EX NVMMIS COGNOSCERE. La Collezione numismatica dell’Università Cattolica. Le monete romane repubblicane moreCatalogue of the exhibition EX NVMMIS COGNOSCERE (Milano, 25 aprile – 27 maggio 2004), a c. di C. Perassi, Milano 2004 |
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Istituto di Archeologia
Laboratorio di cotalogazione dei reperti archeologici
EX NVMMIS COGNOSCERE
LA COLLEZIONE NUMISMATICA
DELL'UNIVERSITA CATTOLICA
LE MONETE ROMANE REPUBBLICANE
Pubblie.i/ioni deH'I.S.U. University Catlolica
Istituto di Archeologia
Laboratorio di catalogazione dei reperti archeologici
EX NVMMIS COGNOSCERE
LA COLLEZIONE NUMISMATICA
DELL'UMVERSITA CATTOLICA
LE MONETE ROMANE REPUBBLICANE
Mostra fotografica
a cura di Claudia Perassi
Milano, Universita Cattolica
25 aprile-27 maggio 2004
Milano 2004
EX NVMMIS COGNOSCERE
La Collezione numismatica dell'Universita Cattolica
Le monete romane repubblicane
Coordinamento scientifico
Claudia Perassi
Autori dei testi
Francesca Agogeri
Luca Bottini
Marco Dido
Luigi Fontana
Daniela Musiari
Autori delle schede numismatiche
Francesca Agogeri
Catherine Aiquipa
Fabiana Barbaglio
Sabrina Boschi
Luca Bottini
Marco Dido
luhio I-'pifani
Luigi Fontana
Margherita Fumagalli
Autori dei commend alle monete
Fabio Epifani
Grazia Facchinetti
Elena Lamperti
Daniela Musiari
Claudia Perassi
Fotografte
Filippo Airoldi
Luca Bottini
Marco Dido
Grazia Facchinetti
Claudia Perassi
Mariangela Piziali
Sara Trezzi
Domenico Vetrisano
Nadia VIsintin
Elena Lamperti
Daniela Musiari
Silvia Pesce
Mariangela Piziali
Laura Sironi
Sara Trezzi
Domenico Vetrisano
Nadia Visintin
Michcla Zanchi
Mariangela Piziali
Laura Sironi
Sara Trezzi
Domenico Vetrisano
Nadia Visintin
Elena Lamperti
Laura Sironi
Sara Trezzi
Domenico Vetrisano
Progettazione, allestimento, realizzazione grafica
Filippo Airoldi
Grazia Facchinetti
Claudia Perassi
Finanziamento
Istituto di Archeologia dell'Universita
Cattolica di Milano
Servizio Didattica dell'Universita
Cattolica di Milano
© 2004 I.S.U. Universita Cattolica - Lirgo Gemelli. 1 - Milano
bttp://Wit-w. unicatt. it!librario
ISBN S8-8311-287-3
In copertina
Bottcga di Marinus Claeszon van Reymerswaele (1490 ca.-1567)
// cambiavalute e $u,i moglie Nantes, Musee des Beaux Arts
INDICE
Presentazione...........................................................................................5
Silvia Lusuardi Siena
I. LA COLLEZIONE NUMISMATICA DELL'UNIVERSITA
CATTOLICA DIMILANO..........................................................7
Claudia Perassi
Nascita della Collezione..................................................................7
Consistenza della Collezione..........................................................8
II "Laboratorio di catalogazione dei reperti archeologici"............9
II. IL SISTEMA MONETALE DEL DIDRAMMA.......................13
Luca Bottini, Marco Dido
III. IL SISTEMA MONETALE DEL DENARIO...........................17
Luigi Fontana, Mariangela Piziali, Claudia Perassi
La data di introduzione.................................................................18
Autorita emittente.........................................................................19
IV. LA MONETAZIONE IN BRONZO
DI ETA REPUBBLICANA.........................................................23
Sara Trezzi, Nadia Visintin
V. ASPETTITECNICI DELLA MONETAZIONE
REPUBBLICANA........................................................................29
Francesca Agogeri, Daniela Musiari, Domenico Vetrisano
La coniazione..................................................................................29
Erron di coniazione.......................................................................30
Monete suberate............................................................................32
3
Monete dentellate o serrate..........................................................33
Monete contromarcate .................................................................34
Marchi di controllo........................................................................34
VI. LA ZECCA DI ETA REPUBBLICANA...................................35
Claudia Perassi
VH.I SOGGETTI DEL SISTEMA DENARIALE
REPUBBLICANO........................................................................37
Claudia Perassi
CATALOGO........................................................................................45
Per un approfondimento bibliografico delle tematiche trattate........91
TAVOLE...............................................................................................93
4
PRESENTAZIONE
Con viva soddisfazione presento il catalogo della mostra Ex num-
mis cognoscere, organizzata dalla collega Claudia Perassi nell'ambito del
Laboratorio di catalogazione dei reperti archeologici. Tale Laboratorio
e stato attivato per la prima volta nel presente anno accademico, all'in-
terno della Laurea Triennale in Scienze dei Beni Culturali (indirizzo
archeologico). Una parte delle lezioni e stata dedicata al materiale
numismatico, utilizzando esemplari della Collezione dell'Universita
Cattolica, acquisiti dal compianto prof. Gian Guido Belloni fra il 1981
e il 1993 e pervenuti per donazione nel 1987 e nel 1998.
La mostra e il catalogo rappresentano la prima tessera concreta del-
Pattivita degli studenti e dei docenti coinvolti nel "Laboratorio": ci
auguriamo ne seguano presto altre, sia sul fronte numismatico, nella
prospettiva di valonzzare le ancora numerose monete della Raccolta
dell'Ateneo, dall'eta romana imperiale a quella bizantina e medievale,
sia su quello archeologico. I reperti nnvenuti negli scavi condotti nei
cortili della sede milanese dell'Universita Cattolica e altri manufatti
concessi in deposito dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della
Lombardia, in quanto provenienti da siti in corso di studio da parte di
docenti dellTstituto di Archeologia, rappresentano infatti un ricco
"giacimento" culturale, da sfruttare per la ricerca e la didattica.
Desidero infine sottolineare come, anche in occasione dell'allesti-
mento di questa mostra, si sia rivelato prezioso l'apporto del
Laboratorio di Archeologia "Michelangelo Cagiano de Azevedo", che
sempre piu si qualifica come una palestra di studio di grande utilita per
tutti gli studenti delle discipline archeologiche.
// Direttore dell'Istituto di Archeologia
Silvia Lusuardi Siena
3
I.
LA COLLEZIONE NUMISMATICA
DELL'UNIVERSITA CATTOLICA DIMILANO
Nascita della Collezione
Dai diversi docenti che si sono succeduti nell'insegnamento di
Numismatica presso l'Universita Cattolica di Milano, sempre e stata
awertita l'esigenza di poter disporre di monete originali, per comple-
tare la parte teorica del corso con una pratica, condotta direttamente
dagli studenti. Fin dalla prima meta del secolo scorso si cerco pertanto
di formare una piccola collezione a scopo didattico.
II prof. Serafino Ricci, titolare di un corso libero di "Numismatica e
Medaglistica" dalPanno accademico 1938/39 fino al gennaio 1943,
prowedeva inizialmente con proprie monete e
con calchi. Nel 1940, grazie a donazioni elar-
gite da "conoscitori ed amici dell'Universita
Cattolica" e anche da due iscritti al corso, fu
poi costituita una raccolta di 119 "monete dei
vari luoghi e tempi", come si apprende da dati
di archivio. Questa prima collezione numi-
smatica ando pero dispersa.
Un corso libero di Numismatica fu nuova-
mente istituito presso la Facolta di Lettere e
Filosofia nel 1962, su proposta del prof.
Michengelo Cagiano de Azevedo. Ne fu incari-
cato il Direttore del Museo Archeologico e del
Civico Gabinetto Numismatico di Milano, Gian Guido Belloni. Egli,
divenuto intanto Professore Ordinario di Antichita Romane, esercito
l'insegnamento di "Numismatica" ininterrottamente per bene trentun
Serafino Ricci
7
anni. Anche il prof. Belloni utilizzava per la didattica monete che gli
erano state regalate a questo scopo dal collezionista milanese Enrico
Leuthold, prendendosi pero cura, a
partire dal 1981, di costituire una rac-
colta numismatica di proprieta
dell'Universita, utilizzando Fondi
Ministeriali e del CNR a lui assegnati.
A questi esemplari si aggiunse nel
1987 il lascito per testamento
all'Istituto Toniolo di Studi Superio-
ri, ente fondatore e garante dell'Uni-
versita Cattolica, della collezione
numismatica appartenuta al manto,
da parte della prof. Anna Margherita
Vacchetta di Acqui Terme. La raccol-
ta fu infine incrementata nel 1998, a
seguito della donazione di esemplari
di proprieta del prof. Belloni offerta
dalle sorelle, Bianca e Tina, a ncordo del fratello Gian Guido, che tanta
appassionata competenza aveva dedicato all'insegnamento della Numi-
smatica nel nostro Ateneo.
Gian Guido Belloni
Consistenza della Collezione
La Collezione numismatica dell'Universita Cattolica e dunque for-
mata da tre nuclei:
• Monete acquistate dal prof. Belloni fra il 1981 e il 1993 presso le Case
d'asta milanesi Ratto e Crippa. I 132 esemplari sono tutti di alto
livello artistico e di notevole importanza stonca, con la presenza
anche di qualche pezzo di una certa rarita. Oltre a monete in argen-
to e in bronzo, vi sono anche tre esemplari in oro.
8
Solido di Costanzo II (zecca di Costantinopoli). Collezione dell'Universitd Cattolica
• Monete della collezione Belloni. Le 101 monete che costituiscono
questo nucleo, principalmente di eta romana, riflettono in parte
filoni di ricerca condotti dal loro proprietario: segnalo, per esempio,
la presenza di alcuni radiati contraffatti, che richiamano i suoi per-
sonalissimi studi sui motivi formali in monete di 'imitazione' del
III-IV secolo.
• Monete della collezione Vaccbetta. II lascito e costituito da oltre un
migliaio di pezzi, suddivisi per ambiti cronologici in numerosissime
buste, in attesa di essere compiutamente classificati. La raccolta ha
ll pregio di assemblare monete dell'eta greca, romana, bizantina,
medievale e moderna, permettendo cosi una visione complessiva
della storia monetale. La qualita delle monete non e in genere parti-
colarmente elevata, tanto che, almeno fra gli esemplari romani fino
ad oggi esaminati, sono presenti anche alcuni falsi.
// "Laboratorio di catalogazione dei reperti archeologici"
NelPambito del "Laboratorio per la catalogazione dei reperti
archeologici", attivato nel presente anno accademico all'interno della
Laurea Triennale in Scienze dei Beni Culturali, e sembrato didattica-
mente opportuno dedicate una parte delle lezioni esclusivamente alia
catalogazione del materiale numismatico.
U Laboratorio si e tenuto in Sala Consultazione, grazie alia disponi-
bilita dei Direttori della Biblioteca e della stessa Sala, oltre che del perso-
nale di quest'ultima. A tutti loro va pertanto un caloroso ringraziamen-
9
to, per aver permesso di
riservare parte della Sala
alio svolgimento del
Laboratono, consenten-
do cosi l'agevole consul-
tazione dei cataloghi e
dei testi numismatici qui
conservati.
II lavoro di classifi-
cazione ha riguardato le
87 monete romane di
eta repubblicana: 33
dalla Collezione Bello-
ni, 44 da quella Vacchetta, 10 da acquisti effettuati nel 1981, 1984, 1987,
1988 e 1993. Pur nella loro esiguita numerica, esse documentano in
modo quasi completo questa fase della storia monetale di Roma, dal
sistema del didramma a quello del denario, dai denari anonimi alle
emissioni finali della res publico., con
la presenza di esemplari in argento e
in bronzo. Due monete (nn. 56, 63)
erano gia state pubblicate nel volu-
metto Monete romane. Catalogo
commentate di monete dell'Uni-
versitd Cattolica, Milano 1985, da me
curato. Diciotto sono i pezzi falsi
che e stato possibile individuare: tre
sono stati comunque esposti in que-
sta sede, a scopo esemplificativo (nn.
37, 50, 53).
L'interesse e la dedizione con la
quale gli studenti hanno seguito il
Laboratorio mi hanno stimolata ad
organizzare questa piccola esposi-
zione, che da conto del loro lavoro.
10
Si e preferito adottare la formula di una mostra fotografica, certo meno
appagante, ma che non comporta 1'acquisto di vetrine specializzate e
Padozione di sistemi di sicurezza. Mi auguro pero di poter allestire in
futuro una mostra non solo "virtuale" della Collezione numismatica
del nostro Ateneo.
Ringrazio tutti gli studenti che hanno collaborate alia schedatura
dei pezzi, al commento di alcuni di essi, alia stesura dei testi sulla
monetazione romana repubblicana, alia ripresa fotografica delle mone-
te ed infine alPallestimento della mostra.
Grazie anche al dott. Filippo Airoldi per aver coordinato la parte
relativa alle riprese fotografiche ed aver curato, con la collaborazione
della dott.ssa Grazia Facchinetti, tutti gli aspetti tecnici dell'allesti-
mento.
Un ringraziamento infine all'Istituto di Archeologia, che ha soste-
nuto l'iniziativa, assumendosene anche gli oneri finanziari.
Claudia Perassi
11
II.
IL SISTEMA MONETALE DEL DIDRAMMA
II primo sistema monetale d'argento emesso da Roma fu quello del
didramma. La prima serie fu coniata intorno al 310 a.C; la piu tarda, il
cosiddetto "quadrigato", fu prodotta dal 225 ca. fino all'introduzione
del sistema del denarius. Queste monete sono chiamate anche
"Romano-Campane", poiche, pur essendo monete romane, come indi-
ca chiaramente la loro legenda, vennero coniate inizialmente in una
zecca situata in Campania (forse Neapolis), sulla base di pondometrie
in uso in Magna Grecia.
II sistema del didramma testimonia la necessita da parte di Roma di
creare uno strumento monetario efficace per mantenere rapporti con il
mondo magno greco, che gia dal V secolo utilizzava monete coniate in
argento. La monetazione romana fusa in bronzo ia.es grave) era desti-
nata infatti ai traffici interni e ai rapporti commerciali con l'Etruria e
con i popoli italici, ma non poteva competere efficacemente con la
monetazione che circolava nell'area meridionale della penisola.
Didramma ErcolelLupa (da ha moneta romana, p. 30)
II sistema del didramma comprende otto diverse serie, strutturate in
didrammi, dracme e nominali inferiori in bronzo. Al Rovescio le prime
13
quattro serie recano la scritta ROMANO (= Romanorum = dei Romani),
seguendo l'uso greco per cui l'autorita emittente veniva espressa con il
genitivo plurale del nome del popolo. Secondo Michael Crawford la terza
serie fu la prima ad essere coniata a Roma: il soggetto del Rovescio, ossia
la Lupa in atto di allattare Romolo e Remo, e infatti inequrvocabilmente
romano, a differenza dei precedenti. La sua emissione dovrebbe pertanto
essere collocata nel 269/268 a.C, rivalutando cosi le testimonianze di
Plinio (NH XXXIII, 42-44) e di Livio (Epit. XV), che indicano questi anni
come il momento in cui il popolo romano inizio ad usare l'argento. I
didrammi emessi dopo il 240 sono caratterizzati dalla legenda ROMA.
Didramma Testa di Apollo/Cavallo (da La moneta romana, p. 31)
Le emissioni dei didrammi non furono quantitativamente abbondan-
ti, come indica il numero di conii utilizzati per la loro produzione. Solo
con Pintroduzione del quadrigato si verified un notevole aumento della
produzione monetale, perche i conii utilizzati per la produzione delle
varie serie furono migliaia. L'introduzione del quadrigato coincise con
quella dell'asse Giano/Prua e con un'emissione di due nominali in oro
Quadrigato (cat. n.l)
14
detti "Oro del giuramento", perche recano al Rovescio appunto una
scena di giuramento, compiuto da due soldati in piedi, che brandiscono
una spada su un porcellino tenuto da un terzo militare.
"Oro del giuramento" (da La moneta romana, p. 37)
Secondo la scansione cronologica oggi maggiormente accreditata, il
sistema del didramma fu in uso dagli anni finali del IV secolo a.C. al
214-211 a.C, ossia fino all'introduzione del denario.
IL SISTEMA DEL DIDRAMMA
Data Soggetto Legenda Peso
310 a. Mane barbato/Protome di cavallo ROMANO gr 7,30
275 ca. Apollo/Cavallo al galoppo ROMANO gr7,20
269-8 ca. Ercole/Lupa che allatta Romolo e Remo ROMANO gr7,00
265 ca. Roma elmata/V'rtorw ROMANO sr b.bZ
241 ca. Marte imberbe/Protome di cavallo ROMA 6,60
234 ca. Apollo/Cavallo al galoppo ROMA gr 6,60
230 ca. Marte imberbe/Cavallo al galoppo ROMA 6,60
225 ca. Giano/Giove in quadriga ROMA Sr 6.60
La teoria tradizionale compattava invece tutte le emissioni del
didramma in un penodo di tempo compreso tra la fine del IV secolo
a.C. e il 269/8, anno della prima emissione del denario secondo questa
ipotesi ricostruttiva.
Luca Bottini, Marco Dido
15
III.
IL SISTEMA MONETALE DEL DENARIO
Si tratta della prima moneta d'argento di pondometria romana, la
cui introduzione fece seguito a quella del didramma, di pondometria
invece greca.
II sistema del denario e strutturato in tre nominali in argento: il
denarius, il cui peso corrisponde ad 1/72 di libbra romana (= gr 4,54) e
il cui valore era inizialmente equiparato a 10 assi di bronzo; il quinarius,
corrispondente alia sua meta (= gr 2,27); il sestertius del valore di 2,5
assi (= gr 1,13). I tre nominali recano sul Diritto il segno di valore cor-
rispondente: X per il denario, V per il quinario, IIS per il sesterzio.
Denario anonimo (cat. n. 7)
Nel corso del II secolo a.C, probabilmente intorno al 140, il denario
fu ritariffato ed equiparato a 16 assi: da qui l'uso del segno di valore
XVI o 36. Nel contempo divenne sempre piu rara la produzione dei
sottomultipli del denario.
II sistema denariale era completato da nominali in bronzo, dall'asse
alia semiuncia, la cui emissione, via via limitata ai nominali di maggior
valore, si interruppe pero dopo l'eta sillana, fino a Cesare.
Sporadica fu invece l'emissione di monete auree: dopo un'episodica
coniazione in concomitanza con Pintroduzione del denario, solo con
17
Silla e soprattutto dall'eta di Cesare in poi, la coniazione di aurei diven-
ne relativamente frequente e copiosa.
Aureo di L Manlio proquestore (da Suthf.RIAND 1974, nn. 75-76)
II sistema del denario costitui la base della riforma monetale attua-
ta da Augusto e, con opportuni aggiustamenti di peso e di contenuto
metallico, rimase in vigore fino al III secolo d. C.
La data di introduzione
Circa la data d'introduzione del sistema del denario, lungo e vivace
e stato il dibattito fra gli studiosi. La cosiddetta teoria tradizionale
poneva pertanto il suo inizio nel 269/8, essenzialmente basandosi su
un passo di Plinio (NH XXXIII,42-44), secondo cui "Pargento fu con-
trassegnato nell'anno 485 dalla fondazione dell'Urbe, cinque anni
prima della prima guerra punica", dunque nel 269, e di un analogo
passo di Livio (Epit. XV), che data l'uso dell'argento da parte del popo-
lo romano al 268, anno nel quale furono dedotte le colonie di
Ariminum e di Beneventum.
Quinario anonimo (cat. n. 3)
IS
I due passi presentano certamente delle difficolta interpretative e
delle inesattezze. Poiche ne Plinio, ne Livio fanno riferimento puntua-
le al denario, essi sono stati interpretati anche come riferiti alia prima
moneta d'argento emessa da Roma, ossia il didramma, o all'uso di
argento ancora non monetato, ma utilizzato sotto forma di lingotti.
La ricostruzione cronologica oggi maggiormente accreditata collo-
ca invece l'introduzione del denario in un periodo compreso tra il 214
e il 211, quale conseguenza della crisi politica e finanziaria che coinvol-
se Roma nel corso della Seconda Guerra Punica. Per far fronte ad essa,
si ebbe dapprima una drastica riduzione ponderale delle monete di
bronzo, oltre ad un abbassamento del peso e del contenuto di argento
del quadrigato. A questi prowedimenti fece seguito l'introduzione del
denario, che costitui una sorta di rivalutazione della moneta romana. Si
trattava infatti di una moneta d'argento puro al 97-98%, anche se di
peso inferiore.
Tale ipotesi ha trovato conferma negli scavi di Morgantina in Sicilia:
nel 1961 furono infatti rinvenuti denari fra i piu antichi, in ottimo stato
di conservazione, in contesti archeologici collegati alia presa della citta
da parte dei Romani, appunto nel 214 o nel 211.
Luigi Fontana, Mariangela Piziali
Autorita emittente
In eta repubblicana l'emissione di moneta era compito del Senato,
Denario di D. Silano (cat. n. 40)
19
che lo esercitava attraverso la magistratura dei triumviri monetales o
Illviri A.A.A.EF. (= Triumviri auro argento aere flando feriundo),
addetti pertanto alia fusione e alia coniazione dell'oro, dell'argento e
del bronzo. II loro nome compare sulle emissioni del sistema denaria-
le, dapprima in forma estremamente concisa o monogrammata, poi,
dalla meta del II secolo a.C, in forma piu estesa.
La magistratura del triumvirato monetale costituiva il primo gradi-
no del cursus honorum per un cittadino romano. Non infrequentemen-
te si tratta di personaggi che non progredirono ulteriormente nella loro
camera e che pertanto sono noti soltanto per avere apposto il proprio
nome sulle monete. Da Cesare il collegio fu ampliato a quattro mem-
bri. Tale magistratura h ricordata ancora su epigrafi del III secolo d. C,
ma non viene piu menzionata sulle monete dopo il periodo augusteo.
Talvolta anche altri magistrati, come i questori e i pretori, potevano
emettere moneta: in questo caso quasi sempre il loro nome e accompa-
gnato dalla sigla EX S. C. o S. C (= ex Senatus consulto).
Denario di Q. Antonio Balbo prctore (cat. n. 48)
Per sopperire alle spese legate alle operazioni militan, monete poteva-
no essere prodotte anche al di fuori della zecca di Roma, in officine iti-
neranti, al seguito degli eserciti. La coniazione di questa moneta "impe-
Denario di Ottaviano (cat. n. 71)
20
ratoria", sporadica prima di Silla, si intensified nella seconda meta del I
secolo, quando i diversi contendenti in lotta prowidero autonomamen-
te ai propri bisogni finanziari, con pesanti conseguenze sul peso e sulla
purezza dei nominali.
Claudia Perassi
21
IV
LA MONETAZIONE IN BRONZO
DI ETA REPUBBLICANA
L'emissione di monete vere e proprie a Roma si e avuta tardivamen-
te rispetto al precoce sviluppo politico e militare della citta.
Come per la monetazione in argento, anche le prime monete in
bronzo romane furono prodotte in Italia meridionale. Nella zecca di
Neapolis infatti, nel 320 a.C. circa, ossia dopo la stipula del foedus
aequum sancito nel 326 fra Roma e la citta campana, furono coniate due
emissioni, che raffigurano soggetti tipici della monetazione di Neapolis,
ma indicano Pautorita emittente con la scritta "dei Romani", inizial-
mente in alfabeto greco (= PQMAI£2N), poi in latino (= ROMANO).
Alia prima meta del III secolo (fra il 289 e il 275, secondo le diver-
se cronologie proposte), viene oggi fissata la data dell'introduzione di
un vero e proprio sistema monetale in bronzo, basato sulla libra roma-
na (= gr 327,45), e denominato pertanto dell'des grave o librale.
Datazioni piu alte, ancora nel IV secolo, erano state proposte in passa-
to, con una preferenza per gli anni intorno al 338-335.
Acs grave librale. Serie della testa di Roma (daALTERi 1998, n. 16)
Oltre alPasse, che pesava inizialmente appunto una libra e che costi-
tuiva Punita, il sistema, di tipo duodecimale, era articolato in frazioni
(semisse, triente, quadrante, sestante, uncia, talora semiuncia) e in rari
23
nominale
valore in assi
valore in once
Sextans = 1/6 = 2
Uncia = 1/12 = 1
Semuncia
1/24
1/2
V / l \ /
Quartuncia - 1/48 ■ 1/4
L'asse e Ic sue frazioni (da La moneta romana, p. 34)
24
multipli (dupondio, tressis, decusse), dapprima tutti ottenuti tramite la
tecnica della fusione, in seguito in parte fusi e in parte coniati, poi tutti
coniati. I nominali delle diverse serie subiscono una continua riduzio-
ne ponderale. I soggetti raffigurano teste di divinita (Mercurio,
Minerva, Apollo...), animali (delfino, cinghiale, cane...), oggetti
(caduceo, astragalo, una mano aperta...).
L'area di circolazione era limitata fondamentalmente al centro Italia,
con un utilizzo pertanto prettamente locale. La prima fase della mone-
tazione romana ha dunque una natura che possiamo definire "mista",
poiche strutturata su due sistemi monetali, uno in bronzo (aes grave)
ed uno in argento (didramma), basati su diverse pondometrie e con
aree di utilizzo differenti.
In concomitanza con l'introduzione della moneta d'argento detta
"quadrigato" nel 225 ca., viene emessa la serie basata su un asse che raf-
figura al Diritto la testa di Giano barbata e al Rovescio una prua di nave.
Asse della serie della Prua (da La. moneta romana, p. 32)
I nominali di valore inferiore raffigurano anch'essi la prua e una
testa di divinita: il semisse Saturno, il triente Minerva, il quadrante
Ercole, il sestante Mercurio, l'uncia Bellona. Questi soggetti resteran-
no fissi per tutta l'eta repubblicana. Ogni nominale, inoltre, reca un
marchio che ne indica il valore rispetto all'unita: I per l'asse, S per il
semisse; • • • • per il triente, • • • per il quadrante, • • per il sestante, •
per l'uncia.
Anche l'asse Giano/Prua subisce un'inarrestabile decurtazione pon-
derale. Quando viene introdotto il sistema del denario, l'asse e coniato
con un peso che corrisponde a 1/6 dell'asse librale, ossia gr 54 ca., ed e
25
detto pertanto asse sestantale. Riduzioni successive fecero si che l'asse
Asse anonimo (cat. n. 4)
pesasse 1/24 di libra (riduzione semiunciale: gr 13 ca.). Dall'inizio del
I secolo a.C. la coniazione del bronzo venne abbandonata, con una
tenue ripresa in eta tardorepubblicana. La riforma monetale di
Augusto introdusse nuovamente l'emissione regolare delle monete in
metallo non prezioso, utilizzando l'oricalco, ossia una lega di rame e
zinco, e il rame.
Asse di Hatria (III secolo a.C). Di Testa di Sileno; Rl Cane dormiente; sotto HAT
(da Numismatica Ars Classica, Auction 9, n. 400)
Serie monetali bronzee furono emesse nel corso del III secolo a.C.
anche da altre citta delPEtruria, del Lazio e deH'Umbria, della Lucania,
del Piceno e dell'Emilia, fino a che, con la conclusione della Seconda
Guerra Punica, tutte queste coniazioni ebbero definitivamente termi-
ne, per lasciare spazio al solo sistema del denario romano.
Sara Trezzi, Nadia Visintin
26
327.45 g 27,287 g 1,137 g
La libbra romana (da La moneta romana, p. 28)
27
V
ASPETTITECNICI
DELLA MONETAZIONE REPUBBLICANA
Denario di T. Carisio (46a.C). R/ Strumenti per la coniazione
(da BMCRR Rome, n. 4058)
La coniazione
Le tecniche utilizzate per fabbricare le monete in eta repubblicana
sono la fusione e la coniazione. La prima fu impiegata per approntare
le prime serie di aes grave. Con Pintroduzione del sistema del didram-
ma d'argento fu adottato il metodo della coniazione, esteso in seguito
anche alle monete di bronzo. Pertanto tutte le monete qui esposte
sono state approntate con questa tecnica, che consisteva in tre fasi:
1) Preparazione dei tondelli di metallo, generalmente ottenuti
colando il metallo in forme per la fusione, aperte o chiuse.
2) Preparazione dei conii, ossia dei punzoni in bronzo o in ferro, sui
quali veniva incisa l'immagine che doveva risultare in rilievo sulla
moneta.
3) Coniazione dei tondelli. II conio del Diritto veniva incassato in
un'incudine (conio fisso), mentre quello del Rovescio poteva
essere inserito in un supporto, oppure awitato direttamente al
martello (conio mobile). A questo punto il tondello veniva
ammorbidito riscaldandolo, e poi posizionato sul conio dell'in-
cudine. Mentre un operaio lo teneva fermo con le tenaglie, per-
che non si muovesse, un secondo operaio vibrava il colpo di mar-
tello, imprimendo cosi le immagini. Si otteneva in questo modo
29
la moneta finita. E stato calcolato che con un conio di Diritto era
possibile coniare circa 30.000 monete.
[
punzone
conio
di Rovescio
tondello
conio di Diritto
incudine
Schema del procedimento di coniazione (da Jenkins 1972, p. 17)
Errori di coniazione
Durante l'operazione di battitura si potevano verificare degli errori,
dovuti alia fretta o alia distrazione degli operai addetti. L'aspetto ano-
malo delle monete che subivano tali errori, non impediva ad esse di cir-
colare regolarmente, tanto da essere anche tesaurizzate.
• Monete incuse
Dopo essere stata battuta, la moneta poteva rimanere conficcata
entro il conio mobile, lasciando in vista il lato del Diritto. Se gli operai
non se ne accorgevano, procedevano ugualmente ad una nuova conia-
zione. In questo modo il tondello che veniva battuto riceveva regolar-
30
mente su un lato l'immagine in rilievo del conio del Diritto, fissato nel-
l'incudine, e sulPaltro lato la stessa immagine, ma in incavo, della
moneta rimasta incastrata nel punzone. La moneta presentava cosi su
entrambi i lati l'immagine del Diritto, ma da una parte in rilievo e dal-
l'altra in incavo.
Schema del procedimento di fabbricazione di una moneta incusa
(disegno di Domenico Vetrisano)
Questo errore si verifica soprattutto con le monete repubblicane. In
eta imperiale i controlli diventarono molto piu severi e il fenomeno si
ridusse notevolmente.
Denario incuso di Mn. Emilio Lepido {cat. n. 32)
• Monete fuori conio
Le monete possono presentare immagini non perfettamente centra-
te nel tondello di metallo. Questo errore si poteva verificare o a causa
31
di uno spostamento del tondello o per una difettosa operazione di bat-
titura, che non lo centrava esattamente.
Denario di C. Vibio Pansa (cat. n. 57)
• Monete ribattute
Durante la battitura, poteva accadere che il martello rimbalzasse sul
tondello, imprimendovi un'immagine duplicata su entrambi i lati o che
fosse necessario vibrare un secondo colpo, perche con il primo si era
ottenuta una impressione troppo debole.
Semiasse (di Q. Cecilia Mctello?) (cat. n. 29)
Monete suberate
Si tratta di monete costituite da un'anima in rame ricoperta da una
pellicola d'argento. In eta repubblicana sono suberati soprattutto i
denari, ma anche i vittoriati e i quinari, gia a partire dalla fine del III
secolo e fino all'eta triumvirale, con un picco nella seconda meta del II
e nel primo decennio del I. Gli studiosi discutono sulla legalita o meno
delle emissioni suberate di eta repubblicana e primoimperiale: sono
frutto delPopera di comuni falsari attivi anche nel mondo antico, o si
tratta di operazioni di tipo inflazionistico gestite dallo Stato, che in
questo modo risparmia sul quantitative di metallo prezioso da utiliz-
32
zare? Le monete suberate erano infatti indistinguibili da quelle di buon
argento.
Si ipotizza che la tecnica utilizzata consistesse nel foderare a freddo
con una pellicola d'argento un tondello di rame. Questo veniva poi
portato alia temperatura di fusione dell'argento (960°). II metallo pre-
zioso pertanto si scioglieva, aderendo alia superficie di rame. Si proce-
deva poi alia coniazione.
Un secondo metodo poteva consistere nell'immergere un tondello
in rame riscaldato nelPargento fuso.
Denario di L. Plauzio Planco (cat. n. 58)
Monete dentellate o serrate
Sono cosi definite quelle monete che non presentano il consueto
bordo liscio, bensi un contorno a dentelli, ottenuto mediante precisi
tagli radiali praticati lungo il bordo, prima della coniazione. E incerta
la causa per la quale alcune emissioni di denari repubblicani, soprattut-
to tra la fine del II secolo e gli inizi del I, presentino quest'aspetto:
garanzia della bonta del metallo usato? ostacolo alia limatura del
bordo? aggiustamento del peso? semplice questione di gusto?
Denario di C. Mamilio Limetano (cat. n. 47)
33
Monete contromarcate
Si tratta di monete sulle quali, dopo la loro uscita dalla zecca, sono
state apposte a caldo una o piu punzonature. Ogni operazione di con-
tromarcatura e legata a necessita specifiche, pero in linea di massima il
suo scopo sembra essere stato quello di dare libera circolazione ad una
moneta che per qualche motivo non godeva di questa caratteristica (ad
esempio, perche ritenuta dubbia o perche consunta), oppure di offrire
una garanzia suH'emissione. In eta repubblicana contromarche sono
presenti soprattutto sui denari. Possono avere forma lessicale (= lette-
re dell'alfabeto latino) o geometrica.
Denario di C. Giulio Cesare (cat. n. 59)
Marchi di controllo
Costituiscono una sorta di "numeri di serie" alPinterno di una stessa
emissione. Erano dunque gia incisi nel conio, come parte accessoria del
tipo principale. Potevano essere numerali, lettere dell'alfabeto, simboli
figurati ed essere apposti solo su un lato della moneta o su entrambi.
Denario di C. Pisone Frugi (cat. n. 52)
Francesca Agogeri, Daniela Musiari
34
VI.
LA ZECCA DI ETA REPUBBLICANA
II termine latino "moneta" designa inizialmente il luogo in cui
awengono le operazioni di fabbricazione delle monete, dunque la
zecca. Essa era infatti collocata in eta repubblicana sul Campidoglio,
accanto al tempio di luno Moneta, ossia di Giunone "ammonitrice,
consigliera". Tale localizzazione si desume essenzialmente da un passo
di Livio (VI 20,13). La maggior parte delle zecche attive nel mondo
greco e romano erano comunque ubicate in una zona della citta ben
controllabile e facilmente difendibile, per motivi di sicurezza. Non e
infrequente inoltre il loro collegamento con edifici di culto, che svol-
gevano anche funzioni di custodia di oggetti e beni preziosi.
L'esatta posizione dell'edificio e ancora oggi dibattuta, poichee
legata all'identificazione del tempio di Giunone Moneta. Secondo
Ovidio (Fast. VI, 183-185), il tempio e la zecca si trovavano in summa
arce, ossia sulla sommita della rocca capitolina. L'edificio templare
sarebbe da identificare pertanto con i resti di una grande costruzione,
ancora visibili nel giardino della chiesa di S. Maria in Aracoeli. La
Moneta dovrebbe pertanto essere localizzata nell'area immediatamente
adiacente.
Iprobabile che la zecca abbia avuto piu fasi costruttive: una inizia-
le, che possiamo localizzare in relazione alia parte posteriore del tem-
pio di luno Moneta, ed una successiva, nel corso della quale l'edificio fu
ampliato o spostato. Secondo Filippo Coarelli, la Moneta di eta tardo
repubblicana doveva corrispondere a un gruppo di grandi ambienti ubi-
cati a NE del Tabularium, ossia dell'edificio situato sul Campidoglio
nel quale erano conservati i documenti pubblici. Tale complesso era
collegato, tramite un lungo corridoio chiuso, con YAerarium, che era il
35
luogo di deposito del tesoro del popolo romano, ubicato nel podio del
tempio di Saturno.
Probabilmente in eta flavia, in seguito ad un incendio, la zecca di
Roma fu spostata nella /// regio. I suoi resti sono stati identificati con
strutture sottostanti la Chiesa di S. Clemente: dall'area proviene anche
un certo numero di epigrafi dedicate a divinita varie dalle maestranze
attive nella zecca.
Claudia Perassi
36
VII.
I SOGGETTI DEL SISTEMA DENARIALE
REPUBBLICANO
Le prime emissioni di denari si caratterizzano per una tematica
"fissa", che si ripete cioe costantemente nelle diverse serie, con vanazio-
ni solo stilistiche. II denario, il quinario, il sesterzio raffigurano pertan-
to al Diritto la testa di Roma, con il capo coperto da un elmo dotato di
alette e decorato da un grifo lungo il profilo della calotta. Al collo puo
indossare una collana di perle e alPorecchio un orecchino a pendenti.
Denario di M. Giunio (cat. n. 24)
Il Rovescio raffigura invece i Dioscuri, in atto di avanzare verso
destra, con le lance in resta, il mantello ondeggiante dietro alia schiena
e il pileus sulla testa, sormontato da una Stella. La scelta di raffigurare
Castore e Polluce sulla prima moneta prettamente romana viene spie-
gata come un nchiamo al loro leggendario intervento a fianco dell'eser-
cito di Roma nei primi anni del V secolo a.C, durante la battaglia del
Lago Regillo, combattuta contro i Volsci e i Latini.
Quinario anonimo (cat. n. 8)
37
Sono dette "anonime" quelle emissioni che non recano il nome del
magistrato addetto alia loro emissione: la parte epigrafica e pertanto
limitata all'indicazione "ROMA" sul Rovescio. Al Diritto trovano
posto i segni di valore: X per il denario (= 10), V per il quinario (=5),
IIS per il sesterzio (= 2,5), che indicano il rapporto dei diversi nomi-
nali in argento con l'asse in bronzo.
Ben presto cominciano pero ad essere inseriti nel campo monetale
simboli figurati o qualche lettera, spesso monogrammata, con la funzio-
ne di indicare, in modo talora per noi abbastanza enigmatico, il nome del
triumviro monetale responsabile deU'emissione o quello della zecca.
Denario anonimo (cat. n. 7)
Intorno alia meta del II secolo le scritte divengono piu esplicite, con
l'indicazione del prenome e del nome del magistrato. Costante e la men-
zione del nome di ROMA, generalmente ora apposto al Rovescio dei
nominali.
Denario di M. Giunio (cat. n. 24)
Contemporaneamente si assiste ad una lenta, ma inesorabile intro-
duzione di soggetti diversi dagli iniziali tipi fissi. Questa estrema vane-
ta iconografica rende la monetazione romana un unicum nella storia
monetale di ogni tempo. Per l'eta repubblicana e stato calcolato che in
poco piu di 200 anni siano stati creati circa 600 soggetti.
38
Nuove raffigurazioni sono apposte inizialmente sul Rovescio dei
nominali, cosi che i Dioscuri sono sostituiti, anche se non completa-
mente, dall'immagine di divinita alia guida di bighe o quadrighe. La
prima dea ad essere raffigurata in biga e Luna, chiaramente riconosci-
bile grazie al crescenre lunare che le orna la fronte, su denari che per
questo saranno chiamati bigati. Anche sul Diritto la testa di Roma
potra essere sostituita da quella di dei, dee e personificazioni.
Denario anonimo (cat. n. 11) Denario di C. Vibio Pansa (cat. n. 43)
Denario di L. Valcrio Flacco (cat. n. 35)
La scelta dei soggetti e molto spesso determinata dal desiderio dei
triumviri monetali di celebrare le glorie, vere o presunte, della gens alia
quale appartengono, ricordandone episodi e personaggi. Fra le monete
qui esposte spicca Paccattivante Rovescio del denario di C. Mamilio
Limetano, emesso nell'82. Ulisse, in abito da viaggiatore, con cappello
conico, corta tunica e mantello, avanza verso destra. Tiene un bastone
nella sinistra e distende il braccio destro verso il cane Argo, che lo
Denario di C. Mamilio Limetano (cat. n. 47)
39
accoglie festante. La scena, che, con vivace realismo, narra il ritorno di
Ulisse a Itaca, vuole sottolineare Pillustre discendenza dei Mamilii da
Mamilia, figlia di Telegono, a sua volta figlio di Ulisse e di Circe e fon-
datore della citta di Tuscolo, della quale i Mamilii erano originari.
Un episodio dal forte significato politico e invece ricordato sul Rovescio
del denario di L. Cassio Longino del 63. Si tratta infatti di una scena di vota-
zione, con riferimento forse all'approvazione della lex Cassia tabellaria nel
137 o del prowedimento con il quale si costitui nel 113 la commissione che
doveva giudicare tre Vestali, colpevoli di incesto, owero di aver violato la
castita sacerdotale. Entrambe le azioni legislative ebbero come protagoni-
sta L. Cassio Longino Ravilla, progenitore del monetario.
Denario di L. Cassio Longino (cat. n. 54)
DalPeta di Silla in poi sempre piii stringente diventa il legame fra i sog-
getti monetali e gli awenimenti politici contemporanei, fra le immagini e i
personaggi a cui si deve l'emissione delle monete. Cosi il denario di Giulio
Cesare del 46 fa riferimento al quadruplice trionfo da lui celebrato in quel-
lo stesso anno. Al donativum distribuito in quell'occasione ai soldati, allu-
de la lettera "D" posta sul Rovescio, insieme alle immagini di strumenti cul-
tuali, che evocano invece il pontificato massimo e l'augurato rivestiti da
Cesare. La testa di Cerere raffigurata sul Diritto richiama infine la contem-
poranea elargizione al popolo di Roma di monete, olio e cereali.
Denario di C. Giulio Cesare (cat. n. 63)
40
Cesare fu il primo romano ad ottenere dal Senato nel 44 il diritto
ad apporre il proprio ritratto sulle monete. Il denario di L. Emilio
Buca, emesso in quell'anno, raffigura pertanto un intenso ritratto di
Caesar Imperator Pontifex Maximus, con il capo ornato dalla corona di
lauro.
Denario di L. Emilio Buca (cat. n. 66)
Fra i denari della Collezione dell'Universita Cattolica, due si segna-
lano per la forza espressiva dei ritratti raffigurati. Sul denario di E
Sepullio Macro, coniato anch'esso nel 44, ma dopo l'uccisione di
Cesare, come indica la corta barba di Antonio lasciata crescere in segno
di lutto, quest'ultimo e raffigurato con il capo velato, nelle sue funzio-
ni dunque sacerdotali, rievocate anche dal lituo posto a destra e dalla
brocca monoansata posta a sinistra.
Denario di P. Sepullio Macro (cat. n. 67)
II bastone sacerdotale ricompare sul Diritto di un denario di Marco
Antonio, di due anni successivo, sul quale e raffigurato il triumvir rei
publicae constituendae, come si evince dalla legenda del Rovescio. Su
questo lato della moneta Pesuberante testa di Sol, fra i lunghi capelli del
quale si intravedono i raggi della corona radiata, allude forse
all'Oriente, posto, dopo la battaglia di Filippi, sotto al comando perso-
41
nale di Antonio. L'astro solare potrebbe pero anche essere un simbolo
dell'imminente inizio di una nuova era per Roma.
Denario di M. Antonio (cat. n. 69)
Per tutto il periodo repubblicano la moneta in bronzo mantiene
invece una tematica fissa, ripetendo, di emissione in emissione, gli stes-
si soggetti, come la testa di Giano barbato sul Diritto delPasse e la testa
di Saturno su quello del semisse. II Rovescio di tutti i nominali rappre-
senta costantemente la prua di nave.
Asse (cat. n. 21) Asse di Q. Marcio Libone (cat. n. 23)
Semisse di Q. Cecilio Metello (cat. n. 27)
Ma l'individualismo emergente in ambito politico alia fine del I
secolo riesce a spezzare anche i vincoli di questa tradizione: gli assi
■i:
emessi da Cn. Pompeo Magno nel 45 circa, in una zecca forse siciliana,
raffigurano infatti la consueta testa del bifronte, che mostra perd chia-
ramente fattezze del volto dello stesso Pompeo, con un'assimilazione
dunque fra l'uomo e la divinita.
Asse di Cn. Pompeo Magno (cat. n. 65)
Claudia Perassi
43
CATALOGO
Le monete del catalogo sono riprodotle in scala 1:1: le monete dclle tavole in scala 2:1.
1. QUADRIGATO
225-212 a.C; zecca di Roma (Tav. I, 1)
D/ Testa giovanile gianiforme, con
corona di lauro.
R/ Giove, nudo, avanza verso d. in
quadriga, il fulmine nella destra, lo
scettro nella sinistra. II carro e guidato da Victoria, drappeggiata, ritta
in piedi alle spalle di Giove. Sotto alia quadriga, ROMA, in incuso
entro una tavoletta rettangolare.
AR; gr 6,20; mm 25; 180°
m. H. crawford, Roman Republican Coinage, Cambridge 1974 (da
ora in avanti RRC), n. 28/3; UC.MI.l (Acquisto 1993); Luca Bottini
L'ultimo didramma emesso da Roma prende il nome di "quadrigato"
nella moderna letteratura numismatica dal soggetto raffigurato sul
Frammento di crutere attico del Pittore di Suessola (fine V secolo a.C.)
(da Facchinetti 2004, p. 167, fig. 11)
Rovescio: una quadriga che avanza al galoppo verso destra, proceden-
do dal fondo alia superficie della moneta. II carro e guidato da Victoria.
Accanto alia dea, Giove impugna nella mano sinistra lo scettro e con la
47
destra scaglia il fulmine contro un nemico, non raffigurato nel campo
monetale.
La scena, confrontata con raffigurazioni di carri presenti su monete
emesse in area siciliana e magno greca, si rivela piuttosto schematica,
denunciando la sua derivazione da un modello estraneo al background
iconografico e culturale degli incisori della zecca di Roma, owero da
un modello che gia aveva frainteso 1'archetipo originario.
Nella letteratura numismatica si afferma solitamente la derivazione del
soggetto del quadrigato dalle statue raffiguranti il carro di Giove, poste
sul tetto del Tempio di Giove Capitolino. Le fonti non menzionano
pero mai la presenza di Victoria accanto alia divinita, con funzione di
auriga. Zeus e Nike compaiono insieme su una quadriga unicamente su
Cratere del Pittore degli Inferi (330-310a.C.) (da FACCH1NETTI2004, p. 169, fig. 16)
raffigurazioni vascolari della Gigantomachia, appartenenti ad uno
schema che si suppone derivi dal dipinto eseguito da Fidia all'interno
dello scudo della statua di Atena Parthenos, riprodotto in vasi attici ed
apuli. Repliche di tale modello potrebbero essere pervenute fino a
Roma, possiamo supporre tramite la mediazione di Taranto, centro
48
irradiatore della cultura figurativa greca di primaria importanza per la
Roma mediorepubblicana.
La mancata raffigurazione degli awersari di Giove, il cui successo e
garantito dalla presenza al suo fianco di Victoria, potrebbe indicare che
il dio e pronto a combattere contro tutti i nemici di Roma e a garanti-
re la vittoria ai suoi protetti.
Grazia Facchinetti
2. VITTORIATO ANONIMi
dal 211 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giove a d., con corona di lauro.
R/ Victoria, drappeggiata, a d., in atto di inco-
ronare un trofeo. In esergo, [ROMA].
AR; gr 1,90; mm 16; 120°
RRC 44/1; UC.MI.2 (Collezione Belloni); Daniela Musiari
Con il termine di victoriatus, gia presente nelle fonti latine (per es.
Plinio, NH XXXIII, 13, 46), si indica una moneta in argento che raf-
figura sul Rovescio la dea Victoria in atto di incoronare un trofeo d'ar-
mi. La datazione di questa moneta, la sua esatta funzione, il suo rap-
porto con il sistema del denano sono questioni ancora oggi discusse.
La cronologia proposta da M. Crawford indica 1'imzio delPemissione
dei vittoriati contemporanea all'introduzione del denario nel 211 ca.
Come per il denario, sono noti vittoriati anonimi come questo e il n. 9,
vittoriati con lettere o monogrammi, vittoriati con simboli (nn. 5-6).
Tali nominali, a differenza dei denari e delle monete in bronzo, non
recano perd alcun segno di valore. Anche il loro grado di purezza e dif-
ference rispetto a quello del denario, poiche i vittoriati contengono
argento al 65-80%. Il peso iniziale e di gr 3,3. La zona di circolazione
49
appare ristretta all'Italia meridionale e settentrionale e al territorio ibe-
rico. Poiche le aree di ritrovamento dei vittoriati sembrano coincidere
con le zone di reclutamento delle truppe ausiliane romane, e stato
recentemente ipotizzato un uso di queste monete come mezzo di
pagamento di queste milizie. L'emissione dei vittoriati cessa intorno al
170 a.C.
Daniela Musiari
3. QUINARIO ANONIMO
dal 211 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e orna-
to da un grifone, ciocche di capelli sul collo.
Dietro, V
R/ I Dioscuri avanzano a cavallo verso d., la
lancia in resta, il mantello svolazzante, ilpileus sormontato da una Stel-
la sul capo. Sotto, entro una cornice rettangolare, ROMA.
AR; gr2,ll; mm 16; 150°
RRC 44/6; UC.MI.3 (Collezione Belloni); Mariangela Piziali
50
4. ASSE ANONIMO
dopo il 211 a.O; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I.
R/ Prua di nave a d. Sopra, I. Sotto, ROMA.
AE; gr 37,17; mm 36; 360°
RRC 56/2; UC.MI.4 (Collezione Vacchetta); Luigi Fontana
5. VITTORIATO (simbolo: crescente lunare)
207 a.O; zecca di Roma
D/ Testa di Giove a d., con corona di lauro.
R/ Victoria, drappeggiata, a d., in atto di inco-
ronare un trofeo. In mezzo, crescente lunare.
In esergo, ROM [A].
#*
AR; gr2,72; mm 16; 300°
RRC 57/1; UC.MI.5 (Collezione Vacchetta); Michela Zanchi
51
6. VITTORIATO (simbolo: crescente lunare)
207 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giove a d., con corona di lauro.
R/ Victoria, drappeggiata, a d., in atto di inco-
ronare un trofeo. In mezzo, crescente lunare.
In esergo, ROM [A].
AR; gr 3,34; mm 16; 360°
RRC 57/1; UC.MI.6 (Collezione Vacchetta); Luca Bottini
7. DENARIO (simbolo: Victoria)
211-208 a.C; zecca del centro Italia
D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e orna-
to da un grifone, ciocche di capelli sul collo.
Dietro, X.
R/ I Dioscuri avanzano a cavallo verso d., la
lancia in resta, il mantello svolazzante, ilpileus sormontato da una Stel-
la sul capo. Dietro, Victoria in atto di incoronare il Dioscuro in primo
piano. In esergo, ROMA.
AR; gr 3,64; mm 19; 360°
RRC 61/1; UC.MI.7 (Collezione Belloni); Francesca Agogeri
8. QUINARIO (simbolo: spiga di grano)
211-210 a.C; zecca siciliana
D/ Testa di Roma, a d., con elmo alato e orna-
to da un grifone, ciocche di capelli sul collo. Dietro, V.
R/ I Dioscuri avanzano a cavallo verso d., la lancia in resta, il mantello
svolazzante, il pileus sormontato da una Stella sul capo. Sotto, spiga di
grano e cornice rettangolare con la scritta ROMA.
52
AR; gr 1,80; mm 16; 270°
RRC 72/4; UC.MI.8 (Collezione Belloni); Nadia Visintin
9. VITTORIATO ANONIMO
211-210 a.C; zecca apula
D/ Testa di Giove a d., con corona di lauro.
R/ Victoria, drappeggiata, a d., in atto di inco-
ronare un trofeo. In mezzo, <\.. In esergo, ROMA.
AR; gr 2,57; mm 16; 180°; moneta suberata
RRC 102/1; UC.MI.9 (Collezione Belloni); Daniela Musiari
10. ASSE DI LFP (L. FURIO FILONE?)
189-180 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I.
R/ Prua di nave, a d. Sopra, Victoria con corona nella sinistra protesa e
lettere LFP in nesso. Davanti, I. Sotto, ROMA.
AE; gr31,63; mm 34; 30°
RRC 144/1; UC.MI.10 (Collezione Belloni); Domenico Vetrisano
53
11. DENARIO (simbolo: mosca)
179-170 a.C; zecca di Roma (Tav. I, 2)
D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e orna-
to da un grifone, collana di perle e orecchino a
pendente. Dietro, X.
R/ Luna, drappeggiata, il crescente sulla fronte, avanza a d. su un carro
trainato da due cavalli impennati. Sotto, mosca. In esergo, ROMA.
AR; gr 3, 86; mm 21,6; 90°
RRC 159/2; UC.MI.ll (Collezione Belloni); Luigi Fontana
12. ASSE DI A. CAE (A. CECILIO?)
169-158 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, L
R/ Prua di nave, a d. Sopra, [A] CAE (lettere AE in nesso). Davanti, I.
Sotto, ROMA.
AE; gr 31,60; mm 22; 360°
RRC 174/1; UC.MI.12 (Collezione Vacchetta); Francesca Agogeri
54
13. ASSE DI PAE (PETO?)
169-158 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I.
R/ Prua di nave, a d. Sopra, PAE in nesso. Davanti, I Sotto, ROMA.
AE; gr 26,24; mm 32,8; 360°
RRC 176/1; UC.MI.13 (Collezione Vacchetta); Luigi Fontana
14. ASSE DI PAE (PETO?)
169-158 a.C; zecca di Roma
D/ Tesra di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, [I].
R/ Prua di nave, a d. Sopra, PAE in nesso. Davanti, I. Sotto, ROMA.
AE; gr21,94; mm 33,8; 180°
RRC 176/1; UC.MI.14 (Collezione Vacchetta); Luigi Fontana
55
15. ASSE DI CINA (L. CORNELIO CINNA?)
169-158 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, [I].
R/ Prua di nave, a d. Sopra, CINA. Davanti, [I]. Sotto, [ROMA].
AR; gr 20,47; mm 30; 30°
RRC 178/1; UC.MI.15 (Collezione Belloni); SaraTrezzi
16. ASSE DI VARO (A. TEREN2IO VARRONE?)
169-158 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I.
R/ Prua di nave, a d. Sopra, VARO (lettere VAR in nesso). Davanti, I.
In esergo, [R]OM[A].
AE;gr 24,02; mm 30; 180°
RRC 185/1; UC.MI.16 (Collezione Belloni); Daniela Musiari
56
17. ASSE DI TVRD (C. PAPIRIO TURDO?)
169-158 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, L
R/ Prua di nave, a d. Sopra, [T]VRD (lettere VR in nesso). Davanti, I.
Sotto, [ROMA].
AE; gr 25,65; mm 31; 210°
RRC 193/1; UC.MI.17 (Collezione Vacchetta); Mariangela Piziali
18. ASSE (simbolo: ancora)
169-158 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I.
R/ Prua di nave, a d. Sopra, I. Davanti, ancora. Sotto, [R]OMA.
AE; gr 36,92; mm 33; 30°
RRC 194/1; UC.MI.18 (Collezione Belloni); Daniela Musiari
57
19. ASSE DI SAX (C. CLUVIO SAXULA?)
169-158 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra [I].
R/ Prua di nave, a d. Sopra, [SAX] o [C SAX] (lettere AX in nesso).
Sotto, [ROMA].
AE; gr 25,51; mm 32; 360°
RRC 173/1 o 180/1; UC.MI.19 (Collezione Vacchetta); Marco Dido
20. ASSE DI NAT (PINARIO NATTA?)
155 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I.
R/ Prua di nave, a d. Sopra, NAT. Davanti, I. Sotto, ROMA.
AE; gr 29; mm 21,22; 60°
RRC 200/2; UC.MI.20 (Collezione Vacchetta); Silvia Pesce
58
■
21. ASSE
155-154 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, [I].
R/ Prua di nave, a d. Sopra, ...]R. In esergo, ROMA.
AE; gr 20,47; mm 30; 360°
RRC 199/2 o 201/2; UC.MI.21 (Collezione Vacchetta); Domenico
Vetrisano
22. SEMISSE DI C. MAIANIO
153 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Saturno a d., barbato e con corona di lauro. Dietro, [S].
R/ Prua di nave, a d. Sopra, [C].MAI[ANI] (lettere MA e AN in
nesso). Davanti, [S]. Sotto, ROMA.
AE; gr 11,41; mm 23; 90°
RRC 203/3; UC.MI.22 (Collezione Vacchetta); Mariangela Piziali
59
23. ASSE DI Q. MARCIO LIBONE
148 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I.
R/ Prua di nave, a d. Sopra, Q.MARC (lettere MA in nesso). Davanti,
[LIBO]. In esergo, ROMA.
AE; gr 21,40; mm 29; 360°
RRC 215/2a; UC.MI.23 (Collezione Vacchetta); Laura Sironi
24. DENARIO DI M. GIUNIO
145 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e
ornato da un grifone, collana di perle e orec-
chino a pendente. Davanti, X.
R/ I Dioscuri avanzano a cavallo verso d., la lancia in resta, il mantello
svolazzante, il pileus sormontato da una stella sul capo. Sotto, MIVNI.
In esergo, ROMA.
AR; gr 3,10; mm 19; 180°
RRC 220/1; UC.MI.24 (Collezione Belloni); Margherita Fumagalli
60
25. DENARIO DI C. RENIO
138 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e
ornato da un grifone, collana di perle e orec-
chino a pendente, ciocche di capelli sul
collo. Dietro, X.
R/ Giunone, drappeggiata, avanza verso d.
su una biga trainata da capri. Tiene la frusta nella destra, lo scettro e le
redini nella sinistra. Sotto, C.R[ENI]. In esergo, ROMA.
AR; gr3,13; mm 18; 90°
RRC 231/1; UC.MI.25 (Collezione Vacchetta); Laura Sironi
26. DENARIO DI C. RENIO
138 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e
ornato da un grifone, collana di perle e orec-
chino a pendente, ciocche di capelli sul
collo. Dietro, X.
R/ Giunone, drappeggiata, avanza verso d. su una biga trainata da capri.
Tiene la frusta nella destra, lo scettro e le redini nella sinistra. Sotto,
C.REN [I]. In esergo, ROM [A].
AR; gr3,83; mm 14; 270°
RRC 231/1; UC.MI.26 (Collezione Belloni); Fabio Epifani
61
27. SEMISSE DI Q. CECILIO METELLO
130 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Saturno a d., barbato e con
corona di lauro. Dietro, [S].
R/ Prua di nave, a d. Sopra, Q.METE
(lettere ME e TE in nesso). Davanti, [S]. Sotto, ROM [A].
AE; gr 6,25; mm 21; 150°
RRC 256/2a; UC.MI.28 (Collezione Belloni); Mariangela Piziali
28. SEMISSE DI Q. CECILIO METELLO
130 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Saturno a d., barbato e con
corona di lauro. Dietro, S.
R/ Prua di nave, a d. Sopra, [QJMETE
(lettere ME e TE in nesso). Davanti,
[S]. Sotto, [ROMA].
AE; gr 6,31; mm 13; 90°
RRC 256/2a; UC.MI.29 (Collezione Belloni); Francesca Agogeri
29. SEMISSE (DI Q. CECILIO METELLO?)
130 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Saturno a d., barbato e con
corona di lauro. Dietro, S.
R/ Prua di nave a d. Sopra, QMETE
(?). In esergo, ROMA.
AE; gr 7,32; mm 22; 270°; moneta ribattuta
RRC 256/2a; UC.MI.30 (Collezione Vacchetta); Elena Lamperti
62
30. DENARIO DI M. FANNIO
123 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e
ornato da un gnfone, collana di perle e orec-
chino a pendente, ciocche di capelli sul collo. Dietro, [ROMA].
Davanti, X.
R/ Victoria, drappeggiata, avanza in quadriga verso d., la corona nella
destra, le redini nella sinistra. In esergo, M. FAN. C. F (lettere AN in
nesso).
AR; gr 3,83; mm 18; 360°
RRC 275/1; UC.MI.31 (Collezione Vacchetta); Fabio Epifani
31. DENARIO DI M. SERGIO SILO questore
116 o 115 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e
ornato da un grifone, collana di perle e
orecchino a pendente, ciocche di capelli sul
collo. Dietro, ROMA e 3€. Davanti,
EX.S.C.
R/ Cavaliere nudo, al galoppo verso s., tiene la spada e una testa recisa
nella sinistra. Davanti, Q. Sotto, M.SERGI. In esergo, SILVS.
AR; gr2,97; mm 18; 360°
RRC 286/1; UC.MI.33 (Collezione Vacchetta); Luca Bottini
63
32. DENARIO DI MN. EMILIO LEPIDO
114 o 113 a.C; zecca di Roma
D/ Busto femminile a d., drappeggiato, con
corona di lauro e diadema. Davanti, ROMA
(lettere MA in nesso). Dietro, 3€.
R/ In incuso: busto femminile a s., drappeg-
giato, con corona di lauro e diadema. Davanti, RO[MA]. Dietro, 36.
AR; gr 3,66; mm 18; 360°; moneta incusa
RRC 291/1; UC.MI.34 (Collezione Belloni); Silvia Pesce
33. DENARIO DI P. LICINIO NERVA
113 o 112 a.C; zecca di Roma
D/ Busto di Roma a s., con elmo ornato da
piume. Tiene nella destra, appoggiandola
sulla spalla destra, la lancia e nella sinistra lo
scudo, decorato con un cavaliere. Sopra,
crescente. Dietro, ROMA. Davanti, 36.
R/ Sede di votazione. Un votante, a s. sul pons per le operazioni elet-
torali, riceve una tabella dal rogator, visibile solo per meta. Un perso-
naggio a d. pone una tabella nell'urna. Sullo sfondo, scabellum (seggio
del tribuno) e tre linee, che vengono interpretate come i saepta, ossia i
divisori per le diverse tribu. Sullo scabellum, e una tavoletta con la scrit-
ta [P]. Nel campo, [P] .NERVA.
AR; gr 3,62; mm 16; 330°; moneta suberata
RRC 292/1; UC.MI.35 (Collezione Vacchetta); Silvia Pesce
64
34. DENARIO DI T. MANLIO E AR CLAUDIO questori urbani
111 o 110 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e
ornato da un grifone, collana di perle, cioc-
che di capelli sul collo. Dietro, oggetto qua-
drangolare non identificato.
R/ Victoria, drappeggiata, avanza in triga
verso d., tenendo le redini in entrambe le mani. In esergo,
T.MAL.AP.CL.Q.VR (lettere AL in nesso).
AR; gr 3,61; mm 17; 180°
RRC 299/lb; UC.MI.36 (Collezione Vacchetta); Daniela Musiari
35. DENARIO DI L. VALERIO FLACCO
108 o 107 a.C; zecca di Roma (Tav. I, 3)
D/ Busto drappeggiato di Victoria a d., i
capelli raccolti in una crocchia, orecchino a
pendente e collana di perle. Davanti, [56].
R/ Marte, nudo, tranne per il mantello che
svolazza dietro alia schiena, avanza verso
s., una spada appuntita nella destra, un trofeo sopra la spalla. Davanti,
apex e L.VALERI/FLACCI. Dietro, spiga di grano.
AR; gr 3,83; mm 19,5; 360°
RRC 306/1; UC.MI.37 (Collezione Vacchetta); Nadia Visentin
63
36. DENARIO DI M. ERENNIO
108 o 107 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Pietas a d., con diadema e colla-
na di perle, ciocche di capelli sul collo.
Dietro, [PIETAS] (lettere TA in nesso).
R/ Uno dei Fratelli Catanesi, nudo, avanza correndo verso d., portan-
do in salvo il padre sulla spalla. Dietro, [MJ.HERENNI (lettere HE in
nesso). Davanti, marchio di controllo: lettera M seguita da un pun to.
AR; gr 3,20; mm 18; 360°
RRC 308/lb; UC.MI.38 (Collezione Vacchetta); SaraTrezzi
37. DENARIO DI P. SERVILIO RULLO
100 a.C; zecca di Roma
D/ Busto di Minerva a s., con elmo corinzio
ed egida. Dietro, RVLLI.
R/ Victoria, drappeggiata, avanza in biga
verso d., la palma nella sinistra, le redini
nella destra. Sotto, P In esergo, [P].SERVIL.M.[F].
AR; gr 3,41; mm 21; 210°; moneta falsa
RRC 328/1; UC.MI.39 (Collezione Vacchetta); Francesca Agogeri
Si tratta ad evidenza di un esemplare falso, ottenuto per fusione.
L'identificazione dei falsi e possibile soprattutto grazie all'esperienza del-
l'osservatore, che permette di cogliere particolari tecnici quali difetti
della superficie del tondello, tracce di bolle d'aria, conformazione ano-
mala del bordo, contorni confusi della figure, non compatibiii con esem-
plari autentici, prodotti invece con la tecnica della coniazione. In caso di
monete particolarmente ben imitate, e possibile ricorrere anche a tecni-
che piii sofisticate, come Panalisi della composizione della lega metallica.
66
Fianco di sarcofago con raffigurazione di una bottega di cambiavalute
(dti La banca a Roma, p. 48)
La produzione di monete false era comunque diffusa anche in eta roma-
na, come indica la promulgazione di leggi atte a colpire l'attivita dei falsa-
ri, quali la lex Cornelia de falsis, emanata nell'81 a.C. II saggio delle mone-
te era effettuato, almeno a partire dal II secolo a.C, da una ben definita
categoria di operatori bancari, detti nummularii, che si occupavano anche
delle operazioni di cambio. Essi, secondo l'ammirata affermazione di
Trimalcione, erano in grado di vedere il rame attraverso l'argento (Sat.
56,3). Nelle loro botteghe, che si aprivano sulla pubblica via, i nummula-
n controllavano la lega delle monete in metallo prezioso e la loro auten-
ticita, attraverso sistemi empirici molto semplici, come il suono prodot-
to dalPesemplare gettato a terra o percosso su un pezzo di marmo (Mart.,
Ep. XII 57,7) o il colore della traccia di metallo da esso lasciata dopo esse-
re stato strofinato sopra alia "pietra di paragone" (Plin., NH
XXXIII, 126). Anche il tatto e l'odorato potevano fornire indicazioni
circa l'autenticita o meno delle monete (Epict., Entr. I 20,8-9).
•
Claudia Perassi
67
38. QUINARIO DI P. SABINO questore
99 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giove a d., con corona di lauro.
Dietro, marchio di controllo: lettera E sor-
montata da un punto.
R/ Victoria, drappeggiata, a d., in atto di inco-
ronare un trofeo. In mezzo, P.SABIN. Dietro, marchio di controllo:
lettera E. In esergo, Q.
AR; gr 1,80; mm 15; 90°
RRC 331/1; UC.MI.40 (Collezione Vacchetta); Daniela Musiari
39. QUINARIO DI C. EGNATULEIO
97 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Apollo a d., con corona di lauro.
Dietro, C.EG[NATVL]E[I].C.R[Q] (lettere
ANT e VL in nesso).
R/ Victoria, drappeggiata, a s., in atto di scrivere sopra ad uno scudo
appeso ad un trofeo. Dietro al trofeo, carnyx. Nel campo, in basso, Q.
In esergo, ROMA.
AR; gr 1,79; mm 17; 150°
RRC 333/1; UC.MI.41 (Collezione Vacchetta); Francesca Agogeri
40. DENARIO DI D. SILANO
91 a.C.; zecca di Roma
D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e
ornato da un grifone, orecchino a penden-
te, ciocche di capelli sul collo. Dietro, mar-
chio di controllo: lettera H.
68
R/ Victoria avanza in biga verso d., tenendo le redini in entrambe le
mani. Sopra, marchio di controllo: numerale V. In esergo,
D.SILANVS.L.[F]/ROMA.
AR; gr 3,94; mm 19; 270°
RRC 337/3; UC.MI.43 (Collezione Vacchetta); Fabiana Barbaglio
41. DENARIO DI D. SILANO
91 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e
ornato da un grifone, ciocche di capelli sul
collo. Dietro, marchio di controllo: simbo-
lo falcetto (?).
R/ Victoria, drappeggiata, avanza in biga verso d., tenendo le redini in
entrambe le mani. Sopra, marchio di controllo: numerale X. In esergo,
[D.] SILANVS.L. [F] / [ROMA].
AR; gr 3,22; mm 6,5; 90°; moneta suberata
RRC 337/3; UC.MI.44 (Collezione Vacchetta); Marco Dido
42. QUINARIO DI Q.TITO
90 a.C; zecca di Roma
D/ Busto di Victoria a d., i capelli raccolti in
una crocchia sulla nuca. Contromarca a forma
di C sulla guancia.
R/ Pegaso a d. Sotto, Q.TITfl].
AR; gr 1,68; mm 12; 360°
RRC 341/3; UC.MI.46 (Collezione Belloni); Silvia Pesce
69
43. DENARIO DI C. VIBIO PANSA
90 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Apollo a d., con corona di
lauro. Dietro, PANS [A].
R/ Minerva, drappeggiata, avanza in qua-
driga verso d., lo scettro nella destra, le
redini nella sinistra. In esergo, C.VIBrVS.C.F.
AR; gr 3,86; mm 20; 360°
RRC 342/5b; UC.MI.48 (Collezione Belloni); Luca Bottini
44. DENARIO DI L. RUBRIO DOSSENO
87 a.C; zecca di Roma
D/ Busto di Giunone a d., velata e diademata,
lo scettro appoggiato sulla spalla sinistra.
Dietro, DOS.
R/ Quadriga trionfale avanza verso d., mcoro-
nata da Victoria, drappeggiata, in volo verso d. II carro e decorato da
un'aquila, ritta sopra a un fulmine. In esergo, [L.RVBRI].
AR; gr 3,56; mm 17; 360°
RRC 348/2; UC.MI.50 (Collezione Vacchetta); Laura Sironi
45. DENARIO DI L. IULIO BURSIONE
85 a.C; zecca di Roma
D/ Busto maschile drappeggiato a d., con
attributi di Apollo (corona di lauro),
Mercurio (aletta sul capo) e Nettuno (tri-
dente sulla spalla sinistra). Dietro, mar-
chio di controllo non identificabile. Davanti, contromarca circolare.
70
R/ Victoria, drappeggiata, avanza in quadriga verso d., le redini nella
destra, la corona nella sinistra protesa. In esergo, L.IVLI.[BVRSIO].
AR; gr 3,85; mm 20; 30°
RRC 352/la; UC.MI.51 (Collezione Vacchetta); SaraTrezzi
46. DENARIO DI MN. FONTEIO
85 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Veiove a d., con corona di
lauro. Sotto, fulmine. Dietro, MN.FON-
TEI (lettere MN in nesso). Davanti, C.F.
R/ Entro corona di lauro, Cupido sulla
groppa di un capro a d. Sopra, due pilei. In
esergo, thyrsus.
AR; gr 3,84; mm 20x22 ; 360°
RRC 353/lc; UC.MI.52 (Collezione Vacchetta); Sara Trezzi
Veiove, antica divinita romana di origine italica o etrusca, ha un carat-
tere originario incerto, che sfuggiva in parte anche ai Romani.
Innegabile e un suo legame con Giove, come indicano il nome e gh
attributi che lo accompagnano sulla iconografia monetale e non. II pre-
fisso "VE" indicherebbe secondo Ovidio (Fast. Ill, 445-448) un Giove
piccolo, giovane, o addirittura fanciullo. AlPinfanzia di Giove si riferi-
sce anche la presenza di una capra accanto al dio, sempre secondo la
testimonianza dei Fasti, con allusione al suo allattamento da parte della
capra Amaltea sul monte Ida. Un capro cavalcato da Cupido e raffigu-
rato anche sul Rovescio del denario di Mn. Fonteio.
Gellio (V 12,8) interpreta il prefisso "VE" in senso diverso, ossia quale
negazione del valore semantico del nome di Giove: Veiove sarebbe
quindi il "Giove che non aiuta", una sorta di sua versione negativa.
La testa del dio sul Diritto del denario e di tipo apollineo, per la pre-
71
senza della corona di lauro e per i capelli raccolti in boccoli (secondo
alcuni studiosi sarebbe anzi una vera e propria testa di Apollo). E pro-
prio una statua apollinea, con lunghi riccioli, grande il doppio del natu-
rale e databile al II secolo d. C, e stata ritrovata nella cella del tempio
dedicato a Veiove sul Campidoglio.
Di difficile spiegazione e invece il particolare del fulmine, raffigurato
sotto al collo di Veiove. Ovidio afferma infatti che la divinita venerata
nel tempio capitolino fulmina nulla tenet {Fast. Ill, 438). Poiche secon-
do Gellio, invece, essa sagittas tenet (V, 12), e possibile ipotizzare un
framtendimento da parte degli incisori, che hanno trasformato un
mazzo di frecce in un fulmine.
Al contrario, la presenza di due pilei nel campo monetale del Rovescio
non sembra avere relazione con il culto di Veiove. E probabile un suo
collegamento con la gens Fonteia, onginaria di Tuscolo, sede principa-
le del culto dei Dioscuri nel Lazio.
Sara Trezzi
47. DENARIO DI C. MAMILIO
LIMETANO
82 a.C; zecca di Roma (Tav. II, 1)
D/ Busto drappeggiato di Mercurio a d., il
caduceo appoggiato sulla spalla, il petaso
sulla testa. Dietro, marchio di controllo: lettera A.
R/ Ulisse, con cappello conico, corta tunica e mantello, in atto di avan-
zare verso destra. Tiene un bastone nella sinistra e distende il braccio
destro verso il cane Argo, che lo accoglie festoso. Dietro, C.MAMIL;
davanti, LIMETAN (lettere TA in nesso).
AR; gr 3,90; mm 19x21; 180°
RRC 362/1; UC.MI.53 (Acquisto 1993); Luigi Fontana
72
48. DENARIO DI Q. ANTONIO BALBO pretore
83-82 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Giove a d., con corona di
lauro. Davanti, marchio di controllo: let-
tera R seguita da un punto. Dietro, S.C.
R/ Victoria, drappeggiata, avanza in qua-
driga verso d., la corona nella destra, la
palma e le redini nella sinistra. In esergo, Q.ANTO.BALB/PR (lettere
ANTeBAL in nesso).
AR; gr 3,65; mm 19; 180°
RRC 364/lc; UC.MI.54 (Collezione Belloni); Luca Bottini
49. DENARIO DI CN. LENTULO
76-75 a.O; zecca iberica?
D/ Busto maschile (Genius Populi
Romani ?) drappeggiaio e diademato, a d.,
lo scettro sulla spalla sinistra. In alto,
[G.P.R].
R/ Da s. a d.: scettro con ghirlanda, globo
e timone. Sotto, LENT.CVR.X.F (lettere NT in nesso).
AR; gr 3,73; mm 18; 360°
RRC 393/lb; UC.MI.56 (Collezione Belloni); Elena Lamperti
73
50. DENARIO DI C. HOSIDIO GETA
68 a.C; zecca di Roma
D/ Busto di Diana a d., con diadema, orec-
chino cruciforme e due collane, una di perle
e I'altra a pendenti. Sulla spalla, arco e fare-
tra. Dietro, III VIR. Davanti, GETA.
R/ Cinghiale a d., trafitto da una lancia e assalito da un veltro. In eser-
go, [C.HOSIDI.C.F].
AR; gr 3,41; mm 14; 180°; moneta falsa
RRC 407/2; UC.MI.58 (Collezione Vacchetta); Sabrina Boschi
51. DENARIO DI C. PISONE FRUGI
67 a.C.; zecca di Roma
D/ Testa di Apollo a d., con sottile diadema.
Dietro, marchio di controllo: numerale
ccxv.
R/ Cavaliere avanza al galoppo verso d., un
ramo di palma nella sinistra, le redini nella destra. Sopra, marchio di
controllo: simbolo falce (?). Sotto, CPISOLFFR[VGI].
AR; gr3,71; mm 18; 180°
RRC 408/lb; UC.MI.59 (Collezione Belloni); Elena Lamperti
52. DENARIO DI C. PISONE FRUGI
67 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Apollo a d., con sottile diadema.
Dietro, marchio di controllo: numerale
XXI.
R/ Cavaliere avanza al galoppo verso d., un ramo di palma nella sini-
74
stra, le redini nella destra. Sotto, [CPI]SOLFFR[VGI] e marchio di
controllo: simbolo freccia.
AR; gr3,79; mm 17; 180°
RRC 408/lb; UC.MI.60 (Collezione Belloni); Francesca Agogeri
53. DENARIO DI Q. POMPONIO MUSA
66 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Apollo a d., con corona di allo-
ro e capelli raccolti in un morbido nodo
sulla nuca. A s., tartaruga.
R/ Musa Tersicore, drappeggiata, in piedi,
di fronte, testa a d., in atto di suonare la cetra. Dietro, Q.POMPONI.
Davanti, MVSA.
AR; gr 2,57; mm 18; 210°; moneta falsa
RRC 410/7a; UC.MI.62 (Collezione Vacchetta); Catherine Aiquipa
54. DENARIO DI L. CASSIO LONGINO
63 a.C; zecca di Roma (Tav. II, 2)
D/ Testa di Vesta a d., con velo e diadema.
Dietro, kylix. Davanti, marchio di control-
lo: lettera A.
R/ Cittadino togato, in atto di votare,
inserisce una tavoletta inscritta con la let-
tera V dentro ad una cista collocata ai suoi piedi. A d., LONGIN.III.V
AR; gr 4,05; mm 20; 270°
RRC 413/1; UC.MI.63 (Acquisto 1993); Nadia Visintin
75
II denario riporta unicamente il cognomen del triumviro monetale, che
viene identificato in L. Cassio Longino, fratello di C. Cassio, uno dei
cesaricidi. Tribuno della plebe nel 44, fu simpatizzante del partito cesa-
riano, tanto che nel 48 fu inviato da Cesare come legato in Tessaglia.
Non aderi dunque alia congiura del 44. Dopo la morte di Cesare, par-
teggio per Ottaviano.
La dea Vesta, rappresentata sul Diritto del denario, era legata per i
Romani al culto del focolare domestico e pubblico. Quest'ultimo aveva
luogo presso la aedes Vestae del Foro, dove la dea era venerata come
Vesta publica populi romani. Le sacerdotesse addette alia custodia del
fuoco, le Vestali, facevano parte del collegio dei pontefici.
Caratteristica delle Vestali era lo stato di verginita, condizione sacrale
e fondamentale non facile da spiegare, poiche in contrasto con un'altra
loro caratteristica, quella "matronale", che assimilava le Vestali, respon-
sabili del fuoco sacro pubblico, alia mater familias, responsabile del
fuoco domestico. Grave era la perdita dello stato di verginita, punita
con il seppellimento in vita.
La presenza di Vesta sul denario di L. Cassio Longino pare debba esse-
re messa in relazione proprio con il processo awenuto nel 113 a.C.
contro le Vestali Licinia, Marcia ed Emilia, che erano state accusate di
aver violato la castita sacerdotale e per questo condannate a morte da
una speciale commissione presieduta da L. Cassio Longino Ravilla, un
antenato dunque del triumviro monetale.
Sul Rovescio della moneta e raffigurata una scena di votazione.
Durante tutto il periodo della repubblica la partecipazione ai comizi
elettorali per votare le leggi che dovevano esser sottoposte ad approva-
zione, o per scegliere ogni anno i magistrati dello Stato, fu per i
Romani tra le principali attivita di cittadino.
Il voto per lungo tempo venne espresso oralmente. Soltanto nel II
secolo a.C. si passo al voto scritto (per tabellam) e quindi segreto. In
questo caso l'elettore, forse dietro presentazione di una "tessera" di
riconoscimento, riceveva una scheda (tabella), ossia una tavoletta cera-
ta sulla quale scriveva l nomi dei candidati preferiti o, quando si tratta-
va di votare una proposta di legge, la sigla di una formula corrispon-
76
dente alia sua volonta: VR (ttti rogas = come proponi) in caso afferma-
tivo; A (antiquo = mi awalgo di un antico diritto) in caso negativo;
NL (non liquet = non e chiaro) in caso di astensione. La tabella veni-
va quindi deposta in un'urna, dalla quale era poi estratta per lo spoglio
dei voti {diribitio, dal verbo diribere = separare), che aweniva in un
luogo apposito, chiamato diribitorium.
Nel nostro caso la presenza della lettera V (ttti rogas) sulla tavoletta
tenuta in mano dal cittadino, per essere inserita nella cista posta ai suoi
piedi, sta ad indicare l'awenuta approvazione di una legge, che il trium-
viro intende ricordare. Piu incerta e l'identificazione di tale prowedi-
mento legislativo: si tratta forse della costituzione della commissione
che nel 113 giudico le tre Vestali, owero dell'approvazione della Lex
Cassia tabellaria proposta da L. Cassio Longino Ravilla nel 137 a.C,
con la quale si estendeva la possibility di votare segretamente negli
indicia Populi.
Nadia Visintin
55. DENARIO DI Q. SICINIO
49 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Fortuna Populi Romani a d.,
con diadema e orecchini a pendenti, capel-
li raccolti sulla nuca in un nodo morbido e
riccioli sul collo. Davanti, [FO]RT;
Dietro, P.R; a s., contromarca ±.
R/ Ramo di palma, legato da un nastro, e caduceo incrociati. Sopra, una
corona di lauro. Sotto, Q.SICINIV[ S ]. A s., III. A d., VIR.
AR; gr 4; mm 18; 210°
RRC 440/1; UC.MI.66 (Collezione Belloni); Mariangela Piziali
77
56. DENARIO DI C. GIULIO CESARE
49-48 a.C; zecca itinerante (Tav. II, 3)
D/ Un elefante avanza verso d., calpe-
stando un drago. In esergo, CAESAR.
R/ Anepigrafo. Strumenti sacerdotali: da
s. a d., simpulum, aspergillum, securis, apex.
AR; gr 4,07; mm 18; 90°
RRC 443/1; UC.MI.67 (Acquisto 1984); Perassi 1985, n. 1
II denario, come la maggior parte delle monete di eta tardo repubbhcana,
non reca il nome dei triumviri monetales, ossia de magistrati incaricati di
prowedere all'emissione delle monete. In questo periodo, infatti, la mone-
tazione viene quasi totalmente sottratta alia giurisdizione del Senato e i
diversi contendenti in lotta emettono autonomamente le proprie monete,
segnandole con il loro nome o con quello dei loro luogotenenti.
II soggetto del Diritto allude simbolicamente a una vittoria del bene sul
male, rappresentati rispettivamente dall'elefante che avanza e dal drago
che viene calpestato. Trattandosi di un'emissione di Cesare, e indubbio
che si voglia celebrare una vittoria di quest'ultimo sui propri nemici,
tanto piu che il nome "Cesare", secondo un'etimologia dotta, veniva
fatto discendere dalla parola che, nella lingua dei Mauri, indicava pro-
prio tale animale.
La maggior parte degli studiosi data la moneta agli anni compresi fra il
58 e 48, interpretando pertanto il soggetto come una celebrazione dei
successi ottenuti da Cesare durante la campagna di Gallia. A sostegno
di questa interpretazione, e stato messo in evidenza come A particola-
re della testa del drago mostri strette affinita iconografiche con la
caratteristica testa di animale con la quale terminava la carnyx, ossia la
tromba da guerra gallica. In ambiente gallico un simile soggetto pote-
va inoltre richiamarsi idealmente alia marcia trionfale di Gaio Domizio
Enobarbo che, dopo la vittoria riportata sugli Allobrogi e gli Averni nel
122 a.C, secondo la testimonianza di Svetonio (Nero II 1-2), attraver-
7S
so i territori della Gallia sul dorso di un elefante, mentre i soldati lo
seguivano in folia, come quando si celebrava il trionfo.
Coloro 1 quali propongono invece una datazione dei denan al 46, colle-
gano il soggetto alia campagna di Cesare in Africa, e piu specificatamen-
te alia vittoria di Tapso. Durante questa battaglia, infatti, vennero affron-
tati e vinti gli elefanti che Giuba II aveva messo a disposizione dei pom-
peiani. La legione V Alauda, che aveva combattuto contro i pachidermi,
ebbe il privilegio di portare sulla sua insegna proprio la rappresentazio-
ne di un elefante (App., bell. civ. II 14,96). In tale interpretazione, per-
cio, il drago sarebbe solo un simbolo del territorio africano, popolato
appunto, come scrive Manilio (IV 664), da horrendes ungues.
Il soggetto del Rovescio rappresenta quattro strumenti sacerdotali: il
simpulum (attingitoio per le libagioni sacrificali); Yaspergillum (asper-
sorio usato nelle cerimonie di purificazione); la securis (scure per i
sacrifici che richiedevano l'immolazione di vittime animali); Yapex (il
berretto conico del flamine, confezionato con la pelle di un agnello ed
ornato al centro da una piccola verga di ulivo). Vengono pertanto
ricordate le cariche sacerdotali ricoperte da Cesare, e soprattutto il
pontificato massimo che egli rivesti dal 63 fino alia morte.
Claudia Perassi
57. DENARIO DI C. VIBIO PANSA
48 a.C.; zecca di Roma
D/ Testa barbata di Pan, a d. Sotto,
[PANSA].
R/ Giove seduto in trono a s., patera nella destra protesa, scettro nella
sinistra. A d., [C.VIJBIVS.C.F.C.N. A s., IOVIS[AXVR].
AR; gr 3,85; mm 20; 150°
RRC 449/la; UC.MI.68 (Collezione Belloni); Luigi Fontana
79
58. DENARIO DI L. PLAUZIO PLANCO
47 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di Medusa di prospetto. Sotto,
[L.PLAVTIVS].
R/Victoria, drappeggiata in volo verso d.,
conduce quattro cavalli, trascinandoli a due a due per le briglie. Nella
sinistra tiene una palma. Sotto, PLANCVS.
AR; gr 3,36; mm 10; 270°; moneta frammentata e suberata
RRC 453/lc; UC.MI.69 (Collezione Vacchetta); Mariangela Piziali
II triumviro monetale responsabile dell'emissione, il cui nome origina-
rio C. Munatius Plancus divenne L. Plautius Plancus, in seguito
all'adozione da parte di L. Plauzio, fu Pretore nel 43. Nello stesso anno
fu incluso nelle proscrizioni triumvirah: si rifugid per questo nei din-
torni di Salerno, ma fu ritrovato ed ucciso.
II soggetto del Rovescio e identificato da alcuni, come Echkel e
Grueber, quale raffigurazione del carro di Aurora; da altri, come
Crawford, quale raffigurazione di Victoria alia guida di una quadriga. I
primi lo mettono pertanto in relazione con un complesso episodio, del
quale riferiscono Ovidio (Fast. VI, 653-693) e Livio (IX, 29-30), che
vide protagonista un antenato del monetario, C. Plauzio Venox, che fu
censore insieme con Appio Claudio Cieco. Quest'ultimo nel 311 proi-
bi ai flautisti del collegium tibicinum, che suonavano in occasione di
cerimonie religiose, di consumare il loro pasto sacro nel tempio di
Giove Capitolino, come era invece consuetudine. I flautisti si autoesi-
liarono pertanto a Tivoli, in segno di protesta. Essendosi il popolo
risentito per la loro perdita, l'altro censore escogito una macchinosa
messinscena per riportarli a Roma, contro la loro stessa volonta.
Furono dunque fatti ubriacare e trasportati su carri chiusi, nel corso
della notte, fin dentro alia citta. Per ingannare il Senato, furono fatte
loro indossare lunghe vesti, mentre le facce vennero ricoperte da
maschere.
SO
II carro di Aurora sul Rovescio del denario sarebbe quindi un riferi-
mento alParrivo dei flautisti a Roma, sul far del giorno, mentre la
maschera di Medusa sarebbe da collegare al travestimento adottato.
Tale interpretazione appare un po' forzata e in parte fantasiosa, anche
se, effettivamente, nel corso delle feste dei tibicini celebrate il 13 di
giugno, essi si aggiravano per la citta con il volto ricoperto da una
maschera e indossando lunghe stole femminili.
La seconda spiegazione, invece, interpreta Pauriga sul Rovescio quale
Victoria, collegando il soggetto monetale con un dipinto del pittore
Nicomachus, citato da Plinio (NH XXXV, 108), che raffigurava appun-
to una Victoria in atto di condurre verso Palto una quadriga. II quadro
fu dedicato in un tempio posto sul Campidoglio da un certo Plancus
imperator, che viene identificato con L. Munazio Planco, fratello del
triumviro monetale. Tale dedicazione sarebbe pero awenuta solo nel
corso del trionfo celebrato nel 43, ossia qualche anno dopo Pemissio-
ne dei denari. Per owiare a questa difficolta cronologica, Crawford
presuppone che il dipinto fosse allora di proprieta del monetario, affer-
mazione pero totalmente priva di riscontro.
Certamente il ramo di palma tenuto nella mano sinistra dall'auriga
sembra piu adatto a definire Victoria, della quale esso costituisce Pat-
tributo consueto, che non Aurora. I soggetti posti su entrambi i lati del
denario trovano comunque riscontri puntuali in gemme di eta tardore-
pubblicana: la loro presenza sulla moneta di L. Plauzio Planco e forse
allora solo un nflesso di tematiche iconografiche molto popolari in
quel periodo.
Mariangela Piziali
81
59. DENARIO DI C. GIULIO CESARE
47-46 a.C; zecca africana (Tav. Ill, 1)
D/ Testa di Venere a d., con diadema, i
capelli raccolti sulla nuca in un morbido
nodo e ricci che scendono sul collo, colla-
na di perle al collo. Nel campo a d., con-
tromarca a forma di L.
R/ Enea, nudo, di fronte, in atto di avanzare con ampio passo verso s.
Porta sulla spalla sinistra il padre Anchise, drappeggiato e velato; nella
mano destra, il palladium. A d., CAESAR.
AR; gr 3,35; mm 19; 210°
RRC 458/1; UC.MI.72 (Acquisto 1988); Mariangela Piziali
60. DENARIO DI MN. CORDIO RUFO
46 a.C; zecca di Roma
D/ Una civetta appollaiata sopra ad un elmo corinzio. Dietro, RVFVS.
R/ Egida ornata al centro dalla testa di
Medusa. Intorno, MN.CORDIVS (lettere
MN in nesso).
AR; gr 3,45; mm 15x18; 360°
RRC 463/2; UC.MI.73 (Collezione Belloni); Luigi Fontana
61. DENARIO DI MN. CORDIO RUFO
46 a.C.; zecca di Roma
D/ Le teste dei Dioscuri aggiogate, con pilei
laureati ed ornati da una stella. Dietro,
RVFVS.IirVIR.
R/ Venere, drappeggiata, in piedi, di fronte,
82
scettro tenuto trasversalmente nella sinistra, bilancia nella destra. A d.,
[MN.JCORDI (lettere MN in nesso).
AR; gr 3,45; mm 18 ; 270°
RRC 463/lb; UC.MI.74 (Collezione Belloni); Luca Bottini
62. DENARIO DI T. CARISIO
46 a.C; zecca di Roma
D/Busto drappeggiato di Victoria a d., i
capelli raccolti in una crocchia, collana di
perle e orecchino a pendente. Dietro,
[SC].
R/ Victoria, drappeggiata, avanza in quadriga verso d., le redini nella
sinistra, la corona nella destra protesa. In esergo, T.CARISI.
AR; gr 4,14; mm 19; 360°
RRC 464/5; UC.MI.75 (Collezione Belloni); Fabio Epifani
63. DENARIO DI C. GIULIO CESARE
46 a.C; zecca sconosciuta
D/ Testa di Cerere, i capelli raccolti a roto-
lo intorno al capo e due ciocche sul collo.
Fra i capelli, corona di spighe di grano.
Dietro, COSTERT; davanti, DICTITER.
R/ Emblemi del pontificato e dell'augura-
to: da s. a d., simpulum, aspergillum, capis, lituus. Sopra, AVGVR. Sotto,
PONTMAX. A d., lettera D.
AR; gr 3,77; mm 19; 330°
RRC 467/la; UC.MI.76 (Acquisto 1981); perassi 1985, n. 2
S3
64. MONETA IN AE DI C. CLOVIO
45 a.C; zecca incerta
D/ Busto drappegiato di Victoria a d., i capelli annodati sulla nuca.
Davanti, CAESAR.DIC.TER.
R/ Minerva, drappeggiata, in piedi, a s. Regge nella destra un trofeo,
appoggiandolo alia spalla, nella sinistra una lancia e uno scudo, decora-
to con gorgoneion, dal quale pendono dei nastri. Davanti, un serpente.
A s., C.CLOVI. A d., PRAEF.
AE; gr 12,64; mm 26; 360°
RRC 476/la; UC.MI.77 (Collezione Belloni); Laura Sironi
65. ASSE DI CN. POMPEO MAGNO
dopo il 45 a.C; zecca iberica o siciliana
D/ Testa di Giano, barbato e con corona di lauro. II volto ha le fattez-
ze di Cn. Pompeo Magno. Sopra, [MAGNVS].
R/ Prua di nave a d. Sopra, [PIVS]. Sotto, [IMP].
AE; gr 20,94; mm 28; 360°
RRC 479/1; UC.MI.78 (Collezione Belloni); Fabio Epifani
S4
66. DENARIO DI L. EMILIO BUCA
44 a.C; zecca di Roma (Tav. Ill, 2)
D/ Testa di Cesare a d., con corona di lauro.
Davanti, CAESAR.IM. Dietro, P, crescente
lunare, M. Sul collo, contromarca a forma di luna (una contromarca
simile, ma meno netta, e nel campo monetale, a s. del crescente).
R/ Venere, drappeggiata, in piedi, di fronte, testa a s., lo scettro nella
sinistra, Victoriola incoronante nella destra protesa. A s., L.AEMI-
LIVS. A d., BVCA.
AR; gr4,10; mm 19; 360°
RRC 480/4; UC.MI.79 (Acquisto 1988); Elena Lamperti
II denario appartiene alle emissioni curate da L. Emilio Buca, uno dei
quattro magistrati monetali in carica nel 44. Cesare aveva infatti
ampliato il collegio triumvirale di un componente. Nel corso di quel-
l'anno furono coniate 22 diverse serie di denari, oltre a quinari e sester-
zi: alcuni, come questo, mentre Cesare era ancora in vita; altri, come il
seguente, dopo la sua uccisione.
I soggetti hanno tutti una forte valenza ideologica. Sul Rovescio del
denario di L. Emilio Buca e infatti raffigurata Venere, la divinita dalla
quale si faceva discendere lagens Giulia. Cesare aveva coniato anch'egli
denari nel 47-46 sui quali aveva raffigurato al Diritto la testa della capo-
stipite divina della propria famiglia (n. 59). Su questa emissione Venere
appare nel suo aspetto di dea delPamore e della bellezza, con i capelli
raccolti in un morbido nodo, mentre due lunghi ricci le scendono sul
collo e sulla nuca, adornata da una collana di perle, da un orecchino a
pendente e da un diadema sul capo.
Sui denari del 44 Venere assume invece caratteristiche particolari, che
la collegano con la sfera della condotta vittoriosa della guerra. Tiene
infatti nella destra protesa una piccola statua di Victoria, raffigurata
nell'atto di porgere la corona, simbolo appunto del successo militare.
Si tratta quindi di Venus Victrix. Questo aspetto di Venere sara ripreso
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in eta imperiale, innanzitutto da Augusto, con una caratterizzazione
militare della dea ancora piu forte, perche essa verra dotata di scudo,
elmo e lancia. La definizione di Venere quale Victrix comparira pero
solo su monete emesse nel II secolo d. C, a partire da Faustina iunior.
Sul Diritto compare invece il ritratto di C. Giulio Cesare, che fu il
primo Romano ad ottenere dal Senato il diritto ad apporre la propria
effige sulle monete. La presenza del crescente lunare pud forse fare
riferimento all'aspettativa di una nuova era di prosperita, legata alia
figura e alle azioni di Cesare.
Elena Lamperti
67. DENARIO DI P. SEPULLIO MACRO
44 a.C; zecca di Roma
D/ Testa di M. Antonio a d., barbata e vela-
ta. Davanti, lituus. Dietro, brocca monoan-
sata.
R/ In incuso: testa di M. Antonio a s., barbata e velata. Dietro, brocca
monoansata.
AR; gr 4,02; mm 19; 360°
RRC 480/22; UC.MI.80 (Acquisto 1987); Francesca Agogeri
68. DENARIO DI L. LF/INEIO REGOLO
42 a.C; zecca di Roma
D/ Testa nuda di Ottaviano a d. Davanti,
C.CAESAR. Dietro, III.VIR.R.[P.C].
R/ Victoria, drappeggiata, in atto di avanza-
re verso d., la corona nella destra protesa, la
86
palma nella sinistra, appoggiata sulla spalla. A d., L.LIVINEfIVS]. A s.,
[REGVLVS].
AR; gr 3,16; mm 19; 210°
RRC 494/25; UC.MI.81 (Acquisto 1988); Fabio Epifani
La dea Victoria impersona l'impeto vittorioso del popolo romano, sem-
pre proteso verso nuove conquiste militari: nel corso dei secoli venne-
ro eretti in suo onore numerosi templi e statue ed organizzati giochi
celebrativi del suo intervento a fianco dei Romani. L'importanza poli-
tica del culto della dea si coglie con molta nettezza osservando le sue
numerose raffigurazioni sulla moneta romana, dalle emissioni di
didrammi intorno alia meta del III secolo a.C. alle serie di denari conia-
ti durante il periodo finale della repubblica.
Seguendo il modello greco Victoria e alata. I suoi attributi consueti
sono la corona composta da fronde di lauro e il ramo di palma. E quasi
costantemente raffigurata in atto di avanzare, a piedi come sull'esem-
plare di L. Livineio Regolo, o alia guida di una biga (come sulle mone-
te nn. 37, 40, 41) o di una quadriga (nn. 30, 48, 62), in un solo caso di
una triga (n. 34), o anche in volo (n. 7), esprimendo in tal modo la furia
vittoriosa che anima le truppe romane in battaglia.
II suo gesto tipico e quello di incoronare con la corona di lauro ogget-
ti o persone: innanzitutto un trofeo costituito dalle armi sottratte ai
nemici sconfitti, come sulle monete che proprio da questo soggetto
furono definite gia dai Romani "victoriati" (nn. 2, 5, 6, 9), ma anche
una prua di nave (n. 10), o una quadriga trionfale (n. 44). Sul denario
n. 7 Victoria incorona invece i Dioscuri, avanzando in volo dietro di
essi. Azione caratteristica della dea e anche quella di scrivere sopra ad
uno scudo, come sul quinario n. 39. Oltre che a figura intera, Victoria
pub essere raffigurata sul Diritto dei nominali anche limitatamente alia
testa e al busto: e il caso dei denari nn. 35 e 62, del quinario n. 42 e della
moneta in AE n. 64.
Sul denario di L. Livineio Regolo la figura di Victoria sul Rovescio e accop-
piata a un ritratto di Ottaviano sul Diritto. Poiche la moneta si data al 42,
87
i due soggetti sono da mettere in relazione con la vittoria di Filippi, duran-
te la quale Ottaviano, insieme con Marco Antonio, sconfisse i cesaricidi
Bruto e Cassio, vendicando cosi l'assassinio del padre adottivo.
Del magistrato monetale poco sappiamo: le sole notizie su di lui si rica-
vano dalla sua copiosa monetazione. Esercito la magistratura di quat-
tuorvir monetalis nel 43-42 e conio due diverse sene di denari: una rar-
figura i ritratti dei triumviri rei publicae constituendae Ottaviano,
Antonio e Lepido ed episodi legati a questi personaggi, mentre sulla
seconda, di tipo piu tradizionale, sono raffigurati personaggi ed awe-
nimenti legati alia gens Livineia.
Fabio Epifani; Laura Sironi
69. DENARIO DI M. ANTONIO
42 a.O; zecca itinerante (Tav. Ill, 3)
D/ Testa di M. Antonio barbato a d. Dietro,
lituus.
R/ Testa di Sol a d., con corona di raggi.
Intorno, M.ANTONIVS.III.VIR.R.P.C. Sulla guancia, contromarca.
AR; gr 3,94; mm 17; 120°
RRC 496/2; UC.MI.84 (Acquisto 1988); Silvia Pesce
70. DENARIO DI Q. VOCONIO VITULO questore designato
40 a.O o piu tardi?; zecca di Roma
D/ Testa di Cesare a d., con corona di lauro.
R/ Vitello avanza verso s. Sopra,
[Q.JVOCONIVS. A s., [S]. A d., C. In
esergo, VIT[V]LVS.Q/DESIGN.
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AR; gr 3,52; mm 19; 330°; moneta suberata
RRC 526/4; UC.MI.85 (Collezione Belloni); Domenico Vetrisano
II denario fu emesso da Q. Voconio Vitulo, personaggio non altrimen-
ti noto. Egli e il solo membro della gens Voconio. a nome del quale siano
pervenute monete. Oltre a due diverse sene di denari, sono note anche
due serie di aurei. L'emissione di monete d'oro, eccezionale nel II sec.
a.C, si intensified infatti dall'eta di Silla in avanti, diventando costan-
te negli anni finali della Repubblica. La coniazione di aurei rispondeva
sia ad esigenze di ordine economico, legate alle necessita di spesa della
espansione militare di Roma, che permetteva a sua volta la conquista di
ricchissimi bottini e di nuove miniere, sia a motivazioni di ordine piu
strettamente ideologico, poiche in tal modo Roma si poneva sullo stes-
so piano delle monarchic orientali, che battevano anche moneta in oro.
Le emissioni di Q. Voconio Vitulo illustrano in modo molto chiaro la
fase tarda della monetazione repubblicana, in bilico tra consuetudine
ed innovazione. Se infatti il Diritto raffigura in due serie il ritratto di
Ottaviano e in altre due quello di Cesare, talora definito Divus Iulius,
partecipando dunque del nuovo clima politico, nel quale prevale Pindi-
vidualismo di singoli personaggi, il Rovescio, in modo molto piu tradi-
zionale, raffigura costantemente un soggetto che e da mettere in rela-
zione con il nome del monetario: la figura di un vitello (= vitulus) ne
richiama infatti il cognomen. Non diversamente nel II secolo a.C. Furio
Purpureo aveva inserito sul Rovescio dei denari emessi a suo nome fra
il 169 e il 158 Pimmagine di una conchiglia di murex, mentre L.
Antestio Gragulo aveva introdotto sul Rovescio dei nominali in AE
coniati nel 137 il particolare di una piccola cornacchia (= graculus),
appollaiata sopra alia consueta prua di nave.
Domenico Vetrisano
89
71. DENARIO DI OTTAVIANO
39 a.C. ; zecca itinerante
D/ Testa nuda di Ottaviano a d. Dietro,
CAESAR. Davanti, IMP.
R/ Caduceo alato. In basso, a semicerchio, ANTONIVSIMR
AR; gr 3,68; mm 20; 270°
RRC 529/2a; UC.MI.86 (Collezione Belloni); Laura Sironi
72. DENARIO DI M. ANTONIO
32-31 a.C; zecca di Roma
D/ Galea avanza verso d., con nove rema-
tori. Sulla prua e collocato uno stendardo
ornato di nastri. Sopra, ANT.AVG.
Sotto, III.VIR.R.P.C.
R/ Aquila legionaria tra due signa. Sotto, LEG VI.
AR; gr 3,40; mm 20x17; 270°
RRC 544/3; UC.MI.87 (Collezione Belloni); Nadia Visintin
90
Per un approfondimento
bibliografico delle tematiche trattate
Alle radici dell'Euro. Quando la moneta fa la storia (Catalogo della
Mostra, Padova, dicembre 2001-aprile 2002), Treviso 2001
E. A. Arslan, La numismatica, in Storia antica. Come leggere le fonti (a
c. di L. Cracco Ruggini), Bologna 1996, pp. 245-295
S. Balbi De Caro, La banca a Roma, Roma 1989 (Vita e costumi dei
Romani antichi 8)
G.G. Belloni, La moneta romana. Societd, politica, cultura, Roma 1993
A. Burnett, Coinage in the Roman World, London 1987
M. Caccamo Caltabiano, Morgantina e I'introduzione del sistema dena-
riale, in La moneta a Morgantina. Dal tetradrammo al denario (Atti
della Giornata di Studi, Aidone 1992), Catania 1993, pp. 109-116
F. Catalli, La monetazione romana repubblicana, Roma 2001
F. Catalli, Monete dell'Italia antica, Roma 1995
F. Coarelli, Moneta. Le officine della zecca di Roma, in "Annali dell'Isti-
tuto Italiano di Numismatica", 38-41 (1991-1994), pp. 23-66
M.H. Crawford, Roman Republican Coinage, Cambridge 1974
M.H. Crawford, Coinage and Money under the Roman Republic, Lon-
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G. Facchinetti, / confini del mondo antico come aree di trasmissione di
modelli iconografici. La Gigantomachia di tipo fidiaco e il quadriga-
to romano, in hi limine. Ricerche su marginalitd eperiferia nel mondo
antico, a c. di G. Vanotti e C. Perassi, Milano 2004, pp. 146-169
A. Finetti, Numismatica e tecnologia, Roma 1987
91
H.A. Grueber, Coins of the Roman Republic in the British Museum, I-
III, London 1910 (rist. London 1970)
/ luoghi della moneta. Le sedi delle zeccbe dall'anticbitd all'etd moderna (Atti
del Convegno internazionale, Milano, ottobre 1999), Milano 2001
La monetazione romano-campana (Atti del X Convegno del Centro
Internazionale di Studi Numismatici. Napoli, giugno 1993), Roma
1998
O. Marra, // vittoriato: sua circolazione e funzione all'interno del sistema
monetario romano, in "Rivista Italiana di Numismatica", 101 (2001),
pp.89-145
C. Perassi, Monete romane. Catalogo commentato di monete dell'Uni-
versitd Cattolica, Milano 1985
A. Savio, Monete romane, Roma 2001
R. Thomsen, Early Roman Coinage, I-III, Kobenhavn 1957-1961
H. Zehnacker, Moneta. Recbercbes sur ['organisation et I'art des emis-
sions monetaires de la Republique romaine, I-II, Roma 1973
Fonti iconografiche
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Vaticana (Catalogo della Mostra, Vicenza, ottobre 1998), Roma 1998
S. Balbi De Caro, La banca a Roma, Roma 1989 (Vita e costumi dei
Romani antichi 8)
BMCRR = H.A. Grueber, Coins of the Roman Republic in the British
Museum, London 1910 (rist. London 1970)
La moneta romana. Museo Nazionale Romano. Palazzo Massimo alle
Terme - Medagliere, Roma 2001
G.K. Jenkins, Monnaies grecques, Fribourg 1972
Numismatica Ars Classica, Auction 9 (16'1' April 1996), Zurich
C.H.V Sutherland, Monnaies romaines, Fribourg 1974
92
TAVOLE
Tavola I
Tavola II
7. Denario di C. Mamilio Limetano (cat. n. 47)
2. Denario di L. Cassio Longiiio (cat. n. H)
3. Denario di C. Giulio Cesare (cat. n. 56)
96
Tavola III
/. Denario di C. Ciulio Cesare (cat. n. 59)
2. Denario di L. Emilio Buca (cat. n. 66)
3. Denario di M. Antonio (cat. n. 69)
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finite di stampare
nei mese di maggio 2004
presso Selects Group - Milano
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IA COLLEZK3NE NUMISMATICA
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ISBN 88-8311-287-3