EX NVMMIS COGNOSCERE. La Collezione numismatica dell’Università Cattolica. Le monete romane repubblicane more

Catalogue of the exhibition EX NVMMIS COGNOSCERE (Milano, 25 aprile – 27 maggio 2004), a c. di C. Perassi, Milano 2004

Istituto di Archeologia Laboratorio di cotalogazione dei reperti archeologici EX NVMMIS COGNOSCERE LA COLLEZIONE NUMISMATICA DELL'UNIVERSITA CATTOLICA LE MONETE ROMANE REPUBBLICANE Pubblie.i/ioni deH'I.S.U. University Catlolica Istituto di Archeologia Laboratorio di catalogazione dei reperti archeologici EX NVMMIS COGNOSCERE LA COLLEZIONE NUMISMATICA DELL'UMVERSITA CATTOLICA LE MONETE ROMANE REPUBBLICANE Mostra fotografica a cura di Claudia Perassi Milano, Universita Cattolica 25 aprile-27 maggio 2004 Milano 2004 EX NVMMIS COGNOSCERE La Collezione numismatica dell'Universita Cattolica Le monete romane repubblicane Coordinamento scientifico Claudia Perassi Autori dei testi Francesca Agogeri Luca Bottini Marco Dido Luigi Fontana Daniela Musiari Autori delle schede numismatiche Francesca Agogeri Catherine Aiquipa Fabiana Barbaglio Sabrina Boschi Luca Bottini Marco Dido luhio I-'pifani Luigi Fontana Margherita Fumagalli Autori dei commend alle monete Fabio Epifani Grazia Facchinetti Elena Lamperti Daniela Musiari Claudia Perassi Fotografte Filippo Airoldi Luca Bottini Marco Dido Grazia Facchinetti Claudia Perassi Mariangela Piziali Sara Trezzi Domenico Vetrisano Nadia VIsintin Elena Lamperti Daniela Musiari Silvia Pesce Mariangela Piziali Laura Sironi Sara Trezzi Domenico Vetrisano Nadia Visintin Michcla Zanchi Mariangela Piziali Laura Sironi Sara Trezzi Domenico Vetrisano Nadia Visintin Elena Lamperti Laura Sironi Sara Trezzi Domenico Vetrisano Progettazione, allestimento, realizzazione grafica Filippo Airoldi Grazia Facchinetti Claudia Perassi Finanziamento Istituto di Archeologia dell'Universita Cattolica di Milano Servizio Didattica dell'Universita Cattolica di Milano © 2004 I.S.U. Universita Cattolica - Lirgo Gemelli. 1 - Milano bttp://Wit-w. unicatt. it!librario ISBN S8-8311-287-3 In copertina Bottcga di Marinus Claeszon van Reymerswaele (1490 ca.-1567) // cambiavalute e $u,i moglie Nantes, Musee des Beaux Arts INDICE Presentazione...........................................................................................5 Silvia Lusuardi Siena I. LA COLLEZIONE NUMISMATICA DELL'UNIVERSITA CATTOLICA DIMILANO..........................................................7 Claudia Perassi Nascita della Collezione..................................................................7 Consistenza della Collezione..........................................................8 II "Laboratorio di catalogazione dei reperti archeologici"............9 II. IL SISTEMA MONETALE DEL DIDRAMMA.......................13 Luca Bottini, Marco Dido III. IL SISTEMA MONETALE DEL DENARIO...........................17 Luigi Fontana, Mariangela Piziali, Claudia Perassi La data di introduzione.................................................................18 Autorita emittente.........................................................................19 IV. LA MONETAZIONE IN BRONZO DI ETA REPUBBLICANA.........................................................23 Sara Trezzi, Nadia Visintin V. ASPETTITECNICI DELLA MONETAZIONE REPUBBLICANA........................................................................29 Francesca Agogeri, Daniela Musiari, Domenico Vetrisano La coniazione..................................................................................29 Erron di coniazione.......................................................................30 Monete suberate............................................................................32 3 Monete dentellate o serrate..........................................................33 Monete contromarcate .................................................................34 Marchi di controllo........................................................................34 VI. LA ZECCA DI ETA REPUBBLICANA...................................35 Claudia Perassi VH.I SOGGETTI DEL SISTEMA DENARIALE REPUBBLICANO........................................................................37 Claudia Perassi CATALOGO........................................................................................45 Per un approfondimento bibliografico delle tematiche trattate........91 TAVOLE...............................................................................................93 4 PRESENTAZIONE Con viva soddisfazione presento il catalogo della mostra Ex num- mis cognoscere, organizzata dalla collega Claudia Perassi nell'ambito del Laboratorio di catalogazione dei reperti archeologici. Tale Laboratorio e stato attivato per la prima volta nel presente anno accademico, all'in- terno della Laurea Triennale in Scienze dei Beni Culturali (indirizzo archeologico). Una parte delle lezioni e stata dedicata al materiale numismatico, utilizzando esemplari della Collezione dell'Universita Cattolica, acquisiti dal compianto prof. Gian Guido Belloni fra il 1981 e il 1993 e pervenuti per donazione nel 1987 e nel 1998. La mostra e il catalogo rappresentano la prima tessera concreta del- Pattivita degli studenti e dei docenti coinvolti nel "Laboratorio": ci auguriamo ne seguano presto altre, sia sul fronte numismatico, nella prospettiva di valonzzare le ancora numerose monete della Raccolta dell'Ateneo, dall'eta romana imperiale a quella bizantina e medievale, sia su quello archeologico. I reperti nnvenuti negli scavi condotti nei cortili della sede milanese dell'Universita Cattolica e altri manufatti concessi in deposito dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia, in quanto provenienti da siti in corso di studio da parte di docenti dellTstituto di Archeologia, rappresentano infatti un ricco "giacimento" culturale, da sfruttare per la ricerca e la didattica. Desidero infine sottolineare come, anche in occasione dell'allesti- mento di questa mostra, si sia rivelato prezioso l'apporto del Laboratorio di Archeologia "Michelangelo Cagiano de Azevedo", che sempre piu si qualifica come una palestra di studio di grande utilita per tutti gli studenti delle discipline archeologiche. // Direttore dell'Istituto di Archeologia Silvia Lusuardi Siena 3 I. LA COLLEZIONE NUMISMATICA DELL'UNIVERSITA CATTOLICA DIMILANO Nascita della Collezione Dai diversi docenti che si sono succeduti nell'insegnamento di Numismatica presso l'Universita Cattolica di Milano, sempre e stata awertita l'esigenza di poter disporre di monete originali, per comple- tare la parte teorica del corso con una pratica, condotta direttamente dagli studenti. Fin dalla prima meta del secolo scorso si cerco pertanto di formare una piccola collezione a scopo didattico. II prof. Serafino Ricci, titolare di un corso libero di "Numismatica e Medaglistica" dalPanno accademico 1938/39 fino al gennaio 1943, prowedeva inizialmente con proprie monete e con calchi. Nel 1940, grazie a donazioni elar- gite da "conoscitori ed amici dell'Universita Cattolica" e anche da due iscritti al corso, fu poi costituita una raccolta di 119 "monete dei vari luoghi e tempi", come si apprende da dati di archivio. Questa prima collezione numi- smatica ando pero dispersa. Un corso libero di Numismatica fu nuova- mente istituito presso la Facolta di Lettere e Filosofia nel 1962, su proposta del prof. Michengelo Cagiano de Azevedo. Ne fu incari- cato il Direttore del Museo Archeologico e del Civico Gabinetto Numismatico di Milano, Gian Guido Belloni. Egli, divenuto intanto Professore Ordinario di Antichita Romane, esercito l'insegnamento di "Numismatica" ininterrottamente per bene trentun Serafino Ricci 7 anni. Anche il prof. Belloni utilizzava per la didattica monete che gli erano state regalate a questo scopo dal collezionista milanese Enrico Leuthold, prendendosi pero cura, a partire dal 1981, di costituire una rac- colta numismatica di proprieta dell'Universita, utilizzando Fondi Ministeriali e del CNR a lui assegnati. A questi esemplari si aggiunse nel 1987 il lascito per testamento all'Istituto Toniolo di Studi Superio- ri, ente fondatore e garante dell'Uni- versita Cattolica, della collezione numismatica appartenuta al manto, da parte della prof. Anna Margherita Vacchetta di Acqui Terme. La raccol- ta fu infine incrementata nel 1998, a seguito della donazione di esemplari di proprieta del prof. Belloni offerta dalle sorelle, Bianca e Tina, a ncordo del fratello Gian Guido, che tanta appassionata competenza aveva dedicato all'insegnamento della Numi- smatica nel nostro Ateneo. Gian Guido Belloni Consistenza della Collezione La Collezione numismatica dell'Universita Cattolica e dunque for- mata da tre nuclei: • Monete acquistate dal prof. Belloni fra il 1981 e il 1993 presso le Case d'asta milanesi Ratto e Crippa. I 132 esemplari sono tutti di alto livello artistico e di notevole importanza stonca, con la presenza anche di qualche pezzo di una certa rarita. Oltre a monete in argen- to e in bronzo, vi sono anche tre esemplari in oro. 8 Solido di Costanzo II (zecca di Costantinopoli). Collezione dell'Universitd Cattolica • Monete della collezione Belloni. Le 101 monete che costituiscono questo nucleo, principalmente di eta romana, riflettono in parte filoni di ricerca condotti dal loro proprietario: segnalo, per esempio, la presenza di alcuni radiati contraffatti, che richiamano i suoi per- sonalissimi studi sui motivi formali in monete di 'imitazione' del III-IV secolo. • Monete della collezione Vaccbetta. II lascito e costituito da oltre un migliaio di pezzi, suddivisi per ambiti cronologici in numerosissime buste, in attesa di essere compiutamente classificati. La raccolta ha ll pregio di assemblare monete dell'eta greca, romana, bizantina, medievale e moderna, permettendo cosi una visione complessiva della storia monetale. La qualita delle monete non e in genere parti- colarmente elevata, tanto che, almeno fra gli esemplari romani fino ad oggi esaminati, sono presenti anche alcuni falsi. // "Laboratorio di catalogazione dei reperti archeologici" NelPambito del "Laboratorio per la catalogazione dei reperti archeologici", attivato nel presente anno accademico all'interno della Laurea Triennale in Scienze dei Beni Culturali, e sembrato didattica- mente opportuno dedicate una parte delle lezioni esclusivamente alia catalogazione del materiale numismatico. U Laboratorio si e tenuto in Sala Consultazione, grazie alia disponi- bilita dei Direttori della Biblioteca e della stessa Sala, oltre che del perso- nale di quest'ultima. A tutti loro va pertanto un caloroso ringraziamen- 9 to, per aver permesso di riservare parte della Sala alio svolgimento del Laboratono, consenten- do cosi l'agevole consul- tazione dei cataloghi e dei testi numismatici qui conservati. II lavoro di classifi- cazione ha riguardato le 87 monete romane di eta repubblicana: 33 dalla Collezione Bello- ni, 44 da quella Vacchetta, 10 da acquisti effettuati nel 1981, 1984, 1987, 1988 e 1993. Pur nella loro esiguita numerica, esse documentano in modo quasi completo questa fase della storia monetale di Roma, dal sistema del didramma a quello del denario, dai denari anonimi alle emissioni finali della res publico., con la presenza di esemplari in argento e in bronzo. Due monete (nn. 56, 63) erano gia state pubblicate nel volu- metto Monete romane. Catalogo commentate di monete dell'Uni- versitd Cattolica, Milano 1985, da me curato. Diciotto sono i pezzi falsi che e stato possibile individuare: tre sono stati comunque esposti in que- sta sede, a scopo esemplificativo (nn. 37, 50, 53). L'interesse e la dedizione con la quale gli studenti hanno seguito il Laboratorio mi hanno stimolata ad organizzare questa piccola esposi- zione, che da conto del loro lavoro. 10 Si e preferito adottare la formula di una mostra fotografica, certo meno appagante, ma che non comporta 1'acquisto di vetrine specializzate e Padozione di sistemi di sicurezza. Mi auguro pero di poter allestire in futuro una mostra non solo "virtuale" della Collezione numismatica del nostro Ateneo. Ringrazio tutti gli studenti che hanno collaborate alia schedatura dei pezzi, al commento di alcuni di essi, alia stesura dei testi sulla monetazione romana repubblicana, alia ripresa fotografica delle mone- te ed infine alPallestimento della mostra. Grazie anche al dott. Filippo Airoldi per aver coordinato la parte relativa alle riprese fotografiche ed aver curato, con la collaborazione della dott.ssa Grazia Facchinetti, tutti gli aspetti tecnici dell'allesti- mento. Un ringraziamento infine all'Istituto di Archeologia, che ha soste- nuto l'iniziativa, assumendosene anche gli oneri finanziari. Claudia Perassi 11 II. IL SISTEMA MONETALE DEL DIDRAMMA II primo sistema monetale d'argento emesso da Roma fu quello del didramma. La prima serie fu coniata intorno al 310 a.C; la piu tarda, il cosiddetto "quadrigato", fu prodotta dal 225 ca. fino all'introduzione del sistema del denarius. Queste monete sono chiamate anche "Romano-Campane", poiche, pur essendo monete romane, come indi- ca chiaramente la loro legenda, vennero coniate inizialmente in una zecca situata in Campania (forse Neapolis), sulla base di pondometrie in uso in Magna Grecia. II sistema del didramma testimonia la necessita da parte di Roma di creare uno strumento monetario efficace per mantenere rapporti con il mondo magno greco, che gia dal V secolo utilizzava monete coniate in argento. La monetazione romana fusa in bronzo ia.es grave) era desti- nata infatti ai traffici interni e ai rapporti commerciali con l'Etruria e con i popoli italici, ma non poteva competere efficacemente con la monetazione che circolava nell'area meridionale della penisola. Didramma ErcolelLupa (da ha moneta romana, p. 30) II sistema del didramma comprende otto diverse serie, strutturate in didrammi, dracme e nominali inferiori in bronzo. Al Rovescio le prime 13 quattro serie recano la scritta ROMANO (= Romanorum = dei Romani), seguendo l'uso greco per cui l'autorita emittente veniva espressa con il genitivo plurale del nome del popolo. Secondo Michael Crawford la terza serie fu la prima ad essere coniata a Roma: il soggetto del Rovescio, ossia la Lupa in atto di allattare Romolo e Remo, e infatti inequrvocabilmente romano, a differenza dei precedenti. La sua emissione dovrebbe pertanto essere collocata nel 269/268 a.C, rivalutando cosi le testimonianze di Plinio (NH XXXIII, 42-44) e di Livio (Epit. XV), che indicano questi anni come il momento in cui il popolo romano inizio ad usare l'argento. I didrammi emessi dopo il 240 sono caratterizzati dalla legenda ROMA. Didramma Testa di Apollo/Cavallo (da La moneta romana, p. 31) Le emissioni dei didrammi non furono quantitativamente abbondan- ti, come indica il numero di conii utilizzati per la loro produzione. Solo con Pintroduzione del quadrigato si verified un notevole aumento della produzione monetale, perche i conii utilizzati per la produzione delle varie serie furono migliaia. L'introduzione del quadrigato coincise con quella dell'asse Giano/Prua e con un'emissione di due nominali in oro Quadrigato (cat. n.l) 14 detti "Oro del giuramento", perche recano al Rovescio appunto una scena di giuramento, compiuto da due soldati in piedi, che brandiscono una spada su un porcellino tenuto da un terzo militare. "Oro del giuramento" (da La moneta romana, p. 37) Secondo la scansione cronologica oggi maggiormente accreditata, il sistema del didramma fu in uso dagli anni finali del IV secolo a.C. al 214-211 a.C, ossia fino all'introduzione del denario. IL SISTEMA DEL DIDRAMMA Data Soggetto Legenda Peso 310 a. Mane barbato/Protome di cavallo ROMANO gr 7,30 275 ca. Apollo/Cavallo al galoppo ROMANO gr7,20 269-8 ca. Ercole/Lupa che allatta Romolo e Remo ROMANO gr7,00 265 ca. Roma elmata/V'rtorw ROMANO sr b.bZ 241 ca. Marte imberbe/Protome di cavallo ROMA 6,60 234 ca. Apollo/Cavallo al galoppo ROMA gr 6,60 230 ca. Marte imberbe/Cavallo al galoppo ROMA 6,60 225 ca. Giano/Giove in quadriga ROMA Sr 6.60 La teoria tradizionale compattava invece tutte le emissioni del didramma in un penodo di tempo compreso tra la fine del IV secolo a.C. e il 269/8, anno della prima emissione del denario secondo questa ipotesi ricostruttiva. Luca Bottini, Marco Dido 15 III. IL SISTEMA MONETALE DEL DENARIO Si tratta della prima moneta d'argento di pondometria romana, la cui introduzione fece seguito a quella del didramma, di pondometria invece greca. II sistema del denario e strutturato in tre nominali in argento: il denarius, il cui peso corrisponde ad 1/72 di libbra romana (= gr 4,54) e il cui valore era inizialmente equiparato a 10 assi di bronzo; il quinarius, corrispondente alia sua meta (= gr 2,27); il sestertius del valore di 2,5 assi (= gr 1,13). I tre nominali recano sul Diritto il segno di valore cor- rispondente: X per il denario, V per il quinario, IIS per il sesterzio. Denario anonimo (cat. n. 7) Nel corso del II secolo a.C, probabilmente intorno al 140, il denario fu ritariffato ed equiparato a 16 assi: da qui l'uso del segno di valore XVI o 36. Nel contempo divenne sempre piu rara la produzione dei sottomultipli del denario. II sistema denariale era completato da nominali in bronzo, dall'asse alia semiuncia, la cui emissione, via via limitata ai nominali di maggior valore, si interruppe pero dopo l'eta sillana, fino a Cesare. Sporadica fu invece l'emissione di monete auree: dopo un'episodica coniazione in concomitanza con Pintroduzione del denario, solo con 17 Silla e soprattutto dall'eta di Cesare in poi, la coniazione di aurei diven- ne relativamente frequente e copiosa. Aureo di L Manlio proquestore (da Suthf.RIAND 1974, nn. 75-76) II sistema del denario costitui la base della riforma monetale attua- ta da Augusto e, con opportuni aggiustamenti di peso e di contenuto metallico, rimase in vigore fino al III secolo d. C. La data di introduzione Circa la data d'introduzione del sistema del denario, lungo e vivace e stato il dibattito fra gli studiosi. La cosiddetta teoria tradizionale poneva pertanto il suo inizio nel 269/8, essenzialmente basandosi su un passo di Plinio (NH XXXIII,42-44), secondo cui "Pargento fu con- trassegnato nell'anno 485 dalla fondazione dell'Urbe, cinque anni prima della prima guerra punica", dunque nel 269, e di un analogo passo di Livio (Epit. XV), che data l'uso dell'argento da parte del popo- lo romano al 268, anno nel quale furono dedotte le colonie di Ariminum e di Beneventum. Quinario anonimo (cat. n. 3) IS I due passi presentano certamente delle difficolta interpretative e delle inesattezze. Poiche ne Plinio, ne Livio fanno riferimento puntua- le al denario, essi sono stati interpretati anche come riferiti alia prima moneta d'argento emessa da Roma, ossia il didramma, o all'uso di argento ancora non monetato, ma utilizzato sotto forma di lingotti. La ricostruzione cronologica oggi maggiormente accreditata collo- ca invece l'introduzione del denario in un periodo compreso tra il 214 e il 211, quale conseguenza della crisi politica e finanziaria che coinvol- se Roma nel corso della Seconda Guerra Punica. Per far fronte ad essa, si ebbe dapprima una drastica riduzione ponderale delle monete di bronzo, oltre ad un abbassamento del peso e del contenuto di argento del quadrigato. A questi prowedimenti fece seguito l'introduzione del denario, che costitui una sorta di rivalutazione della moneta romana. Si trattava infatti di una moneta d'argento puro al 97-98%, anche se di peso inferiore. Tale ipotesi ha trovato conferma negli scavi di Morgantina in Sicilia: nel 1961 furono infatti rinvenuti denari fra i piu antichi, in ottimo stato di conservazione, in contesti archeologici collegati alia presa della citta da parte dei Romani, appunto nel 214 o nel 211. Luigi Fontana, Mariangela Piziali Autorita emittente In eta repubblicana l'emissione di moneta era compito del Senato, Denario di D. Silano (cat. n. 40) 19 che lo esercitava attraverso la magistratura dei triumviri monetales o Illviri A.A.A.EF. (= Triumviri auro argento aere flando feriundo), addetti pertanto alia fusione e alia coniazione dell'oro, dell'argento e del bronzo. II loro nome compare sulle emissioni del sistema denaria- le, dapprima in forma estremamente concisa o monogrammata, poi, dalla meta del II secolo a.C, in forma piu estesa. La magistratura del triumvirato monetale costituiva il primo gradi- no del cursus honorum per un cittadino romano. Non infrequentemen- te si tratta di personaggi che non progredirono ulteriormente nella loro camera e che pertanto sono noti soltanto per avere apposto il proprio nome sulle monete. Da Cesare il collegio fu ampliato a quattro mem- bri. Tale magistratura h ricordata ancora su epigrafi del III secolo d. C, ma non viene piu menzionata sulle monete dopo il periodo augusteo. Talvolta anche altri magistrati, come i questori e i pretori, potevano emettere moneta: in questo caso quasi sempre il loro nome e accompa- gnato dalla sigla EX S. C. o S. C (= ex Senatus consulto). Denario di Q. Antonio Balbo prctore (cat. n. 48) Per sopperire alle spese legate alle operazioni militan, monete poteva- no essere prodotte anche al di fuori della zecca di Roma, in officine iti- neranti, al seguito degli eserciti. La coniazione di questa moneta "impe- Denario di Ottaviano (cat. n. 71) 20 ratoria", sporadica prima di Silla, si intensified nella seconda meta del I secolo, quando i diversi contendenti in lotta prowidero autonomamen- te ai propri bisogni finanziari, con pesanti conseguenze sul peso e sulla purezza dei nominali. Claudia Perassi 21 IV LA MONETAZIONE IN BRONZO DI ETA REPUBBLICANA L'emissione di monete vere e proprie a Roma si e avuta tardivamen- te rispetto al precoce sviluppo politico e militare della citta. Come per la monetazione in argento, anche le prime monete in bronzo romane furono prodotte in Italia meridionale. Nella zecca di Neapolis infatti, nel 320 a.C. circa, ossia dopo la stipula del foedus aequum sancito nel 326 fra Roma e la citta campana, furono coniate due emissioni, che raffigurano soggetti tipici della monetazione di Neapolis, ma indicano Pautorita emittente con la scritta "dei Romani", inizial- mente in alfabeto greco (= PQMAI£2N), poi in latino (= ROMANO). Alia prima meta del III secolo (fra il 289 e il 275, secondo le diver- se cronologie proposte), viene oggi fissata la data dell'introduzione di un vero e proprio sistema monetale in bronzo, basato sulla libra roma- na (= gr 327,45), e denominato pertanto dell'des grave o librale. Datazioni piu alte, ancora nel IV secolo, erano state proposte in passa- to, con una preferenza per gli anni intorno al 338-335. Acs grave librale. Serie della testa di Roma (daALTERi 1998, n. 16) Oltre alPasse, che pesava inizialmente appunto una libra e che costi- tuiva Punita, il sistema, di tipo duodecimale, era articolato in frazioni (semisse, triente, quadrante, sestante, uncia, talora semiuncia) e in rari 23 nominale valore in assi valore in once Sextans = 1/6 = 2 Uncia = 1/12 = 1 Semuncia 1/24 1/2 V / l \ / Quartuncia - 1/48 ■ 1/4 L'asse e Ic sue frazioni (da La moneta romana, p. 34) 24 multipli (dupondio, tressis, decusse), dapprima tutti ottenuti tramite la tecnica della fusione, in seguito in parte fusi e in parte coniati, poi tutti coniati. I nominali delle diverse serie subiscono una continua riduzio- ne ponderale. I soggetti raffigurano teste di divinita (Mercurio, Minerva, Apollo...), animali (delfino, cinghiale, cane...), oggetti (caduceo, astragalo, una mano aperta...). L'area di circolazione era limitata fondamentalmente al centro Italia, con un utilizzo pertanto prettamente locale. La prima fase della mone- tazione romana ha dunque una natura che possiamo definire "mista", poiche strutturata su due sistemi monetali, uno in bronzo (aes grave) ed uno in argento (didramma), basati su diverse pondometrie e con aree di utilizzo differenti. In concomitanza con l'introduzione della moneta d'argento detta "quadrigato" nel 225 ca., viene emessa la serie basata su un asse che raf- figura al Diritto la testa di Giano barbata e al Rovescio una prua di nave. Asse della serie della Prua (da La. moneta romana, p. 32) I nominali di valore inferiore raffigurano anch'essi la prua e una testa di divinita: il semisse Saturno, il triente Minerva, il quadrante Ercole, il sestante Mercurio, l'uncia Bellona. Questi soggetti resteran- no fissi per tutta l'eta repubblicana. Ogni nominale, inoltre, reca un marchio che ne indica il valore rispetto all'unita: I per l'asse, S per il semisse; • • • • per il triente, • • • per il quadrante, • • per il sestante, • per l'uncia. Anche l'asse Giano/Prua subisce un'inarrestabile decurtazione pon- derale. Quando viene introdotto il sistema del denario, l'asse e coniato con un peso che corrisponde a 1/6 dell'asse librale, ossia gr 54 ca., ed e 25 detto pertanto asse sestantale. Riduzioni successive fecero si che l'asse Asse anonimo (cat. n. 4) pesasse 1/24 di libra (riduzione semiunciale: gr 13 ca.). Dall'inizio del I secolo a.C. la coniazione del bronzo venne abbandonata, con una tenue ripresa in eta tardorepubblicana. La riforma monetale di Augusto introdusse nuovamente l'emissione regolare delle monete in metallo non prezioso, utilizzando l'oricalco, ossia una lega di rame e zinco, e il rame. Asse di Hatria (III secolo a.C). Di Testa di Sileno; Rl Cane dormiente; sotto HAT (da Numismatica Ars Classica, Auction 9, n. 400) Serie monetali bronzee furono emesse nel corso del III secolo a.C. anche da altre citta delPEtruria, del Lazio e deH'Umbria, della Lucania, del Piceno e dell'Emilia, fino a che, con la conclusione della Seconda Guerra Punica, tutte queste coniazioni ebbero definitivamente termi- ne, per lasciare spazio al solo sistema del denario romano. Sara Trezzi, Nadia Visintin 26 327.45 g 27,287 g 1,137 g La libbra romana (da La moneta romana, p. 28) 27 V ASPETTITECNICI DELLA MONETAZIONE REPUBBLICANA Denario di T. Carisio (46a.C). R/ Strumenti per la coniazione (da BMCRR Rome, n. 4058) La coniazione Le tecniche utilizzate per fabbricare le monete in eta repubblicana sono la fusione e la coniazione. La prima fu impiegata per approntare le prime serie di aes grave. Con Pintroduzione del sistema del didram- ma d'argento fu adottato il metodo della coniazione, esteso in seguito anche alle monete di bronzo. Pertanto tutte le monete qui esposte sono state approntate con questa tecnica, che consisteva in tre fasi: 1) Preparazione dei tondelli di metallo, generalmente ottenuti colando il metallo in forme per la fusione, aperte o chiuse. 2) Preparazione dei conii, ossia dei punzoni in bronzo o in ferro, sui quali veniva incisa l'immagine che doveva risultare in rilievo sulla moneta. 3) Coniazione dei tondelli. II conio del Diritto veniva incassato in un'incudine (conio fisso), mentre quello del Rovescio poteva essere inserito in un supporto, oppure awitato direttamente al martello (conio mobile). A questo punto il tondello veniva ammorbidito riscaldandolo, e poi posizionato sul conio dell'in- cudine. Mentre un operaio lo teneva fermo con le tenaglie, per- che non si muovesse, un secondo operaio vibrava il colpo di mar- tello, imprimendo cosi le immagini. Si otteneva in questo modo 29 la moneta finita. E stato calcolato che con un conio di Diritto era possibile coniare circa 30.000 monete. [ punzone conio di Rovescio tondello conio di Diritto incudine Schema del procedimento di coniazione (da Jenkins 1972, p. 17) Errori di coniazione Durante l'operazione di battitura si potevano verificare degli errori, dovuti alia fretta o alia distrazione degli operai addetti. L'aspetto ano- malo delle monete che subivano tali errori, non impediva ad esse di cir- colare regolarmente, tanto da essere anche tesaurizzate. • Monete incuse Dopo essere stata battuta, la moneta poteva rimanere conficcata entro il conio mobile, lasciando in vista il lato del Diritto. Se gli operai non se ne accorgevano, procedevano ugualmente ad una nuova conia- zione. In questo modo il tondello che veniva battuto riceveva regolar- 30 mente su un lato l'immagine in rilievo del conio del Diritto, fissato nel- l'incudine, e sulPaltro lato la stessa immagine, ma in incavo, della moneta rimasta incastrata nel punzone. La moneta presentava cosi su entrambi i lati l'immagine del Diritto, ma da una parte in rilievo e dal- l'altra in incavo. Schema del procedimento di fabbricazione di una moneta incusa (disegno di Domenico Vetrisano) Questo errore si verifica soprattutto con le monete repubblicane. In eta imperiale i controlli diventarono molto piu severi e il fenomeno si ridusse notevolmente. Denario incuso di Mn. Emilio Lepido {cat. n. 32) • Monete fuori conio Le monete possono presentare immagini non perfettamente centra- te nel tondello di metallo. Questo errore si poteva verificare o a causa 31 di uno spostamento del tondello o per una difettosa operazione di bat- titura, che non lo centrava esattamente. Denario di C. Vibio Pansa (cat. n. 57) • Monete ribattute Durante la battitura, poteva accadere che il martello rimbalzasse sul tondello, imprimendovi un'immagine duplicata su entrambi i lati o che fosse necessario vibrare un secondo colpo, perche con il primo si era ottenuta una impressione troppo debole. Semiasse (di Q. Cecilia Mctello?) (cat. n. 29) Monete suberate Si tratta di monete costituite da un'anima in rame ricoperta da una pellicola d'argento. In eta repubblicana sono suberati soprattutto i denari, ma anche i vittoriati e i quinari, gia a partire dalla fine del III secolo e fino all'eta triumvirale, con un picco nella seconda meta del II e nel primo decennio del I. Gli studiosi discutono sulla legalita o meno delle emissioni suberate di eta repubblicana e primoimperiale: sono frutto delPopera di comuni falsari attivi anche nel mondo antico, o si tratta di operazioni di tipo inflazionistico gestite dallo Stato, che in questo modo risparmia sul quantitative di metallo prezioso da utiliz- 32 zare? Le monete suberate erano infatti indistinguibili da quelle di buon argento. Si ipotizza che la tecnica utilizzata consistesse nel foderare a freddo con una pellicola d'argento un tondello di rame. Questo veniva poi portato alia temperatura di fusione dell'argento (960°). II metallo pre- zioso pertanto si scioglieva, aderendo alia superficie di rame. Si proce- deva poi alia coniazione. Un secondo metodo poteva consistere nell'immergere un tondello in rame riscaldato nelPargento fuso. Denario di L. Plauzio Planco (cat. n. 58) Monete dentellate o serrate Sono cosi definite quelle monete che non presentano il consueto bordo liscio, bensi un contorno a dentelli, ottenuto mediante precisi tagli radiali praticati lungo il bordo, prima della coniazione. E incerta la causa per la quale alcune emissioni di denari repubblicani, soprattut- to tra la fine del II secolo e gli inizi del I, presentino quest'aspetto: garanzia della bonta del metallo usato? ostacolo alia limatura del bordo? aggiustamento del peso? semplice questione di gusto? Denario di C. Mamilio Limetano (cat. n. 47) 33 Monete contromarcate Si tratta di monete sulle quali, dopo la loro uscita dalla zecca, sono state apposte a caldo una o piu punzonature. Ogni operazione di con- tromarcatura e legata a necessita specifiche, pero in linea di massima il suo scopo sembra essere stato quello di dare libera circolazione ad una moneta che per qualche motivo non godeva di questa caratteristica (ad esempio, perche ritenuta dubbia o perche consunta), oppure di offrire una garanzia suH'emissione. In eta repubblicana contromarche sono presenti soprattutto sui denari. Possono avere forma lessicale (= lette- re dell'alfabeto latino) o geometrica. Denario di C. Giulio Cesare (cat. n. 59) Marchi di controllo Costituiscono una sorta di "numeri di serie" alPinterno di una stessa emissione. Erano dunque gia incisi nel conio, come parte accessoria del tipo principale. Potevano essere numerali, lettere dell'alfabeto, simboli figurati ed essere apposti solo su un lato della moneta o su entrambi. Denario di C. Pisone Frugi (cat. n. 52) Francesca Agogeri, Daniela Musiari 34 VI. LA ZECCA DI ETA REPUBBLICANA II termine latino "moneta" designa inizialmente il luogo in cui awengono le operazioni di fabbricazione delle monete, dunque la zecca. Essa era infatti collocata in eta repubblicana sul Campidoglio, accanto al tempio di luno Moneta, ossia di Giunone "ammonitrice, consigliera". Tale localizzazione si desume essenzialmente da un passo di Livio (VI 20,13). La maggior parte delle zecche attive nel mondo greco e romano erano comunque ubicate in una zona della citta ben controllabile e facilmente difendibile, per motivi di sicurezza. Non e infrequente inoltre il loro collegamento con edifici di culto, che svol- gevano anche funzioni di custodia di oggetti e beni preziosi. L'esatta posizione dell'edificio e ancora oggi dibattuta, poichee legata all'identificazione del tempio di Giunone Moneta. Secondo Ovidio (Fast. VI, 183-185), il tempio e la zecca si trovavano in summa arce, ossia sulla sommita della rocca capitolina. L'edificio templare sarebbe da identificare pertanto con i resti di una grande costruzione, ancora visibili nel giardino della chiesa di S. Maria in Aracoeli. La Moneta dovrebbe pertanto essere localizzata nell'area immediatamente adiacente. Iprobabile che la zecca abbia avuto piu fasi costruttive: una inizia- le, che possiamo localizzare in relazione alia parte posteriore del tem- pio di luno Moneta, ed una successiva, nel corso della quale l'edificio fu ampliato o spostato. Secondo Filippo Coarelli, la Moneta di eta tardo repubblicana doveva corrispondere a un gruppo di grandi ambienti ubi- cati a NE del Tabularium, ossia dell'edificio situato sul Campidoglio nel quale erano conservati i documenti pubblici. Tale complesso era collegato, tramite un lungo corridoio chiuso, con YAerarium, che era il 35 luogo di deposito del tesoro del popolo romano, ubicato nel podio del tempio di Saturno. Probabilmente in eta flavia, in seguito ad un incendio, la zecca di Roma fu spostata nella /// regio. I suoi resti sono stati identificati con strutture sottostanti la Chiesa di S. Clemente: dall'area proviene anche un certo numero di epigrafi dedicate a divinita varie dalle maestranze attive nella zecca. Claudia Perassi 36 VII. I SOGGETTI DEL SISTEMA DENARIALE REPUBBLICANO Le prime emissioni di denari si caratterizzano per una tematica "fissa", che si ripete cioe costantemente nelle diverse serie, con vanazio- ni solo stilistiche. II denario, il quinario, il sesterzio raffigurano pertan- to al Diritto la testa di Roma, con il capo coperto da un elmo dotato di alette e decorato da un grifo lungo il profilo della calotta. Al collo puo indossare una collana di perle e alPorecchio un orecchino a pendenti. Denario di M. Giunio (cat. n. 24) Il Rovescio raffigura invece i Dioscuri, in atto di avanzare verso destra, con le lance in resta, il mantello ondeggiante dietro alia schiena e il pileus sulla testa, sormontato da una Stella. La scelta di raffigurare Castore e Polluce sulla prima moneta prettamente romana viene spie- gata come un nchiamo al loro leggendario intervento a fianco dell'eser- cito di Roma nei primi anni del V secolo a.C, durante la battaglia del Lago Regillo, combattuta contro i Volsci e i Latini. Quinario anonimo (cat. n. 8) 37 Sono dette "anonime" quelle emissioni che non recano il nome del magistrato addetto alia loro emissione: la parte epigrafica e pertanto limitata all'indicazione "ROMA" sul Rovescio. Al Diritto trovano posto i segni di valore: X per il denario (= 10), V per il quinario (=5), IIS per il sesterzio (= 2,5), che indicano il rapporto dei diversi nomi- nali in argento con l'asse in bronzo. Ben presto cominciano pero ad essere inseriti nel campo monetale simboli figurati o qualche lettera, spesso monogrammata, con la funzio- ne di indicare, in modo talora per noi abbastanza enigmatico, il nome del triumviro monetale responsabile deU'emissione o quello della zecca. Denario anonimo (cat. n. 7) Intorno alia meta del II secolo le scritte divengono piu esplicite, con l'indicazione del prenome e del nome del magistrato. Costante e la men- zione del nome di ROMA, generalmente ora apposto al Rovescio dei nominali. Denario di M. Giunio (cat. n. 24) Contemporaneamente si assiste ad una lenta, ma inesorabile intro- duzione di soggetti diversi dagli iniziali tipi fissi. Questa estrema vane- ta iconografica rende la monetazione romana un unicum nella storia monetale di ogni tempo. Per l'eta repubblicana e stato calcolato che in poco piu di 200 anni siano stati creati circa 600 soggetti. 38 Nuove raffigurazioni sono apposte inizialmente sul Rovescio dei nominali, cosi che i Dioscuri sono sostituiti, anche se non completa- mente, dall'immagine di divinita alia guida di bighe o quadrighe. La prima dea ad essere raffigurata in biga e Luna, chiaramente riconosci- bile grazie al crescenre lunare che le orna la fronte, su denari che per questo saranno chiamati bigati. Anche sul Diritto la testa di Roma potra essere sostituita da quella di dei, dee e personificazioni. Denario anonimo (cat. n. 11) Denario di C. Vibio Pansa (cat. n. 43) Denario di L. Valcrio Flacco (cat. n. 35) La scelta dei soggetti e molto spesso determinata dal desiderio dei triumviri monetali di celebrare le glorie, vere o presunte, della gens alia quale appartengono, ricordandone episodi e personaggi. Fra le monete qui esposte spicca Paccattivante Rovescio del denario di C. Mamilio Limetano, emesso nell'82. Ulisse, in abito da viaggiatore, con cappello conico, corta tunica e mantello, avanza verso destra. Tiene un bastone nella sinistra e distende il braccio destro verso il cane Argo, che lo Denario di C. Mamilio Limetano (cat. n. 47) 39 accoglie festante. La scena, che, con vivace realismo, narra il ritorno di Ulisse a Itaca, vuole sottolineare Pillustre discendenza dei Mamilii da Mamilia, figlia di Telegono, a sua volta figlio di Ulisse e di Circe e fon- datore della citta di Tuscolo, della quale i Mamilii erano originari. Un episodio dal forte significato politico e invece ricordato sul Rovescio del denario di L. Cassio Longino del 63. Si tratta infatti di una scena di vota- zione, con riferimento forse all'approvazione della lex Cassia tabellaria nel 137 o del prowedimento con il quale si costitui nel 113 la commissione che doveva giudicare tre Vestali, colpevoli di incesto, owero di aver violato la castita sacerdotale. Entrambe le azioni legislative ebbero come protagoni- sta L. Cassio Longino Ravilla, progenitore del monetario. Denario di L. Cassio Longino (cat. n. 54) DalPeta di Silla in poi sempre piii stringente diventa il legame fra i sog- getti monetali e gli awenimenti politici contemporanei, fra le immagini e i personaggi a cui si deve l'emissione delle monete. Cosi il denario di Giulio Cesare del 46 fa riferimento al quadruplice trionfo da lui celebrato in quel- lo stesso anno. Al donativum distribuito in quell'occasione ai soldati, allu- de la lettera "D" posta sul Rovescio, insieme alle immagini di strumenti cul- tuali, che evocano invece il pontificato massimo e l'augurato rivestiti da Cesare. La testa di Cerere raffigurata sul Diritto richiama infine la contem- poranea elargizione al popolo di Roma di monete, olio e cereali. Denario di C. Giulio Cesare (cat. n. 63) 40 Cesare fu il primo romano ad ottenere dal Senato nel 44 il diritto ad apporre il proprio ritratto sulle monete. Il denario di L. Emilio Buca, emesso in quell'anno, raffigura pertanto un intenso ritratto di Caesar Imperator Pontifex Maximus, con il capo ornato dalla corona di lauro. Denario di L. Emilio Buca (cat. n. 66) Fra i denari della Collezione dell'Universita Cattolica, due si segna- lano per la forza espressiva dei ritratti raffigurati. Sul denario di E Sepullio Macro, coniato anch'esso nel 44, ma dopo l'uccisione di Cesare, come indica la corta barba di Antonio lasciata crescere in segno di lutto, quest'ultimo e raffigurato con il capo velato, nelle sue funzio- ni dunque sacerdotali, rievocate anche dal lituo posto a destra e dalla brocca monoansata posta a sinistra. Denario di P. Sepullio Macro (cat. n. 67) II bastone sacerdotale ricompare sul Diritto di un denario di Marco Antonio, di due anni successivo, sul quale e raffigurato il triumvir rei publicae constituendae, come si evince dalla legenda del Rovescio. Su questo lato della moneta Pesuberante testa di Sol, fra i lunghi capelli del quale si intravedono i raggi della corona radiata, allude forse all'Oriente, posto, dopo la battaglia di Filippi, sotto al comando perso- 41 nale di Antonio. L'astro solare potrebbe pero anche essere un simbolo dell'imminente inizio di una nuova era per Roma. Denario di M. Antonio (cat. n. 69) Per tutto il periodo repubblicano la moneta in bronzo mantiene invece una tematica fissa, ripetendo, di emissione in emissione, gli stes- si soggetti, come la testa di Giano barbato sul Diritto delPasse e la testa di Saturno su quello del semisse. II Rovescio di tutti i nominali rappre- senta costantemente la prua di nave. Asse (cat. n. 21) Asse di Q. Marcio Libone (cat. n. 23) Semisse di Q. Cecilio Metello (cat. n. 27) Ma l'individualismo emergente in ambito politico alia fine del I secolo riesce a spezzare anche i vincoli di questa tradizione: gli assi ■i: emessi da Cn. Pompeo Magno nel 45 circa, in una zecca forse siciliana, raffigurano infatti la consueta testa del bifronte, che mostra perd chia- ramente fattezze del volto dello stesso Pompeo, con un'assimilazione dunque fra l'uomo e la divinita. Asse di Cn. Pompeo Magno (cat. n. 65) Claudia Perassi 43 CATALOGO Le monete del catalogo sono riprodotle in scala 1:1: le monete dclle tavole in scala 2:1. 1. QUADRIGATO 225-212 a.C; zecca di Roma (Tav. I, 1) D/ Testa giovanile gianiforme, con corona di lauro. R/ Giove, nudo, avanza verso d. in quadriga, il fulmine nella destra, lo scettro nella sinistra. II carro e guidato da Victoria, drappeggiata, ritta in piedi alle spalle di Giove. Sotto alia quadriga, ROMA, in incuso entro una tavoletta rettangolare. AR; gr 6,20; mm 25; 180° m. H. crawford, Roman Republican Coinage, Cambridge 1974 (da ora in avanti RRC), n. 28/3; UC.MI.l (Acquisto 1993); Luca Bottini L'ultimo didramma emesso da Roma prende il nome di "quadrigato" nella moderna letteratura numismatica dal soggetto raffigurato sul Frammento di crutere attico del Pittore di Suessola (fine V secolo a.C.) (da Facchinetti 2004, p. 167, fig. 11) Rovescio: una quadriga che avanza al galoppo verso destra, proceden- do dal fondo alia superficie della moneta. II carro e guidato da Victoria. Accanto alia dea, Giove impugna nella mano sinistra lo scettro e con la 47 destra scaglia il fulmine contro un nemico, non raffigurato nel campo monetale. La scena, confrontata con raffigurazioni di carri presenti su monete emesse in area siciliana e magno greca, si rivela piuttosto schematica, denunciando la sua derivazione da un modello estraneo al background iconografico e culturale degli incisori della zecca di Roma, owero da un modello che gia aveva frainteso 1'archetipo originario. Nella letteratura numismatica si afferma solitamente la derivazione del soggetto del quadrigato dalle statue raffiguranti il carro di Giove, poste sul tetto del Tempio di Giove Capitolino. Le fonti non menzionano pero mai la presenza di Victoria accanto alia divinita, con funzione di auriga. Zeus e Nike compaiono insieme su una quadriga unicamente su Cratere del Pittore degli Inferi (330-310a.C.) (da FACCH1NETTI2004, p. 169, fig. 16) raffigurazioni vascolari della Gigantomachia, appartenenti ad uno schema che si suppone derivi dal dipinto eseguito da Fidia all'interno dello scudo della statua di Atena Parthenos, riprodotto in vasi attici ed apuli. Repliche di tale modello potrebbero essere pervenute fino a Roma, possiamo supporre tramite la mediazione di Taranto, centro 48 irradiatore della cultura figurativa greca di primaria importanza per la Roma mediorepubblicana. La mancata raffigurazione degli awersari di Giove, il cui successo e garantito dalla presenza al suo fianco di Victoria, potrebbe indicare che il dio e pronto a combattere contro tutti i nemici di Roma e a garanti- re la vittoria ai suoi protetti. Grazia Facchinetti 2. VITTORIATO ANONIMi dal 211 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giove a d., con corona di lauro. R/ Victoria, drappeggiata, a d., in atto di inco- ronare un trofeo. In esergo, [ROMA]. AR; gr 1,90; mm 16; 120° RRC 44/1; UC.MI.2 (Collezione Belloni); Daniela Musiari Con il termine di victoriatus, gia presente nelle fonti latine (per es. Plinio, NH XXXIII, 13, 46), si indica una moneta in argento che raf- figura sul Rovescio la dea Victoria in atto di incoronare un trofeo d'ar- mi. La datazione di questa moneta, la sua esatta funzione, il suo rap- porto con il sistema del denano sono questioni ancora oggi discusse. La cronologia proposta da M. Crawford indica 1'imzio delPemissione dei vittoriati contemporanea all'introduzione del denario nel 211 ca. Come per il denario, sono noti vittoriati anonimi come questo e il n. 9, vittoriati con lettere o monogrammi, vittoriati con simboli (nn. 5-6). Tali nominali, a differenza dei denari e delle monete in bronzo, non recano perd alcun segno di valore. Anche il loro grado di purezza e dif- ference rispetto a quello del denario, poiche i vittoriati contengono argento al 65-80%. Il peso iniziale e di gr 3,3. La zona di circolazione 49 appare ristretta all'Italia meridionale e settentrionale e al territorio ibe- rico. Poiche le aree di ritrovamento dei vittoriati sembrano coincidere con le zone di reclutamento delle truppe ausiliane romane, e stato recentemente ipotizzato un uso di queste monete come mezzo di pagamento di queste milizie. L'emissione dei vittoriati cessa intorno al 170 a.C. Daniela Musiari 3. QUINARIO ANONIMO dal 211 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e orna- to da un grifone, ciocche di capelli sul collo. Dietro, V R/ I Dioscuri avanzano a cavallo verso d., la lancia in resta, il mantello svolazzante, ilpileus sormontato da una Stel- la sul capo. Sotto, entro una cornice rettangolare, ROMA. AR; gr2,ll; mm 16; 150° RRC 44/6; UC.MI.3 (Collezione Belloni); Mariangela Piziali 50 4. ASSE ANONIMO dopo il 211 a.O; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I. R/ Prua di nave a d. Sopra, I. Sotto, ROMA. AE; gr 37,17; mm 36; 360° RRC 56/2; UC.MI.4 (Collezione Vacchetta); Luigi Fontana 5. VITTORIATO (simbolo: crescente lunare) 207 a.O; zecca di Roma D/ Testa di Giove a d., con corona di lauro. R/ Victoria, drappeggiata, a d., in atto di inco- ronare un trofeo. In mezzo, crescente lunare. In esergo, ROM [A]. #* AR; gr2,72; mm 16; 300° RRC 57/1; UC.MI.5 (Collezione Vacchetta); Michela Zanchi 51 6. VITTORIATO (simbolo: crescente lunare) 207 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giove a d., con corona di lauro. R/ Victoria, drappeggiata, a d., in atto di inco- ronare un trofeo. In mezzo, crescente lunare. In esergo, ROM [A]. AR; gr 3,34; mm 16; 360° RRC 57/1; UC.MI.6 (Collezione Vacchetta); Luca Bottini 7. DENARIO (simbolo: Victoria) 211-208 a.C; zecca del centro Italia D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e orna- to da un grifone, ciocche di capelli sul collo. Dietro, X. R/ I Dioscuri avanzano a cavallo verso d., la lancia in resta, il mantello svolazzante, ilpileus sormontato da una Stel- la sul capo. Dietro, Victoria in atto di incoronare il Dioscuro in primo piano. In esergo, ROMA. AR; gr 3,64; mm 19; 360° RRC 61/1; UC.MI.7 (Collezione Belloni); Francesca Agogeri 8. QUINARIO (simbolo: spiga di grano) 211-210 a.C; zecca siciliana D/ Testa di Roma, a d., con elmo alato e orna- to da un grifone, ciocche di capelli sul collo. Dietro, V. R/ I Dioscuri avanzano a cavallo verso d., la lancia in resta, il mantello svolazzante, il pileus sormontato da una Stella sul capo. Sotto, spiga di grano e cornice rettangolare con la scritta ROMA. 52 AR; gr 1,80; mm 16; 270° RRC 72/4; UC.MI.8 (Collezione Belloni); Nadia Visintin 9. VITTORIATO ANONIMO 211-210 a.C; zecca apula D/ Testa di Giove a d., con corona di lauro. R/ Victoria, drappeggiata, a d., in atto di inco- ronare un trofeo. In mezzo, <\.. In esergo, ROMA. AR; gr 2,57; mm 16; 180°; moneta suberata RRC 102/1; UC.MI.9 (Collezione Belloni); Daniela Musiari 10. ASSE DI LFP (L. FURIO FILONE?) 189-180 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I. R/ Prua di nave, a d. Sopra, Victoria con corona nella sinistra protesa e lettere LFP in nesso. Davanti, I. Sotto, ROMA. AE; gr31,63; mm 34; 30° RRC 144/1; UC.MI.10 (Collezione Belloni); Domenico Vetrisano 53 11. DENARIO (simbolo: mosca) 179-170 a.C; zecca di Roma (Tav. I, 2) D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e orna- to da un grifone, collana di perle e orecchino a pendente. Dietro, X. R/ Luna, drappeggiata, il crescente sulla fronte, avanza a d. su un carro trainato da due cavalli impennati. Sotto, mosca. In esergo, ROMA. AR; gr 3, 86; mm 21,6; 90° RRC 159/2; UC.MI.ll (Collezione Belloni); Luigi Fontana 12. ASSE DI A. CAE (A. CECILIO?) 169-158 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, L R/ Prua di nave, a d. Sopra, [A] CAE (lettere AE in nesso). Davanti, I. Sotto, ROMA. AE; gr 31,60; mm 22; 360° RRC 174/1; UC.MI.12 (Collezione Vacchetta); Francesca Agogeri 54 13. ASSE DI PAE (PETO?) 169-158 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I. R/ Prua di nave, a d. Sopra, PAE in nesso. Davanti, I Sotto, ROMA. AE; gr 26,24; mm 32,8; 360° RRC 176/1; UC.MI.13 (Collezione Vacchetta); Luigi Fontana 14. ASSE DI PAE (PETO?) 169-158 a.C; zecca di Roma D/ Tesra di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, [I]. R/ Prua di nave, a d. Sopra, PAE in nesso. Davanti, I. Sotto, ROMA. AE; gr21,94; mm 33,8; 180° RRC 176/1; UC.MI.14 (Collezione Vacchetta); Luigi Fontana 55 15. ASSE DI CINA (L. CORNELIO CINNA?) 169-158 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, [I]. R/ Prua di nave, a d. Sopra, CINA. Davanti, [I]. Sotto, [ROMA]. AR; gr 20,47; mm 30; 30° RRC 178/1; UC.MI.15 (Collezione Belloni); SaraTrezzi 16. ASSE DI VARO (A. TEREN2IO VARRONE?) 169-158 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I. R/ Prua di nave, a d. Sopra, VARO (lettere VAR in nesso). Davanti, I. In esergo, [R]OM[A]. AE;gr 24,02; mm 30; 180° RRC 185/1; UC.MI.16 (Collezione Belloni); Daniela Musiari 56 17. ASSE DI TVRD (C. PAPIRIO TURDO?) 169-158 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, L R/ Prua di nave, a d. Sopra, [T]VRD (lettere VR in nesso). Davanti, I. Sotto, [ROMA]. AE; gr 25,65; mm 31; 210° RRC 193/1; UC.MI.17 (Collezione Vacchetta); Mariangela Piziali 18. ASSE (simbolo: ancora) 169-158 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I. R/ Prua di nave, a d. Sopra, I. Davanti, ancora. Sotto, [R]OMA. AE; gr 36,92; mm 33; 30° RRC 194/1; UC.MI.18 (Collezione Belloni); Daniela Musiari 57 19. ASSE DI SAX (C. CLUVIO SAXULA?) 169-158 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra [I]. R/ Prua di nave, a d. Sopra, [SAX] o [C SAX] (lettere AX in nesso). Sotto, [ROMA]. AE; gr 25,51; mm 32; 360° RRC 173/1 o 180/1; UC.MI.19 (Collezione Vacchetta); Marco Dido 20. ASSE DI NAT (PINARIO NATTA?) 155 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I. R/ Prua di nave, a d. Sopra, NAT. Davanti, I. Sotto, ROMA. AE; gr 29; mm 21,22; 60° RRC 200/2; UC.MI.20 (Collezione Vacchetta); Silvia Pesce 58 ■ 21. ASSE 155-154 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, [I]. R/ Prua di nave, a d. Sopra, ...]R. In esergo, ROMA. AE; gr 20,47; mm 30; 360° RRC 199/2 o 201/2; UC.MI.21 (Collezione Vacchetta); Domenico Vetrisano 22. SEMISSE DI C. MAIANIO 153 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Saturno a d., barbato e con corona di lauro. Dietro, [S]. R/ Prua di nave, a d. Sopra, [C].MAI[ANI] (lettere MA e AN in nesso). Davanti, [S]. Sotto, ROMA. AE; gr 11,41; mm 23; 90° RRC 203/3; UC.MI.22 (Collezione Vacchetta); Mariangela Piziali 59 23. ASSE DI Q. MARCIO LIBONE 148 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giano barbato, con corona di lauro. Sopra, I. R/ Prua di nave, a d. Sopra, Q.MARC (lettere MA in nesso). Davanti, [LIBO]. In esergo, ROMA. AE; gr 21,40; mm 29; 360° RRC 215/2a; UC.MI.23 (Collezione Vacchetta); Laura Sironi 24. DENARIO DI M. GIUNIO 145 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e ornato da un grifone, collana di perle e orec- chino a pendente. Davanti, X. R/ I Dioscuri avanzano a cavallo verso d., la lancia in resta, il mantello svolazzante, il pileus sormontato da una stella sul capo. Sotto, MIVNI. In esergo, ROMA. AR; gr 3,10; mm 19; 180° RRC 220/1; UC.MI.24 (Collezione Belloni); Margherita Fumagalli 60 25. DENARIO DI C. RENIO 138 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e ornato da un grifone, collana di perle e orec- chino a pendente, ciocche di capelli sul collo. Dietro, X. R/ Giunone, drappeggiata, avanza verso d. su una biga trainata da capri. Tiene la frusta nella destra, lo scettro e le redini nella sinistra. Sotto, C.R[ENI]. In esergo, ROMA. AR; gr3,13; mm 18; 90° RRC 231/1; UC.MI.25 (Collezione Vacchetta); Laura Sironi 26. DENARIO DI C. RENIO 138 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e ornato da un grifone, collana di perle e orec- chino a pendente, ciocche di capelli sul collo. Dietro, X. R/ Giunone, drappeggiata, avanza verso d. su una biga trainata da capri. Tiene la frusta nella destra, lo scettro e le redini nella sinistra. Sotto, C.REN [I]. In esergo, ROM [A]. AR; gr3,83; mm 14; 270° RRC 231/1; UC.MI.26 (Collezione Belloni); Fabio Epifani 61 27. SEMISSE DI Q. CECILIO METELLO 130 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Saturno a d., barbato e con corona di lauro. Dietro, [S]. R/ Prua di nave, a d. Sopra, Q.METE (lettere ME e TE in nesso). Davanti, [S]. Sotto, ROM [A]. AE; gr 6,25; mm 21; 150° RRC 256/2a; UC.MI.28 (Collezione Belloni); Mariangela Piziali 28. SEMISSE DI Q. CECILIO METELLO 130 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Saturno a d., barbato e con corona di lauro. Dietro, S. R/ Prua di nave, a d. Sopra, [QJMETE (lettere ME e TE in nesso). Davanti, [S]. Sotto, [ROMA]. AE; gr 6,31; mm 13; 90° RRC 256/2a; UC.MI.29 (Collezione Belloni); Francesca Agogeri 29. SEMISSE (DI Q. CECILIO METELLO?) 130 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Saturno a d., barbato e con corona di lauro. Dietro, S. R/ Prua di nave a d. Sopra, QMETE (?). In esergo, ROMA. AE; gr 7,32; mm 22; 270°; moneta ribattuta RRC 256/2a; UC.MI.30 (Collezione Vacchetta); Elena Lamperti 62 30. DENARIO DI M. FANNIO 123 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e ornato da un gnfone, collana di perle e orec- chino a pendente, ciocche di capelli sul collo. Dietro, [ROMA]. Davanti, X. R/ Victoria, drappeggiata, avanza in quadriga verso d., la corona nella destra, le redini nella sinistra. In esergo, M. FAN. C. F (lettere AN in nesso). AR; gr 3,83; mm 18; 360° RRC 275/1; UC.MI.31 (Collezione Vacchetta); Fabio Epifani 31. DENARIO DI M. SERGIO SILO questore 116 o 115 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e ornato da un grifone, collana di perle e orecchino a pendente, ciocche di capelli sul collo. Dietro, ROMA e 3€. Davanti, EX.S.C. R/ Cavaliere nudo, al galoppo verso s., tiene la spada e una testa recisa nella sinistra. Davanti, Q. Sotto, M.SERGI. In esergo, SILVS. AR; gr2,97; mm 18; 360° RRC 286/1; UC.MI.33 (Collezione Vacchetta); Luca Bottini 63 32. DENARIO DI MN. EMILIO LEPIDO 114 o 113 a.C; zecca di Roma D/ Busto femminile a d., drappeggiato, con corona di lauro e diadema. Davanti, ROMA (lettere MA in nesso). Dietro, 3€. R/ In incuso: busto femminile a s., drappeg- giato, con corona di lauro e diadema. Davanti, RO[MA]. Dietro, 36. AR; gr 3,66; mm 18; 360°; moneta incusa RRC 291/1; UC.MI.34 (Collezione Belloni); Silvia Pesce 33. DENARIO DI P. LICINIO NERVA 113 o 112 a.C; zecca di Roma D/ Busto di Roma a s., con elmo ornato da piume. Tiene nella destra, appoggiandola sulla spalla destra, la lancia e nella sinistra lo scudo, decorato con un cavaliere. Sopra, crescente. Dietro, ROMA. Davanti, 36. R/ Sede di votazione. Un votante, a s. sul pons per le operazioni elet- torali, riceve una tabella dal rogator, visibile solo per meta. Un perso- naggio a d. pone una tabella nell'urna. Sullo sfondo, scabellum (seggio del tribuno) e tre linee, che vengono interpretate come i saepta, ossia i divisori per le diverse tribu. Sullo scabellum, e una tavoletta con la scrit- ta [P]. Nel campo, [P] .NERVA. AR; gr 3,62; mm 16; 330°; moneta suberata RRC 292/1; UC.MI.35 (Collezione Vacchetta); Silvia Pesce 64 34. DENARIO DI T. MANLIO E AR CLAUDIO questori urbani 111 o 110 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e ornato da un grifone, collana di perle, cioc- che di capelli sul collo. Dietro, oggetto qua- drangolare non identificato. R/ Victoria, drappeggiata, avanza in triga verso d., tenendo le redini in entrambe le mani. In esergo, T.MAL.AP.CL.Q.VR (lettere AL in nesso). AR; gr 3,61; mm 17; 180° RRC 299/lb; UC.MI.36 (Collezione Vacchetta); Daniela Musiari 35. DENARIO DI L. VALERIO FLACCO 108 o 107 a.C; zecca di Roma (Tav. I, 3) D/ Busto drappeggiato di Victoria a d., i capelli raccolti in una crocchia, orecchino a pendente e collana di perle. Davanti, [56]. R/ Marte, nudo, tranne per il mantello che svolazza dietro alia schiena, avanza verso s., una spada appuntita nella destra, un trofeo sopra la spalla. Davanti, apex e L.VALERI/FLACCI. Dietro, spiga di grano. AR; gr 3,83; mm 19,5; 360° RRC 306/1; UC.MI.37 (Collezione Vacchetta); Nadia Visentin 63 36. DENARIO DI M. ERENNIO 108 o 107 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Pietas a d., con diadema e colla- na di perle, ciocche di capelli sul collo. Dietro, [PIETAS] (lettere TA in nesso). R/ Uno dei Fratelli Catanesi, nudo, avanza correndo verso d., portan- do in salvo il padre sulla spalla. Dietro, [MJ.HERENNI (lettere HE in nesso). Davanti, marchio di controllo: lettera M seguita da un pun to. AR; gr 3,20; mm 18; 360° RRC 308/lb; UC.MI.38 (Collezione Vacchetta); SaraTrezzi 37. DENARIO DI P. SERVILIO RULLO 100 a.C; zecca di Roma D/ Busto di Minerva a s., con elmo corinzio ed egida. Dietro, RVLLI. R/ Victoria, drappeggiata, avanza in biga verso d., la palma nella sinistra, le redini nella destra. Sotto, P In esergo, [P].SERVIL.M.[F]. AR; gr 3,41; mm 21; 210°; moneta falsa RRC 328/1; UC.MI.39 (Collezione Vacchetta); Francesca Agogeri Si tratta ad evidenza di un esemplare falso, ottenuto per fusione. L'identificazione dei falsi e possibile soprattutto grazie all'esperienza del- l'osservatore, che permette di cogliere particolari tecnici quali difetti della superficie del tondello, tracce di bolle d'aria, conformazione ano- mala del bordo, contorni confusi della figure, non compatibiii con esem- plari autentici, prodotti invece con la tecnica della coniazione. In caso di monete particolarmente ben imitate, e possibile ricorrere anche a tecni- che piii sofisticate, come Panalisi della composizione della lega metallica. 66 Fianco di sarcofago con raffigurazione di una bottega di cambiavalute (dti La banca a Roma, p. 48) La produzione di monete false era comunque diffusa anche in eta roma- na, come indica la promulgazione di leggi atte a colpire l'attivita dei falsa- ri, quali la lex Cornelia de falsis, emanata nell'81 a.C. II saggio delle mone- te era effettuato, almeno a partire dal II secolo a.C, da una ben definita categoria di operatori bancari, detti nummularii, che si occupavano anche delle operazioni di cambio. Essi, secondo l'ammirata affermazione di Trimalcione, erano in grado di vedere il rame attraverso l'argento (Sat. 56,3). Nelle loro botteghe, che si aprivano sulla pubblica via, i nummula- n controllavano la lega delle monete in metallo prezioso e la loro auten- ticita, attraverso sistemi empirici molto semplici, come il suono prodot- to dalPesemplare gettato a terra o percosso su un pezzo di marmo (Mart., Ep. XII 57,7) o il colore della traccia di metallo da esso lasciata dopo esse- re stato strofinato sopra alia "pietra di paragone" (Plin., NH XXXIII, 126). Anche il tatto e l'odorato potevano fornire indicazioni circa l'autenticita o meno delle monete (Epict., Entr. I 20,8-9). • Claudia Perassi 67 38. QUINARIO DI P. SABINO questore 99 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giove a d., con corona di lauro. Dietro, marchio di controllo: lettera E sor- montata da un punto. R/ Victoria, drappeggiata, a d., in atto di inco- ronare un trofeo. In mezzo, P.SABIN. Dietro, marchio di controllo: lettera E. In esergo, Q. AR; gr 1,80; mm 15; 90° RRC 331/1; UC.MI.40 (Collezione Vacchetta); Daniela Musiari 39. QUINARIO DI C. EGNATULEIO 97 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Apollo a d., con corona di lauro. Dietro, C.EG[NATVL]E[I].C.R[Q] (lettere ANT e VL in nesso). R/ Victoria, drappeggiata, a s., in atto di scrivere sopra ad uno scudo appeso ad un trofeo. Dietro al trofeo, carnyx. Nel campo, in basso, Q. In esergo, ROMA. AR; gr 1,79; mm 17; 150° RRC 333/1; UC.MI.41 (Collezione Vacchetta); Francesca Agogeri 40. DENARIO DI D. SILANO 91 a.C.; zecca di Roma D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e ornato da un grifone, orecchino a penden- te, ciocche di capelli sul collo. Dietro, mar- chio di controllo: lettera H. 68 R/ Victoria avanza in biga verso d., tenendo le redini in entrambe le mani. Sopra, marchio di controllo: numerale V. In esergo, D.SILANVS.L.[F]/ROMA. AR; gr 3,94; mm 19; 270° RRC 337/3; UC.MI.43 (Collezione Vacchetta); Fabiana Barbaglio 41. DENARIO DI D. SILANO 91 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Roma a d., con elmo alato e ornato da un grifone, ciocche di capelli sul collo. Dietro, marchio di controllo: simbo- lo falcetto (?). R/ Victoria, drappeggiata, avanza in biga verso d., tenendo le redini in entrambe le mani. Sopra, marchio di controllo: numerale X. In esergo, [D.] SILANVS.L. [F] / [ROMA]. AR; gr 3,22; mm 6,5; 90°; moneta suberata RRC 337/3; UC.MI.44 (Collezione Vacchetta); Marco Dido 42. QUINARIO DI Q.TITO 90 a.C; zecca di Roma D/ Busto di Victoria a d., i capelli raccolti in una crocchia sulla nuca. Contromarca a forma di C sulla guancia. R/ Pegaso a d. Sotto, Q.TITfl]. AR; gr 1,68; mm 12; 360° RRC 341/3; UC.MI.46 (Collezione Belloni); Silvia Pesce 69 43. DENARIO DI C. VIBIO PANSA 90 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Apollo a d., con corona di lauro. Dietro, PANS [A]. R/ Minerva, drappeggiata, avanza in qua- driga verso d., lo scettro nella destra, le redini nella sinistra. In esergo, C.VIBrVS.C.F. AR; gr 3,86; mm 20; 360° RRC 342/5b; UC.MI.48 (Collezione Belloni); Luca Bottini 44. DENARIO DI L. RUBRIO DOSSENO 87 a.C; zecca di Roma D/ Busto di Giunone a d., velata e diademata, lo scettro appoggiato sulla spalla sinistra. Dietro, DOS. R/ Quadriga trionfale avanza verso d., mcoro- nata da Victoria, drappeggiata, in volo verso d. II carro e decorato da un'aquila, ritta sopra a un fulmine. In esergo, [L.RVBRI]. AR; gr 3,56; mm 17; 360° RRC 348/2; UC.MI.50 (Collezione Vacchetta); Laura Sironi 45. DENARIO DI L. IULIO BURSIONE 85 a.C; zecca di Roma D/ Busto maschile drappeggiato a d., con attributi di Apollo (corona di lauro), Mercurio (aletta sul capo) e Nettuno (tri- dente sulla spalla sinistra). Dietro, mar- chio di controllo non identificabile. Davanti, contromarca circolare. 70 R/ Victoria, drappeggiata, avanza in quadriga verso d., le redini nella destra, la corona nella sinistra protesa. In esergo, L.IVLI.[BVRSIO]. AR; gr 3,85; mm 20; 30° RRC 352/la; UC.MI.51 (Collezione Vacchetta); SaraTrezzi 46. DENARIO DI MN. FONTEIO 85 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Veiove a d., con corona di lauro. Sotto, fulmine. Dietro, MN.FON- TEI (lettere MN in nesso). Davanti, C.F. R/ Entro corona di lauro, Cupido sulla groppa di un capro a d. Sopra, due pilei. In esergo, thyrsus. AR; gr 3,84; mm 20x22 ; 360° RRC 353/lc; UC.MI.52 (Collezione Vacchetta); Sara Trezzi Veiove, antica divinita romana di origine italica o etrusca, ha un carat- tere originario incerto, che sfuggiva in parte anche ai Romani. Innegabile e un suo legame con Giove, come indicano il nome e gh attributi che lo accompagnano sulla iconografia monetale e non. II pre- fisso "VE" indicherebbe secondo Ovidio (Fast. Ill, 445-448) un Giove piccolo, giovane, o addirittura fanciullo. AlPinfanzia di Giove si riferi- sce anche la presenza di una capra accanto al dio, sempre secondo la testimonianza dei Fasti, con allusione al suo allattamento da parte della capra Amaltea sul monte Ida. Un capro cavalcato da Cupido e raffigu- rato anche sul Rovescio del denario di Mn. Fonteio. Gellio (V 12,8) interpreta il prefisso "VE" in senso diverso, ossia quale negazione del valore semantico del nome di Giove: Veiove sarebbe quindi il "Giove che non aiuta", una sorta di sua versione negativa. La testa del dio sul Diritto del denario e di tipo apollineo, per la pre- 71 senza della corona di lauro e per i capelli raccolti in boccoli (secondo alcuni studiosi sarebbe anzi una vera e propria testa di Apollo). E pro- prio una statua apollinea, con lunghi riccioli, grande il doppio del natu- rale e databile al II secolo d. C, e stata ritrovata nella cella del tempio dedicato a Veiove sul Campidoglio. Di difficile spiegazione e invece il particolare del fulmine, raffigurato sotto al collo di Veiove. Ovidio afferma infatti che la divinita venerata nel tempio capitolino fulmina nulla tenet {Fast. Ill, 438). Poiche secon- do Gellio, invece, essa sagittas tenet (V, 12), e possibile ipotizzare un framtendimento da parte degli incisori, che hanno trasformato un mazzo di frecce in un fulmine. Al contrario, la presenza di due pilei nel campo monetale del Rovescio non sembra avere relazione con il culto di Veiove. E probabile un suo collegamento con la gens Fonteia, onginaria di Tuscolo, sede principa- le del culto dei Dioscuri nel Lazio. Sara Trezzi 47. DENARIO DI C. MAMILIO LIMETANO 82 a.C; zecca di Roma (Tav. II, 1) D/ Busto drappeggiato di Mercurio a d., il caduceo appoggiato sulla spalla, il petaso sulla testa. Dietro, marchio di controllo: lettera A. R/ Ulisse, con cappello conico, corta tunica e mantello, in atto di avan- zare verso destra. Tiene un bastone nella sinistra e distende il braccio destro verso il cane Argo, che lo accoglie festoso. Dietro, C.MAMIL; davanti, LIMETAN (lettere TA in nesso). AR; gr 3,90; mm 19x21; 180° RRC 362/1; UC.MI.53 (Acquisto 1993); Luigi Fontana 72 48. DENARIO DI Q. ANTONIO BALBO pretore 83-82 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Giove a d., con corona di lauro. Davanti, marchio di controllo: let- tera R seguita da un punto. Dietro, S.C. R/ Victoria, drappeggiata, avanza in qua- driga verso d., la corona nella destra, la palma e le redini nella sinistra. In esergo, Q.ANTO.BALB/PR (lettere ANTeBAL in nesso). AR; gr 3,65; mm 19; 180° RRC 364/lc; UC.MI.54 (Collezione Belloni); Luca Bottini 49. DENARIO DI CN. LENTULO 76-75 a.O; zecca iberica? D/ Busto maschile (Genius Populi Romani ?) drappeggiaio e diademato, a d., lo scettro sulla spalla sinistra. In alto, [G.P.R]. R/ Da s. a d.: scettro con ghirlanda, globo e timone. Sotto, LENT.CVR.X.F (lettere NT in nesso). AR; gr 3,73; mm 18; 360° RRC 393/lb; UC.MI.56 (Collezione Belloni); Elena Lamperti 73 50. DENARIO DI C. HOSIDIO GETA 68 a.C; zecca di Roma D/ Busto di Diana a d., con diadema, orec- chino cruciforme e due collane, una di perle e I'altra a pendenti. Sulla spalla, arco e fare- tra. Dietro, III VIR. Davanti, GETA. R/ Cinghiale a d., trafitto da una lancia e assalito da un veltro. In eser- go, [C.HOSIDI.C.F]. AR; gr 3,41; mm 14; 180°; moneta falsa RRC 407/2; UC.MI.58 (Collezione Vacchetta); Sabrina Boschi 51. DENARIO DI C. PISONE FRUGI 67 a.C.; zecca di Roma D/ Testa di Apollo a d., con sottile diadema. Dietro, marchio di controllo: numerale ccxv. R/ Cavaliere avanza al galoppo verso d., un ramo di palma nella sinistra, le redini nella destra. Sopra, marchio di controllo: simbolo falce (?). Sotto, CPISOLFFR[VGI]. AR; gr3,71; mm 18; 180° RRC 408/lb; UC.MI.59 (Collezione Belloni); Elena Lamperti 52. DENARIO DI C. PISONE FRUGI 67 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Apollo a d., con sottile diadema. Dietro, marchio di controllo: numerale XXI. R/ Cavaliere avanza al galoppo verso d., un ramo di palma nella sini- 74 stra, le redini nella destra. Sotto, [CPI]SOLFFR[VGI] e marchio di controllo: simbolo freccia. AR; gr3,79; mm 17; 180° RRC 408/lb; UC.MI.60 (Collezione Belloni); Francesca Agogeri 53. DENARIO DI Q. POMPONIO MUSA 66 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Apollo a d., con corona di allo- ro e capelli raccolti in un morbido nodo sulla nuca. A s., tartaruga. R/ Musa Tersicore, drappeggiata, in piedi, di fronte, testa a d., in atto di suonare la cetra. Dietro, Q.POMPONI. Davanti, MVSA. AR; gr 2,57; mm 18; 210°; moneta falsa RRC 410/7a; UC.MI.62 (Collezione Vacchetta); Catherine Aiquipa 54. DENARIO DI L. CASSIO LONGINO 63 a.C; zecca di Roma (Tav. II, 2) D/ Testa di Vesta a d., con velo e diadema. Dietro, kylix. Davanti, marchio di control- lo: lettera A. R/ Cittadino togato, in atto di votare, inserisce una tavoletta inscritta con la let- tera V dentro ad una cista collocata ai suoi piedi. A d., LONGIN.III.V AR; gr 4,05; mm 20; 270° RRC 413/1; UC.MI.63 (Acquisto 1993); Nadia Visintin 75 II denario riporta unicamente il cognomen del triumviro monetale, che viene identificato in L. Cassio Longino, fratello di C. Cassio, uno dei cesaricidi. Tribuno della plebe nel 44, fu simpatizzante del partito cesa- riano, tanto che nel 48 fu inviato da Cesare come legato in Tessaglia. Non aderi dunque alia congiura del 44. Dopo la morte di Cesare, par- teggio per Ottaviano. La dea Vesta, rappresentata sul Diritto del denario, era legata per i Romani al culto del focolare domestico e pubblico. Quest'ultimo aveva luogo presso la aedes Vestae del Foro, dove la dea era venerata come Vesta publica populi romani. Le sacerdotesse addette alia custodia del fuoco, le Vestali, facevano parte del collegio dei pontefici. Caratteristica delle Vestali era lo stato di verginita, condizione sacrale e fondamentale non facile da spiegare, poiche in contrasto con un'altra loro caratteristica, quella "matronale", che assimilava le Vestali, respon- sabili del fuoco sacro pubblico, alia mater familias, responsabile del fuoco domestico. Grave era la perdita dello stato di verginita, punita con il seppellimento in vita. La presenza di Vesta sul denario di L. Cassio Longino pare debba esse- re messa in relazione proprio con il processo awenuto nel 113 a.C. contro le Vestali Licinia, Marcia ed Emilia, che erano state accusate di aver violato la castita sacerdotale e per questo condannate a morte da una speciale commissione presieduta da L. Cassio Longino Ravilla, un antenato dunque del triumviro monetale. Sul Rovescio della moneta e raffigurata una scena di votazione. Durante tutto il periodo della repubblica la partecipazione ai comizi elettorali per votare le leggi che dovevano esser sottoposte ad approva- zione, o per scegliere ogni anno i magistrati dello Stato, fu per i Romani tra le principali attivita di cittadino. Il voto per lungo tempo venne espresso oralmente. Soltanto nel II secolo a.C. si passo al voto scritto (per tabellam) e quindi segreto. In questo caso l'elettore, forse dietro presentazione di una "tessera" di riconoscimento, riceveva una scheda (tabella), ossia una tavoletta cera- ta sulla quale scriveva l nomi dei candidati preferiti o, quando si tratta- va di votare una proposta di legge, la sigla di una formula corrispon- 76 dente alia sua volonta: VR (ttti rogas = come proponi) in caso afferma- tivo; A (antiquo = mi awalgo di un antico diritto) in caso negativo; NL (non liquet = non e chiaro) in caso di astensione. La tabella veni- va quindi deposta in un'urna, dalla quale era poi estratta per lo spoglio dei voti {diribitio, dal verbo diribere = separare), che aweniva in un luogo apposito, chiamato diribitorium. Nel nostro caso la presenza della lettera V (ttti rogas) sulla tavoletta tenuta in mano dal cittadino, per essere inserita nella cista posta ai suoi piedi, sta ad indicare l'awenuta approvazione di una legge, che il trium- viro intende ricordare. Piu incerta e l'identificazione di tale prowedi- mento legislativo: si tratta forse della costituzione della commissione che nel 113 giudico le tre Vestali, owero dell'approvazione della Lex Cassia tabellaria proposta da L. Cassio Longino Ravilla nel 137 a.C, con la quale si estendeva la possibility di votare segretamente negli indicia Populi. Nadia Visintin 55. DENARIO DI Q. SICINIO 49 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Fortuna Populi Romani a d., con diadema e orecchini a pendenti, capel- li raccolti sulla nuca in un nodo morbido e riccioli sul collo. Davanti, [FO]RT; Dietro, P.R; a s., contromarca ±. R/ Ramo di palma, legato da un nastro, e caduceo incrociati. Sopra, una corona di lauro. Sotto, Q.SICINIV[ S ]. A s., III. A d., VIR. AR; gr 4; mm 18; 210° RRC 440/1; UC.MI.66 (Collezione Belloni); Mariangela Piziali 77 56. DENARIO DI C. GIULIO CESARE 49-48 a.C; zecca itinerante (Tav. II, 3) D/ Un elefante avanza verso d., calpe- stando un drago. In esergo, CAESAR. R/ Anepigrafo. Strumenti sacerdotali: da s. a d., simpulum, aspergillum, securis, apex. AR; gr 4,07; mm 18; 90° RRC 443/1; UC.MI.67 (Acquisto 1984); Perassi 1985, n. 1 II denario, come la maggior parte delle monete di eta tardo repubbhcana, non reca il nome dei triumviri monetales, ossia de magistrati incaricati di prowedere all'emissione delle monete. In questo periodo, infatti, la mone- tazione viene quasi totalmente sottratta alia giurisdizione del Senato e i diversi contendenti in lotta emettono autonomamente le proprie monete, segnandole con il loro nome o con quello dei loro luogotenenti. II soggetto del Diritto allude simbolicamente a una vittoria del bene sul male, rappresentati rispettivamente dall'elefante che avanza e dal drago che viene calpestato. Trattandosi di un'emissione di Cesare, e indubbio che si voglia celebrare una vittoria di quest'ultimo sui propri nemici, tanto piu che il nome "Cesare", secondo un'etimologia dotta, veniva fatto discendere dalla parola che, nella lingua dei Mauri, indicava pro- prio tale animale. La maggior parte degli studiosi data la moneta agli anni compresi fra il 58 e 48, interpretando pertanto il soggetto come una celebrazione dei successi ottenuti da Cesare durante la campagna di Gallia. A sostegno di questa interpretazione, e stato messo in evidenza come A particola- re della testa del drago mostri strette affinita iconografiche con la caratteristica testa di animale con la quale terminava la carnyx, ossia la tromba da guerra gallica. In ambiente gallico un simile soggetto pote- va inoltre richiamarsi idealmente alia marcia trionfale di Gaio Domizio Enobarbo che, dopo la vittoria riportata sugli Allobrogi e gli Averni nel 122 a.C, secondo la testimonianza di Svetonio (Nero II 1-2), attraver- 7S so i territori della Gallia sul dorso di un elefante, mentre i soldati lo seguivano in folia, come quando si celebrava il trionfo. Coloro 1 quali propongono invece una datazione dei denan al 46, colle- gano il soggetto alia campagna di Cesare in Africa, e piu specificatamen- te alia vittoria di Tapso. Durante questa battaglia, infatti, vennero affron- tati e vinti gli elefanti che Giuba II aveva messo a disposizione dei pom- peiani. La legione V Alauda, che aveva combattuto contro i pachidermi, ebbe il privilegio di portare sulla sua insegna proprio la rappresentazio- ne di un elefante (App., bell. civ. II 14,96). In tale interpretazione, per- cio, il drago sarebbe solo un simbolo del territorio africano, popolato appunto, come scrive Manilio (IV 664), da horrendes ungues. Il soggetto del Rovescio rappresenta quattro strumenti sacerdotali: il simpulum (attingitoio per le libagioni sacrificali); Yaspergillum (asper- sorio usato nelle cerimonie di purificazione); la securis (scure per i sacrifici che richiedevano l'immolazione di vittime animali); Yapex (il berretto conico del flamine, confezionato con la pelle di un agnello ed ornato al centro da una piccola verga di ulivo). Vengono pertanto ricordate le cariche sacerdotali ricoperte da Cesare, e soprattutto il pontificato massimo che egli rivesti dal 63 fino alia morte. Claudia Perassi 57. DENARIO DI C. VIBIO PANSA 48 a.C.; zecca di Roma D/ Testa barbata di Pan, a d. Sotto, [PANSA]. R/ Giove seduto in trono a s., patera nella destra protesa, scettro nella sinistra. A d., [C.VIJBIVS.C.F.C.N. A s., IOVIS[AXVR]. AR; gr 3,85; mm 20; 150° RRC 449/la; UC.MI.68 (Collezione Belloni); Luigi Fontana 79 58. DENARIO DI L. PLAUZIO PLANCO 47 a.C; zecca di Roma D/ Testa di Medusa di prospetto. Sotto, [L.PLAVTIVS]. R/Victoria, drappeggiata in volo verso d., conduce quattro cavalli, trascinandoli a due a due per le briglie. Nella sinistra tiene una palma. Sotto, PLANCVS. AR; gr 3,36; mm 10; 270°; moneta frammentata e suberata RRC 453/lc; UC.MI.69 (Collezione Vacchetta); Mariangela Piziali II triumviro monetale responsabile dell'emissione, il cui nome origina- rio C. Munatius Plancus divenne L. Plautius Plancus, in seguito all'adozione da parte di L. Plauzio, fu Pretore nel 43. Nello stesso anno fu incluso nelle proscrizioni triumvirah: si rifugid per questo nei din- torni di Salerno, ma fu ritrovato ed ucciso. II soggetto del Rovescio e identificato da alcuni, come Echkel e Grueber, quale raffigurazione del carro di Aurora; da altri, come Crawford, quale raffigurazione di Victoria alia guida di una quadriga. I primi lo mettono pertanto in relazione con un complesso episodio, del quale riferiscono Ovidio (Fast. VI, 653-693) e Livio (IX, 29-30), che vide protagonista un antenato del monetario, C. Plauzio Venox, che fu censore insieme con Appio Claudio Cieco. Quest'ultimo nel 311 proi- bi ai flautisti del collegium tibicinum, che suonavano in occasione di cerimonie religiose, di consumare il loro pasto sacro nel tempio di Giove Capitolino, come era invece consuetudine. I flautisti si autoesi- liarono pertanto a Tivoli, in segno di protesta. Essendosi il popolo risentito per la loro perdita, l'altro censore escogito una macchinosa messinscena per riportarli a Roma, contro la loro stessa volonta. Furono dunque fatti ubriacare e trasportati su carri chiusi, nel corso della notte, fin dentro alia citta. Per ingannare il Senato, furono fatte loro indossare lunghe vesti, mentre le facce vennero ricoperte da maschere. SO II carro di Aurora sul Rovescio del denario sarebbe quindi un riferi- mento alParrivo dei flautisti a Roma, sul far del giorno, mentre la maschera di Medusa sarebbe da collegare al travestimento adottato. Tale interpretazione appare un po' forzata e in parte fantasiosa, anche se, effettivamente, nel corso delle feste dei tibicini celebrate il 13 di giugno, essi si aggiravano per la citta con il volto ricoperto da una maschera e indossando lunghe stole femminili. La seconda spiegazione, invece, interpreta Pauriga sul Rovescio quale Victoria, collegando il soggetto monetale con un dipinto del pittore Nicomachus, citato da Plinio (NH XXXV, 108), che raffigurava appun- to una Victoria in atto di condurre verso Palto una quadriga. II quadro fu dedicato in un tempio posto sul Campidoglio da un certo Plancus imperator, che viene identificato con L. Munazio Planco, fratello del triumviro monetale. Tale dedicazione sarebbe pero awenuta solo nel corso del trionfo celebrato nel 43, ossia qualche anno dopo Pemissio- ne dei denari. Per owiare a questa difficolta cronologica, Crawford presuppone che il dipinto fosse allora di proprieta del monetario, affer- mazione pero totalmente priva di riscontro. Certamente il ramo di palma tenuto nella mano sinistra dall'auriga sembra piu adatto a definire Victoria, della quale esso costituisce Pat- tributo consueto, che non Aurora. I soggetti posti su entrambi i lati del denario trovano comunque riscontri puntuali in gemme di eta tardore- pubblicana: la loro presenza sulla moneta di L. Plauzio Planco e forse allora solo un nflesso di tematiche iconografiche molto popolari in quel periodo. Mariangela Piziali 81 59. DENARIO DI C. GIULIO CESARE 47-46 a.C; zecca africana (Tav. Ill, 1) D/ Testa di Venere a d., con diadema, i capelli raccolti sulla nuca in un morbido nodo e ricci che scendono sul collo, colla- na di perle al collo. Nel campo a d., con- tromarca a forma di L. R/ Enea, nudo, di fronte, in atto di avanzare con ampio passo verso s. Porta sulla spalla sinistra il padre Anchise, drappeggiato e velato; nella mano destra, il palladium. A d., CAESAR. AR; gr 3,35; mm 19; 210° RRC 458/1; UC.MI.72 (Acquisto 1988); Mariangela Piziali 60. DENARIO DI MN. CORDIO RUFO 46 a.C; zecca di Roma D/ Una civetta appollaiata sopra ad un elmo corinzio. Dietro, RVFVS. R/ Egida ornata al centro dalla testa di Medusa. Intorno, MN.CORDIVS (lettere MN in nesso). AR; gr 3,45; mm 15x18; 360° RRC 463/2; UC.MI.73 (Collezione Belloni); Luigi Fontana 61. DENARIO DI MN. CORDIO RUFO 46 a.C.; zecca di Roma D/ Le teste dei Dioscuri aggiogate, con pilei laureati ed ornati da una stella. Dietro, RVFVS.IirVIR. R/ Venere, drappeggiata, in piedi, di fronte, 82 scettro tenuto trasversalmente nella sinistra, bilancia nella destra. A d., [MN.JCORDI (lettere MN in nesso). AR; gr 3,45; mm 18 ; 270° RRC 463/lb; UC.MI.74 (Collezione Belloni); Luca Bottini 62. DENARIO DI T. CARISIO 46 a.C; zecca di Roma D/Busto drappeggiato di Victoria a d., i capelli raccolti in una crocchia, collana di perle e orecchino a pendente. Dietro, [SC]. R/ Victoria, drappeggiata, avanza in quadriga verso d., le redini nella sinistra, la corona nella destra protesa. In esergo, T.CARISI. AR; gr 4,14; mm 19; 360° RRC 464/5; UC.MI.75 (Collezione Belloni); Fabio Epifani 63. DENARIO DI C. GIULIO CESARE 46 a.C; zecca sconosciuta D/ Testa di Cerere, i capelli raccolti a roto- lo intorno al capo e due ciocche sul collo. Fra i capelli, corona di spighe di grano. Dietro, COSTERT; davanti, DICTITER. R/ Emblemi del pontificato e dell'augura- to: da s. a d., simpulum, aspergillum, capis, lituus. Sopra, AVGVR. Sotto, PONTMAX. A d., lettera D. AR; gr 3,77; mm 19; 330° RRC 467/la; UC.MI.76 (Acquisto 1981); perassi 1985, n. 2 S3 64. MONETA IN AE DI C. CLOVIO 45 a.C; zecca incerta D/ Busto drappegiato di Victoria a d., i capelli annodati sulla nuca. Davanti, CAESAR.DIC.TER. R/ Minerva, drappeggiata, in piedi, a s. Regge nella destra un trofeo, appoggiandolo alia spalla, nella sinistra una lancia e uno scudo, decora- to con gorgoneion, dal quale pendono dei nastri. Davanti, un serpente. A s., C.CLOVI. A d., PRAEF. AE; gr 12,64; mm 26; 360° RRC 476/la; UC.MI.77 (Collezione Belloni); Laura Sironi 65. ASSE DI CN. POMPEO MAGNO dopo il 45 a.C; zecca iberica o siciliana D/ Testa di Giano, barbato e con corona di lauro. II volto ha le fattez- ze di Cn. Pompeo Magno. Sopra, [MAGNVS]. R/ Prua di nave a d. Sopra, [PIVS]. Sotto, [IMP]. AE; gr 20,94; mm 28; 360° RRC 479/1; UC.MI.78 (Collezione Belloni); Fabio Epifani S4 66. DENARIO DI L. EMILIO BUCA 44 a.C; zecca di Roma (Tav. Ill, 2) D/ Testa di Cesare a d., con corona di lauro. Davanti, CAESAR.IM. Dietro, P, crescente lunare, M. Sul collo, contromarca a forma di luna (una contromarca simile, ma meno netta, e nel campo monetale, a s. del crescente). R/ Venere, drappeggiata, in piedi, di fronte, testa a s., lo scettro nella sinistra, Victoriola incoronante nella destra protesa. A s., L.AEMI- LIVS. A d., BVCA. AR; gr4,10; mm 19; 360° RRC 480/4; UC.MI.79 (Acquisto 1988); Elena Lamperti II denario appartiene alle emissioni curate da L. Emilio Buca, uno dei quattro magistrati monetali in carica nel 44. Cesare aveva infatti ampliato il collegio triumvirale di un componente. Nel corso di quel- l'anno furono coniate 22 diverse serie di denari, oltre a quinari e sester- zi: alcuni, come questo, mentre Cesare era ancora in vita; altri, come il seguente, dopo la sua uccisione. I soggetti hanno tutti una forte valenza ideologica. Sul Rovescio del denario di L. Emilio Buca e infatti raffigurata Venere, la divinita dalla quale si faceva discendere lagens Giulia. Cesare aveva coniato anch'egli denari nel 47-46 sui quali aveva raffigurato al Diritto la testa della capo- stipite divina della propria famiglia (n. 59). Su questa emissione Venere appare nel suo aspetto di dea delPamore e della bellezza, con i capelli raccolti in un morbido nodo, mentre due lunghi ricci le scendono sul collo e sulla nuca, adornata da una collana di perle, da un orecchino a pendente e da un diadema sul capo. Sui denari del 44 Venere assume invece caratteristiche particolari, che la collegano con la sfera della condotta vittoriosa della guerra. Tiene infatti nella destra protesa una piccola statua di Victoria, raffigurata nell'atto di porgere la corona, simbolo appunto del successo militare. Si tratta quindi di Venus Victrix. Questo aspetto di Venere sara ripreso 85 in eta imperiale, innanzitutto da Augusto, con una caratterizzazione militare della dea ancora piu forte, perche essa verra dotata di scudo, elmo e lancia. La definizione di Venere quale Victrix comparira pero solo su monete emesse nel II secolo d. C, a partire da Faustina iunior. Sul Diritto compare invece il ritratto di C. Giulio Cesare, che fu il primo Romano ad ottenere dal Senato il diritto ad apporre la propria effige sulle monete. La presenza del crescente lunare pud forse fare riferimento all'aspettativa di una nuova era di prosperita, legata alia figura e alle azioni di Cesare. Elena Lamperti 67. DENARIO DI P. SEPULLIO MACRO 44 a.C; zecca di Roma D/ Testa di M. Antonio a d., barbata e vela- ta. Davanti, lituus. Dietro, brocca monoan- sata. R/ In incuso: testa di M. Antonio a s., barbata e velata. Dietro, brocca monoansata. AR; gr 4,02; mm 19; 360° RRC 480/22; UC.MI.80 (Acquisto 1987); Francesca Agogeri 68. DENARIO DI L. LF/INEIO REGOLO 42 a.C; zecca di Roma D/ Testa nuda di Ottaviano a d. Davanti, C.CAESAR. Dietro, III.VIR.R.[P.C]. R/ Victoria, drappeggiata, in atto di avanza- re verso d., la corona nella destra protesa, la 86 palma nella sinistra, appoggiata sulla spalla. A d., L.LIVINEfIVS]. A s., [REGVLVS]. AR; gr 3,16; mm 19; 210° RRC 494/25; UC.MI.81 (Acquisto 1988); Fabio Epifani La dea Victoria impersona l'impeto vittorioso del popolo romano, sem- pre proteso verso nuove conquiste militari: nel corso dei secoli venne- ro eretti in suo onore numerosi templi e statue ed organizzati giochi celebrativi del suo intervento a fianco dei Romani. L'importanza poli- tica del culto della dea si coglie con molta nettezza osservando le sue numerose raffigurazioni sulla moneta romana, dalle emissioni di didrammi intorno alia meta del III secolo a.C. alle serie di denari conia- ti durante il periodo finale della repubblica. Seguendo il modello greco Victoria e alata. I suoi attributi consueti sono la corona composta da fronde di lauro e il ramo di palma. E quasi costantemente raffigurata in atto di avanzare, a piedi come sull'esem- plare di L. Livineio Regolo, o alia guida di una biga (come sulle mone- te nn. 37, 40, 41) o di una quadriga (nn. 30, 48, 62), in un solo caso di una triga (n. 34), o anche in volo (n. 7), esprimendo in tal modo la furia vittoriosa che anima le truppe romane in battaglia. II suo gesto tipico e quello di incoronare con la corona di lauro ogget- ti o persone: innanzitutto un trofeo costituito dalle armi sottratte ai nemici sconfitti, come sulle monete che proprio da questo soggetto furono definite gia dai Romani "victoriati" (nn. 2, 5, 6, 9), ma anche una prua di nave (n. 10), o una quadriga trionfale (n. 44). Sul denario n. 7 Victoria incorona invece i Dioscuri, avanzando in volo dietro di essi. Azione caratteristica della dea e anche quella di scrivere sopra ad uno scudo, come sul quinario n. 39. Oltre che a figura intera, Victoria pub essere raffigurata sul Diritto dei nominali anche limitatamente alia testa e al busto: e il caso dei denari nn. 35 e 62, del quinario n. 42 e della moneta in AE n. 64. Sul denario di L. Livineio Regolo la figura di Victoria sul Rovescio e accop- piata a un ritratto di Ottaviano sul Diritto. Poiche la moneta si data al 42, 87 i due soggetti sono da mettere in relazione con la vittoria di Filippi, duran- te la quale Ottaviano, insieme con Marco Antonio, sconfisse i cesaricidi Bruto e Cassio, vendicando cosi l'assassinio del padre adottivo. Del magistrato monetale poco sappiamo: le sole notizie su di lui si rica- vano dalla sua copiosa monetazione. Esercito la magistratura di quat- tuorvir monetalis nel 43-42 e conio due diverse sene di denari: una rar- figura i ritratti dei triumviri rei publicae constituendae Ottaviano, Antonio e Lepido ed episodi legati a questi personaggi, mentre sulla seconda, di tipo piu tradizionale, sono raffigurati personaggi ed awe- nimenti legati alia gens Livineia. Fabio Epifani; Laura Sironi 69. DENARIO DI M. ANTONIO 42 a.O; zecca itinerante (Tav. Ill, 3) D/ Testa di M. Antonio barbato a d. Dietro, lituus. R/ Testa di Sol a d., con corona di raggi. Intorno, M.ANTONIVS.III.VIR.R.P.C. Sulla guancia, contromarca. AR; gr 3,94; mm 17; 120° RRC 496/2; UC.MI.84 (Acquisto 1988); Silvia Pesce 70. DENARIO DI Q. VOCONIO VITULO questore designato 40 a.O o piu tardi?; zecca di Roma D/ Testa di Cesare a d., con corona di lauro. R/ Vitello avanza verso s. Sopra, [Q.JVOCONIVS. A s., [S]. A d., C. In esergo, VIT[V]LVS.Q/DESIGN. 88 AR; gr 3,52; mm 19; 330°; moneta suberata RRC 526/4; UC.MI.85 (Collezione Belloni); Domenico Vetrisano II denario fu emesso da Q. Voconio Vitulo, personaggio non altrimen- ti noto. Egli e il solo membro della gens Voconio. a nome del quale siano pervenute monete. Oltre a due diverse sene di denari, sono note anche due serie di aurei. L'emissione di monete d'oro, eccezionale nel II sec. a.C, si intensified infatti dall'eta di Silla in avanti, diventando costan- te negli anni finali della Repubblica. La coniazione di aurei rispondeva sia ad esigenze di ordine economico, legate alle necessita di spesa della espansione militare di Roma, che permetteva a sua volta la conquista di ricchissimi bottini e di nuove miniere, sia a motivazioni di ordine piu strettamente ideologico, poiche in tal modo Roma si poneva sullo stes- so piano delle monarchic orientali, che battevano anche moneta in oro. Le emissioni di Q. Voconio Vitulo illustrano in modo molto chiaro la fase tarda della monetazione repubblicana, in bilico tra consuetudine ed innovazione. Se infatti il Diritto raffigura in due serie il ritratto di Ottaviano e in altre due quello di Cesare, talora definito Divus Iulius, partecipando dunque del nuovo clima politico, nel quale prevale Pindi- vidualismo di singoli personaggi, il Rovescio, in modo molto piu tradi- zionale, raffigura costantemente un soggetto che e da mettere in rela- zione con il nome del monetario: la figura di un vitello (= vitulus) ne richiama infatti il cognomen. Non diversamente nel II secolo a.C. Furio Purpureo aveva inserito sul Rovescio dei denari emessi a suo nome fra il 169 e il 158 Pimmagine di una conchiglia di murex, mentre L. Antestio Gragulo aveva introdotto sul Rovescio dei nominali in AE coniati nel 137 il particolare di una piccola cornacchia (= graculus), appollaiata sopra alia consueta prua di nave. Domenico Vetrisano 89 71. DENARIO DI OTTAVIANO 39 a.C. ; zecca itinerante D/ Testa nuda di Ottaviano a d. Dietro, CAESAR. Davanti, IMP. R/ Caduceo alato. In basso, a semicerchio, ANTONIVSIMR AR; gr 3,68; mm 20; 270° RRC 529/2a; UC.MI.86 (Collezione Belloni); Laura Sironi 72. DENARIO DI M. ANTONIO 32-31 a.C; zecca di Roma D/ Galea avanza verso d., con nove rema- tori. Sulla prua e collocato uno stendardo ornato di nastri. Sopra, ANT.AVG. Sotto, III.VIR.R.P.C. R/ Aquila legionaria tra due signa. Sotto, LEG VI. AR; gr 3,40; mm 20x17; 270° RRC 544/3; UC.MI.87 (Collezione Belloni); Nadia Visintin 90 Per un approfondimento bibliografico delle tematiche trattate Alle radici dell'Euro. Quando la moneta fa la storia (Catalogo della Mostra, Padova, dicembre 2001-aprile 2002), Treviso 2001 E. A. Arslan, La numismatica, in Storia antica. Come leggere le fonti (a c. di L. Cracco Ruggini), Bologna 1996, pp. 245-295 S. Balbi De Caro, La banca a Roma, Roma 1989 (Vita e costumi dei Romani antichi 8) G.G. Belloni, La moneta romana. Societd, politica, cultura, Roma 1993 A. Burnett, Coinage in the Roman World, London 1987 M. Caccamo Caltabiano, Morgantina e I'introduzione del sistema dena- riale, in La moneta a Morgantina. Dal tetradrammo al denario (Atti della Giornata di Studi, Aidone 1992), Catania 1993, pp. 109-116 F. Catalli, La monetazione romana repubblicana, Roma 2001 F. Catalli, Monete dell'Italia antica, Roma 1995 F. Coarelli, Moneta. Le officine della zecca di Roma, in "Annali dell'Isti- tuto Italiano di Numismatica", 38-41 (1991-1994), pp. 23-66 M.H. Crawford, Roman Republican Coinage, Cambridge 1974 M.H. Crawford, Coinage and Money under the Roman Republic, Lon- don 1985 G. Facchinetti, / confini del mondo antico come aree di trasmissione di modelli iconografici. La Gigantomachia di tipo fidiaco e il quadriga- to romano, in hi limine. Ricerche su marginalitd eperiferia nel mondo antico, a c. di G. Vanotti e C. Perassi, Milano 2004, pp. 146-169 A. 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Antonio (cat. n. 69) 97 finite di stampare nei mese di maggio 2004 presso Selects Group - Milano EX NVMMIS COGNOSCERE IA COLLEZK3NE NUMISMATICA DFUUNIVKRSITA CATTOUCA LfcMONtTfc ROM AN t RLI'UBBIJC AM PuMntiQonl MrLSt. UVdiWi Ciruilu ISBN 88-8311-287-3
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