busti, al di la dello specifico contesto epigrafico, un busto imperiale46. Se la tipologia piu attestata sui pesi vitrei e, infatti, quella che pone al centro del dischetto un solo busto, vi sono, pero, esemplari che raffigurano insieme due, o perfino tre busti. Due busti compaiono su exagia con monogramma a blocco (= I1AOAOY) (fig. 11a)47 e su altri esemplari con monogramma invece cruciforme (= TENE- " FORIF.N de ROCHESNARD 1972a, p. 32, n. D4, a (gr 2,0); colore verde chiaro). La scritta indicata dall'a. e riportata anche nclla riproduzionc grafica deWcxagruw i in realta -t-DNrVSTINPPASlIANNIII. che ritengo pero priva di signiticato. Mi pare dunque evidente un traintcndimento nella lettura delle lettere AVG che in effetti, per il loro ductus niolto abbreviato e per il loro affastellamcnto. possono esse- re erroneamente interpretate come ASH. * FORIEN DE ROCHESNARD 1972a. p. 32, nn. D2. a (gr 4.10; colore giallo scuro: ex collezione Fouquet del Cairo); b (gr 1,52. colore verde chiaro; collezione del British Museum). 41 monneret de VlLLARD 1922; pink 1939. col. 59; Byunce 1992. p. 95. nn. 45-47. 42 Solo fulghum - HEINTZ 1998. p. 111 mi risultano indicare il busto come comolar. suU'interpre- tazione di un busto aureolato come immagine di Cristo. vedi infra. " Vedi, per esempio, SCHLUMBERGER 1895. pp. 60-61; MORDTMANN 1898. pp. 605-607; DE MARKOFF 1910, p. 636; TlJIX)r 1965, p. 119; ZACOS - VEGLERY 1972, p. 169; SZTEIYLLO - BORKOWSKI 1986, p. 653; BEND all 1996, pp. 60-62; FE1SSK1. 1992, nn. 212, 213; GENTILI 1999, II, p, 138. 44 Forien de Rochesnard 1972, p. 21. 45 Vedi, per esempio JUNGFLEISCH 1931-1932, p. 234; FE1SSF.1.1986. p. 122;wessel 1971. col. 798; VIKAN - NESBITT 1980, p. 37; ENTW1STLE 1994, pp. 87-89; entwistle 2002. p. 614. * Vedi supra, nota 44. 47 FORIEN DE ROCHESNARD 1972a. p. 36. nn. E21. a (Cabinet des Medailles: gr 4.72; colore verde chiaro); b.d (DE MARKOFF 1910. n. 34: gr 3,72; colore bianco: n. 35: gr 1.52; colore bianco); c (Collezione Forien de Rochesnard: gr 1.70; colore giallo); e (CASTIGLIONI 1847. n. 45: colore violetto). 87 0AIOY) (fig. lib)48: la testa dei busti sui primi pesi e certamente nuda, mentre quella sui secondi appare circondata da un'aureola. Tre busti, limitatamente alk testa e a parte del collo, compaiono soltanto su alcuni pezzi caratterizzati da un monogramma a croce, risolvibile come 0EOAOTOY (fig. 12)49: uno dei busti, nimbato, e collocato in alto, in posizione preminente, mentre gli altri due, privi invece di aureola, sono posti a un livello inferiore, a destra e a sini- stra del monogramma stesso. Si deve innanzitutto osservare come la presenza di due o tre busti non si accor- di con la funzione dell'eparca di Costantinopoli, poiche vi fu costantemente un solo eparca in carica nella capitale dell'impero50. Pertanto, nel caso di una mol- teplicita di busti, alcuni autori rawisano in uno di essi una raffigurazione di Cristo, a motivo dell'aureola definita come 'cruciforme' che ne circonda il capo, mentre il secondo raffigurerebbe l'imperatore, coronato di un semplice nimbo51. Tale identificazione, proposta per exagia datati fra il 550 e il 650, si scontra pero con la documentazione monetale. La monetazione bizantina, infatti, accoglie il busto di Cristo nella propria tematica figurativa solo a parti- re da emissioni di Giustiniano 11, coniate durante il primo e il secondo regno (692-695; 705-711)52. Inoltre, un'aureola del tutto simile a quella posta sulla testa del busto identificato come Cristo circonda anche il capo del busto raffi- gurato sugli exagia la cui iscrizione menziona il nome e la titolatura di Giustiniano I (fig. 9), cosi che quello, non potendo essere se non il busto del- l'imperatore, e descritto come «wearing a diadem with a trefoil ornament»5\ Come ben noto, con una certa frequenza, due o anche tre membri della fami- glia imperiale possono essere raffigurati a figura intera, o limitatamente al solo busto, sulla monetazione bizantina: fra Ie emissioni di VI e VII secolo, periodo della produzione degli exagia vitrei, ricordo folles con le figure stanti di Giustino II e della moglie Sofia5"1 e di Focas insieme con Leonzia5',/o/Zei con i busti ancora di Giustino II e Sofia56, mezzi folles con quelli di Eraclio e del JS ENTWISTLE 1994. p. 90, n. 90 (gr 6,66; colore bin scuro); FORIEN DE ROCHESNARD 1972a. p. 32, nn. El, a (Cabinet des Medailles: gr 6,31; colore verde bottiglia); b (Collezione del Re d'Egitto: gr 4.501: l'A. interpreta pero il monogramma in modo inesatto, ossia come abenofenoy, non dando conto pcrtanlo della lettera 'lambda', posta all'estremita del braccio verticale della croce. " FORIEN DE ROCHESNARD 1972a. p. 38, nn. E 28, a (MORDTMANN 1898, n. 1: gr 4,22; colore blu scuro); b (British Museum; gr 2.07; colore blu scuro); c (Museo di Spalato); d (DE markoff 1910, p. 644: gr 1.94; colore blu); e (Cabinet des Medailles: gr 1,40; colore blu). 511 GU1LLAND 1980, p. 32: l'espressione oi 8ua> enapxoi. documentata in tesli 'de l'Haute Epoque'. fa riferimento all'eparca del pretorio e all'eparca Urbis. S| Vedi, per esempio, VlKAN 1991, p. 854; ENTW1STLE 1994. pp. 87-89; ENTW1STLE 2002, p. 614. ,2 BRECKENRIDGE 1959, pp. 46-62. L'aporia e messa in rilievo dallo stesso ENTWIST1.E 1994. p. 90. n.90. " ENTWISTLE 1994, p. 87, n. 82. " Zecca di Costantinopoli, 565/6-577/8 (DOC I, pp. 204-214. nn. 22-43) » Zecca di Cizico, 602-603 ( DOC 0/1, pp. 180-181. n. 69). 56 Zecca di Cartagine, 572-573 (DOC I, pp. 255-256, n. 198). 88 figlio Eraclio Costantino",/o//f.s con il busto di Eraclio fiancheggiato a destra da quello del figlio Eraclio Costantino e a sinistra da quello dclla moglic Martina58, folk's, inline, di Costante II con i busti dei tre figli: Costantino IV, posto in alto, al centro, di Eraclio e Tiberio, collocati invece in basso, rispetti- vamente a sinistra e a destra del segno di valore 'M' (fig. 13)". Inoltre il nimbo e anche attributo imperiale, come documenta con notevole efficacia il busto frontalc di Giustiniano I effigiato sul multiplo in oro del valore di 36 solidi, tra- fugato a Parigi nel 1831 (fig. 14)6". Ancora piii pregnante per la nostra rifles- sionc e il confronto con le emissioni monetali ora citate, sulle quali, come nel caso dei pesi campione con la rattigurazione di tre busti, l'aureola puo essere prcrogativa di un solo personaggio della famiglia imperiale. Nell'ambito degli exagia, infine, non si puo non richiamare quei pesi campione in bronzo detti 'imperiali', datati alia fine del IV secolo e agli inizi del successivo (fig. 15a-c)M, che raffigurano anch'essi due o tre busti, sormontati dalle iscrizioni DDD NNN (=Domini Nostri), DDNNAAVVGG/DDDNNNAAAVVVGGG ( = Domini Nostri Augusti), DDDNNNCCC [=Doinini Nostri Caesares), che chia- riscono pertanto, senza alcuna incertezza, l'identita dei personaggi effigiati. Pesi bizantini anch'essi in metallo, pero di uso commerciale e anepigrafi se si esclude il contrassegno di valore, rappresentano infine due busti imperiali aureolati e drappeggiati''2, 0 ancora due o tre figure imperiali drappeggiate, dia- demate e nimbate, sedute, in tutta la loro maesta, su troni dalla ricca decora- zione, mentre reggono lo sccttro nella destra e il globo nella sinistra, o mentre. nuovamente aureolate e incoronate dal diadema, ma in abiti militari, trafiggo- no con la lancia un animale maculato posto ai loro piedi (fig. 16a-b)63. Tornando ora alle diverse tipologie attestate sugli exagia vitrei, la conrerma che scmpre il busto deve essere inteso come quello dell'imperatore mi pare derivare dagli esemplari la cui iscrizione riporta appunto il nome e la titolatura imperiali. Su di essi non vi e, infatti, alcun rimando epigrafico alia carica amministrativa del- l'eparcato: per questo anche gli studiosi che identificano il busto effigiato sui pesi campione in vetro con quello dell'eparca, in tali casi particolari sono costretti a riconoscer\'i invece l'imperatore. Ma, in realta, non e'e alcuna difterenza nell'ico- nografia dei busti abbinati ad un'iscrizione che fa riferimento all'eparcato rispet- to a quella dei busti accostati ad un'iscrizione che menziona invece l'imperato- " Zccca di Roma. 615-620 ca. (DOC 0/1, p. 362. nn. 261-267). » Zccca di Ravenna. 616/7-625/6 (DOC U/l, pp. 374-375, nn. 289-292). " Zccca di Costaniinopoli. 666-668 (DOC. 11/2. pp. 459-460. nn. 88-89). * MOKRISSON 1992. pp. 168-169. M DORR 1964. p. 84. nn. 279-281 (vedi anche BENIJALL 1996. pp. 17-18, nn. 6-13). Al R/ compare la scritla EXAGIVM SOLIDI; resemplare piii lardo raffigura i busti di Teodosio II e Valentiniano III ed c daialo al 426 ca. w BENDALL 1996, pp. 37-39, nn. 75-76. 80-81. M I'NTO'ISTLE 1994. pp. 48-49, nn. 29. 31; ENTW'ISTI.E 2(X)2, Bg. 8. 89 re, cos! da permettere una loro diversa identificazione. In presenza, pertanto, di piu busti, e evidente che si tratta della raffigurazione di diversi membri della famiglia imperiale, ossia la moglic e/o i figli dell'imperatore64. L'esame degli oggetti tenuti nelle mani dal personaggio rappresentato a mezzo busto sui pesi campione in vetro caratterizzati da un monogramma o da una scritta che fanno riferimento alia funzione dell'eparcato (fig. 2a-b; fig. 3a-c; fig. 17a-b), seppur di non facile lettura, pud aggiungere infine qualche ulteriore motivo di certezza al riconoscimento del busto quale raffigurazione dell'impe- ratore. L'interpretazione delToggetto tenuto nella destra fu soggetta a lunghe discussioni, essendo incerta fra quella di una fibula1''', di un volumen - forse del decreto di nomina66 -, o della mappa'". Questa e la definizione oggi concorde- mente accolta. Essa riconduce dunque, ancora una volta, all'imperatore, impe- dendo, invece, di riconoscere nel busto l'eTtapxoc, xf|q noXecoc;. Se questi svol- geva infatti un ruolo non marginale nel corso delle cerimonie che precedevano e seguivano l'andamento delle corse nell'ippodromo, per esempio consegnan- do la palma all'auriga vincitore''8, dalle fonti non risulta mai una sua responsa- bilita diretta nel momento in cui le gare avevano awio, mediante il lancio della mappa nell'arena. Tale compito era riservato aH'imperatore e ai consoli, raffi- gurati infatti entrambi, il primo anche sulle monete6V, i secondi sui dittici ebur- nei, con la mappa nella mano destra sollevata. In casi non numerosi il busto effigiato sugli exagia vitrei regge con la mano sini- stra un'asta, sormontata da una struttura non chiaramente leggibile, che assu- me sui diversi esemplari elaborazioni lievemente differenti (fig. 2a; 17a-b). Sembra, pero, piu o meno chiaramente percepibile la notazione di due linee vagamente arcuate, che fiancheggiano un elemento circolare. L'attributo e stato anch'esso variamente descritto: insegna militare, main de justice, caduceo sti- lizzato, globo crucigero'0. Piu pertinente mi pare, invece, un suo riconosci- mento quale scipio. II confronto con ritratti imperiali posti sulle monete (fig. M Solo FEISSEL 1992. p. 94. n. 44. a quanlo mi risulta, inclica i due busti effigiati su un exagium con monogramma risolvibile in 'di Genethios' (vedi supra, nola 48). come i «deux busies ninibes du cou- ple imperial*. '', Vedi. per esempio. SCHLUMBFRGUR 1895, p. 66 e DE MAKKOFF 1910, p. 636: i due autori erano costretti a riconoscere come la fibula assumesse talora dimension! considerevoli. se non addiriltura colossali. »JUNGFLEISCH 1931-1932, p. 236. " Gia SCI ILUMBERGER 1895, p. 66 avcva OSSetvatO che talvoha la fibula aveva una tale estensionc da assomigliare a /<■ bras droit tenant la mappa. DF MARKOFF 1910. p. 636 pose tinalmente termine alia questione, indicando l'oggetto tenuto nella destra come una vera e propria mappa. "GUII.LAND 1980. p. 21. ""Vedi DOC I. pp. 86-87. ?" Vedi. per esempio. JlJNGI 1.EISC1 11931-1932; ZACOS - VEGLERY 1972; FORIF.N' DF ROCHESN ARD 1972. p. 21; SZTLTYLLO - BORKOVC'SKI 1986. p. 653; FEISSFL 1992. p. 95. nn. 46-47; BEN'DAI.L 1996, pp. 46-48. 90 18)71 permette infatti di interpretare la pane terminale dell'oggetto raffigurato sui pesi come le ali e la testa dcll'aquila che sormonta lo scettro aquilifero. La veste indossata dal busto e ridotta a minimi segni, che permettono pero, su alcuni esemplari di exagia, di osservare il caratteristico sovrapporsi sul petto del Xwpoc,, l abbigliameiito consolare della prima eta bizantina che rappresenta l'ul- timo sviluppo della toga picta del periodo romano. Ma il Xwpoc, e il costume tipi- co, oltrc che del console e dell'imperatore'2, anche dell'eparca di Costantinopoli. il solo dignitario impcriale che non indossava mai l'uniforme mililare '. 3. Dagli 'exagia' vitrei bizantini agli anelli sigillari longobardi. Qualche osservazione conclusive! Per quanto riguarda dunque gli exagia vitrei bizantini, la presenza di una scfil ta o di un monogramma relativi aH'ufficio dell'eparca mi pare abbinarsi con coerenza alTimmagine del busto deH'imperatore, poiche quest'ultimo sopra- vanza il primo in autorita e da esso dipende la stessa funzione amministrativa dell'eparcato. La raftigurazione del busto dell'imperatore e inoltre adatta a caratterizzare iconograficamente un oggetto deputato alia verifica ponderale delle monete, la cui emissione spetta appunto all'autorita impcriale. L'eparca ha invece il compito di contrassegnare il peso campione, iscrivendo su di esso il proprio nome e talora anche la propria funzione, costantemente - si noti - ricorrendo al caso genitivo, o il proprio monogramma, anch'esso sempre al genitivo. II nome o il monogramma costituiscono dunque una sorta di marchio di verifica, simile a quello con il quale l'eparca bollava le bilance7"1. I pochissi- mi esemplari di exagia con iscrizioni, invece, al nominativo menzionano unica- mente, come si e visto, il nome e la titolatura imperiali'5, con una corrispon- denza pertanto tra nome iscritto e immagine effigiata. Osservo, a margine, che tale discrimine potrebbe portare ad escludere come riferita all'imperatore la scritta impressa su due exagia citati in precedenza, che, pur menzionando un nome tipico dell'onomastica imperiale bizantina, ossia Giustino, lo indichereb- " Maurizio Tiberio, Maurizio II, Foca e Pliilippicus sono i soli imperatori raffigurati con la map/in nella destra c lo scipio nella sinistra, su emissioni di solidi e <li folia di varie zecche (DOC I. pp. 88; 664-6651. Dopo il 715 non risultano piu raMinnrazioni dell'imperatore con sccicro aquilifero ncllc niani non solo sulla monciazionc, ma in tutta I'arte bizantina (DOf." I, p. 88). GRIHRSON 1995, pp. 77-78. 1 l.'abbif;Iiamcnto dell'eparca era intatti costituito dalla tunica, dal mantcllo e. appunto. dal Xcopo^ (GUILLAND 1980. p. 29). 14 Vedi iupra. nota 24. " La sola eccezionc mi risulta costituita da^li exagia, esclusivamente epigrafici (vedi supra, nota 541. per i quali si propone lo scioglimento del monogramma a blocco in EFII MAYPIKIOY. con riferi- mento a Maurizio Til>erio (ma sulla diflicolta della sua corretta interpretazionc. vedi supra, nota 55). bero, pero in questo caso, in modo anomalo, al genitivo'''. Anche le iscrizioni incise sugli anelli sigillari di eta longobarda sono tutte al caso nominative come ha recentemente chiarito Silvia Lusuardi Siena77: quale altro personaggio potrebbero pertanto indicare tali scritte, se non l'immagine raffigurata sugli stessi anelli78? La coincidenza fra nome iscritto e immagine raffigurata, attestata pertanto dagli anelli sigillari longobardi, sembra rivelare, dunque, una forte percezione della propria specificita individuale da parte dell'iiomo longobardo gia nel corso del VII secolo79. Come ha infatti documentato con notevole efficacia Brigitte Bedos-Rezak, in un articolo ricco di spunti coinvolgenti sulla medieval identity, i sigilli sono anche strumenti di espressione della propria individuality da parte di colui chc se ne serve*0. Partendo dallo studio del loro uso metafo- rico, la studiosa ritiene che i sigilli, come qualsiasi altra impressione, per il tatto di contencre le tracce di un originale, siano un segno che indica una radicale pivsenza, per esempio quella ili Dio negli esseri umani81. L'utilizzo documen- tario dei sigilli non e lontano da quest'uso metaforico: entrambe le funzioni manipolano una stessa categoria, quella del riferimento alia persona, sia che si tratti dell'essere umano recante il sigillo divino (imago Dei), sia che si tratti del- l'essere umano utilizzatore del sigillo82. L'azionc concreta di apporre un sigillo pud drammatizzare questo concetto, quando colui che suggella imprime anche parti del suo stesso corpo sulla cera, come impronte di denti o delle dita della mano, frammenti dei capelli o della barba8'. E inoltre sintomatico, nota anco- ra la Bedos-Rczak. che lino agli inizi del XIII secolo numerosi atti enuncino, nelle clausole finali, che il sigillante ha sigillato con l'impronta della propria immagine {nostre impressione ima&inis), espressione che rivela come il sigillo incorpori in se elementi autorappresentativi del sigillante84. Tale comprensione del proprio valore individuale mi pare suggcrita anche dalle elaborazioni iconografiche che il tipo dell' iiomo longobardo' riceve sui diver- ■'' Vcdi supra, nota 40. " lusuardi SitNA in corso di stampa ha infatti puntualizzato come anche le due scritte. per le quali sussistevano ancora duhhi circa l'utilizzo del nominativo (vcdi ARC.amone 20041. devono csserc invc- ce intese in tal senso. " In ambito franco Dagobcrto (600 ca.-638l e il primo re ad adottare il nominativo per l'iscrizione apposta sul proprio anello sigillare, intorno al busto reale. consuetudine che sara dei Suoi succcssori, esprimendo in tal modo. secondo Bl-ix >s-rezak 1993. p. 49, il concetto che «leur pouvoir ne derivail d'aucun autre». "" Sulla seriazionc cronologica dcgli anelli-sigillo, vcdi lusi.'ardi siena 2004. pp. 116-119; Lusuardi Siena in corso di stampa. » Bedos-Rezak 2000. 11 Bi:iX)s-rezak 21KKI. pp. 1521-1526. bedos-rezak 2000, pp. 1521-1526: vcdi anche bedos-rezak 2003. p. 341. »' bedos-RirZAK 2000, p. 1527. w BEDOS-REZAK 2000. pp. 1528-1529; vcdi anche beix)s REZAK 2(X)3. p. 341. 92 si anelli-sigillo pervenuti8': prescnza/assenza del gesto di regalita81', personaliz- zazione dell'abbigliamento attraverso particolari decorativi8' (fascia ornata da punti e triangoli lungo le spalle e le maniche nel caso di Rodchis; una sorta di tratteggio ai lati dello scollo per Faolfus; un mantello chiuso, decorato da moti- vi che richiamano vagamente delle ghirlande vegetali sull'anello di Audo, da una fitta ornamentazione puntitorme invece su quello di Marcbebadus; decora- zione a cerchietti con punto centrale sulle spalle ed il petto per Aufret, a sem- plici cerchi per Mauritius e Arichis), diversificazione dell'aspetto e della lun- ghezza della capigliatura, della barba e dei baffi, pur nel costume condiviso della scriminatura centrale88 e della barba a punta89. Queste considerazioni possono allora indicare - forse solo in taluni casi - il desiderio da parte del proprietario ed utilizzatore dell'anello sigillario, di carat- terizzarsi su di esso non come o non solo in quanto detentore di un ruolo isti- tuzionale90, ma piu semplicemente in quanto 'individuo', ossia in quanto Audo, Faolfus, Marcbebadus...? Si potrebbe ipotizzare pertanto un uso degli anelli- sigillo longobardi non unicamente in ambito ufficiale ed amministrativo, come fa presupporre fra l'altro l'articolo 13 delle leggi di Ratchis91, ma anche in con- testi di tipo privato, dai quali esula la funzione delegata da parte del sovrano, per esempio come marchi per la chiusura dell'attivita epistolare? II ricorso ad anelli sigillari nella sfera privata e attestato, d'altronde, ancora nell'impero bizantino del VI-VII secolo, come documenta, per esempio, un anulus signato- rius in argento da Naissus (Moesia Superior), sul cui castone e incisa l'immagi- ne di profilo di un busto giovanile, contornata da un'iscrizione unciale, che Miroslav Marcovich scioglie in: +lste anulus Ab(ba)tis siginaculum) o sigdllumV1, specificando come il termine Abbatis debba essere interpretato quale forma al genitivo del nome proprio Abbas. II busto, che lo stesso Marcovich pero non illustra graficamente, non reca infatti nessuna insegna ecclesiale93. " Un caso a parte c naturalmente rapprcscntato dall'anello di Gumedruta, il solo a noi giunio con un nome e un busto femminili, per il quale rimando a LUSUARDI SIENA 2004, pp. 116-119; LUSUARDl SIENA in corso di stampa, pp. 112-116. " II gesto si ritrova sugli anelli a nome di Arichis, Rodchis, Aufret. *' Solo l'anello di Auto limita la raffigurazione alia testa, senza indicazione ne delle spalle ne del busto. * Tale particolarc non e chiaramente riconoscibile nella figura di Faolfus, ma «e \isibile in modo chia- rissimo che i capclli cadono verso il basso in entrambi i lati» (KURZE 2004, p. 41). *9 Privo di baffi mi pare essere il solo Ansvald. " Richiamo, all'opposto, l uniforniita lipologica riscontrata nelle raffigurazioni impresse sugli exagia vitrei bizantini, the rafligurano, appunto, I'autorita imperiale. " Sul testo legislative, vedi da ultimo lus1iakdi SlENA 2004, pp. 122-123. M Marcovich 1984. p. 219. marcovich 1984, p. 219. 9 5 3a 3b 3c Fig. la. Exagium vitreo con monogramma a blocco KSiNITANTINOY o KONITANTIOY; b. Exagium vitreo con monogramma ctudforme AKAKIOY (da Byzantx 1992). Fig. 2a. Exagium vitreo con busto e scritta circolare +EniPOrATOYEriAPXOY (da ZACOS - VEGI.ERY 1972); b. Exagium vitreo con busto e scritta circolare +Eni0EOAOTOYEIIAPXOY (da ZACOS ■ VEC;1.ERY 1972); c. Exagium vitreo con busto e monogramma AKAKIOY (da PERASS1 2000). Fig. 3a. Exagium vitreo con busto c scritta circolare +XEPEIOY (da GENTttJ 1999); b. Exagium vitreo con busto e scritta circolare +APOXEPIOYEI1APXOY (da FORIKN DE RCX.HESNARD 1972a); c. Exagium vitreo con busto e scritta circolare +EniUlANNOYF.riAPXOY (da Hyzance 1992). 8 9 Fig. 4. Exagium vitrco con scritta CONSTAN/T1NVS/CAESAR/A (da FORIEN DE ROCHESNARD 19721. Fig. 5. Follis di Costantino II della zecca di Cizico (da MAZZINI 1958). Fig. 6. Exagt'um vilreo con scritta ANACTAC (da l-'ORIEN DE R( )CI (F.SNARD 1972a). Fig. 7. Exagium vitreo con scritta destrorsa NHKH*OPOY (da PF.RASSI 2002). Fig. 8. Exagium vitrco con scritta circolare +EllII<,lANNOYEIlAPXOY c monogramma ccntralc a blocco EHIMAYPIKIOY [?] (da ENTWISTLE 1994). Fig. 9. Exagium vitreo con scritta circolare DNIVSTINIANVSPPAVC. busto nimbato e monogram- ma cruciforme retrogrado lEPflOY (da ENTWISTLE 1994). 10 12 Fig. 10. Exagmm vitreo con scritta circolare +DNIVSTINPPAVGANNIII c busio (da FORIEN DE ROCHESNAKD 1972a). Fig. 11a. Exagium vitreo con due busti c monogramma a blocco nAOAOY (da FORIEN DE ROCIIESNARD 1972a): b. Exagium vitreo con due busti e monogramma cruciforme rENE6AIOY (da ENTW'ISTLE 1994). Fig. 12. Exagium vitreo con tre busti e monogramma a croce 0EOAOTOY (da DE MARKOFF 19101. 14 15 Fig. 13a. Follis di Giustino 11 (da DOC II; b. Follis di Focas Ida DOC II/l); c. Follis di Giustino II (da DOC I); d. Mezzo follis di Eraclio (da DOC II/l); e. Follis di Eraclio (da DOC 11/1); f. Fo//m di Costante II (da DOC 11/2). Fig. 14. Multiplo in oro del valore di 56 solidi di Giustiniano I (da Byzance 1992). Fig. 15a-c. Exagia in metallo con due o tre busli impcriali (da DORR 1964). 16a 16b Hg> 16a. kxagium in metallo con trc imperatori seduti in trono; r-xagmm in metallo ton due imperatori in atto di cacriare una fiera. Restituzioni grafiche di Paola Piva. 17a 17b 18a 18b Fis. 17a. Exagmm Vltrco con busto c scritta circolare +EmiQANNOYEriAPXOY; b. Exagium vitreo con busto e scritta circolare +EIIIPOrATOYEnAPXOY (da ZACOS - VEGLERV 1972). Fig. 18a-b. Folks di Maurizio Tiberio (da DOC I).
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