Lo scavo di Via dei Giardini (Imperia). Le monete morePublished in "Archeologie ad Imperia. Aggiornamento sulle ricerche (anni 2002-2007). Atti della giornata di studio (Imperia, 15 maggio 2008)", ed. by L. GAMBARO, Genova 2010, pp. 38-43 |
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COMUNE Dl IMPERIA
MINISTFRO
PER I BENI E
LE ATTIVITA
CULTURALI
Provincia
GIORNATA DI STUDIO
ARCHEOLOGIE AD IMPERIA
(2002-2007)
Imperia 15 maggio 2008
A CURA DI LUIGI GAMBARO
DE FERRARI
LO SCAVO Dl VIA DEI GIARDINI
LE MONETE
Claudia Perassi
Nove sono le monete romane recuperate nel corso
delle indagini archeologiche condotte a Imperia nel-
I area della roce del corrente Prino. L'ambito cronolo-
gico attestato dalla quasi totalita del materiale e la pri-
ma eta imperiale: ben otto esemplari appartengono,
infatti, alle emissioni di Augusto, Tiberio, Claudio e
Domiziano. Precedents a tale periodo e solo un pezzo
coniato nel periodo medio-repubblicano. Dopo un
amplissimo intervallo cemporale, la documentazione
riprende con una moneta battuta negli anni centrali
del IV secolo d.C.
1. Il quadro numismatico
II materiale imperiese appartiene tutto al segmen-
to inferiore della monctazione, come avviene di con-
sueto per quello ritrovato nel corso di scavi archeolo-
gici. Si tratta infatti, in genere, di esemplari smarriti
dai loro utenti: ed e naturale che il proprieiario di una
moneta di basso valorc non metta in atto ricerche
troppo affannose per ritrovarla, permettendolc cosi di
giungere fino a noi.
Gli esemplari emessi nel corso del I secolo d. C. si
inseriscono nel quadro del numerario romano succes-
sive alia riforma attuata da Augusto nel 23 a.C. circa,
che riporto ordine nella produzione di monete, cadu-
ta vittima anch'essa del disordine istituzionale che
aveva contraddistinto la fase finale del periodo repub-
blicano. Con la sola eccezione di un pezzo di produ-
zione gallica, furono tutti coniati nella zecca di Roma,
che proprio a seguito della riorganizzazione augustea
riprese remissione di nominali in bronzo, interrotta a
partire dall'eta sillana. II sistema quadrimetallico
inaugurato da Augusto prevedeva, dunque, la conia-
zione di nominali in oro (aureus, quinarius aureus),
argento (denarius, quinarius) e in metalli non prezio-
si. In oricalco, una lega di zinco e rame, venivano bat-
tuti il sestertius (= 4 assi) e il dupondius (= 2 assi), in
rame Yas e il quadrans (= 1/4 di asse). Tutti i nomina-
li erano posti in relazione fra loro da un preciso rap-
porto di valore, che ne permctteva la convertibilita.
La documentazione in esamc comprende dunque
un solo dupondio, battuto durante il principato di
Claudio con il tipo di Cerere al Rovescio (cat. n. 7) e
cinque assi', tre dei quali emessi da Tiberio in onore
del padre adottivo divinizzato. Di questi, due (cat. nn.
4-5), databili al 15-16 d. C. circa, appartengono alia
serie caratterizzata sul Rovescio da una figura femmi-
nile in trono con scettro e patera nelle mani, interpre-
tata generalmente come Livia, moglie di Augusto e
madre di liberie), nel ruolo di sacerdotessa del divo
Augusto. Un terzo esemplare (cat. n. 6), di collocazio-
ne cronologica piu estesa (22/23-30 d.C. ca.), reca
impresso il tipo dell'ara. Un quarto asse tiberiano (cat.
n. 3) e invece del tutto illeggibile sia nella parte ico-
nografica, sia nella parte epigrafica del Rovescio, cosi
da essere genericamente assegnato agli anni di regno
del princeps. L'asse piu tardo appartiene, inline, alia
produzionc monetale di Domiziano (cat. n. 8): la
notazione del quattordiccsimo consolato ricoperto
dall'imperatore ne permette una datazione molto
puntuale, fra I'88 e 1*89 d.C. L'esemplare si presenta
in condizioni di conservazione molto buone, cosi da
permettere la lettura di tutti i particolari del ritratto
imperiale e dell'immagine di Fortuna, la dea che
governa il destino degli uomini, rappresentata per
questo con il timone nella mano destra. Tale freschez-
za del tondello monetale e segno di una permanenza
in circolazione dell'asse non particolarmcnte lunga, o
non particolarmente intensa.
Piii complessa risulta ridentificazione del tipo di
nominale di produzionc gallica (cat. n. 2), per il qua-
le gli studiosi indicano un'equivalenza con l'asse o con
il dupondio auguster: quest'ultima identificazione
sarebbe confermata dalla raffigurazione di due teste
contrapposte sul Diritto. La moneta appartiene a un
gruppo di quattro serie, emesse in notevoli quantita
fra il 27 a.C. circa e il 10-14 d.C. dalla zecca di Colo-
nia Nemausus o Nemausensium (odierna Nimes), che
ebbero una circolazione vastissima, non limitata alia
sola Gallia, ma estesa a tutto il territorio romano, con
38
diffuse attestazioni anche in Italia settcntrionalc'. La
porzionc destra dell'csemplarc da Impcria, the subi
unoperazione di dimezzamento in eta antica (vedi
oltre), raffigura la testa nuda di Augusto rivolta a
destra, dietro alia quale doveva trovarc collocazione
quella di Marco Agrippa, rivolta invece a sinistra.
Lamico e genero del princeps, nonche suo prezioso
collaboratore c comandante della flotta, reca sul capo
una doppia corona - di lauro e rostrale -, con eviden-
te richiamo pertanto alle grandi vittorie navali di
Mylae c di Nattlocho del 36 a.C. e di Azio del 31 a.C,
riportata, quest'ultima, sulle forze congiunte di Mar-
co Antonio e Cleopatra VII. Alia conquista romana
deH'Egirto allude anche il tipo impresso sul Rovescio
della moneta: il coccodrillo, simbolo della fauna che
popola l'habitat nilotico, appare legato con una
pesantc catena metallica ad una palma', dalla quale,
nella parte di tondello non conservato, doveva pende-
re una ghirlanda di lauro, cosi da ribadire l allegoria
vittoriosa del tipo monetale. II peso originate del-
resemplare dimczzato da Imperia, che possiamo rico-
struire di poco supcriorc a 10 grammi, permette di
assegnarlo alia terza serie coniata a Nemausus con il
tipo del coccodrillo incatcnato, emessa con molta
abbondanza fra il 16/15 circa e il 10 a.C, con una
media ponderale di gr. 12,50.''
La moneta piii tarda, come gia anticipato, appar-
tienc alia produzionc monetale in rame tardo-impe-
riale (cat. n. 9). Nella ditficolta a ricostruire con
esattezza la fase finale della monetazione romana.
rimangono inccrti anche i nomi con i quali doveva-
no essere designati i diversi nominali. Per conven-
zione, si prererisce pertanto indicarli con sigle come
AE 1, 2, 3, 4, in riterimento alle dimensioni del loro
tondello, dalla maggiore alia minore. LAM 3 da
Imperia appartiene dunque alle serie caratterizzata
sul Rovescio dal tipo dell'imperatore in atto di tra-
figgere con la lancia un nemico, sbalzandolo da
cavallo. L'uccisione del cavaliere c celebrata dalla
scritta monetale come una restaurazione di tempi
felici. II soggetto fa la sua comparsa nella moneta-
zione romana a seguito della riforma eftcttuata nel
348 dalTimperatore Costanzo II e viene utilizzato
fino al 361 da numerose zccchc, occidentali come
oriental!7, the appongono nell'esergo monetale la
propria sigla. Tale indicazione risulta purtroppo
illeggibile nel pezzo da Imperia.
Parte delle monete dall'area della foce del Prino e
stata ritrovata in contesti stratigrafici poco significati-
vi. Un asse di Tiberio (cat. n. 5) proviene, per esem-
pio, da un recupero di superficie, mentrc un secondo
(cat. n. 3), cosi come la moneta di Augusto dimezza-
ta (cat. n. 2), e pcrtinente alia lase moderna del sito.
Rilevante e stato, di contro, il rinvenimento di un asse
di Tiberio e del dupondio di Claudio (cat. nn. 4, 7) in
fase con la risistemazionc del tratto della via Julia
Augusta intercettato dalle indagini archeologiche. La
data piii recente ofFerta dai due escmplari. rappresen-
tata dal 41-50 circa d.C, e naturalmente da valutare
solo come un termine post quern per tali attivita di
riassetto. II grado di usura poco accentuato del
dupondio, depone pero per una sua durata in circola-
zione non troppo estesa. L'AE 3 di Costanzo II (cat.
n. 9) proviene invece da uno strato legato alia creazio-
ne del primo impianto abitativo nell'area, che com-
porto robliterazione della strada. Anche in questo
caso la moneta non sembra aver a%'uto una durata di
vita molto lunga, poiche le sue supcrfici appaiono piii
compromesse da fenomcni di corrosione conseguenti
alia permanenza per secoli nel terrcno, che non per
I usura dovuta ad una circolazione prolungata.
2. Le monete dimezzate
Risulta interessante il dato che due delle monete
ritrovate a Imperia siano state deliberatamente spczza-
tc a meta. Un csemplare (cat. n. 1) e molto usurato,
ma mi sembra certa una sua catalogazione come un
asse bairuio durante il periodo medio-repubblicano,
caratterizzato dunque dalla testa di Giano barbato sul
Diritto e da una prua a destra sul Rovescio. II secon-
do pezzo e la moneta coniata a Nemausus negli anni
finali del I sec. a.C"., appena descritta (cat. n. 2).
II fenomeno del dimezzamento degli assi Gia-
no/Prua e di qualche serie ben precisa di eta tardo-
repubblicana prodotta in zecche diverse da Roma,
fra le quali anche le emissioni galliche con il cocco-
drillo", e ampiamente attestato in tutta la parte occi-
dentale dell lmpero, sia sul territorio italiano, sia
nelle regioni al di la delle Alpi (Gallia c Germania,
soprattutto).' La sua pratica dovette raggiungere in
alcune aree una rilevanza dawero notevole, sc nel
1877 furono recuperati a Saepinum oltre quattro
chilogrammi di monete dimezzate, purtroppo non
idcntificabili.1"
39
Claudia Petassi
La produzione di assi con i tipi di Giano e della
prua aveva avuto inizio nella zecca di Roma nel 225
a.C, perdurando fino al primo decennio del I secolo
a.C, con una pondometria pero sempre calante. Si
passo infatti da un asse detto librale perche il suo peso
teorico corrispondeva a una libra romana di gr 327,45
ca, a un asse semiunciaJe, battuto a 1/24 di libra, dun-
que a gr 13,65 (peso teorico). Fra questi due estremi
ponderali si collocano gli assi detti sestantali, basati su
un peso di 1/6 di libra (= gr 54,58), immessi in circo-
lazione in concomitanza con l'introduzionc del siste-
ma del denario in argento nel 211 a.C. circa, e quelli
decri unciali, battuti poco dopo su un piede di 1/12 di
libra (= gr 27,29)." Sono proprio gli assi di queste due
riduzioni ponderali, coniate in notevole quantita, ad
essere interessati dalla pratica del frazionamento. Poi-
che il diametro medio degli assi di entrambe le serie
ponderali si pone Ira mm 32 e mm 29 e il peso reale
dei singoli esemplari varia notevolmente rispetto a
quello teorico, con una netta tendenza verso il basso,
il materiale spezzato rinvenuto in scavo, nella massi-
ma parte dei casi ridotto a mezzi tondelli completa-
mente evanidi, pertanto del tutto privi di elementi di
riconoscimento significativi, risulta difficilmence inse-
ribilc con certezza in una delle due riduzioni dell'asse
repubblicano.12
I numismatici si sono interrogati gia alia fine del
XIX secolo sul motivo del dimezzamento intenziona-
le di alcuni ben precisi nominali bronzei romani. Per
la realta italiana, ancora oggi fondamentale e lo studio
di Lorenzina Cesano pubblicato sulla "Rivista Italiana
di Numismatica" del 1915. Oltre a presentare il cen-
simento di 169 pezzi ritrovati nell'Urbe e in centro
Italia c la segnalazione di sei ritrovamenti da "vari
punti della penisola italica"'1, la studiosa pone l'opera-
zione del taglio di numerario romano in relazione con
la situazione di penuria di divisionale spicciolo che si
verifico nella circolazione monetale della seconda
meta del I secolo a.C, a seguito dell'arresto, a partire
dall'eta sillana, della produzione di moneta enea da
parte della zecca di Roma. Ad essa pose termine la
riforma monetale di Augusto, che ebbe come conse-
guenza la riapertura della zecca dell'Urbe per la conia-
zione dei nuovi nominali in oricalco e rame. Le
monete spezzatc pertanto "dovettero compiere lo stes-
so ufficio delle monete intiere, ebbero cioe corso
come quelle e insieme con quelle come meta e quarti
dei nominali interi".11 Lampia diffusione geografica e
cronologica della pratica, inoltre, conrermerebbe che
essa non awenne "contro l'espresso volere di Roma".1'1
In Italia sarebbe cessata, pero, prima che nei territori
al di la delle Alpi, dove la frammentazione interesso
anche gli assi augustei e tiberiani."'
Theodor Buttrey prospetta invece "two totally
separate instances of halving"1 per la monetazione
repubblicana e per quella della primissima eta impe-
riale. La prima fu comune a tutto l'Occidente roma-
no, mentre la seconda - in base ai ritrovamenti -
avrebbe interessato solo la valle del Reno negli anni
Trenta del I secolo d.C.ia Lo scopo di quest'ultima
operazione di dimezzamento fu effettivamente quella
di creare due monete che valessero la meta rispetto
aH'originale, ossia due semissi partendo dal tondello
di un asse.1'' II frazionamento degli assi sestantari e di
quelli unciali Giano/Prua e delle cmissioni in bronzo
tardo repubblicane di zecche diverse da Roma awen-
ne invece negli anni Venti del I secolo a.C. ed ebbe a
che fare effettivamente con la riforma monetale mes-
sa in atto da Augusto.J" Forse pochi anni prima della
sua realizzazione, e certamente in seguito, alio scopo
di ottenere una redefinition of the currency1', gli assi
con testa di Giano al Diritto (sestantali ed unciali)
furono ritariffati quali dupondii, cos! che la loro fram-
mentazione origino due assi di standard semiunciale,
di peso pertanto pressoche equivalente a quello degli
assi battuti a Roma su un piede di gr 11 circa, in con-
seguenza all'intervento augusteo in ambito moneta-
rio. Lo stesso awenne con le monete di emissione gal-
lica ed italica, assi o dupondi che fossero." Lo stock
monetario in circolazione nei due ultimi decenni del-
l'eta repubblicana doveva pertanto risultare composto
da vecchie monete intere o spezzate, spesso pressoche
ridotte dall'usura a un pezzo di metallo privo di ogni
segno iconografico ed epigrafico, come e per l'esem-
plare da Imperia, e dai nuovi sesterzi, assi, dupondi e
quadranti introdotti da Augusto.
La frammentazione di monete repubblicane e un
fenomeno ben documentato anche da ritrovamenti
dal territorio ligure. Per l lmperiese si possono citare
due esemplari rinvenuti a Monte Colma. Anche in
questo caso un pezzo (cat. n. 10), completamente eva-
nido, pub essere identificato con un asse del tipo Gia-
no/Prua. II secondo (cat. n. 11) appartiene invece con
certezza alia produzione coniata da Ottaviano nel cor-
40
Lo scavo di via dei giardini. Le monele
so delle guerre civili, in localita diverse da Roma. I
nominaJi, forse anch'essi dei dupondi21, vennero pro-
dotti in quanticativi massicci intorno al 38 a. C. in
una zecca che si presume attiva sul territorio italiano,
seppur non meglio localizzabile.24 Entrambi i lati raf-
figurano una testa maschile: sul Diritto Ottaviano,
leggermente barbato, in segno di lutto per la morte di
Cesare, sul Rovescio il Divus Iulius incoronato di lau-
ro, del quale il primo, non ancora Augusto, si defini-
sce filius. L'esemplare da Monte Colma presenta solo
la parte posteriore del capo di Ottaviano, mentre la
rafflgurazione di Cesare divinizzato e limitata al pro-
filo del volto.
Ancora in ambito ligure, rilevante per la sua impo-
nenza appare la documentazione di moneta frammen-
tata dagli scavi di Genova, Colic di Castello. II materia-
le numismatico, costituito da 99 pezzi databili dall'eta
repubblicana a quella tardoantica, e stato infatti ritrova-
to intenzionalmente spezzato in piu del 60% dei casi.
Si tratta di porzioni variabili quanto ad estensione, cor-
rispondenti a un mezzo, a un terzo e perfino a un quar-
to del tondello originale.'^ II loro pessimo stato di con-
servazione non ha permesso la lettura di nessun parti-
colare, ne iconografico, ne epigrafico. Spostandoci piu
a oriente, il materiale numismatico da Luni compren-
de un mezzo asse repubblicano completamcntc usura-
to2'' e un mezzo dupondio di Ottaviano dclla zecca gal-
lica di Vienna, coniato nel 36 a. C. circa.2
Per analogia con la skuazione imperiese, segnalo
anche I'interessante documentazione dagli scavi di
Pianello Val Tidone (Piacenza). Le campagne di scavo
condotte fra il 1985 e il 1997 hanno restituito infatti
ben quindici monete spezzate sulle ventidue di eta
repubblicana. Fra esse erano presenti assi repubblica-
ni Giano/Prua, un esemplare (o due?) del tipo
DIVOS IVLIVS come quello da Monte Colma e un
dupondio di Nemausus con il coccodrillo incatenato
come quello da Imperial"
Catalogo (tav. V a)
Impkria, Via dei Giardini
1. Moneta dimezzata (asse repubblicano?)
DI Parte destra di testa gianiforme?
R/ Prua a d.?
AE; gr 7,40; mm 30; IM GA US 197
2. Asse di Augusto dimezzato, zecca di Nemausus., ca.
16/15-10 a.C.
DI Testa nuda di Augusto a d. Sotto, [DIV]IE
R/ Parte anteriore di un coccodrillo, incatenato a una pal-
ma, dalla quale pende una ghirlanda. In alto, [COL] NE[M]
AE; gr 5,12; mm 26; 180°; IM GA US 210
RPCl, 523
3. Asse di Tiberio, zecca di Roma, 14-37 d.C.
DI ...]DIVIAVGFAVG[.... Testa di Tiberio a s., con coro-
na di lauro.
R/ Scritta e soggetto illcggibili.
AE; gr 9,51; mm 27; IM GA US 100
4. Asse di Tiberio per il Divo Augusto, zecca di Roma,
ca. 15-16 d. C.
DI [DIWSAVGV-STVSPATER]. Testa del Divo
Augusto a s., con corona di raggi. Davanti, fulmine; in
alto, Stella a sei raggi.
Rl Figura femminile drappeggiata, seduta in trono a d., i
piedi posati su uno sgabello, la patera nella destra proresa, lo
scettro nella sinistra. Nel campo, a s., S; a d., C.
AE; gr 9,42; mm 27; 360°; IM GA US 193
RICV, p. 99, n. 72
5. Asse di Tiberio per il Divo Augusto, zecca di Roma,
ca. 15-16 d.C.
DI DIWSA]VGV-STVSPATER. Come la precedentc.
R/ Come la precedente.
AE; gr 9,15; mm 27; 360°; IM GA sen. B sporadico
RICV, p. 99, n. 72
6. Asse di Tiberio per il Divo Augusto, zecca di Roma,
ca. 22/23-30(?) d.C.
DI DIWSAVGVSTVSfPATER]. Testa a s. del Divo
Augusto, con corona di raggi.
Rl Recinto di un'ara. A s., S; a d., C; in es„ PROVIDENT.
AE; gr 9,66; mm 28; 180°; IM GA US 106/108
RICV, p. 99, n. 81
4 1
7. Dupondio di Claudio, zecca di Roma, ca. 41-
50(?+) d.C.
DI TICLAVDIVSCAESAR[AVGPMTRP]I\1I'. Testa
nuda di Claudio a s.
R/ CERES-AVGVSTA. Cerere. drappeggiata e vclata.
seduta in trono a s., spighe nclla destra protesa, una lunga tor-
cia nella sinistra. In es., SC.
AH; gr 13,97; mm 28; 360°; IM GA US 198
UlCP.p. 127, n.94
8. Asse di Domi/iano, zecca di Roma, 88-89 d.C '..
DI IMPCAESDOMITAVG[GERMCOSX]IIIICF.N-
SPERPP Iista di 1 )omiziano a d., con corona di lauro.
RJ FORTVNAK-AVGVS[TI]. Parma, drappcggiata, in
picdi, di fronte, testa a s., la cornucopia nella sinistra, il timone
puntato a terra nella destra. Nel campo, a s., S; a d.. C.
AH; gr 9,84; mm 29; 180°; IM GA US 197
R1CWIX, p, 310. n. 648
9. AE 3 di Costanzo U, 348-361 d.C.
DI ...]VS[... Busto di fronte, testa a d. con diadcma, di
Costanzo II.
RJ [FEJLTEMP-REPARATIO. L'imperatore in atto di tra-
figgcre con la lancia un nemico. sbalzandolo da cavallo. Es. ill.
AE; gr 2,10; mm 19; 360°; IM GA US 118
Sanremo, Month. Colma
10. Mo net.i dimezzata (asse repubblicano?)
DI Scritta e figura illeggibili.
RJ Scritta e figura illeggibili.
AE;gr 12,73; mm 32
11. Moneta di Ottaviano dimezzata, zecca in Italia, 38
a.C. ca.
DI Parte posteriore della testa nuda di Ottaviano a d.; die-
tro. DIV1[F].
RJ Parte antcriore della testa del Divo Ciiulio a d.. con dia-
dcma. Oavanti, |D]IV[OS].
AE; gr 7,33; mm 29
WCI.620
Note
Unicamente come indicazioni di massima, ricordo che la
testimonianza epigrafica da Pompei attesta come nella
cittadina vesuviana un boccale di vino di media qualita
costassc un solo asse, mentre se ne pagavano due per vini
di migliore qualita e quattro per il prelibato Falerno (C//
IV, 1679). I.'acquisto quotidiano di prodotti alimentari
da parte di una famiglia composta probabilmente da tre
persone. descritto da un'iscrizione annotata sulla parete
di una casa (C'/Z. IV.5380), comporta invece una spesa
media di circa sei scster/.i al giorno, con una uscita
annuale die pub pertanto esscre calcolata in circa 2.160
sesterzi.
La prima ipotesi e sostenuta da C"iR/\M 1946. p. 75;
propcndono invece per la seconda A MAN DRV 1986. p.
27cRPC\. p. 153.
1 Vedi Grant 1946, pp. 71-72.
l.a prcsen/.a di tale albero resta a tutt'oggi di difficile
spiegazione: un chi.uo legame dell'immagine della pal
ma con la citta di Neinausus c attestato pero da altrc
emissioni qui prodotte (vedi CHRISTOI. GOLDINEAU
1987, pp. 99-100). Permanc incerto anche il motivo
che indusse a privilegiare su questc abbondanti serie
galliche un'iconografia celebrativa della conquista del-
I'EgittO (per le diverse ipotesi. vedi CHRISTOl., GOUOI-
nij\u 1987, pp. 100-103).
NeU'esemplare da Imperia il particolarc dei nastri,
con i quali e annodata la ghirlanda. risulta di diffici-
le let t ura.
La testa di Augusto non sembra inl.mi recare la corona di
lauro, che compare invece sulla serie sueccssiva, di peso
leggermente superiore (gr 13,27), coniata Ira il 9/8 a. C.
ca. e il 3 d. C. (per la ricostruzione della pondometria del-
le quattro emissioni. vedi RPC1, p. 153).
Vedi CAIXEGHER 1998, pp. 36-39.
Sono ben attestati anche assi a nome di Cneo e di Sesto
Pompeo e nominali in bronzo di Ottaviano emessi dal-
le zecche galliche di Copia e Vienna e da una terza,
localizzata probabilmente in Italia (vedi Bl.'lTRHV 1972,
A?
Lo scavo di via dei giardmi. Le monele
pp. 34-37). Secondo Cksano 1915, p. 33. diversamen-
te da quanto attestato oltralpe (vcdi al proposito BUT-
trf.y 1972, pp. 37-38), la documentazionc italiana
cscludcrebbe l'utilizzo di monctc spezzate di AugustO e
per Augusto divinizzato. La vetusta ddl'articolo richie-
derebbe pero un aggiornamento dei dati, che sono
comunque confermati da BUTTREY 1972, p. 39 e
Madonna 1990, p. 134. La consuetudine ebbe una
forte ripresa in eta tarda, quando nominali di modulo e
di peso maggiori rispetto ai successivi AL 4 vennero
deliberatamente spezzati a meta, cos) da essere ricon-
dotti a valori piir bassi. La pratica dovette invece essere
assai mono diffusa nel periodo medioimperiale:
Madonna 1990, p. 135 cita pero, per esempio, un a.sse
c un denario dimezzati di Adriano da Tuvitnum, mentre
undid esemplari in bronzo da Adriano a Volusiano
sono menzionati da cesano 1915, p. 27 tra il materia -
le dal Tevere (la stessa cksano 1915, p. 38 propone per
il frazionamento monetale di questo ambito cronologi-
co funzioni rituali, die sarebbero da valutare con nuovi
dati contestualizzati).
l.a consuetudine era diffusa anche a Roma stessa, come
si evince per esempio dalla documentazionc monetale
recuperata dal fondo del Tevere (vcdi Cksano 1915, p.
26; Sr.RAi lN 2004).
Vcdi Cksano 1915. p. 28: il ritrovamento comprende-
va anche molte lucerne e "vasetti", oltre a 192 moncte
in bronzo intere "di vari moduli cd epoche diverse,
imperiali. etrusche e famigliari [sc. rcpubblicane]" (la
notizia e riportata in NSc, 1877, p. 282).
II peso reale dei singoli esemplari e pero molto vario,
con una tendenza al ribasso rispetto alia media teorica.
Gli 84 pczzi di assi anonimi sestantali (scrie IMC56/\)
del Museo Kestner di Hannover, per esempio, vanno da
un peso massimo di gr 62,74 (BERGER 1989, n. 508) a
un peso minimo di gr 13,64 (Bl.RChR 1989, n. 592).
Vedi a tale proposito anche Bl,' i i REY 1972, p. 40,
secondo il quale '"the two groups of asses would not
have been sharply distinguishable in circulation".
Nessuno riguarda il territorio ligure: per la Cisalpina
sono menzionati la meta di un denario di C. Cassius da
Masera (Padova) e alcuni pezzi dal Gran San Bernardo
(Cksano 1915, pp. 28-29).
M Cksano 1915, p. 35.
" Cksano 1915. p. 36.
14 Cksano 1915, p. 33.
" BUTTREY 1972, p. 40.
11 BUTTREY 1972, pp. 40-41.
I nominali spezzati furono infatti nella massima parte
dei casi degli assi (BUTTREY 1972, p. 42).
' Blttrkv 1972, p. 43.
BUTTREY 1972, p. 47.
Tale ipotesi troverebbe conterma nell'iconografia del-
I'asse augusteo. Unico fra i nominali enei emessi nella
zecca dell'Urbe, esso reca infatti sul Diritto il ritratto
del prhiceps, che assumcrebbe pertanto il significato di
un contrassegno di valore, richiamando cosi la tipologia
degli assi e dei dupondii spczzati che, proprio a seguito
del loro dimezzamento, erano caratterizzati da una sola
testa (buttrey 1972, pp. 43-33). Questa considerazio-
ne non tiene conto. pero, del tatto che gli assi sestanta-
li ed unciali ancora in circolazione alia fine del I secolo
a.C. dovevano essere spesso cosi fortemente usurati da
risuliare pressoche illeggibili.
u Vedi amandrv 1986, p. 25 e RPC. I, p. 161; si tratte-
rebbe invece di assi unciali ridotti per AMELA VaLVERDE
2003, p. 29. Altri aurori vi riconoscono infine dei
sesterzi (la questione metrologica, con le diverse ipotesi
elaborate in merito, e presentata in A.mki A VaLVERDE
2003, pp. 28-29).
Sono state propostc zecche quali Puteoli e Perusia, ma
non sono mancatc localizzazioni anche in ambito galli-
co (per uno status quaestioms, vedi amkia Vai.vkrdk
2003, pp. 30-35).
;( BlAGINI 1993, p. 241. Per il territorio italiano, il ritro-
vamento di tondelli frammenrati in porzioni inferiori
della meta e citato da Cesano 1915, pp. 26-27.
Bkrtino 1973, p. 839, n. 7 (gr 12,15).
RPC I, 517. Inedito, dagli scavi della tabermi (J del l oro
cittadino (US 1689; gr 9,19; mm 31). Anche questa
serie monetale di coniazione gallica risulta subire con
frequenza operazioni di spezzatura (vcdi BUTTREY
1972, p. 35).
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